Gelsomino notturno di Pascoli: analisi, parafrasi e commento alla poesia

Di Redazione Studenti.

Testo, significato e analisi della poesia Gelsomino notturno di Giovanni Pascoli, scritta in occasione delle nozze di Raffaele Briganti ed esempio del simbolismo pascoliano

GELSOMINO NOTTURNO: SIGNIFICATO

Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli — Fonte: getty-images

La poesia “Gelsomino notturno” è stata scritta da Pascoli in occasione del matrimonio dell’amico Raffaele Briganti. Il tema principale del componimento è l’unione dei due sposi ed il germogliare di una nuova vita.

Attraverso questo componimento Pascoli descrive la prima notte di nozze, un rito di fecondazione che il poeta sente come una violenza inferta alla carne. Pascoli attraverso i suoi versi trasmette la sua inquietezza e la sua infelicità nei confronti del congiungimento tra i due sessi, uno stato d’animo che lo condannerà ad essere come l’ape tardiva che appare alla fine del poema, solo e destinato a non avere una sua famiglia.

La lirica venne inizialmente pubblicata in un opuscolo nel luglio del 1901 e poi nei “Canti di Castelvecchio” (1903).

GELSOMINO NOTTURNO: TESTO

 

E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.

Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.

Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento...

È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

PARAFRASI

I gelsomini notturni, detti anche “le belle di notte”, aprono i loro fiori gialli e fucsia quando arriva il tramonto e il poeta rivolge il pensiero ai suoi morti. Anche le farfalle del crepuscolo iniziano il loro volo al calare della sera tra i viburni, anche chiamate “palle di neve”, per i loro fiori bianchi e la forma sferica.

Tutto tace: con la notte sono arrivati la calma e il silenzio. Solo in una casa ancora si veglia ma i rumori sommessi, che ne provengono, non turbano la pace notturna, sembrano un bisbiglio di voci.

Nel nido i piccoli dormono sicuri, protetti dalle ali della madre.

I fiori di gelsomino emanano un profumo che ricorda l’odore delle fragole mature.

Mentre in casa la vita ancora palpita e la luce splende nella sala, l’erba cresce sulle tombe: la vita continua.

Un’ape ritardataria trova le cellette del suo alveare tutte occupate. La costellazione delle Pleiadi (anche conosciuta come la costellazione delle sette sorelle) risplende nel cielo mentre il tremolio della luce fa pensare a una piccola chioccia circondata dai suoi pulcini pigolanti.

Il profumo dei gelsomini inonda la notte e viene diffuso dal vento. La luce accesa nella casa sale per le scale, brilla al primo piano e infine si spegne, una chiara allusione agli sposi che si uniscono con la complicità della notte. Con l’arrivo dell’alba i petali tornano a chiudersi: il fiore “cova” “nell’urna molle e segreta” “non so che felicità nuova”, allusione al germogliare della vita nuova nel grembo della sposa che si appresta a diventare madre.

ANALISI E COMMENTO

La lirica è composta da sei quartine di versi novenari a rima alternata. Nonostante i versi siano uguali (novenari), c’è una differenza di ritmo; in ogni strofa i primi due novenari hanno un ritmo incalzante e ascendente, con una impennata causata dall’accento sulla seconda sillaba, sulla quinta e sull’ottava. Gli ultimi due sono invece caratterizzati da un ritmo discendente, pausato nel mezzo con accento sulla terza, quinta e ottava sillaba.

Il poeta, immerso in un’atmosfera trepidante ma anche di smarrimento, trasmette il mistero che palpita nelle piccole cose della natura. Si accorge che la notte è viva più che mai e che quando tutto intorno è silenzioso (e si pensa che sia anche addormentato) è tutto più vivo che mai: i fiori sbocciano e le farfalle volano. Vite che iniziano quando la vita consueta normalmente si ferma. Il momento della vita notturna rappresenta anche un momento di malinconia per il poeta che ripensa ai suoi morti.

Da un ossimoro, dalla presenza di termini antitetici, i simboli di morte si trasformano in simboli di vita come nel verso “nasce l’erba sopra le fosse”.

La notte è avvolta da un senso di pace a cui viene contrapposto l’agitarsi della vita nella casa.

Nei versi successivi c’è l’immagine dei nidi in cui i piccoli dormono sotto le ali della madre, immagine rassicurante del nido come casa, ambiente protetto, tema molto caro al poeta.

La musicalità dei versi crea un’atmosfera sospesa e incantata contrapposta al torpore della sera.

L’odore di fragole rosse” è una sinestesia in cui il profumo - percezione olfattiva - sembra acuito dal rosso delle fragole, percezione visiva. E’ qui evidente il tema dell’attrazione, della tentazione sensuale, della curiosità per la vicenda degli sposi. Su tutto si diffonde un senso di mistero: vita e morte si compenetrano tra loro ed infatti, alla fine, “nasce l’erba sopra le fosse”.

L’ape che trova già prese le celle del suo alveare è una immagine che trasmette il senso di esclusione che il poeta, incuriosito dall’eros ma anche intimorito da questo, diffidente.

Le Pleiadi trasmettono l’idea di una chioccia che si trascina dietro i suoi pulcini e il pigolio è una sinestesia che sposta nella percezione uditiva la percezione visiva del tremolio della luce delle stelle.

All’odore del fiore si accompagna il salire della luce sulla scala e infine il suo spegnersi al primo piano con i punti di sospensione che alludono al congiungersi degli sposi e al mistero della vita che continua a palpitare anche se è buio.

La lirica si chiude ancora con un ossimoro: “E’ l’alba”, il momento del risveglio, che contrasta con “si chiudano i petali un poco gualciti”. “Nell’urna molle e segreta”, che simbolicamente rappresenta il grembo materno, si dischiude una nuova vita, si cova “non so che felicità nuova”.

IL SIMBOLISMO PASCOLIANO

Gelsomino notturno è uno dei grandi esempi del simbolismo pascoliano dove viene descritta una notte ricca di vita ed eventi. La poesia sprigiona allusioni che creano un clima ambiguo in cui viene esaltata la sensualità, il vagheggiamento del fiorire della vita ma anche il senso di solitudine ed il ricordo dei morti. Il ricorso al simbolismo è evidente soprattutto in due momenti:

  • quando fa riferimento all’ape tardiva.
    Qui l’ape, esclusa dall’alveare, nella sua solitudine è la personificazione della figura del poeta che solo e chiuso nel suo nido familiare, è destinato a non avere una sua famiglia.
  • quando parla dell’aia del cielo su cui si muove la chioccia seguita dal suo pigolio di stelle.
    Il cielo è l’aia su cui si muove la chioccia e le stelle sono i suoi piccoli che la seguono pigolando.