La Francia di Richelieu e Mazzarino: storia, caratteristiche e differenze

La Francia di Richelieu e Mazzarino: storia, caratteristiche e differenze A cura di Francesco Gallo.

La politica del cardinale Richelieu e poi di Mazzarino che guidarono la Francia nel seicento rafforzando la monarchia assoluta. Caratteristiche e differenze tra i due

1Il Seicento, secolo della rivoluzione scientifica

La storiografia di un tempo definiva il Seicento come un secolo di crisi. La demografia era in calo, a causa della devastazione causata dalla Guerra dei Trent’anni e anche per via delle disastrose pestilenze che avevano colpito i Paesi del mediterraneo. Inoltre, l’importazione dell’argento dalle Americhe diminuiva, ci fu la crisi manifatturiera tessile e anche quello della navigazione.
In realtà più che di crisi si può parlare di redistribuzione delle risorse a vantaggio dei paesi affacciati sull’Atlantico a danno dell’Europa mediterranea e germanica.  

Ecco perché il Seicento è considerato un secolo di transizione alla modernità, dal punto di vista scientifico, politico, filosofico e culturale. Idee come quelle di Machiavelli, che separava la politica dalla morale, e quelle copernicane sul sistema solare nel Seicento divennero patrimonio comune. Toccherà poi all’inglese Newton collegare le scoperte dei suoi predecessori alla legge di gravitazione universale.

Poi migliorò l’orologio, e nacquero telescopio, microscopio, barometro, termometro e così la visione aristotelica di un universo finito si sostituiva la concezione dell’infinito. Fu dunque la meccanizzazione dell’universo ad accompagnare le aspirazioni e far formulare le leggi di funzionamento in termini matematici.

Ma più che le singole scoperte, sono i princìpi generali e i metodi della nuova scienza a dare il senso di una rivoluzione intellettuale che inaugura l’epoca moderna. E i due filosofi che meglio interpretarono i nuovi indirizzi della scienza furono l’inglese Francis Bacon (Francesco Bacone) e il francese René Descartes (Cartesio). Attraverso l’osservazione della realtà si vollero porre regole per la classificazione dei fenomeni e sulla formulazione di ipotesi da verificare sperimentalmente. Si trattava liberare la mente umana dai pregiudizi che ne inceppavano il funzionamento naturale. Fu dunque una profonda riforma del modo di conoscere e di approcciarsi alle nuove scoperte della realtà materiale, come dicevo Cartesio.

2La monarchia francese da Enrico IV a Richelieu

Testa in bronzo di Enrico IV, conservata al Museo del Louvre
Testa in bronzo di Enrico IV, conservata al Museo del Louvre — Fonte: ansa

Con Enrico IV, vincitore della guerra tra gli Enrichi, la Francia riguadagnò la posizione dominante nella scena europea. Rifiorì l’economia e iniziò un programma di costruzioni stradali avviato dall’ugonotto Maxmilien duca di Sully.
A fine 1604, Enrico IV instaurò la paulette, una tassa pagando la quale, si consentiva ai funzionari degli uffici di stato di trasferire agli eredi la propria carica. Pur essendo uomo dall'indole gentile, di buon carattere e beneamato dalla sua gente, Enrico IV fu oggetto di diversi tentativi di assassinio: nell'agosto del 1593 subì un attentato da parte di Pierre Barrière e nel 1594 fu la volta del tentativo messo in atto da Jean Châtel.  

Dettaglio del volto del cardinale Richelieu, realizzato da Gian Lorenzo Bernini
Dettaglio del volto del cardinale Richelieu, realizzato da Gian Lorenzo Bernini — Fonte: ansa

A ucciderlo ci riuscì François Ravaillac, un fanatico fissato nell'idea della giustezza del regicidio, che il 14 maggio 1610 lo pugnalò a morte a bordo della carrozza reale nel traffico congestionato di Parigi, in occasione della cerimonia di incoronazione della Regina. Nel corso del processo a suo carico, venne più volte torturato per essere costretto a rivelare i nomi dei suoi complici, ma affermò sempre di aver agito da solo.
Enrico IV fu sepolto nella Basilica di San Dionigi dove riposò indisturbato nella cappella reale fino a quando il suo corpo imbalsamato venne violato e decapitato durante i moti rivoluzionari del 1793. 

Maria De' Medici (1573-1642)
Maria De' Medici (1573-1642) — Fonte: getty-images

L’erede al trono, Luigi XIII era allora un bambino di nove anni, così la reggenza fu assunta in suo nome dalla moglie di Enrico: Maria de’ Medici che inaugurò una politica filo spagnola, per non dire di sudditanza. Gli spagnoli che spadroneggiavano a corte suscitarono il risentimento dei principi di sangue reale e delle grandi casate aristocratiche che rialzarono la testa cercando di riottenere il potere perduto. Intanto Luigi cresceva, così come cresceva il disordine nel confuso periodo che seguì e in cui s’impose come mediatore dei contrasti tra madre e figlio il giovane vescovo Armand–Jean du Plessis duca di Richelieu che venne nominato cardinale.   

In pochi mesi ottenne una posizione dominante accentrando nelle proprie mani la direzione della politica interna ed estera. Le linee di condotta che si presentavano erano due: appoggiare gli spagnoli e Maria de’ medici il che avrebbe evitato impegni militari alla Francia; oppure combattere gli Asburgo di Spagna. Scelse la seconda strada.
Il ritorno del paese ad una politica estera aggressiva presupponeva il rafforzamento dell’autorità monarchica all’interno del paese e ogni eliminazione di qualsiasi focolaio di opposizione. Così la malasorte toccò a La Rochelle, che era un centro importante degli ugonotti che fino a quel momento stavano vivendo un periodo di nuova prosperità e libertà. La cittadina fu posta sotto un lungo assedio da parte delle truppe francesi, e cadde dopo quattordici mesi di resistenza. Ai protestanti venne concessa una pace di grazia, che manteneva la libertà di culto nei limiti sanciti dall’editto di Nantes.  

Richelieu svolse poi un’opera favorevole verso il teatro francese, nel confuso periodo storico in cui ottenne una posizione dominante all’interno del Palazzo. Affidò un ruolo essenziale alla cultura, cui venne attribuito il compito di elaborare nuovi valori, sviluppare il sentimento nazionale di cui uno dei capisaldi era individuato nella lingua francese. Così venne creata l’Académie Française che prese a propagandare nuovi valori politici attraverso l’esaltazione dell’autorità regale.
Il teatro era tornato in auge solo dopo che Richelieu se ne prese cura — talvolta collaborò a composizioni di piéces — prima di allora le donne oneste non ci mettevano piede, in un periodo in cui i rapporti fra teatro e religione cristiana erano sempre stati tanto conflittuali quanto stretti. Come scrisse il celebre filosofo parigino Jean-Paul Sartre, fu un progetto di nazionalizzazione culturale in cui il teatro svolse un ruolo predominante investendo anche gli strati sociali più alti.

Nel frattempo, la campagna contro gli Ugonotti e il progressivo coinvolgimento della Francia nei teatri di guerra tedeschi e italiani ebbero come conseguenza un aumento delle tasse che gravava soprattutto nelle campagne. E fu questa la causa principale della grande ondata di rivolte popolari che scosse la Francia a partire dal 1625. “Viva il re, abbasso la gabella” urlavano i rivoltosi. Ma il bisogno di mantenere l’ordine, di garantire la riscossione delle imposte, della giustizia e di garantire all’esercito i giusti approvvigionamenti portò alla nascita dei commissari che divennero i promotori della volontà regia, di cui il massimo esecutore divenne Luigi XIV sotto la direzione del cardinale abruzzese Giulio Mazzarino

3Giulio Mazzarino e la nuova strategia politica

Cardinale Giulio Mazzarino (1602-1661)
Cardinale Giulio Mazzarino (1602-1661) — Fonte: getty-images

Luigi XIII e Richelieu erano morti e la reggenza in nome del piccolo Luigi XIV venne assunta dalla vedova Anna d’Austria che affidò, a sua volta, la direzione degli affari al cardinale abruzzese Giulio Mazzarino che mantenne la linea politica di Richelieu pur sostituendo alla durezza diplomazia e arte del compromesso. 
Seguì le orme di Richelieu anche perché aiutò il teatro francese. Il 15 gennaio del 1644, quando bruciò il famoso teatro Marais, lui lo fece ricostruire con un palcoscenico più vasto e macchinari portentosi (basati sul sistema dei contrappesi sperimentato dall’ingegneria navale) che consentivano sofisticate tragedie à machines, caratterizzati da cambiamenti di scena a vista e da quelli che oggi chiameremmo effetti speciali.

Ritratto di Giulio Mazzarino
Ritratto di Giulio Mazzarino — Fonte: ansa

Tuttavia, i principi e i nobili cominciarono ad agitarsi e a complottare contro di lui, che in quel momento rappresentava il potere politico. Così il Parlamento di Parigi prese la testa del movimento di opposizione (la Fronda) rivendicando diritti e riforme simili a quelle del Parlamento inglese benché la natura del parlamento francese fosse meno rappresentativa di quello inglese. Diminuire le imposte, invalidare le tasse senza assenso del parlamento, eliminare gli arresti arbitrari. Un programma che se attuato avrebbe bloccato il cammino verso l’assolutismo della monarchia francese.   

Ritratto di Luigi XIV
Ritratto di Luigi XIV — Fonte: istock

La regina e Mazzarino fecero arrestare molti magistrati ma una sommossa popolare costrinse la corte a piegarsi alle richieste del Parlamento ed abbandonare la città fino alla pace stipulata a Saint – Germain nel 1649 con cui la monarchia uscì apparentemente sconfitta. Ma la Fronda risultò presto un fallimento, perché l’anarchia dilagò nel Paese e soprattutto nelle campagne, teatro di estorsioni e violenze in un periodo già drammatico per carestie. L’autorità monarchica risultarono dunque l’unica forza in grado di sconfiggere l’anarchia e su questa diffusa convinzione potrà far leva il programma assolutistico di Luigi XIV.

Luigi XIV aveva appena cinque anni quando ereditò la corona nel 1643, e ne aveva ventitré quando assunse personalmente il potere alla morte di Mazzarino nel 1661. Questo lungo regno, ben 72 anni, rappresentò l’assolutismo monarchico e fu anche il periodo in cui la Francia giunse più vicina a esercitare una supremazia sul resto dell’Europa, una nazione guida per quanto riguarda la cultura, il gusto, la cucina e la moda. Riuscì inoltre a distruggere l'egemonia degli Asburgo assicurando quel predominio europeo della Francia, la cui origine è da ricercare nella politica e nelle realizzazioni di Mazzarino.