Filosofia rinascimentale: platonici e aristotelici

Filosofia rinascimentale: platonici e aristotelici A cura di Chiara Colangelo.

Filosofia rinascimentale, il pensiero dei filosofi platonici e aristotelici tra il 1400 e 1500. Storia, caratteristiche ed esponenti della filosofia durante l'Umanesimo ed il Rinascimento

1Umanesimo e Rinascimento

Marsilio Ficino (1433-1499): filosofo umanista italiano
Marsilio Ficino (1433-1499): filosofo umanista italiano — Fonte: getty-images

Per molto tempo i concetti di Umanesimo e Rinascimento sono stati distinti e classificati quasi come fossero due epoche distinte. Nel Novecento, invece, soprattutto per merito del contributo dello studioso Burdach, i due momenti sono stati avvicinati e visti come strettamente dipendenti l’uno dall’altro

L’Umanesimo è riferibile al periodo quattrocentesco e trova la sua zona d’elezione nell’Italia. Si caratterizza per l’attenzione data alle cosiddette “humanae litterae” e agli antichi classici greci e latini. L’uomo diventa il fulcro della speculazione, è il centro della ricerca e valorizza se stesso ponendosi come vero protagonista e responsabile del suo destino e della sua vita.  

L’attività prevalente degli umanisti è la filologia: i testi degli antichi sono riportati alla purezza del testo originale e vengono studiati senza che il loro contenuto venga travisato o “utilizzato” per conferme dottrinali. 

Il Rinascimento si diffonde nel Cinquecento in tutta Europa e deve il suo nome ad una vera e propria percezione di “rinascita”, dopo i secoli bui del Medioevo, in tutte le discipline (arte, filosofia, letteratura, religione). Gli uomini rinascimentali continuano a guardare all’antichità per trarne utili indicazioni pratiche e morali nel presente e valorizzano ancor di più l’attività dell’uomo e della sua ragione.   

I temi dell’Umanesimo e del Rinascimento saranno dunque orientati:  

  • ad un’ampia riflessione sull’uomo “fabbro del suo destino” e alla sua dignità,
  • ad una spiccata curiosità nei confronti della natura,
  • ad un ritorno alle origini come ispirazione per il presente.

2La disputa tra platonici e aristotelici

L’Umanesimo (o, in generale, lo “spirito rinascimentale”) italiano si manifestò soprattutto come:
1) Riscoperta della filosofia platonica, che dette origine al “platonismo rinascimentale” delle accademie.
2) Nuovo interesse verso Aristotele, che sfociò nell’ “aristotelismo rinascimentale” all’interno delle università.
Prima di addentrarci nell’analisi puntuale delle due correnti, possiamo subito riconoscere come la cosiddetta “disputa” tra platonici e aristotelici fu il tratto dominante dell’Umanesimo italiano

Al di là delle inimicizie personali, questa conflittualità -  che consisteva nel voler dimostrare la presunta superiorità di un filosofo sull’altro -  era motivata soprattutto dai differenti interessi che intercorrevano tra i filosofi:  

  • I platonici erano coloro che valorizzavano l’urgenza di una rinascita religiosa attraverso il ritorno a Platone, considerato la massima sintesi di tutta la religiosità antica.
  • Gli aristotelici, attraverso l’insegnamento di Aristotele, puntavano ad una rinascita della ricerca razionale e naturalistica.

3Il Platonismo

3.1Caratteristiche generali

Busto di Platone
Busto di Platone — Fonte: getty-images

L’interesse che gli Umanisti nutrirono per Platone fu coltivato nelle Accademie (ed in particolare quella fiorentina fondata da Marsilio Ficino) e motivato da un insieme di fattori concomitanti:       

Il 1453, anno della caduta di Costantinopoli in mano Ottomana, fu un anno chiave per il diffondersi della conoscenza di Platone. Molti intellettuali orientali, infatti, cercarono riparo in Italia e, esperti conoscitori del greco, contribuirono alla diffusione dei testi platonici originali. Mentre il Medioevo, infatti, aveva una conoscenza parziale delle opere, il Rinascimento aveva a sua disposizione i famosi Dialoghi e, per merito soprattutto di Ficino, cominciavano a comparire le prime traduzioni in latino.     

Platone fu considerato, senz’altro, il più letterario tra i filosofi antichi: grazie all’utilizzo frequente del mito e delle sue immagini metaforiche risultò suggestivo e affascinante. 

L’interesse per Platone e per la sua indagine dialettica e problematica si configurò, per alcuni, anche come una precisa scelta di campo e una presa di posizione contro la filosofia “chiusa” di Aristotele e la scolastica

I filosofi scelsero di avvicinarsi al platonismo soprattutto perché in Platone vedevano il pensatore più vicino alla propria religiosità. Tuttavia, Platone fu letto soprattutto attraverso Plotino e, dunque, deformato e riletto in chiave neoplatonica e cristiana. 

3.2Ficino e Pico della Mirandola

Ritratto di Marsilio Ficino
Ritratto di Marsilio Ficino — Fonte: ansa

Marsilio Ficino (1443-1499) fu il fondatore della celebre Accademia platonica nella Firenze della famiglia de’ Medici e, con le sue traduzioni in latino dei dialoghi, contribuì alla conoscenza e alla diffusione del platonismo in Italia.  

Il suo interesse fu soprattutto uno: ricomporre la frattura che si era generata, soprattutto grazie agli aristotelici, tra filosofia e religione. Tra la vera fede (il cristianesimo) e la vera filosofia (quella platonica) non c’è lontananza ma assoluta convergenza e Platone, secondo Ficino, era il filosofo che, più di tutti, incarnava una religiosità antichissima che avrebbe dovuto rinnovare l’uomo.  

Il cuore della speculazione del platonico è, infatti, l’uomo. Riprendendo la visione di Plotino, dall’unità (di Dio) tutto proviene e all’unità tutto torna; ma, in Ficino, il ruolo dell’uomo è accentuato. Nell’analisi dei cinque gradi della realtà (corpo, qualità, anima, angelo, Dio), infatti, l’anima dell’uomo è l’elemento fondamentale, è la “copula del mondo”, l’intermediario immortale tra divino e terrestre che agisce attraverso l’amore.   

Quest’ultimo, per Ficino, permette all’anima di ascendere verso il divino, e tale amore viene ricambiato da Dio che permette alla realtà di uscire dal caos e di ordinarsi.   

Ritratto di Pico della Mirandola (1463-1494): filosofo e umanista italiano
Ritratto di Pico della Mirandola (1463-1494): filosofo e umanista italiano — Fonte: ansa

Pico della Mirandola (14663-1494) non fu un vero e proprio rigido esponente del platonismo rinascimentale. Nonostante i suoi interessi fossero prevalentemente religiosi, fu, piuttosto, il filosofo che cercò di conciliare la filosofia orientale, la sapienza di Platone e Aristotele, senza rifiutare gli apporti della filosofia medievale e le influenze arabe ed ebraiche.  

A tal proposito, tentò di organizzare una grande discussione tra intellettuali provenienti da ogni parte del mondo, ma senza successo. Conserviamo, però, il discorso inaugurale, il De hominis dignitate, in cui sono condensate le migliori osservazioni sulla dignità dell’uomo.  

4L'Aristotelismo

4.1Caratteristiche generali

Aristotele (384 a.C.-322 a.C.): filosofo e scienziato greco antico. Opera di Pedro Berruguete
Aristotele (384 a.C.-322 a.C.): filosofo e scienziato greco antico. Opera di Pedro Berruguete — Fonte: getty-images

Mentre le accademie riscoprirono la filosofia antica, le università, e soprattutto quella padovana, seguirono un percorso analogo. Seppur non riuscirono più ad imporsi come l’istituzione culturale dominante, procedettero ad un abbandono del vecchio aristotelismo scolastico e si mostrarono, al contrario, più propense ad avvicinarsi al “vero” Aristotele. Iniziò, così, un’attenta esegesi dei testi dello Stagirita e dei suoi commentatori che diede avvio ad una nuova tendenza filosofica, l’ “aristotelismo rinascimentale”. 

Tali filosofi ebbero visioni discordanti su molte questioni, ma il loro pensiero presentò una sostanziale omogeneità per quanto riguarda: 

  • l’interesse verso lo studio della natura attraverso la ragione,
  • l’attenzione per i problemi legati alla conoscenza e alla definizione dell’anima,
  • la ricezione delle suggestioni platoniche in merito alla centralità dell’uomo e alla sua valorizzazione,
  • la distinzione netta tra le questioni riguardanti la fede e quelle derivanti dalla ragione.

L’aristotelismo, con la sua attenzione alla natura e all’osservazione dei dati raccolti tramite l’esperienza, contribuì così alla nascita di uno spirito “pre-scientifico”. Tuttavia, questi filosofi si scontrarono con un profondo limite: pur dichiarandosi fedeli ai principi della ragione contro quelli di fede, non seppero slegarsi e rendersi indipendenti dalle parole e dall’autorità del loro maestro. 

4.2Pomponazzi

Platone e Aristotele
Platone e Aristotele — Fonte: getty-images

Pietro Pomponazzi (1462-1525) è stato indubbiamente l’aristotelico che più si distinse nel panorama italiano rinascimentale. Insegnò filosofia prima a Padova e successivamente a Bologna, entrando spesso in urto con le posizioni della Chiesa e dei vecchi aristotelici

Difatti, i suoi intenti espliciti furono:      

1) Dimostrare come il mondo non sia dominato da interventi divini e soprannaturali, ma si regga attraverso un determinato ordine naturale. Nel mondo, cioè, sostiene Pomponazzi (riprendendo Aristotele), anche i miracoli e le stregonerie non sono degli accadimenti “soprannaturali” (oltre e al di fuori della natura) ma sono il risultato dell’azione degli astri celesti.      

2) Opporsi alla teoria dell’immortalità dell’anima, sostenuta da Tommaso e dai suoi discepoli e dalla Chiesa. Secondo Pomponazzi, l’immortalità dell’anima è insostenibile da un punto di vista razionale (in quanto l’anima è sempre unita ad un corpo mortale), ma da accettare solo per fede.