Le figure femminili nell'Odissea

Di Redazione Studenti.

Tema svolto sulle figure femminili nell'Odissea di Omero: Penelope, Calipso, Circe, Atena, Nausicaa e le altre. Caratteristiche e temi

FIGURE FEMMINILI NELL'ODISSEA

Quali sono le principali figure femminili nell'Odissea di Omero?
Quali sono le principali figure femminili nell'Odissea di Omero? — Fonte: getty-images

Nell’Odissea i personaggi femminili sono molti e importanti: da Penelope ad Atena, da Nausicaa alle divine Circe e Calipso, è tutto un susseguirsi di figure delineate nella loro individualità, con una varietà di sfumature.

L’immagine femminile che troviamo nel poema è quella di una donna bella: la bellezza é in effetti la prima caratteristica su cui si sofferma costantemente Omero quando presenta un personaggio femminile.

Alcune delle figure di donna che troviamo all'interno dei poemi omerici definiscono per la donna greca, in positivo o in negativo, il modello di comportamento ideale da imitare e il modello negativo da rifiutare.

DONNE NELL'ODISSEA

La donna infatti doveva conquistare la sua posizione rispettabile atraverso una serie di attività a lei deputata: la tessitura, la cura della casa e soprattutto la fedeltà, indispensabile in un buon matrimonio.

La tessitura in particolare è l'attività per antonomasia riservata alle donne nel mondo greco. Arte per eccellenza femminile, nelle donne comporta una serie di pratiche, conoscenze, competenze. Mentre gli uomini sono occupati in politica, filosofia o in guerra fuori dalle mura domestiche, la donna é relegata ideologicamente nell' "oikos" (la casa), al di fuori del quale sembra non esistere.

Questa figura si ritrova più volte: Elena, raffigurata a Sparta di nuovo in carica come moglie regale di Menelao nell'Odissea, è ancora circondata da meravigliosi strumenti per la tessitura, fuso d'oro e cestino con ruote in argento. Gli stessi attributi si ritrovano nella figura della regina Arete madre di Nausicaa nell'Isola dei Feaci, che tesse meditando vicino al focolare, e in Circe, che canta divinamente mentre tesse, come le Nàiadi e le Ninfe.

Nell’Odissea chi riassume tutte le caratteristiche positive che una donna dovrebbe avere è Penelope. Le sue doti e virtù diventano simbolo dell’idea e del modello di donna greca: bella, regale, abilissima nella tessitura e fedele al marito e alla famiglia.

Penelope è sempre stata vista come il simbolo di una fedeltà incrollabile e virtuosa: aspetta per vent'anni il marito che tutti credevano morto. Penelope ha all’interno dell’Odissea il ruolo di “polo statico”, verso cui tende la dinamica dell’azione di Odisseo, e di “filo conduttore” dell’intera Odissea: tutte le avventure del marito sono motivate dal fatto che vuole tornare da lei.

ODISSEA: LE DONNE AIUTANTI

Nel poema le figure femminili rivestono anche il ruolo di “aiutanti”: Atena è l’aiutante per eccellenza che assiste continuamente l’eroe. Sollecita il suo ritorno intercedendo presso Zeus, gli dà consigli utili, lo rende irriconoscibile fisicamente, e infine protegge suo figlio, Telemaco. Nell'Odissea, di cui è noto il carattere iniziatico del viaggio, è lei che favorisce il ritorno di Ulisse a Itaca.

Atena inoltre è l’unica figura femminile che ha non solo un ruolo definito, ma anche potere nell’odissea: in nessuna situazione mette in campo l'eventuale femminilità, attributo che le è del tutto estraneo. Dea virile e dea guerriera, Atena non sarà mai né madre né moglie: non è neppure figlia di donna essendo nata dalla testa di suo padre Zeus.

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Tra le altre donne nell'Odissea ci sono anche Circe e Calipso, che però nascondono aspetti di ambiguità: aiutano l’eroe, ma tentano anche di impedire il suo ritorno trattenendolo presso di loro.

La ninfa Calipso si innamora di Odisseo: vuole tenerlo per sempre nella sua isola, Ogigia. Odisseo è contrario: in lui prevale senso di responsabilità, pazienza, sottomissione al Fato, dolore, morte e coscienza, ed è per questo che Calipso riesce a tenerlo prigioniero per circa otto anni.

Dopo quel lungo periodo gli Dei mandano Ermes a liberare Odisseo: Calipso protesta amaramente di fronte al comando degli dei che le impongono di separarsi dall’uomo amato.

Tuttavia si sottomette a Zeus, aiuta Odisseo a costruire una zattera perché possa far rientro ad Itaca e gli procura abiti e viveri per il viaggio.

NAUSICAA

Odisseo, dopo essersi finalmente allontanato da Calipso, incorre nell'ennesimo naufragio per una violenta tempesta che lo trascina sull'isola dei Feaci. Qui incontra Nausicaa, figlia del re dell'isola, Alcinoo. La ragazza è andata alla spiaggia per lavare dei panni con le sue ancelle.

Nel sesto canto Nausicaa scorge Ulisse sulla spiaggia appena dopo il naufragio, e lo esorta a lavarsi al fiume. Così Odisseo, grazie anche all'influsso magico di Atena, recupera tutto il suo fascino: la ragazza si innamora all'istante.

Nausicaa è una figura bellissima, descritta con i toni più delicati che il poeta potesse usare.

La ragazza sta aspettando l’arrivo del suo sposo, che gli è stato annunciato in sogno da Atena. Ulisse, reso bellissimo dall’intervento della dea, è un tuffo al cuore per questa ragazza, che crede di vedere davanti a sé il suo futuro sposo. Le adulazioni di Ulisse, delicate e appropriate alla situazione affascinano la fanciulla, descritta come portatrice di una bellezza pura, ingenua, anche se non sprovveduta.

Omero mostra poi come Nausicaa segua in modo impeccabile le sacre regole dell’ospitalità anche davanti a uno sconosciuto. Lei dimostra la sua ammirazione per Ulisse in modo semplice e delicato quando lo invita a entrare da solo in città, per non destare pettegolezzi sul fatto che un uomo così bello si trovi accanto a lei.

LA MAGA CIRCE

Ulisse e Circe
Ulisse e Circe — Fonte: getty-images

Una volta ospitato nella reggia dell’isola dei Feaci, Ulisse inizia a raccontare le varie avventure in cui si è imbattuto prima di arrivare in quell’isola: dopo i Cìconi, i Lotofagi, Polifemo, l’isola di Eolo e i Lestrigoni, viene a contatto con un’altra figura femminile: la maga Circe.

L’episodio di Circe è quasi fiabesco, e riprende le tradizioni di favole che vedono come protagonisti maghe e incantesimi.

Quando i compagni di Ulisse si fermano davanti alla casa della maga Circe, circondata da lupi e leoni addomesticati che lei stessa ha stregato, vedono la dea che canta e tesse una grande e immortale tela, fine, splendente e graziosa. Circe sta tessendo la trama a Odisseo, attraverso cui l'uomo regredirà ad animale. Ma viene in aiuto a Ulisse il dio Ermes, simbolo del "mondo intermedio", che gli mostra come stabilire un patto con la dea: si unirà a lei, e proprio in virtù di questo patto e unione, Circe lo aiuterà nella sua discesa agli inferi.

Omero narra una femminilità seducente, sprezzante, ammaliante, beffarda. Circe si mostra risoluta, decisa, volitiva, superiore alle accettazioni facili e ai compromessi volgari.

Alle figure femminili nell’odissea viene attribuito più fascino quanta più è l'importanza che assumono: Calipso "avvolgente", Nausicaa confusa, innocente e palpitante, Circe lussuriosa, Penelope astuta e sapiente.

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