Francesco Crispi e la Sinistra Storica

Francesco Crispi e la Sinistra Storica A cura di Edoardo Angione.

Francesco Crispi e storia della Sinistra Storica. Dalla spedizione dei Mille all'ascesa politica con i quattro governi di Crispi all'interno dell'Italia unita

1Vita di Francesco Crispi

Ritratto di Francesco Crispi
Ritratto di Francesco Crispi — Fonte: ansa

Francesco Crispi (1818-1901), nato in Sicilia, è stato un importante uomo politico. Nel corso della sua lunga vita avrà un ruolo di punta nel Risorgimento, aderendo al repubblicanesimo ed assumendo le redini politiche della spedizione dei Mille. Con l’Unità d’Italia, Crispi si schiererà su posizioni apertamente monarchiche, partecipando attivamente alla vita politica del Regno d’Italia.
Presidente del consiglio per due volte (1887-1891 e 1893-1896), è ricordato per le sue politiche autoritarie, pronte a reprimere sanguinosamente la protesta sociale, ma anche per alcune importanti riforme sociali ed economiche. In politica estera, Crispi sarà favorevole ad un’alleanza con Germania ed Austria, nota come Triplice Alleanza, in chiave decisamente anti-francese. A porre fine alla sua vicenda politica sarà il fallimento delle sue politiche coloniali, decretato dalla sconfitta di Adua del 1896. 

2La gioventù di Crispi e l'esilio in Piemonte

Francesco Crispi era nato nel 1818 a Ribera, un piccolo centro in provincia di Agrigento, da un commerciante di origini albanesi. Mentre studia legge a Palermo (si laureerà nel 1843), lavora nello studio di un avvocato, scrive per diversi periodici culturali, e vive una tragica storia d’amore con Rosalia D’Angelo, donna di umili origini. Privo di prospettive in sicilia, si trasferisce a Napoli nel 1845 con lo scopo di lavorare come avvocato, ma senza successo. È a questo punto che inizia a dedicarsi ad attività cospirative, spostandosi spesso tra Napoli e la Sicilia.  

Ritratto di Francesco Crispi
Ritratto di Francesco Crispi — Fonte: ansa

Con lo scoppio della Rivoluzione siciliana del 1848, Crispi partecipa attivamente alla vita politica della Sicilia Indipendente, che vorrebbe parte di un’Italia unita non come stato singolo, ma come federazione di Stati. Nel Parlamento di Sicilia, che inizia i lavori il 25 marzo, Crispi assume posizioni intransigenti, votando per la decadenza dei Borboni, per la libertà di culto, e proponendo misure (peraltro rifiutate) per un’efficace riorganizzazione dell’esercito. Fino all’ultimo Crispi tenterà di appellarsi alla resistenza del popolo, ma nell’aprile del 1849, quando Ferdinando II di Borbone riconquista Palermo, l’esperienza, come tutte le rivoluzioni del ‘48 in Italia, finisce.  

Pur avendo ottenenuto l’amnistia, Francesco Crispi decide di abbandonare la Sicilia per trasferirsi a Torino. Qui lavorerà come giornalista avvicinandosi alle posizioni repubblicane, condividendo in particolare l’impostazione federalista di Carlo Cattaneo, e criticando le politiche dei Savoia. Anche per questo, nel 1853, Crispi sarà arrestato e poi espulso, insieme ad altri esuli siciliani dal governo di Cavour. Il 20 marzo Crispi si imbarca per Malta in compagnia di Rose Montmasson, lavandaia e stiratrice originaria dell’Alta Savoia.   

3L'esilio di Francesco Crispi e il ritorno in Sicilia

Giuseppe Mazzini, la guida politica di Francesco Crispi
Giuseppe Mazzini, la guida politica di Francesco Crispi — Fonte: ansa

Francesco Crispi raggiunge Malta il 26 marzo del 1853. Qui sposa Rose e continua a scrivere articoli politici, che alla fine del 1854 gli costeranno l’espulsione dall’Isola. Inizia così un periodo di 5 anni in cui Crispi viaggerà per tutta l’Europa

A Londra, il 12 gennaio del 1855, Francesco Crispi entra in contatto col più illustre degli esuli politici italiani: Giuseppe Mazzini. Come faceva con molti altri esuli italiani, Mazzini aiuterà Crispi a trovare sistemazioni in tutta Europa, ma soprattutto sarà la sua guida politica. Nel 1856 Crispi è a Parigi, dove avvia un’attività commerciale, continuando nel contempo a partecipare al dibattito risorgimentale. Sarà costretto a lasciare la Francia nell’agosto del 1858, coinvolto nelle indagini per un attentato fallito contro l’Imperatore di Francia Napoleone III.  

Dopo un periodo di qualche mese a Lisbona (durante il quale organizza una sezione locale del Partito d’Azione), nel 1859 Francesco Crispi è di nuovo a Londra, dove insieme a Mazzini esprime perplessità sugli accordi di Plombières. È in questo periodo che Crispi torna a pianificare un’insurrezione nella sua terra d’origine, la Sicilia. 

Ottenuto un passaporto argentino, Francesco Crispi torna in Sicilia il 26 luglio del 1859, dove, sempre in contatto con Mazzini, raccoglie notizie strategiche e verifica che nell’Isola c’è terreno fertile per una rivoluzione. Dopo un breve incontro con Mazzini a Firenze, Crispi è di nuovo in Sicilia ad ottobre, ma i patrioti non sono ancora pronti ad insorgere. Per questo motivo ripiega brevemente in Grecia. È a questo punto che Crispi inizia a pensare a strade alternative rispetto all’insurrezione mazziniana, convinto ormai che senza un aiuto militare dall’esterno liberare la sicilia sarebbe stato impossibile. 

4Francesco Crispi e la spedizione dei Mille

Ritratto di Giuseppe Garibaldi
Ritratto di Giuseppe Garibaldi — Fonte: ansa

Per liberare la Sicilia, Crispi elabora un progetto preciso: una spedizione militare dall’esterno, che possa appoggiarsi alle insurrezioni. Ma a chi rivolgersi per questo appoggio? Crispi inizia a questo punto a prendere contatti: a Modena si incontra con Luigi Carlo Farini, a Torino discute con altre personalità chiave del Regno di Sardegna. Il suo progetto non piace a Cavour né ai moderati, perché una simile operazione potrebbe lasciare troppo spazio ai mazziniani e compromettere le relazioni dei Savoia con la Francia. Anche per questo, Crispi non ha ancora abbandonato del tutto i propri ideali repubblicani

Tra febbraio e marzo del 1860 Francesco Crispi e Rosolino Pilo scrivono direttamente a Giuseppe Garibaldi, che si impegna a partecipare soltanto dopo la rottura con Cavour, non potendo accettare che il regno di Sardegna avesse ceduto Nizza, città dove era nato, alla Francia. Nel frattempo, ad aprile, a Palermo scoppiano le prime rivolte, ma gli esiti sono incerti. Sarà Crispi a convincere definitivamente Garibaldi: prima con una visita a Torino in compagnia di Nino Bixio (7 aprile 1860), e poi, il 30 aprile, portandogli un celebre telegramma dalla Sicilia, secondo cui l’insurrezione a Palermo stava andando benissimo. Una volta convinto Garibaldi, è tutto pronto: il 6 maggio del 1860 la spedizione parte da Quarto. C’è anche Rose, la moglie di Crispi

I mille sbarcano a Marsala l’11 maggio. Qui Crispi, assunto ormai il ruolo di “cervello” politico dell’iniziativa, organizza un governo provvisorio della Sicilia, dal quale, il 14 maggio, Garibaldi viene proclamato dittatore presso Salemi. Il giorno dopo, a Calatafimi, i 1.000 sconfiggono l’esercito borbonico e proseguono l’avanzata verso Palermo. La moglie di Crispi, Rose, soccorre i feriti ed addirittura partecipa agli scontri. Il 17 maggio, ad Alcamo, Garibaldi nomina Crispi segretario di Stato. I suoi primi decreti vanno in una direzione anticlericale (vengono sequestrati alcuni beni ecclesiastici), populista (vengono aboliti alcuni dazi sul grano e distribuite terre ai combattenti) e autoritaria (viene istituita la corte marziale), che ricorda per certi versi la costituzione del 1848. 

Tra il 26 ed il 27 maggio i Garibaldini si insediano a Palermo. Francesco Crispi, che era al comando di una delle tre squadre, vorrebbe che l’insurrezione si estendesse fino a Roma. Questo lo pone in contrasto con Cavour, che pianifica invece di annettere la Sicilia al Regno di Sardegna, e per velocizzare le cose invia un suo uomo di fiducia, Giuseppe La Farina, a Palermo, dove arriva il 7 giugno. La Farina si guadagna inizialmente il consenso dell’aristocrazia siciliana. La mette in guardia contro Crispi, accusato di essere un pericoloso mazziniano. Crispi in realtà era già da tempo su posizioni molto più moderate, ma a questo punto è isolato e costretto a dimettersi il 23 giugno. Pochi giorni dopo, tuttavia, Garibaldi farà arrestare La Farina e lo rimanderà in Piemonte.  

5Francesco Crispi e la sinistra storica

Francesco Crispi era ancora su posizioni federaliste, e per questo continuerà ad opporsi al plebiscito per l’annessione, che tuttavia alla fine avrà luogo il 21 ottobre del 1860. A questo punto, a differenza di molti repubblicani (a cominciare da Mazzini), Crispi accetta la situazione e si appresta ad intraprendere una carriera politica nel Regno d’Italia. 

Nel gennaio del 1861 viene eletto deputato in Sicilia: in parlamento, a Torino, si siederà all’estrema Sinistra. Per Crispi, che nel frattempo si arricchisce esercitando la professione di avvocato, l’Unità è più importante della Repubblica. Non soltanto il tempo delle rivoluzioni è finito: una rivoluzione repubblicana nel Sud, o a Roma, secondo Crispi, avrebbe potuto addirittura minare le basi dell’Italia Unita. Per questo, con un discorso tenuto alla Camera (che nel frattempo si è spostata a Firenze) nel novembre del 1864, aderisce ufficialmente e definitivamente alla monarchia. La rottura con Mazzini, che lo attacca duramente, è completa. 

Illustrazione della breccia di Porta Pia
Illustrazione della breccia di Porta Pia — Fonte: ansa

Il 2 ottobre del 1870, dopo la breccia di Porta Pia, Roma viene annessa all’Italia attraverso un nuovo plebiscito. Crispi si trasferisce nella nuova capitale (dal 21 gennaio del 1871) per proseguire l’attività parlamentare, e per questo attraversa inizialmente un periodo di gravi difficoltà economiche e personali. Con la prima vittoria della Sinistra, guidata da Depretis, alle elezioni del 1876, le cose iniziano a migliorare. Francesco Crispi viene nominato presidente della camera, ed in questo periodo diventa uno dei principali fautori di un’alleanza strategica con la Germania. Nel dicembre del 1877, con il secondo governo Depretis, sarà nominato ministro degli interni.

In questa veste, Francesco Crispi ottiene importanti successi da un punto di vista patriottico: il defunto re d’Italia, Vittorio Emanuele II, viene seppellito non a Torino come i suoi avi, ma a Roma, presso il Pantheon, ed il suo successore si chiamerà non Umberto IV, ma Umberto I. Questi due fatti avevano una forte valenza simbolica per il Risorgimento, segnalando come il Regno d’Italia fosse un’entità politica nuova, e non una continuazione del Regno di Sardegna.

Statua raffigurante Agostino Depretis
Statua raffigurante Agostino Depretis — Fonte: ansa

Nonostante questi promettenti inizi, Francesco Crispi verrà screditato dai propri avversari a causa di un imbarazzante scandalo pubblicato sui giornali nei primi mesi del 1878: il ministro degli interni, infatti, aveva recentemente sposato a Napoli Lina Barbagallo (con cui peraltro aveva una relazione da anni) con rito privato in casa, ma era già sposato (peraltro da 24 anni) con Rose Montmasson. Dimostrando l’invalidità del matrimonio maltese con la Montmasson, Crispi riesce ad evitare il reato di bigamia, ma sarà in ogni caso travolto dallo scandalo e costretto a dimettersi il 6 marzo, anche su pressioni della corte. 

Nei successivi anni, Francesco Crispi continuerà la sua attività politica in relativo isolamento, tentando di portare avanti istanze riformiste, come l’allargamento del diritto di voto degli italiani. Nel 1882, con altri quattro illustri esponenti della Sinistra (Cairoli, Zanardelli, Baccarini e Nicotera), esce dall’isolamento fondando la pentarchia: si trattava di un’opposizione da Sinistra, informale ma intransigente ed apertamente contraria al trasformismo dei governi di Depretis, che puntava al ritorno ad una Sinistra pura. La pentarchia finirà nel 1887, quando Crispi accetta un posto da ministro dell’Interno in un nuovo governo Depretis, a cui prende parte anche Zanardelli. 

6I primi due governi Crispi

Depretis muore il 29 luglio del 1887, ed il 7 agosto Francesco Crispi è nominato presidente del consiglio. Il suo primo governo attua una serie di importanti riforme, la più importante delle quali è senza dubbio il nuovo codice penale, approvato il 30 giugno, con cui viene sancito il diritto allo sciopero (purché in termini legali) ed abolita la pena di morte. Il governo Crispi potenzia inoltre l’amministrazione e l’esercito, e rende eleggibili i sindaci, fino ad allora nominati dal governo. 

In politica estera, Crispi aumenta le spese militari e conferma la vicinanza ad Austria e Germania, già sancita con la Triplice Alleanza: scelte pesantemente criticate dagli irredentisti, in particolare quando Crispi chiede all’Austria un appoggio navale antifrancese nel Mediterraneo, ed in seguito farà sciogliere alcune associazioni antiaustriache. Queste scelte danneggiano seriamente i commerci con la Francia, provocando all’inizio delle serie difficoltà economiche all’Italia. Per fronteggiare la crisi Crispi tenta di imporre nuove tasse che causano vive proteste dell’opposizione, provocando il 28 febbraio del 1889 la caduta del governo.   

Giovanni Giolitti, successore di Francesco Crispi
Giovanni Giolitti, successore di Francesco Crispi — Fonte: ansa

Il re Umberto I conferma Francesco Crispi nel ruolo di presidente del consiglio. Il nuovo esecutivo ha una base parlamentare più ampia, ed è orientato più a sinistra del precedente. Con un giovane Giolitti ministro del tesoro e delle finanze, il governo è anche più preparato per affrontare questioni economiche. È in questo periodo che Crispi partecipa all’inaugurazione del monumento a Giordano Bruno a Roma, confermando le sue tendenze anticlericali.  

Crispi continua le politiche coloniali, già iniziate dai governi precedenti, con nuovo vigore occupando Asmara nel 1889 e stabilendo un protettorato sul Mar Rosso, che nel 1890 viene ufficialmente denominato colonia Eritrea. Contemporaneamente, Francesco Crispi continua con le riforme, in particolare occupandosi della Sanità pubblica: per la prima volta lo stato italiano diventa responsabile della salute dei cittadini. Ma le riforme di Crispi riguardano anche l’assistenza pubblica, e la protezione dei cittadini dagli abusi amministrativi. 

L'attentato a Francesco Crispi del 13 settembre 1889
L'attentato a Francesco Crispi del 13 settembre 1889 — Fonte: ansa

Il 13 settembre del 1889 Crispi subisce un attentato a Napoli da parte di uno studente repubblicano pugliese: l’episodio profondamente il presidente del Consiglio, aumentando la sua intolleranza verso le opposizioni, proprio mentre la crisi economica aumentava la tensione nel paese. A provocare la fine del governo, il 31 gennaio 1891, sarà il tentativo di riordinare il settore finanziario: a rimetterci sarebbero stati molti deputati e Crispi, in minoranza, deve dimettersi.    

7Il terzo e quarto governo Crispi

Nei successivi due anni Francesco Crispi è di nuovo all’opposizione. Si susseguono un governo del marchese di Rudinì ed il primo governo Giolitti, che crolla in seguito allo scandalo della Banca di Roma. Crispi, che pure era stato toccato dallo scandalo, torna al governo nel dicembre del 1893. Il primo problema da fronteggiare sono le enormi tensioni sociali nel paese. Per risolvere la situazione, Crispi interviene brutalmente, facendo proclamare lo stato d’assedio in Sicilia (contro i Fasci dei lavoratori) ed in Lunigiana (per sedare alcune insurrezioni anarchiche) nel gennaio del 1894, dunque sparando letteralmente sui rivoltosi. Da un punto di vista economico, Crispi aumenta il controllo dello Stato sulla Banca d’Italia, favorisce il decollo dell’industria pesante. Per risanare il bilancio ricorre ad un generale aumento delle imposte che genererà malumori e provocherà un rimpasto di governo nel giugno del 1894.  

Il quarto ed ultimo governo Crispi riesce a risanare il bilancio statale tramite una riforma finanziaria di Sidney Sonnino (luglio 1894). Il clima politico in Italia era però ancora teso: a giugno il presidente del consiglio aveva subito un nuovo attentato, salvandosi per un pelo dal colpo da un colpo di pistola ravvicinato, sparato molto da vicino da Paolo Lega, un giovane anarchico. Anche per questo, Crispi presenta in parlamento una serie di provvedimenti volti a colpire gli anarchici ed il terrorismo, rompendo definitivamente con l’estrema sinistra del parlamento: radicali, repubblicani e socialisti consideravano questi provvedimenti lesivi delle libertà personali.

Come molti politici europei del suo tempo, Francesco Crispi credeva fermamente nel colonialismo, che considerava un modo per rendere l’Italia un “grande paese”. Sarà proprio il fallimento dei tentativi coloniali a provocare la sua fine politica. Ad Adua, il primo marzo del 1896, le colonne italiane subiscono una pesante sconfitta da parte delle truppe del negus Menelik: si tratta di una delle più importanti vittorie di un esercito africano contro un esercito europeo. Pochi giorni dopo, il 5 marzo del 1895, Crispi è costretto ad assumersi la responsabilità di questa sconfitta, comunicando alla camera che il re accettava le sue dimissioni

Francesco Crispi era ormai anziano e politicamente isolato: i suoi ultimi anni saranno segnati dall’amarezza e dall’isolamento politico. Morirà a Napoli l’11 agosto del 1901

La calunnia sdegna i mediocri, si afferra ai grandi.

Francesco Crispi