Giacomo Leopardi: vita e opere | Video

Di Redazione Studenti.

Giacomo Leopardi: vita e opere. In questo video Emanuele Bosi ripercorre per noi le vicende e le opere del poeta di Recanati

GIACOMO LEOPARDI: VITA E OPERE

Come te lo immagini Giacomo Leopardi? Curvo sui libri, forse pessimista e un po’ solitario? Ma Giacomo Leopardi è molto più di questo, è un pilastro della letteratura italiana e qui approfondiremo la sua vita e le sue opere più celebri. Giacomo Leopardi nasce a Recanati, nello Stato Pontificio (oggi nelle Marche), nel 1798 da una famiglia nobile, ma in decadenza. Appena possibile il padre lo affida agli insegnamenti dei precettori ecclesiastici e il bambino si rivela un vero prodigio: traduce testi antichi, compone in italiano e latino e ha una memoria sbalorditiva.

Il rapporto con i genitori non è dei migliori. L’unica possibilità di sfogo per il giovane Leopardi è rappresentata dallo studio. Impara il greco, il latino, l’ebraico, il francese. Si dedica alla filologia, studia la poesia italiana e compone opere erudite. Il problema è che tutto quello studio lo segna, sia nel corpo che nello spirito: sviluppa problemi alla schiena e alla vista, e sacrifica così la sua giovinezza. L’anno di svolta della sua vita è il 1816 e ha quella che si può definire una “conversione letteraria”, abbandona l’erudizione e si dedica al bello. Inaugura lo Zibaldone, enorme diario a cui affida appunti, progetti e riflessioni.

Successivamente arriva a un punto di rottura con la famiglia: lui vuole essere libero e indipendente. In questi anni la sua produzione poetica sale di livello, e compone gli Idilli, ossia la poesia «sentimentale», come L’infinito, La sera del dì di festa, Alla luna.

Si trasferisce a Roma ma rimane deluso ritorna a Recanati, dove compone le Operette morali, opera in prosa, originalissima, composta di dialoghi filosofici sui temi più spinosi della condizione umana. Con le Operette, inoltre, inaugura un silenzio poetico di diversi anni. Leopardi entra nel pessimismo cosmico, che ti spiegheremo più avanti! Successivamente si trasferisce a Milano, poi Bologna e Firenze. Ma è a Pisa che ritrova l’ispirazione poetica e compone A Silvia, una delle sue poesie più celebri. Tra il 1828 e il 1838 ritorna a Recanati, dove compone La quiete dopo la tempesta e Il sabato del villaggio.

Successivamente Leopardi lascia per sempre Recanati, quello che lui stesso definisce il «natio borgo selvaggio». Ritorna quindi a Firenze, dove si innamora di Fanny Targioni Tozzetti, nobildonna protagonista dei salotti letterari, che però lo rifiuta. Leopardi dice addio definitivamente all’amore, e per l’occasione scrive Il pensiero dominante, Amore e Morte, A se stesso, Aspasia.

Da Firenze parte per Napoli per spostarsi a Torre del Greco. Durante la permanenza, Leopardi compone due poesie straordinarie: La ginestra o il fiore del deserto (1836) e Il tramonto della luna (1837). Sono opere di grande sapienza e bellezza, e sono anche il suo testamento poetico e spirituale. A Napoli, nel 14 giugno del 1837, Giacomo Leopardi si spegne tra le braccia del suo caro amico Ranieri.

Tutta la sua produzione letteraria è segnata dal suo percorso filosofico. Passa dal pessimismo storico, in cui è convinto che la civiltà ha privato l’uomo delle illusioni e ha perso il contatto con la natura, e in cui l’unico modo per recuperare le illusioni è la poesia e l’arte, al pessimismo cosmico. Qui l’uomo è un ospite ingrato della Terra, è condannato alla sofferenza e al desiderio di una felicità che si rivela irraggiungibile.

L’umanità è costretta a ricercare un piacere infinito, ma il desiderio, come detto, è illimitato. L’immaginazione può aiutare allora l’uomo a concepire le cose che non sono reali. Per questo in Leopardi attendere la felicità, immaginarla, è la felicità stessa.

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