Fondazione ITS Maker: l'istituto per la formazione in Meccanica, Meccatronica, Motoristica e Packaging

Di Veronica Adriani.

ITS Maker è la fondazione dell'Emilia-Romagna che forma tecnici nelle aree Meccanica, Meccatronica, Motoristica e Packaging. Come funziona

Fondazione ITS Maker: cos'è e come funziona

Un ragazzo al lavoro durante un laboratorio dell'ITS Maker
Un ragazzo al lavoro durante un laboratorio dell'ITS Maker — Fonte: ufficio-stampa

Una delle tre fondazioni più grandi d'Italia per numero di corsi e di allievi. Sette sedi sparse sul territorio dell'Emilia-Romagna, 13 corsi focalizzati sulle aree Meccanica, Meccatronica, Motoristica e Packaging. Un'attenzione costante al territorio e il prestigioso riconoscimento del monitoraggio INDIRE 2021, che lo colloca al sesto posto su 201, per il corso di Tecnico superiore in motori endotermici ibridi ed elettrici.

Un traguardo, questo, di cui Giuseppe Boschini, Responsabile operativo della Fondazione ITS Maker, va molto fiero: "Storicamente contiamo fra il 90 e il 95% di ragazzi occupati" aggiunge. "Questo ci porta ai piani alti della valutazione Indire soprattutto nelle sedi storiche di Bologna, Modena e Reggio. Anche nel 2021, a sei mesi dal diploma, contiamo l’85% di occupati tra tempo determinato e indeterminato".

I numeri dell'ITS

Prima di parlare nello specifico dei corsi dell'ITS, qualche numero: l'ITS Maker conta ad oggi 630 allievi - i diplomati, dalla nascita, sono invece più di 1000 - mentre le aziende socie sono 49. Il pacchetto completo delle aziende che si rendono disponibili per gli stage e le docenze è però ben più ampio, e raggiunge quota 130.

Ma non finisce qui: l'ITS conta infatti nel suo organico altri 30 soci, fra scuole superiori, università, centri di ricerca, enti locali e di formazione. Un patrimonio relazionale che non si riscontra solo nell'offerta formativa, ma anche nella successiva fase occupazionale.

Formarsi all'ITS Maker

L'ITS Maker, nato formalmente nel 2014 attraverso l'aggregazione di tre ITS del territorio dell'Emilia-Romagna attivi gà dal 2011, è spesso un trampolino di lancio per i ragazzi che scelgono di tornare all'università per completare gli studi in Ingegneria. Non è un caso: buona parte dei due anni dell'ITS viene riconosciuta dalle università del territorio in termini di crediti. "Dopo aver frequentato il nostro corso di Meccatronica,si può accedere al corso di laurea in Meccatronica dell'università di Reggio Emilia: vengono riconosciuti 111 crediti, quasi un anno e mezzo di corso. In questo modo un ragazzo, con un anno e mezzo di studi universitari, può prendere una laurea professionalizzante". Ma con un vantaggio: aver esplorato la materia dal punto di vista pratico, risparmiato un anno di tasse universitarie, e in gran parte dei casi avendo già una carriera avviata in una delle aziende del territorio.

È proprio il rapporto con il territorio a rendere l'ITS Maker un istituto efficace in termini di formazione e occupazione. "Gli ITS sono tailor made, lavorano sui fabbisogni dell’impresa" spiega Boschini. Per questo, anche se tra i 13 corsi alcuni possono sembrare simili fra loro, non ce ne sono di perfettamente identici. Nel settore dell'automazione, si lavora nella produzione di macchine impiegate nel packaging, ad esempio, per cui Bologna è centro mondiale. Nel settore meccatronico si lavora invece su robotica, meccanica e meccatronica congiunte, e infine ci sono corsi fortemente orientati sull'automotive.

"Tutti i nostri progetti formativi sono nati da una o più imprese che ce li hanno commissionati. Ogni anno vengono revisionati in una riunione generale in cui si valutano aggiornamenti e cambi di programma. Abbiamo un comitato tecnico in cui le imprese sono ben rappresentate, insieme alle università e alle scuole".

Anche la scelta dei materiali su cui lavorare non è casuale, ma risponde a una precisa esigenza territoriale: "Nelle lezioni andiamo a scegliere gli strumenti che si usano di più sul territorio: a Bologna usiamo più Autocad, mentre a modena Solidworks. Oppure, in una sede usiamo maggiormente i PLC della Siemens, in un'altra quelli della Omron".

Selezione, lezioni e stage in azienda

Nonostante il 60% dei ragazzi provenga da Istituti tecnici industriali, possedere competenze tecniche specifiche non è un requisito di accesso. In primo luogo, perché a contare in fase di selezione sono soprattutto la motivazione e la capacità di farsi carico di un impegno da portare a termine nei due anni. In secondo luogo, perché l'ITS mette a disposizione un corso di 200 ore destinato al riallineamento: "Si tratta di ore extra corso" spiega Boschini, "ma è fortemente caldeggiato frequentarle quando ci sono competenze deficitarie".

Una volta ammessi al corso, inizia la frequenza vera e propria: "In linea di massima le giornate sono di 8 ore: in questo modo aiutiamo i ragazzi a entrare nella logica degli orari di lavoro", spiega Boschini. I corsi sono formati da una prima parte teorico-pratica e da una seconda di stage: le classi prime vanno in stage intorno ad aprile per terminare a giugno. Le seconde iniziano lo stage a marzo, per poter fare gli esami al termine. Il flusso di lavoro si compone quindi di 4-5 mesi di aula e laboratorio e circa tre mesi e mezzo di stage.

In aula si lavora anche alle soft skills: "Abbiamo unità formative completamente dedicate alle competenze trasversali" spiega Boschini. In aula si lavora su comunicazione, problem solving, organizzazione aziendale e mercato del lavoro. Una parte, in particolare, è completamente dedicata alla ricerca del lavoro: "insegniamo ai ragazzi come fare un cv, come impostare una strategia di ricerca del lavoro, come affrontare un colloquio".

Non mancano anche attività di team building: "Nei nostri corsi ci sono due giornate che svolgiamo in outdoor" spiega. La più amata è quellache vede i ragazzi impegnati in cucina, un po' come a Masterchef: "li portiamo in un albergo che collabora con noi: lì fanno esperienza di brigata e imparano cosa significa lavorare insieme a uno stesso compito e coordinarsi".

Lo stage dei ragazzi viene gestito direttamente da ITS Maker, partendo dalle aziende socie e partner, ma anche sviluppando nuovi contatti: "Ogni anno ci sono aziende che si interessano e chiedono ragazzi: in quel caso si prendono contatti, si verifica la serietà dell’impresa - se sono disposte ad ospitare ragazzi in chiave formativa, se hanno le strutture e le possibilità per farlo - poi si valuta la proposta insieme ai ragazzi" spiega Boschini, che spiega: "Premiamo soprattutto le imprese che sanno gestire i ragazzi dal punto di vista didattico e quelle che ci dicono che stanno assumendo".

A gestire lo stage dei ragazzi c'è sempre, accanto ad un tutor aziendale che li supporta sul posto, anche un tutor didattico individuato dalla scuola: "è lo stesso che accompagna il percorso e la classe dei ragazzi: risolve i problemi, organizza attività di recupero e approfondimento…mi piace definirlo sempre come il fratello maggiore della classe".

Contratti e prospettive di carriera

Se lo stage non prevede necessariamente un rimborso spese, che resta a discrezione dell'azienda, l'inserimento successivo si concretizza invece in contratti a tutti gli effetti: "A sei mesi dalla fine dei corsi abbiamo all'incirca il 20% di contratti a tempo indeterminato e un 80% di contratti a tempo determinato che comprendono apprendistati e somministrazione".

Ma non solo. C'è anche chi lo stage va a farlo all'estero: la Fondazione ITS Maker prevede infatti la possibilità di svolgere un Erasmus di tre mesi in un'azienda partner: "Le sette fondazioni dell'Emilia-Romagna si sono sempre messe in rete per organizzare gli Erasmus all’estero" racconta Boschini. "Negli ultimi due anni non è stato possibile per via del Covid, ma quest’anno ripartiamo. C’è un bando interno, per cui lo studente che frequenta di più e ha i voti migliori in graduatoria, se vuole farlo, può partire". Durante i mesi all'estero,  l'ITS si occupa di tutte le spese e di eventuali corsi di formazione sul posto - corsi di sicurezza, giornate di formazione - e garantisce allo studente un tirocinio professionalizzante in lingua inglese. Nello stesso periodo gli altri corsisti effettuano il loro stage in Italia: una volta tornato, quindi, lo studente si reinserisce semplicemente in classe e prosegue con i corsi.

Giuseppe Boschini, Responsabile operativo Fondazione ITS maker
Giuseppe Boschini, Responsabile operativo Fondazione ITS maker — Fonte: ufficio-stampa

Il cruccio di chi cerca di far conoscere le prospettive di carriera che offre un ITS è sempre quello di scontrarsi con i pregiudizi che vedono la formazione tecnica subordinata a quella teorica. Per questo, l'ITS Maker sta da tempo lavorando con le scuole - docenti e studenti - per far conoscere le reali possibilità di lavoro che un ITS fortemente radicato sul territorio può offrire. "In Italia spesso non si fa orientamento ma informazione. L’orientamento è sul sé e sul contesto" spiega Boschini. "C’è bisogno di parlare del territorio, delle opportunità che offre, di cosa sarà il mondo fra cinque anni e di come uno studente si vede. In Emilia-Romagna, ad esempio, il settore meccatronico offre delle buone possibilità di carriera con ottimi stipendi".

Ovviamente, c'è anche da valutare un altro tipo di pregiudizio, più sottile e radicato: "Noi lavoriamo in un settore dove la discriminazione di genere è devastante: i corsi di meccanica e meccatronica di ITS maker sono al 90% maschili, perché in terza media si forma un pregiudizio che spesso impedisce alle ragazze di iscriversi all'istituto tecnico industriale. Oggi la meccanica e la rivoluzione digitale non prevedono più lo stereotipo della chiave inglese e dell'olio, ammesso che questo abbia mai spaventato le ragazze" spiega Boschini. "Oggi la meccanica è altro". 

Boschini spinge molto sull'importanza di arrivare con l'orientamento alle studentesse oltre che agli studenti: "Questa discriminante di genere taglia fuori le donne dalle migliaia di posti di lavoro ben retribuiti che sono disponibili in una regione come l'Emilia-Romagna. L’orientamento dovrebbe far capire alle ragazze e alle loro famiglie, che spesso sono quelle che frenano, che per loro c’è una grande opportunità".

Studiare in ITS Maker

"Mi sono iscritta all’ITS lasciando l’università. Quello che mi è piaciuto subito è il lato più pratico delle lezioni: ci sono insegnanti che lavorano da liberi professionisti o dipendenti di aziende e riescono a dare anche un lato più realistico della materia". A parlare è Uma Vanita, ex studentessa di Progettazione Meccanica nella sede ITS Maker di Reggio Emilia e oggi tecnico commerciale in HPE Coxa.

Una passione per i motori che esiste da sempre, ma che all'università, mentre studia Ingegneria meccanica, cresce fino a volerne fare un mestiere. "Alle superiori ho fatto il geometra, e già dopo i diploma ero orientata per indirizzi più tecnici. Alla fine delle superiori mi sono lasciata trascinare per la mia passione per i motori" spiega. "Mi sono iscritta a ingegneria meccanica, ma dopo due anni e mezzo mi sono resa conto che non era la strada giusta per me. Per quanto mi interessasse sia quello che studiavo all’università, sia l’ambiente, purtroppo mi sono accorta che tutto è visto da un punto di vista troppo teorico. Sentivo che mi mancava la parte pratica: capire come funziona un’azienda, un’officina, una produzione". continua. "Le parole del professore possono essere le più corrette possibile, ma certe cose le ho capite solo entrando nel mondo del lavoro".

Nel corso di laurea di Uma non tutti possono contare sulla possibilità di fare uno stage: l'unico tirocinio sicuro arriva solo alla specialistica. Per questo, quando Uma si informa sui corsi specialistici in Meccanica, la scelta ricade su ITS Maker: "già me ne avevano parlato degli amici. E poi la sede di Reggio era proprio accanto alla mia scuola superiore" racconta.

Gli stage in azienda

Il corso di Progettazione Meccanica cui Uma approda una volta in ITS Maker prevede quattro stage: "si parte con una base teorica – qualche mese di lezione – e poi i primi due stage sono rivolti al lato produttivo: si viene inseriti in produzione o in controllo qualità" racconta. "Gli ultimi due vengono svolti invece in un ufficio tecnico o di progettazione, anche in base a quello che piace allo studente".

Uma sorride mentre parla dei suoi stage: "Sono sempre molto contenta di ricordarli, perché per me sono state esperienze fondamentali" racconta. "La prima esprienza di un mese è stata in Ferrari, dove ho visto il lato produttivo del montaggio e delle sale prova delle Gran Turismo. Per il secondo stage sono stata in Germania". Poi è il turno di in HPE Coxa, l'azienda in cui lavora oggi. "Lì ero in progettazione. L’ultimo stage di tre mesi, dove ho fatto anche la tesi, è stato invece in Lamborghini: qui ero inserita nel reparto qualità di sistema di gestione".

Uma Vanita, ex studentessa ITS Maker, oggi tecnico commerciale in HPE Coxa
Uma Vanita, ex studentessa ITS Maker, oggi tecnico commerciale in HPE Coxa — Fonte: photo-courtesy

Per arrivare agli stage, Uma fa presente ai referenti ITS, sempre presenti, il suo interesse per il mondo dell'automotive. Quando arriva in HPE Coxa le viene chiesto di affrontare un colloquio di selezione, che supera. Lo stage prevede un rimborso spese, che si trasforma dopo il diploma in un contratto di apprendistato.

Oggi Uma lavora come tecnico commerciale: "seguo i clienti ed eventuali fornitori, quindi mi occupo di tutte le problematiche delle componenti dei progetti che seguo. Inoltre mi occupo di preventivazione". Se le si chiede se nota differenze a livello di carriera fra laureati in ingegneria e diplomati ITS, risponde così: "Per quello che vedo tutti i giorni in azienda, si fanno lavori completamente diversi. Ci sono mestieri che puoi fare comunque, laurea o meno: quando facevo programmazione CAT/CAM ero l’unica non laureata, ma facevo lo stesso mestiere dei miei colleghi, stesso vale per il commerciale" spiega. "Ci sono poi altri lavori più teorici, come la simulazione di fluidodinamica, dove avere nozioni in più può essere utile. Certo, un lavoro si impara anche facendolo".

Il punto di vista dell'azienda

"Siamo soci fondatori dell'ITS Maker fin dal primo momento: facciamo parte del direttivo e io sono anche membro della commissione d'esame". Enrico Malagoli, imprenditore in una delle aziende più radicate sul territorio modenese, la Malagoli Aldebrando, racconta così il fruttuoso sodalizio che vede protagonista la sua azienda e la Fondazione ITS Maker. Fondazione per la quale mostra grande stima, e dalla quale attinge a piene mani per formare i ragazzi o inserirli nell'organico dell'azienda: "Quando arrivano da noi i ragazzi hanno già fatto una selezione che individua subito chi è motivato e chi no. Generalmente, quindi, tutti i ragazzi che abbiamo avuto qui - e non sono stati pochi - sono praticamente tutti pronti per questo mestiere. Sono molto formati, e qui affinano le loro conoscenze".

nel tempo i ragazzi inseriti in azienda sono stati tanti: "Abbiamo selezionato una quarantina di ragazzi, in fase stabile sei e ora ne sono rimasti tre, perché alcuni dopo un periodo trascorso qui da noi, vengono attirati da aziende più grandi. I ragazzi che sono rimasti qui sono stabilizzati con contratti a tempo determinato o indeterminato. Sono tutti ragazzi molto validi, e avendo avuto poi un buonissimo rapporto con noi, anche nella altre aziende dove vanno continuano direttamente o indirettamente a darci delle soddisfazioni".

Skills richieste

Quali sono le caratteristiche principali che cercano in un ragazzo? "È fondamentale che sappiano usare il CAD/CAM, poi che da un punto di vista meccanico si avvicinino alla conoscenza dei materiali e dei metalli. Devono poi capire anche i sistemi e i gradi di lavorazione, sapere la trigonometria e l'algebra per le costruzioni meccaniche e l’uso degli strumenti".

Dal punto di vista delle soft skills si ricercano soprattutto precisione, puntualità, correttezza. Ma sono caratteristiche che i ragazzi che si formano all'ITS Maker dimostrano di possedere ampiamente: "i ragazzi che abbiamo avuto qui si sono sempre dimostrati ligi, rispettosi degli orari. Non ho mai avuto nessun tipo di problema".

Formazione sul campo

Una studentessa di ITS Maker al lavoro durante uno dei corsi
Una studentessa di ITS Maker al lavoro durante uno dei corsi — Fonte: ufficio-stampa

Durante la formazione sul campo in azienda i ragazzi sono costantemente affiancati da tutor: "a volte sono i ragazzi già formati a fare da tutor a quelli nuovi" spiega Malagoli "ma nella fase iniziale prevediamo anche la presenza di altre figure, dal capo officina fino agli ingegneri". Il vantaggio nel fare stage in un'azienda relativamente piccola è che il rapporto è diretto: "serve un tutoraggio vis-à-vis nelle varie fasi. È chiaro però che si cerca di rendere i ragazzi autonomi e pretendere che sbaglino" spiega ancora Malagoli "perché se non sbagliano non imparano. Chiaramente, però, lo sbaglio deve essere anche arginato".

L’azienda nella sua vita ha formato più di 1200 ragazzi. "Siamo nati nel ’61" dice Malagoli. "Da mio padre in poi, l'alternanza scuola-lavoro è stata fondamentale per la crescita. Prima ci rivolgevamo soprattutto agli istituti tecnici, mentre ora gli ITS ci danno quel quid in più che cercavamo". La motivazione? I ragazzi vengono formati per diventare tecnici specialistici, cosa che con la costante avanzata delle tecnologie fornisce alle aziende lavoratori preparati e altamente specializzati.

"In questa azienda abbiamo tre laureati, ma va detto che in un’azienda di 25-30 persone due ingegneri sono più che sufficienti. Oggi, dal punto di vista pratico, a noi fa molto più comodo un diplomato ITS, anche in termini di formazione e avanzamento di carriera. Un diplomato ITS oggi può raggiungere soddisfazioni addirittura maggiori in termini economici".

"L’alternanza scuola lavoro è una cosa stupenda" continua poi Malagoli, "perché permette a un'azienda di conoscere i ragazzi". La crescita in questo tipo di collaborazione, in verità, è sempre reciproca: da un lato l'impresa riesce a capire chi ha di fonte: le sue passioni, le sue attitudini, i suoi punti di foza e quelli deboli, molto di più di come farebbe se avesse di fronte a sé solo un curriculum. Dall'altro lo studente può rendersi conto di quali sono le aree da potenziare, ma anche che "può scattare una passione: lavorando in azienda sviluppa una consapevolezza maggiore".

Per Malagoli la formazione ITS è una grande opportunità per il territorio: "Secondo me questo tipo di esperienza è molto tarata per le aziende medio piccole: quando prendiamo un ragazzo dobbiamo essere sicuri che avranno un percorso con noi o con le aziende del territorio" spiega. "L'ITS finora non ha sbagliato un colpo: parlano i dati di occupazione. E lo dico da padre di una ragazza che sta studiando al Politecnico di Milano, ma ha delle lacune dal punto di vista pratico. Ad oggi siamo più interessati a una formazione ITS che non a una universitaria".