Gabriele d'Annunzio e la musica: spiegazione

Di Redazione Studenti.

Gabriele d'Annunzio e la musica: spiegazione e analisi sul rapporto del poeta novecentesco con la musica. Esempi dalla sua poesia La pioggia nel pineto

GABRIELE D'ANNUNZIO

Gabriele d'Annunzio ha avuto uno stretto rapporto con la musica
Gabriele d'Annunzio ha avuto uno stretto rapporto con la musica — Fonte: getty-images

Per parlare di musica nel campo della letteratura italiana, Gabriele D'annunzio è particolarmente adatto a questo ruolo, infatti il valore musicale della prosa e della poesia di D’Annunzio è tanto evidente che alcuni critici hanno proposto di leggerne i romanzi come composizioni musicali.

D'Annunzio fu un grande ammiratore della musica di Wagner: non solo infatti ne ricordò lo spirito e le modalità compositive nelle proprie opere, ma scrisse anche saggi critici ed articoli sulla musica del grande compositore tedesco. D'Annunzio fu, in effetti, il primo scrittore italiano ad ammirare Wagner difatti il musicista venne espressamente citato nel Fuoco, e proprio al funerale di Wagner sono dedicate le ultime pagine dell'opera.

Il poeta fu in grado di ispirare anche Claude Debussy: a Parigi infatti egli scrisse Il Martirio di San Sebastiano nel 1911, che affascinò profondamente il compositore e lo ispirò nella composizione di alcune sue opere.

Tuttavia, risulta ancora poco conosciuto il rapporto estetico-ritmico-sensuale tra D'Annunzio e la musica, così come sono poco note le sue effettive conoscenze musicali: vale dunque la pena approfondire la questione.

"Io sono un uomo per il quale il mondo sonoro esiste".

Prima ancora della musica vera e propria, il mondo sonoro è per D'Annunzio un incanto, dunque non solo realtà ma qualcosa che va oltre essa.

In realtà pare che le conoscenze tecniche del poeta fossero piuttosto scarse e che la maggior parte delle sue nozioni fossero tratte da libri di storia della musica allora molto diffusi; ed è certamente priva di fondamento la diceria che D'Annunzio fosse un vero musicista, come egli volle invece far credere. D’Annunzio infatti era un "colto dilettante" che aveva imparato ad apprezzare la musica durante le frequentazioni dei salotti mondani e durante i concerti ascoltati a Roma.

GABRIELE D'ANNUNZIO: LA PIOGGIA NEL PINETO

Il rapporto tra Gabriele D'Annunzio e la musica fu caratterizzato da un legame intenso, che in ogni caso non intaccò il primato delle lettere, ma si affiancò alla sua propensione per la poesia.

La "musicalità" è uno dei tratti fondamentali dello stile letterario di D'Annunzio, infatti egli mette in luce una presenza articolata e continua della musica nella sua vicenda umana e artistica.

Prendiamo ad esempio una poesia dell'autore, nella quale possiamo vedere come il mondo sonoro, la musica, entra in contatto con la poesia:

Questa poesia è un esempio di come la parola possa essere usata per le sue componenti foniche e musicali.

Il poeta trae spunto da un’occasionale passeggiata nella pineta assieme  alla donna amata,  Ermione.

L'autore riesce creare una vera e propria sinfonia di suoni attraverso i quali riesce a riprodurre il suono della pioggia sulle piante del bosco. A questo, che è l’aspetto più evidente e superficiale del testo, si intrecciano altri temi:

  • La pioggia;
  • La trasformazione o metamorfosi;
  • L'amore.
Ascolta su Spreaker.

 Inizialmente si crea una dimensione di immobilità che suggerisce una preparazione ad un sentire più interiore che esteriore, ben reso dal tono dell’imperativo iniziale “Taci” che introduce un’atmosfera di silenzio, di stupore, di incanto.

Il poeta è subito rapito dagli effetti timbrici della pioggia che pare quasi intonare una melodia. Da quel momento in poi ci sarà una totale sintonia sonora con la pioggia, che rappresenterà l’intera poesia.

Al “Taci” iniziale segue un altro imperativo “Ascolta”, che  dà uno scopo quel silenzio richiamando l'attenzione alla percezione di suoni ancora lontani che, però, iniziano a distinguersi.

Gli aspetti visivi della natura si trasformano in sensazioni acustiche. Lo possiamo notare dall’estrema musicalità, data anche dall’anafora del termine “piove”, posto ad inizio verso per rendere il progressivo infittirsi della pioggia.

I due interrogativi iniziali vengono sostituiti dall’interrogativo “Odi?”. Questo determina un accordo uditivo tra i due amanti e il loro sintonizzarsi sul piano orchestrale, alternato dall’assolo del canto delle cicale e delle rane.

Di contrappunto sono i momenti di silenzio, in cui tace ogni voce animale, ma si sente solo lo scroscio dell’acqua. L’uomo e la donna si inoltrano nel bosco e vanno incontro alla pioggia crescente, completando il coinvolgimento con gli elementi della natura che li circonda, essi perdono la loro identità umana e diventano creature naturali: diventano piante. Le sensazioni uditive cedono il posto a quelle visive.  

Un altro motivo chiave della poesia è la funzione magica ed evocatrice della parola poetica. La musica della pioggia, il canto delle cicale e delle rane rimarrebbero rinchiusi nella sfera dei suoni naturali se non intervenisse il linguaggio del poeta a tradurli in parola, interpretandoli e fissandoli prima che svaniscano.

Leggi anche: