Francesco Guicciardini: vita, pensiero e opere

Francesco Guicciardini: vita, pensiero e opere A cura di Antonello Ruberto.

Biografia, pensiero e opere di Francesco Guicciardini, scrittore, politico e storico italiano del 1500 autore della Storia d'Italia

1Francesco Guicciardini: vita e poetica

Ritratto di Francesco Guicciardini (1483-1540), filosofo, storico e politico italiano
Ritratto di Francesco Guicciardini (1483-1540), filosofo, storico e politico italiano — Fonte: getty-images

Francesco Guicciardini nasce a Firenze nel 1483 da una ricca famiglia fiorentina di mercanti con basi commerciali sparse in tutta Europa e sono parte di quella élite di famiglie che reggono i destini di Firenze appoggiando la signoria dei Medici: con questo curriculum, era inevitabile che Francesco Guicciardini s’impegnasse in politica.   

Nel 1508 sposa la figlia di Alamanno Salviati, altro grande nobile fiorentino che contrasta il governo repubblicano di Firenze, che ha un’enorme influenza sul pensiero di Guicciardini.   

Nel 1512 i Medici tornano a Firenze e Guicciardini dà loro il suo pieno appoggio, e la nuova signoria gli affida l’incarico di ambasciatore in Spagna. Ritorna in Italia l’anno seguente, quando viene eletto papa Giulio II.   

Prima questo papa, e poi Clemente VII, favoriscono Guicciardini per le sue abilità politiche, portando la sua carriera politica ai massimi livelli. Viene nominato governatore di Modena e Reggio Emilia, ed assume un ruolo di primo piano nell’esercito papale in un momento in cui questo era alleato dell’Imperatore Carlo V contro la Francia.   

Nel 1523 Clemente VII lo nomina presidente della Romagna ma la situazione cambia in seguito alla battaglia di Pavia del 1525. Dopo la pesante sconfitta dei francesi Guicciardini consiglia il papa di allearsi con loro per frenare il potere imperiale, il papa accetta il consiglio e gli dà pieni poteri e il ruolo di guida dell’esercito papale. Ma i piani politici di Guicciardini falliscono e Roma viene violentemente saccheggiata nel 1527

Le conseguenze sul piano personale sono pesantissime: perde tutti gli incarichi pontifici e preferisce non rientrare a Firenze, dov’era malvisto. Nel 1529 Clemente VII lo richiama e lo nomina governatore di Bologna. Alla morte del papa, nel 1534, ritorna a Firenze in sostegno della dinastia de’ Medici, e nel 1537 si ritira a vita privata, passando i suoi ultimi anni scrivendo al “Storia d’Italia” fino al giorno della morte nel 1540.  

2L'opera di Francesco Guicciardini tra storia e memoria

Trattato di Lodi (9 aprile 1454), mise fine allo scontro tra Venezia e Milano
Trattato di Lodi (9 aprile 1454), mise fine allo scontro tra Venezia e Milano — Fonte: ansa

La produzione letteraria di Guicciardini ruota attorno alla sua vita politica e alla forte crisi che sta sconvolgendo l’Italia: questa riflette gli avvenimenti cui l’autore assistite e che influenzano il suo pensiero portandolo ad analisi sempre più complesse ed articolate sulla situazione fiorentina, italiana ed internazionale. Nessuna delle sue opere viene pubblicata con lui in vita anche perché, a differenza delle Storie d’Italia, nessuna di esse era stata pensata per la pubblicazione.

2.1Le Storie fiorentine

Scritte tra il 1508 e il 1509 raccontano la storia di Firenze dal 1378 alla fine del 1508 ma concentrandosi in maniera particolare ai fatti seguenti la pace di Lodi del 1454 e la discesa di Carlo VIII in Italia nel 1494 allo scopo di capire i motivi della disastrosa situazione politica italiana. 

2.2Ricordi

Oltre alla Storia d’Italia, sono l’unica opera di Guicciardini ad essere pubblicata nel Cinquecento. Scritti in diverse stesure nell’arco di vent’anni, si tratta di una raccolta di massime ed aforismi priva di sistematicità interna in cui vengono trattati i temi più diversi: dalla politica ai rapporti interpersonali.

I Ricordi di Guicciardini si inseriscono in una tradizione letteraria propria dei mercanti fiorentini: questi, infatti, avevano l’abitudine di scrivere raccolte di pensieri che erano avvertimenti di ordine morale e consigli pratici da lasciare in eredità ai parenti. Guicciardini riprende questa tradizione rinnovandola: pubblicati per la prima volta a Parigi nel 1576, diventano ben presto un modello per la scrittura di massime ed aforismi. 

2.3La Storia d'Italia

Frontespizio de "La Storia d'Italia" di Francesco Guicciardini
Frontespizio de "La Storia d'Italia" di Francesco Guicciardini — Fonte: ansa

Si tratta dell’opera maggiore di Guicciardini. Fortemente ordinata al suo interno e scritta in tono annalistico, si riallaccia al discorso cominciato anni prima con le Storie fiorentine per produrre un’opera d’indagine storica sulla “Ruina d’Italia”, cioè il crollo degli stati italiani di fronte alle potenze straniere.      

Il punto di partenza è di nuovo la calata di Carlo VIII in Italia nel 1494, ma la narrazione prosegue fino ai fatti della Lega di Cognac di cui egli stesso è protagonista e che vedono nel Sacco di Roma il definitivo fallimento della linea antispagnola da lui propugnata.  

È facile capire come la stesura della Storia coinvolga l’autore in prima persona che, infatti, intreccia il racconto storico con analisi ed interpretazioni dei fatti narrati cercando, da un lato, di ribadire la bontà della propria azione politica, e, dall’altro, di comprendere i motivi del suo fallimento attraverso un’analisi lucida e a tratti cinica. Divisa in venti libri, la Storia d’Italia viene pubblicata, postuma, nel 1564 a Venezia.

3I punti principali del pensiero di Guicciardini

Preparazione finale de "La Storia d'Italia", lavoro storiografico di Francesco Guicciardini
Preparazione finale de "La Storia d'Italia", lavoro storiografico di Francesco Guicciardini — Fonte: ansa

Come già detto, per Guicciardini l’impegno politico è un dovere inevitabile che ha il destino di svolgere in tempi assolutamente drammatici sia per la sua Firenze che per tutta l’Italia. Gli avvenimenti di cui si trova ad essere protagonista e testimone lo inducono a profonde riflessioni ed analisi che finiscono per ruotare attorno ad alcuni temi che sono peculiari del pensiero guicciardiniano e che costituiscono le basi teoriche delle sue opere.

Nella Storia d’Italia conduce una lucida analisi in cui prova ad individuare i motivi dell’insuccesso della linea antimperiale da lui stesso promossa e che continua a ritenere giusta, e finisce col ritenere, con una visione assolutamente pessimistica, che sia la fortuna, cioè l’assoluta imprevedibilità degli eventi, a determinare il corso degli eventi storici. Questa visione rigetta, ovviamente, qualunque tipo di lettura ideologica finalizzata ad analizzare la realtà secondo schemi predefiniti. 

Statua di Francesco Guicciardini
Statua di Francesco Guicciardini — Fonte: istock

L’uomo, solo ed in preda agli eventi, non può far altro che agire in base alla discrezione, che è la capacità di saper analizzare correttamente le singole situazioni per trarne vantaggio

Un ultimo punto del pensiero guicciardiniano ruota attorno al tema del particulare. Si tratta di un tema tanto complesso quanto centrale: l’uomo politico, impossibilitato dalle circostanze a difendere lo status quo dell’Italia del XV secolo, oramai preda dei principi stranieri, non può far altro che analizzare correttamente le circostanze (quindi usare la discrezione) per difendere le proprie posizioni e la propria autonomia. Si tratta di una visione cinica ma che rispecchia perfettamente il rifiuto di ogni punto di vista assoluto proprio di Guicciardini, politico disincantato e conscio che l’epoca delle corti quattrocentesche italiane è tramontata per sempre.

3.1La polemica con Machiavelli

Nelle “Considerazioni sui discorsi del MachiavelliGuicciardini contesta l’idea del suo concittadino secondo cui gli uomini possono imparare dagli eventi storici. In realtà, secondo Guicciardini, siccome gli eventi sono assolutamente imprevedibili e dettati dalla fortuna non è possibile fare tesoro del passato.

L’ideale di Machiavelli tende al recupero delle antiche virtù con le quali, dopo aver appreso le lezioni del passato, indirizzare l’agire politico. Quello di Guicciardini, al contrario, tende ad un netto pessimismo: pur esaltando l’uso della ragione, non ritiene che possa essere utile a governare un mondo dominato dal caso e in cui sono inapplicabili i grandi ideali; l’essere umano è solo e può, nel migliore dei casi, provare a tutelare i propri interessi.