For Girls in Science: la scienza è #AnchePerLeRagazze

Di Alice Zampa.

Con uno show interattivo condotto da Francesco Facchinetti, ha debuttato in Italia il programma creato da Fondazione L’Oréal

For Girls in Science: cos'è?

For girls in science: la platea
For girls in science: la platea — Fonte: ufficio-stampa

Le ragazze sono “naturalmente” meno portate per le materie scientifico-matematiche? I percorsi di studio nell’ambito delle STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) sono più difficili degli altri? E gli sbocchi professionali sono interessanti? A queste e molte altre domande vuole rispondere il programma For Girls in Science, creato in Francia nel 2014 dalla Fondazione L’Oréal, insieme al Ministère de l’Education Nationale. Obiettivo: favorire la vocazione alle carriere scientifiche delle ragazze (in particolare) e dei ragazzi delle scuole superiori.

A questo scopo sono state coinvolte oltre 170 ambasciatrici, ovvero donne che lavorano con successo negli ambiti scientifici e che da allora hanno già incontrato circa 50.000 studentesse di scuole medie e licei.

For Girls In Science: quando l’incontro si fa show

Lanciato da  L’Oréal Italia e dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano For Girls In Science è sbarcato anche nel nostro Paese, con uno show interattivo rivolto agli studenti delle scuole secondarie superiori. Focus dell’iniziativa: raccontare in modo attuale e attraente un settore che conta 2,3 milioni di posti di lavoro vacanti (in Europa dal 2013 al 2025 – dati della Campagna #Eufactor - Commissione europea e l'Ufficio di Informazione del Parlamento europeo).

A tenere a battesimo questo evento, lo scorso 27 novembre al Museo della Scienza e della tecnologia di Milano, è stato chiamato Francesco Facchinetti, capace di tenere a bada con disinvoltura 250 ragazzi in “clima da gita”.

Per rispondere ai sondaggi, ai ragazzi è stato chiesto di utilizzare i propri smartphone
Per rispondere ai sondaggi, ai ragazzi è stato chiesto di utilizzare i propri smartphone — Fonte: ufficio-stampa

Ad accogliere gli studenti, provenienti da diverse scuole secondarie superiori di Milano e della Lombardia (più altre scuole d’Italia in collegamento streaming) non la solita conferenza, ma un auditorium colorato da luci e musica “da discoteca”. E a coinvolgerli da subito non i classici richiami a prestare attenzione in silenzio, ma un invito a scegliere la musica preferita, ballare e sfoderare gli smartphone per rispondere alle domande dei sondaggi lanciati dal palco.

Le tre ambasciatrici di For Girls in Science

Accanto a Francesco Facchinetti delle “vallette” d’eccezione, tre giovani e brillanti scienziate, scelte come ambasciatrici del programma: 

Maria Enrica Di Pietro (31 anni, laureata nel 2009 in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche presso l’Università della Calabria), dal 2016 lavora come ricercatrice post dottorale presso il Karlsruhe Institute of Technology in Germania, dove studia la struttura e la disposizione tridimensionale delle molecole.

Le tre ambasciatrici di For girls in science: Maria Enrica Di Pietro, Carlotta Teruzzi, Caterina Mongo
Le tre ambasciatrici di For girls in science: Maria Enrica Di Pietro, Carlotta Teruzzi, Caterina Mongo — Fonte: ufficio-stampa

Carlotta Teruzzi (24 anni, laureanda in Biologia molecolare presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca), attualmente collaboratrice presso il IFOM, l’istituto di ricerca sul cancro, dove conduce studi sul cavernoma cerebrale.

Caterina Mongo (25 anni, laureata nel 2016 in Fisica presso l’Università degli studi di Padova) si occupa di fisica applicata e sta svolgendo un tirocinio al Jrs della Commissione Europea ad Ispra (Va), presso la Sustainable Transport Unit. Qui il suo compito è studiare modelli matematico-fisici per predire le emissioni di Co2 dei trasporti del futuro.

A loro il compito di rispondere alle domande dei ragazzi e sfatare false credenze e pregiudizi sui percorsi formativi STEM e sul mondo del lavoro, dove meno del 35% delle posizioni tecnicoscientifiche sono occupate da donne.

Le credenze da sfatare e gli aspetti da tenere presente

  1. Non sempre gli studi scientifici hanno percorsi difficili e lunghi. Esistono anche corsi che durano tre anni.
  2. Oggi la carriera scientifica è quella che offre le maggiori opportunità di lavoro, addirittura il triplo delle altre. Esistono oltre duecento professioni in questo ambito, tra cui quella di animatore 3D, osteopata, meteorologo, aromaticien (ambito cosmetico e alimentare), oceanologo e molte altre.
  3. Lo scienziato non è solo quello vestito con camice, che lavora in un laboratorio, “sommerso di carte, senza avere mai tempo per una pausa e poco incline al confronto e alla collaborazione”. Il 70% degli scienziati lavora in team e il 90% dichiara di lavorare in un ambiente piacevole
  4. Nonostante il gap di genere uno scienziato su tre è una donna
  5. Lo stereotipo secondo cui le femmine sarebbero naturalmente meno portate per le materie scientifiche non ha validità biologica. Sebbene le ragazze rappresentino una minoranza nei licei scientifici italiani (42,1 %) i loro risultati sono, infatti, mediamente migliori di quelli dei colleghi maschi.

Francesco Facchinetti: “Per avere successo servono anche gli errori”

Francesco Facchinetti e Roberta Cocco sul palco di For Girls in Science
Francesco Facchinetti e Roberta Cocco sul palco di For Girls in Science — Fonte: ufficio-stampa

La scarsa fiducia in se stesse e nella propria predisposizione finisce per pesare molto sulle scelte di indrizzo scolastico e, successivamente, accademico e lavorativo. 

Ad affrontare in modo molto appassionato questo tema lo stesso Francesco Facchinetti, che ha voluto condividere coi ragazzi un aneddoto per lui molto importante: “L’insicurezza spesso ci porta a commettere degli errori. Ma il vero problema è che, purtroppo, in Italia ci insegnano che sbagliare e fallire sia la fine della nostra vita. A mio figlio, quando prende un brutto voto a scuola, gli mettono la faccina triste. Noi cresciamo così: con la paura di sbagliare. Io ho avuto la fortuna di viaggiare e di scoprire che nel resto del mondo non è ovunque così. Una volta ero a Los Angeles e andai a mangiare insieme al presidente della squadra di basket del Cleveland. Con lui parlavo dei miei fallimenti e, raccontandoli, soffrivo. Lui, accorgendosene, mi chiese “Ma perché soffri a parlare dei tuoi errori? Non sai che se non fallisci, non farai mai niente nella vita?” Lì ho capito che per fare bene una cosa, spesso ne dobbiamo provare altre cento prima. Senza fallire non si può avere nemmeno l’idea di cosa significhi vincere una partita”.

Una storia comune a tantissimi grandi questa: “Da Bill Gates a Steve Jobs, tutti hanno dovuto fallire, prima di riuscire a portare avanti le proprie idee”.

Ad ascoltarlo in quel momento una platea attentissima, a cui Facchinetti ha voluto rivolgere un vero e proprio appello: “Sbattetevene di quello che dicono gli altri. Se credete in qualcosa, portatelo fino in fondo. Sbagliate, fallite e non lasciate che il pensiero degli altri modifichi la vostra vita. Le vostre insicurezze diventeranno la vostra forza. Una persona troppo sicura di sé non andrà mai da nessuna parte”.

Roberta Cocco: “Cercate il vostro talento”

Entusiasta di questo intervento Roberta Cocco, da un anno assessore alla Trasformazione digitale del Comune di Milano, con alle spalle 25 anni di carriera nella ICT (Teconolgie dell’Informazione e della Comunicazione): “Francesco ha detto delle cose bellissime”, ha detto rivolgendosi agli studenti, “Il mondo è pieno di gente che vi dirà che non ce la farete, che non ci sono posti di lavoro e che “ai nostri tempi era meglio”. Io ho 51 anni e vi dico che tutto questo non è vero. Voi avete un sacco di opportunità. Lasciate i corvi neri da un’altra parte”. Per concludere una citazione del giornalista Beppe Severgnini: “Il bravo insegnante è quello che fa il pescatore: ovvero che lancia l’amo e tira fuori talenti. Voi siete fortunati, perché se i vostri professori oggi vi hanno portato qui, vuol dire che sono illuminati e vi stanno dando la giusta direzione. Siate furbi e, insieme alle vostre famiglie e ai vostri insegnanti, tirate fuori il talento che c’è dentro di voi. Poi andate e spaccate il mondo”.

Gli insegnanti interessati a partecipare con le proprie classi ai prossimi appuntamenti di “For Girls in Science” possono scrivere a:

prenotazioni@museoscienza.it