François Rabelais, il pensiero e le sue opere più importanti: Gargantua e Pantagruel

François Rabelais, il pensiero e le sue opere più importanti: Gargantua e Pantagruel A cura di Elisabetta Garieri.

Pensiero e opere di François Rabelais, umanista tra i protagonisti del Rinascimento francese e autore di Gargantua e Pantagruel

1François Rabelais: mitico «buffone», vero umanista

François Rabelais (1483-1553), 1525. Scrittore satirico francese, medico e umanista rinascimentale
François Rabelais (1483-1553), 1525. Scrittore satirico francese, medico e umanista rinascimentale — Fonte: getty-images

François Rabelais fu il più grande scrittore di prosa del Cinquecento, protagonista degli anni d’oro del Rinascimento francese. «Il riso è proprio dell’uomo» scrisse in esergo alle avventure «smisurate» dei giganti Gargantua e Pantagruel, dedicandole «agli illustrissimi bevitori»: e fu così che i posteri gli attribuirono buffoneria e dissolutezza pari a quelle della sua creazione letteraria. Ma lui, da buon umanista, fu un grande studioso. 

Nacque nel 1483 – e non nel 1494 come si pensava fino a tempi recenti – in una famiglia della buona borghesia de La Devinière, vicino Chinon, nell’attuale regione Centre-Val de Loire: il padre era un avvocato. 

Si formò con la vita monastica, passando da un convento all’altro: fu francescano ad Angers e a Fontenay-le-Comte, poi benedettino a Maillezais. Pare che avesse abbandonato i francescani perché gli avevano ritirato i libri di greco, lingua che lui studiava con passione, tanto che nel 1524 aveva già tradotto Erodoto e iniziato una corrispondenza con il grecista Guillaume Budé

Nel 1530, senza aspettare l’autorizzazione della chiesa, appese il saio a un chiodo e si iscrisse alla scuola di medicina di Montepellier. Febbrile e avido di sapere, non si accontentava dello studio: visitò le facoltà di Bordeaux, Toulouse, Orléans e Parigi, tradusse dal greco i padri della medicina Ippocrate e Galeno, si dedicò alla dissezione dei cadaveri, pratica considerata al tempo ancora sacrilega. Nel 1532 iniziò a esercitare come medico all’Hôtel Dieu di Lione, che allora era il centro dell’attività culturale in Francia

iniziò a scrivere il Pantagruel, conobbe altri scrittori e intrattenne una corrispondenza con Erasmo da Rotterdam, che considerava un padre spirituale. Diventò il protetto di Jean du Bellay, vescovo di Parigi e cugino del poeta Joaquim, e lo accompagnò come medico personale nei viaggi in Italia: conobbe Roma e la corte pontificia, Torino e il Piemonte, la Ferrara degli Este e Firenze

Il libro su Pantagruel, pubblicato nel 1532 con lo pseudonimo di Alcofribas Nasier – anagramma del suo nome – aveva riscosso un successo enorme. Nel 1534, tornato in Francia, pubblicò allora il Primo libro, dedicato al padre di Pantagruel: Gargantua.

Entrambi i libri criticavano i teologi della Sorbona, i quali perciò li avevano censurati: così nel 1542 Rabelais li riunì, edulcorandoli. Nel 1546 uscì il Terzo libro: meno irriverente dei precedenti, incappò comunque nella censura. Temendo la condanna per eresia, che ancora poteva costare il patibolo, si rifugiò a Metz, allora città tedesca. Nel 1552 uscì il Quarto libro, che venne subito proibito. Intanto, grazie al suo protettore, Rabelais era diventato sacerdote di due parrocchie

Morì a Parigi nel 1553. Il Quinto libro fu pubblicato postumo: a lungo considerato spurio, nel 1994 è stato ufficialmente incluso nel volume dedicato alle opere di Rabelais della collezione Pléiade di Galllimard. Frutto di appunti originali di Rabelais, fu probabilmente «assemblato» in seguito dagli editori. 

2Gargantua e Pantagruel: struttura e contenuto

2.1Libro primo: La vie inestimable du grand Gargantua, père de Pantagruel, jadis composée par l’abstracteur de quintessence

Scritto per secondo, è la storia del padre di Pantagruel, il gigante Gargantua, figlio di Grandgosier e Gargamelle. Il teologo Tubal Holoferne, suo precettore, lo intontisce con metodi scolastici da Università, allora il padre lo manda a Parigi. Il viaggio è occasione di una serie di episodi burleschi e di satira sui professori della Sorbona. A Parigi Gargantua ha un nuovo educatore: Ponocrates. Presto è richiamato dal padre nel suo paese, per combattere contro il conquistatore Picrochole.   

Il romanzo di formazione diventa allora un’epopea eroicomica. Principe vittorioso, Gargantua è benevolo nei confronti di vinti e sottoposti, e fonda l’abbazia laica di Thélème, luogo utopico, che ammette addirittura le donne, ed è fondato sul motto fais ce que voudras.   

2.2Libro secondo: Les horribles et Épouvantables Faits et Prouesses du très renommé Pantagruel

Il libro, scritto per primo, si rifà allo schema narrativo dei racconti cavallereschi: nascita, infanzia e prodezze del gigante Pantagruel, accompagnato dal fedele compagno Panurge, che, estroso e appassionato, sa sempre come cavarsela. Dopo la morte del padre Gargantua, Pantagruel torna al suo paese per battersi contro i Dipsodi che l’hanno invaso. Tra gli episodi più celebri: la lotta contro il gigante Loupgarou e la resurrezione dell’amico Epistemon – dopo che gli è stata ricucita la testa tagliata – e la lettera di Gargantua a Pantagruel, vero e proprio programma educativo umanistico-rinascimentale, con l’idea che il figlio diventi un «abisso di scienza».  

2.3Libro terzo: Des faits et dits héroïques du noble Pantagruel

È il seguito, annunciato alla fine del primo libro, delle avventure di Pantagruel, alle prese con il dilemma dell’amico Panurge, che vorrebbe sposarsi ma ha paura di essere tradito. I due ricercano consigli: da una strega, da un sordomuto, da un poeta morente, da un astrologo e da molti altri; ma non trovano risposta. Il libro si apre con un elogio dei debiti – parodia dei temi presenti in Platone – e si chiude con l’elogio di un’erba magica: il Pantagruélion – nient’altro che la canapa – con la quale i due eroi si imbarcano, per andare a consultare l’oracolo della Dive Bouteille. 

2.4Libro Quarto

Pantagruel di Rabelais. Frontespizio inciso alla prima bozza, 1532
Pantagruel di Rabelais. Frontespizio inciso alla prima bozza, 1532 — Fonte: getty-images

Narra il viaggio dei due eroi alla ricerca dell’oracolo della Dive Bouteille e di una moglie per Panurge, attraverso una serie di isole allegoriche. È una parodia dei viaggi del Rinascimento, alla ricerca di sapere, del senso della vita, e dell’Europa contemporanea. 

2.5Libro Quinto

È il racconto del viaggio che porta infine i due eroi dall’oracolo della Dive Bouteille, che emette il responso «Bevi». La sacerdotessa Bacbuc lo spiega così: «nel vino è nascosta la verità.». L’invito a bere è un invito ad assaporare la vita, ma anche a riempirsi l’animo di ogni verità. Il finale riprende il tema di fondo di tutta l’opera: la sete di conoscenza. Rabelais propugna un sapere rinnovato, vasto e profondo – quello umanistico – che contrappone al sapere fossilizzato e dottrinario di istituzioni come la Sorbona. 

3Una lingua rigogliosa

La lingua utilizzata da Rabelais è ricca di neologismi, enumerazioni, enfatizzazioni, giochi di parole, nomi parlanti derivati dal greco: riflette il «gigantismo» dei suoi protagonisti. Questa creatività ha lasciato tracce anche nella nostra lingua: basti pensare all’aggettivo «pantagruelico». 

4Ispirazione e influenze: il «sostanzioso midollo»

François Rabelais
François Rabelais — Fonte: getty-images

Rabelais dichiarò di essersi ispirato a un’opera popolare anonima di Lione, Les Grandes et Inestimables Cronicques du grant et enorme geant Gargantua, che aveva venduto «più copie in due mesi di quante Bibbie sarebbero state comprate in nove anni». Per la componente buffonesca, senz’altro si rifece alle farse, e più in generale alla tradizione popolare del Medioevo che, come ricorda lo studioso Michail Bachtin, veicolava una visione del mondo rovesciata, carnevalesca, alla quale Rabelais conferì dignità letteraria. 

Rabelais's Gargantua, Gustave Dore, Private collection
Rabelais's Gargantua, Gustave Dore, Private collection — Fonte: getty-images

L’irrisione dissacrante e il tono scanzonato dell’opera nascondono però ben altro. Nel prologo del Gargantua l’autore invita i lettori a «rompere l’osso [del libro] e succhiarne il sostanzioso midollo». Tale «midollo» era nutrito da classici greci come Platone e Luciano; da autori italiani come Pulci, Folengo e Ariosto; da riferimenti alla giurisprudenza; e dai testi sacri.

La componente dotta e quella spirituale si sommano all’intento di divertire. Rabelais si fa beffe dei teologi della Sorbona, e lascia affiorare le tendenze che al tempo si opponevano a questi guardiani dell’ortodossia religiosa: vicine a Erasmo da Rotterdam o a Lutero, sostenevano una riforma evangelica della chiesa.