Filippo II di Spagna: biografia e storia dell'imperatore noto anche come Filippo il Prudente

Filippo II di Spagna: biografia e storia dell'imperatore noto anche come Filippo il Prudente A cura di Francesco Gallo.

Biografia di Filippo d’Asburgo, l’intransigente difensore del cattolicesimo Re di Spagna. Noto anche come Filippo il Prudente, Filippo II fermò l'avanzata degli ottomani con la Battaglia di Lepanto ma non sconfisse, con l'Invincibile Armata, la flotta di Elisabetta I

1Filippo II e l’inizio del Secolo d’Oro

Filippo II di Spagna, Galleria di Palazzo Brignole Sale a Genova
Filippo II di Spagna, Galleria di Palazzo Brignole Sale a Genova — Fonte: ansa

Quando nel 1556 Carlo V abdicò, divise i suoi poteri e il suo regno tra il fratello Ferdinando, a cui andarono Boemia e Ungheria, e il figlio Filippo II al quale toccò la corona di Spagna cui erano legati immensi possedimenti nel Nuovo mondo e in Europa (Regno di Napoli, Milano, Sicilia, Sardegna e Paesi Bassi). Il giovane Filippo II, in tal modo, ereditò dal padre i vasti domini in Europa e nelle Americhe, ma anche i presupposti per poter dominare da lì in avanti la vita politica europea.     

Il potenziale militare della Castiglia con i suoi Tercios, il controllo delle aree più ricche del continente con l’appoggio dei banchieri genovesi, nonché il flusso dei metalli preziosi provenienti dalle Americhe, mettevano a disposizione di Filippo un complesso di risorse che i sovrani degli altri paesi potevano soltanto sognare. Oltre a ciò, dal padre ereditò anche il senso di una missione religiosa da compiere in nome di Dio.    

Anche per questo motivo, Filippo II rafforzò i tribunali dell’Inquisizione - che dipendevano direttamente dal sovrano e non dal papa - proibì i viaggi all’estero degli studenti, l’introduzione dei libri stranieri e, in nome dei principi più rigidi della Controriforma, represse fortemente i moriscos, costringendoli ad abbracciare la fede cristiana.   

Monastero dell'Escorial a Madrid
Monastero dell'Escorial a Madrid — Fonte: istock

Nel 1557 il suo esercito si rese protagonista di una fortunata azione militare contro i francesi durante la famosa Battaglia di San Quintino. Per onorare questa vittoria, strappata nel giorno di San Lorenzo, Filippo II diede inizio ai lavori di costruzione di un monastero a una cinquantina di chilometri da Madrid, l’Escorial

Austero, inaccessibile, grandioso, con circa duemila stanze, il complesso architettonico voluto dal paladino della Chiesa cattolica — come da quel momento venne chiamato Filippo II — divenne il simbolo del suo regno e della sua intransigenza religiosa, la quale deve essere inquadrata nell'antica credenza secondo cui fosse la condizione e il presupposto per l’unità politica della corona, oltre che l’aspirazione profonda del popolo castigliano nell’eredità della Reconquista.

Il rigido assolutismo caratterizzato dalle continue restrizioni di libertà e di pensiero attuate dal paladino della Chiesa cattolica, come veniva chiamato da alcuni fervidi credenti, non ebbero gli stessi effetti soffocanti e negativi come invece era avvenuto in Italia, ma anzi il periodo in cui Filippo II regnò in lungo e in largo prese il nome di Secolo d’Oro. Con la nascita di artisti del calibro di Cervantes, Calderon e Velasquez a darne testimonianza imperitura.  

2Dalla pace con la Francia alla Battaglia di Lepanto

Ritratto di Carlo V
Ritratto di Carlo V — Fonte: ansa

In seguito alla vittoria nella Battaglia di San Quintino, nel 1559 Filippo II riuscì ad ottenere la Pace di Cateau-Cambrésis, attraverso la quale sanciva la sconfitta della Francia, la conquista dell’Italia dopo più di sessant’anni di guerra, e la totale supremazia sull’Europa. Ma a differenza del padre Carlo V, cresciuto tra la nobiltà fiamminga, Filippo II rivendicò sempre il suo carattere fortemente ispanico e per questo motivo fece della Castiglia e di Madrid, allora poco più di un villaggio, il centro della sua azione. Ma ciò che riteneva assai più importante era la piena unità politica della penisola iberica, la quale voleva diventasse uno stato nazionale. E ci sarebbe riuscito nel 1580, quando occuperà il Portogallo annettendolo alla corona di Spagna.   

In quel momento, Filippo II poteva vantare la completa egemonia nell’area del Mediterraneo la quale, però, era continuamente esposta agli attacchi dei corsari barbareschi e ottomani. A guidare le loro principali scorribande piratesche c’era Selim II, figlio del leggendario Solimano il Magnifico, che nel 1570 sferrò un attacco improvviso contro Algeri e Cipro, avamposto della cristianità. A difesa dell’isola, si costituì la Santa Lega con Genova, Venezia, Malta, Savoia e naturalmente la Spagna di Filippo II.  

Battaglia di Lepanto, dipinto anonimo del 1586
Battaglia di Lepanto, dipinto anonimo del 1586 — Fonte: redazione

Così il 7 ottobre 1571 si arrivò allo scontro finale e nel Golfo di Corinto ebbe luogo l’ultima grande battaglia della storia che vide protagoniste le navi e i remi. Le galere (o galeazze) ottomane erano superiori in numero, ma quelle cristiane più potenti nel fuoco. Il confronto, comunque, fu risolto sui ponti scivolosi delle navi con furibondi corpo a corpo figli della tecnica dell’abbordaggio, e terminarono con una carneficina.  

La schiacciante vittoria cristiana — determinata dall’affondamento di oltre 150 unità nemiche con 30.000 morti e con la liberazione di 15.000 schiavi cristiani —, oltre ad arginare definitivamente l’avanzata ottomana nel Mediterraneo, servì a Filippo II che, in tal modo, la fece passare come una sanzione divina degli ideali della Controriforma.   

Tale affermazione religiosa verrà poi esaltata da poeti, artisti e letterati tra cui uno in particolare che durante gli scontri a Lepanto era stato ferito e aveva anche perso l'uso della mano sinistra. Ricoverato a Messina nel Grande Ospedale dello Stretto, durante la degenza iniziò a scrivere quella che sarebbe poi diventata la sua opera più celebre, il Don Chisciotte della Mancia. Il suo nome era Miguel de Cervantes.    

3 Filippo II: la sconfitta dell’Armata invincibile e la rivolta nei Paesi Bassi

Dopo la Battaglia di Lepanto, il Mediterraneo rimase per molto tempo un crocevia di scambi e di traffici di spezie, grano, sale e sete orientali, che riempivano le stive delle numerose navi che ne solcavano i mari e che per questo motivo erano spesso vittima di un’intensa attività piratesca che rendeva la navigazione sempre più insicura. 

Oltre ai pirati, in quel momento fecero la loro apparizione i velieri nordici olandesi: veloci, facilmente manovrabili e ben armati, al fine di assicurarsi una fetta del commercio mediterraneo. A far detonare lo scontro tra Spagna e Paesi Bassi, in quel momento, concorsero però anche altri fattori di natura politica e religiosa. Da quando Filippo II aveva stabilito la sua sede a Madrid, a governare i Paesi Bassi pose la sua sorellastra Margherita seppur con poteri abbastanza limitati. La pressione fiscale che aveva messo in ginocchio l’economia olandese e le continue repressioni nei confronti dei calvinisti, provocarono l’insurrezione di alcuni nobili che per vendetta devastarono chiese e immagini sacre. 

Filippo di Spagna, (1527 - 1598), re di Spagna dal 1556 e unico figlio dell'imperatore Carlo V
Filippo di Spagna, (1527 - 1598), re di Spagna dal 1556 e unico figlio dell'imperatore Carlo V — Fonte: getty-images

Fu l’inizio della prima rivoluzione borghese dell’età moderna. Ma la risposta di Filippo II fu tremenda e oltre mille condanne a morte furono pronunciate nel tribunale straordinario da poco istituito dal duca di ferro Fernando de Toledo, detto il macellaio delle Fiandre. In tal modo, l’interesse politico di Filippo II in quel momento venne a coincidere sempre più saldamente con la sua missione di campione del cattolicesimo, e l'assolutismo si sposò alla più fanatica intolleranza religiosa. 

Ciò nonostante, nei Paesi Bassi la rivolta contro il dominio spagnolo non accennava a placarsi: la lotta contro il cattolicesimo intransigente di Filippo II sfociò in un’insurrezione. Nel 1579 le province protestanti del Nord dei Paesi Bassi diedero vita alla Repubblica delle sette Province Unite, che due anni dopo avrebbe proclamato la sua indipendenza dalla Spagna. 

Questa rivolta politico-religiosa ebbe il sostegno di Francia e Inghilterra, e gli eserciti uniti invasero le coste nordiche costringendo Filippo II a sborsare oltre dieci milioni di ducati per far fronte ai numerosi attacchi. Il denaro che affluiva dalle Americhe finì per scomparire rapidamente nelle campagne militari e nelle spese per la corte e i nobili del regno. Fu così che Filippo II finì per dichiarare più volte la bancarotta, un dramma finanziario che ebbe come conseguenza anche l’ammutinamento dei soldati rimasti senza paga.   

Ritratto di Elisabeth I Tudor
Ritratto di Elisabeth I Tudor — Fonte: getty-images

La sconfitta nei Paesi Bassi spinse Filippo II ad attaccare l’Inghilterra, prima però c’era da riorganizzare la flotta marittima rimasta senza soldati. Fu così che diede vita a quella che prese il nome di Invincibile Armata, una flotta composta da 130 vascelli a bordo dei quali avrebbero dato battaglia oltre 24.000 uomini.   

Il nemico da sconfiggere era Elisabetta d’Inghilterra — figlia di Enrico VIII e Anna Bolena — che era salita al trono nel 1533. Oltre ad aver appoggiato l’insurrezione nelle Fiandre, era ritenuta colpevole da Filippo II (e da tutta l’Europa cattolica) per aver ordinato l’esecuzione della regina di Scozia, la cattolica Maria Stuarda.  

Nonostante ciò, la flotta elisabettiana, seppur inferiore di numero, ebbe la meglio sull’Invincibile Armata che conosceva solo una tecnica di attacco: l’abbordaggio. Le più veloci navi inglesi, invece, con attacchi a distanza costrinsero gli spagnoli a ripiegare sulle coste irlandesi. Ma altre sconfitte in mare aperto, nonché una serie di catastrofiche tempeste, determinarono il crollo della potenza marittima spagnola che si credeva, appunto, invincibile.

Il crollò della potenza marittima spagnola coincise anche con quello di Filippo II che il 13 settembre 1598 morì nel suo amato Escorial. 

Se Dio avesse voluto un canale a Panama, ce lo avrebbe messo.