Francesco Bacone: pensiero, saggi e metodo induttivo

Francesco Bacone: pensiero, saggi e metodo induttivo A cura di Chiara Colangelo.

Vita, saggi e pensiero del filosofo inglese Francesco Bacone che, con il suo metodo induttivo e l'individuazione degli idola, voleva rinnovare la scienza

1FRANCESCO BACONE: VITA E OPERE

Francesco Bacone (22 gennaio 1561 – 9 aprile 1626)
Francesco Bacone (22 gennaio 1561 – 9 aprile 1626) — Fonte: istock

Francis Bacon, italianizzato Francesco Bacone, nasce a Londra nel 1561 e la sua biografia è intimamente intrecciata con le vite dei regnanti inglesi del suo tempo. Figlio di Nicholas, Lord Guardasigilli della regina Elisabetta I Tudor, nutre sin da bambino grandi ambizioni e sogna una vita di sfarzi, successi e denaro. 

A dodici anni diventa studente della prestigiosa università di Cambridge e, successivamente, frequenta la rinomata scuola di giurisprudenza Gray’s Inn di Londra, indispensabile trampolino di lancio verso l’ascesa alla carriera politica. Nonostante i suoi sforzi, sotto il regno di Elisabetta I d'Inghilterra non riesce a coronare i suoi più rosei progetti.  

La sorte sembra invece volgere a suo favore con la salita al trono di Giacomo I: in brevissimo tempo Francesco Bacone diventa avvocato generale (1607), procuratore generale della Corona (1613), Lord Guardasigilli (1617) ed, infine, Lord Cancelliere (1618). La carriera, il riconoscimento economico e la sua produzione intellettuale sono all’apice e niente sembra compromettere la sua sete di successo.  

Nel 1621, però, la fortuna di Francesco Bacone subisce un irreversibile arresto: la Camera dei Lords lo accusa di corruzione nell’esercizio delle sue funzioni di giudice e gli impone il pagamento di una grande somma di denaro e la prigionia. La sua buona stella lo abbandona definitivamente e, dopo aver visto naufragare la sua vita politica, muore, immerso nei suoi studi, il giorno di Pasqua del 1626.  

Ritratto del filosofo Francesco Bacone
Ritratto del filosofo Francesco Bacone — Fonte: ansa

Se gli interessi di Francesco Bacone sono, in un primo momento, orientati all’etica e alla politica, il nucleo centrale dei suoi studi e delle sue riflessioni rimarrà sempre la scienza, intesa come sapere che poteva dischiudere all’uomo infinite potenzialità pratiche atte a migliorare la sua vita. Ne è un esempio l’opera la Nuova Atlantide e, soprattutto, la sua Instauratio magna: un ambizioso progetto di rinnovamento della ricerca scientifica che doveva presentarsi come una grande enciclopedia. Di questa vasta operazione, Bacone riesce a realizzare in modo rigoroso e esaustivo solo una parte, il Novum Organum (1620), su cui sarà bene soffermarsi nei prossimi paragrafi.   

2IL NOVUM ORGANUM

2.1La critica ad Aristotele e la sua concezione della scienza

Statua di Francesco Bacone
Statua di Francesco Bacone — Fonte: istock

Secondo Francesco Bacone la scienza non deve assumere le caratteristiche di un sapere puramente teorico e astratto ma, al contrario, deve essere posta al servizio dell’uomo, essergli realmente utile ed offrirgli gli strumenti atti a conoscere e dominare la natura, trasformandola a suo beneficio.   

«Sapere è potere», scrive Francesco Bacone, che equivale a dire: solo se conosciamo realmente le cause che generano i fenomeni possiamo intervenire su di essi e volgerli a nostro favore. Ma una scienza siffatta esisteva? Era stato elaborato un vero metodo che permettesse all’uomo di compiere dei veri progressi in campo tecnico-scientifico?   

Francesco Bacone muove una critica ad Aristotele e ai filosofi del passato
Francesco Bacone muove una critica ad Aristotele e ai filosofi del passato — Fonte: ansa

La risposta di Francesco Bacone è ben riassunta dal suo segretario privato che, a tal proposito, scrive: «Mentre egli (Bacone, n.d.r.) era ancora all’Università, sui sedici anni di età, si sentì per la prima volta disamorare della filosofia di Aristotele: e non per la spregevolezza dell’autore, al quale sempre egli tributò alte lodi, ma per l’inutilità del metodo; essendo l’aristotelica una filosofia buona soltanto per le dispute e le controversie, ma sterile di opere vantaggiose per la vita dell’uomo».  

Bacone vuole trovare una “filosofia delle opere” che si sostituisca alla “filosofia delle parole” e con Aristotele intende condannare un intero atteggiamento che aveva caratterizzato i filosofi del passato, appellati come “eterni fanciulli” che sanno “soltanto ciarlare e litigare senza mai generare e produrre”.  

La scuola di giurisprudenza Gray’s Inn di Londra, dove studiò Francesco Bacone
La scuola di giurisprudenza Gray’s Inn di Londra, dove studiò Francesco Bacone — Fonte: istock

L’errore epocale, tanto di Aristotele quanto degli scienziati a lui contemporanei, consiste, secondo Francesco Bacone, nel non essersi davvero occupati di fornire alla scienza un metodo rigoroso, un novum organum (un nuovo strumento) in grado di giungere non a “principi approssimativi ma principi veri”.    

Per Francesco Bacone era necessario, dunque, che la scienza procedesse verso un totale rinnovamento, partendo dalle sue stessa fondamenta. Un compito arduo, che consta di due momenti: 

  • una parte distruttiva, in cui Bacone vuole sgomberare la mente da quelle che lui chiama le “anticipazioni della natura”, ovvero nozioni errate e pregiudizi (gli idola);
  • una parte costruttiva, in cui attraverso un metodo rigoroso si procede verso le “interpretazioni della natura”, cioè il vero sapere.

2.2Le anticipazioni della natura (gli idola)

Francesco Bacone, mezzo busto
Francesco Bacone, mezzo busto — Fonte: istock

Secondo Francesco Bacone il primo passo verso la scoperta della verità consiste nel riconoscere le false nozioni, i pregiudizi, chiamati idola, annidati nella nostra mente. Esistono quattro tipi di idola: gli idola tribus, gli idola specus, gli idola fori, gli idola theatri.  

Gli idola tribus (gli idoli della tribù) sono quelle anticipazioni, dettate dalla nostra impossibilità di afferrare completamente i misteri della natura, comuni a tutto il genere umano. Tali pregiudizi consistono nel rintracciare nella natura “un ordine maggiore” di quello che in realtà esiste; nel prendere per buono solo “ciò che si preferisce”, respingendo “le cose difficili per l’impazienza del ricercare”; nel piegare, dunque, il mondo circostante alle nostre esigenze

Antica illustrazione di Francesco Bacone
Antica illustrazione di Francesco Bacone — Fonte: istock

Gli idola specus (idoli della spelonca) sono le anticipazioni proprie dei singoli individui generate dalla propria educazione o dalla “conversazione con gli altri, o per causa dei libri ch’egli legge e dell’autorità di coloro che egli ammira e onora”.

Gli idola fori (idoli del foro o del mercato) sono le ambiguità che si radicano in noi attraverso il linguaggio. Questo avviene perché o assumiamo nomi di cose inesistenti (per esempio la “fortuna”) o perché utilizziamo parole dal significato confuso (come il termine “generare” che ha molteplici utilizzi).

Gli idola theatri (gli idoli del teatro) sono le false nozioni derivanti dai sistemi filosofici. Secondo Francesco Bacone, la reverenza verso l’autorità andrebbe assolutamente evitata in quanto la scienza si arricchisce col tempo di sempre nuove acquisizioni. 

2.3Le interpretazioni della natura (il metodo)

Secondo Bacone la scienza doveva essere al servizio dell'uomo
Secondo Bacone la scienza doveva essere al servizio dell'uomo — Fonte: istock

Sgomberato il campo dai pregiudizi e dalle nozioni errate, si può procedere al vero studio della natura, o meglio all’individuazione delle cause che sono all’origine dei fenomeni. Queste cause sono chiamate da Bacone “forme, in ossequio alla terminologia aristotelica.  

Tuttavia, il significato che Francesco Bacone associa al termine è molto diverso da quello tradizionale, in quanto con forma intende sia lo “schematismo latente” (cioè la struttura o l’essenza stessa di un fenomeno) sia il “processo latente” (cioè la legge che regola la generazione di un fenomeno). 

Bacone si paragona a un’ape che trasforma il nettare dei fiori in miele
Bacone si paragona a un’ape che trasforma il nettare dei fiori in miele — Fonte: istock

Ma in che modo si può arrivare alla definizione delle forme? Bacone espone, dunque, il suo metodo che si fonda su un procedimento rigorosamente induttivo. L’induzione “legittima e vera” propugnata dal filosofo prendeva nettamente le distanze dalla vecchia induzione aristotelica che non faceva altro che “enumerare” pochi casi particolari e, da qui, trarre principi generali inutili o passibili di continue smentite.      

All’ “induzione per enumerazione”, Bacone oppone la sua “induzione per eliminazione”: un metodo rigoroso e graduale che permettesse, cioè, di scegliere e eliminare via via i casi particolari per risalire alla determinazione generale della forma del fenomeno.

In che modo avviene questa scelta ed eliminazione? Bacone struttura il lavoro dello scienziato in diverse fasi: 

  • Vengono raccolti tutti i dati possibili in merito alla descrizione di un fenomeno
  • Si costruiscono delle tavole (di presenza, assenza e dei gradi) attraverso cui definire un fenomeno
  • Si formula una prima ipotesi in merito alla causa del fenomeno
  • L’ipotesi viene verificata attraverso una serie di esperimenti (istanze prerogative), sino ad arrivare al più importante (istanza cruciale) che, se conferma la tesi formulata, rintraccia la vera natura del fenomeno.

A detta di Francesco Bacone, solo una ricerca scientifica che abbia queste caratteristiche può essere utile e mettere a frutto una vera interazione tra l’esperienza tratta dai sensi e il contributo dell’intelletto. Il filosofo si paragona, infatti, ad un’ape che trasforma il nettare dei fiori in miele e condanna i filosofi che si comportano da semplici accumulatori di fatti (le “formiche”) o da teorici staccati dalla realtà materiale (i “ragni” che “ricavano da se medesimi la loro tela”).  

Bacone rifiutava la matematica come base e linguaggio del procedimento scientifico
Bacone rifiutava la matematica come base e linguaggio del procedimento scientifico — Fonte: istock

Nonostante i grandi meriti di Francesco Bacone nell’aver colto, per primo, le enormi potenzialità pratiche della scienza ed essere, per tale ragione, considerato il filosofo ante-litteram della società industriale, il suo metodo non ebbe una grande fortuna.   

I limiti di Francesco Bacone consistevano, soprattutto, nel rifiuto di utilizzare la matematica come base e linguaggio del procedimento scientifico. Così, nonostante avesse passato la sua intera esistenza a criticare i filosofi “ciarlatani”, la sua scienza risultò paradossalmente ancora troppo legata al linguaggio e alle analisi di sapore aristotelico.

Il dominio dell'uomo consiste solo nella conoscenza: l'uomo tanto può quanto sa; nessuna forza può spezzare la catena delle cause naturali; la natura infatti non si vince se non ubbidendole.

Francesco Bacone