Il mercante nel Medioevo: storia, significato e caratteristiche

Il mercante nel Medioevo: storia, significato e caratteristiche A cura di Edoardo Angione.

La figura del mercante medievale: storia, significato, caratteristiche, ed evoluzione di questa figura nel corso del Medioevo

1Chi sono i mercanti? Significato del termine mercante

Richard Whitington, mercante e politico inglese del tardo Medioevo
Richard Whitington, mercante e politico inglese del tardo Medioevo — Fonte: getty-images

Cos’è un Mercante? Nel Medioevo, ed in particolare in Europa, i mercanti erano semplicemente persone che tentavano di sopravvivere o di arricchirsi attraverso il commercio. Questo non significa che i mercanti medievali si limitavano a vendere cose. Scopriremo insieme in che modo, nel corso del Medioevo, i mercanti cercheranno di influenzare la politica delle proprie città, talvolta arrivando ad occupare importanti posizioni di governo. La vicenda storica dei mercanti nel Medioevo testimonia bene come, tra il XII ed il XVI secolo, il lavoro inizia ad affermarsi non più come un’attività degradante, ma come un mezzo per diventare liberi.     

2Il mercante e i Tre Ordini Feudali

La parola stessa ‘mercante’ nasce nel Medioevo, intorno al XIII secolo. Deriva dalla parola ‘mercatante’, che indicava chi esercitava la ‘mercatura’.
Lo storico francese Georges Duby (1919-1996), tra i più importanti studiosi di Medioevo nel ‘900, ha evidenziato con le sue ricerche che intorno all’anno 1000 in Europa si immaginava la società come idealmente divisa in tre ordini: chi pregava (oratores), chi combatteva (bellatores), e chi coltivava la terra (laboratores). Secondo questa mentalità tipica della società feudale, i tre ordini rispecchiavano l’ordine divino che, in ultima analisi, governava il mondo e la realtà quotidiana degli uomini.   

Re Luigi VI di Francia concede nel 1108 una carta che aiuta i mercanti a proteggere i loro interessi
Re Luigi VI di Francia concede nel 1108 una carta che aiuta i mercanti a proteggere i loro interessi — Fonte: getty-images

Contrariamente a quanto in linea di massima avviene oggi, le persone comuni si identificavano strettamente non soltanto con la propria famiglia, ma anche con l’appartenenza al proprio ordine. L’ordine chiariva il ruolo di una persona nella società, e nello stesso tempo la proteggeva dalla violenza del tempo.
I mercanti metteranno tutto ciò in crisi. Questo perché, non potendo dipendere soltanto dalla provvidenza e dalle regole divine, cercheranno di realizzare nel mondo i propri interessi.   

3L’individuo, la città ed il lavoro

Sempre intorno all’anno Mille, la popolazione europea inizia a crescere in modo rapido per almeno tre secoli. Crescono anche le città: luoghi perfetti per fare affari, e dove circolano grandi quantità di ricchezza. In Europa, la città diventa il luogo dove si stabiliscono i mestieri e dove circola il denaro. Prima di allora, in linea di massima, le città erano state soltanto un rifugio. Un luogo fortificato dove potersi difendere dai barbari. Pian piano, nel corso del Medioevo, con i mercati e con la crescita delle attività commerciali, la città inizia diventa un luogo di passaggio dove fare affari. Il forestiero non sarà più visto soltanto come un nemico, ma anche come un’opportunità: gli stranieri arrivano in città per comprare e per vendere, per riparare o per commissionare lavori, o talvolta per trovare lavoro.

È a questo punto che i mercanti iniziano ad emergere. All’inizio come gruppo marginale, talvolta addirittura disprezzato o visto con sospetto. Questo perché il lavoro, secondo gli ordini feudali, era percepito come una sorta di castigo per il peccato originale. Con i mercanti cambia tutto: il lavoro inizia a diventare per l’uomo, a partire dal XII secolo, uno strumento di riscatto. Nei manuali degli ordini mendicanti, che si insediano nelle città, l’uomo che lavora inizia a trovare il proprio posto nella società. Inizia ad imporsi un certo individualismo: cresce il numero delle autobiografie, si inizia a leggere in silenzio e non più collettivamente ad alta voce. Iniziano anche a svilupparsi i cognomi, prima una prerogativa riservata soltanto ai nobili, e soltanto successivamente adottata anche dai mercanti. 

4Il mestiere del mercante

Un mercante medievale desiderava innanzi tutto la prosperità, e per ottenerla non poteva semplicemente affidarsi all’ordine costituito o alla volontà divina. Secondo Benedetto Cotrugli, mercante, ma anche diplomatico e uomo di lettere vissuto nel XV secolo, il mercante doveva essere in grado di ‘governare lui, et le sue mercanzie et denari con certo ordine tendente a lo fine suo’. In altre parole, un mercante doveva tenere sotto controllo una serie di cose. Per riuscirci, bisognava imparare ad utilizzare mezzi un tempo riservati al clero, come la lettura e la scrittura. Soltanto così un mercante poteva conoscere prezzi, valore delle monete, e usanze dei luoghi dove portava i propri affari.  

Francesco di Marco Datini in un ritratto di Alessandro Allori (1535-1607)
Francesco di Marco Datini in un ritratto di Alessandro Allori (1535-1607) — Fonte: ansa

Al contempo, tra il XII ed il XIII secolo, i commerci europei iniziavano ad ampliarsi - anche grazie alle conquiste in Terra Santa. Qui, per la prima volta i mercanti cristiani (ed in particolare italiani) riuscivano  a comprare a prezzi molto vantaggiosi le merci provenienti dai mercati orientali.
In Italia, le corporazioni mercantili organizzeranno dei servizi postali molto efficaci per tenersi aggiornati sulle evoluzioni economiche, sociali e politiche del mondo conosciuto. Gli archivi di un mercante potevano raggiungere dimensioni straordinarie: nel caso di Francesco Datini, mercante di Prato, sono state ritrovate ben 150.000 lettere. Essere informati permetteva ai mercanti di prendere decisioni migliori con prudenza e con misura: due virtù considerate fondamentali per mantenere le proprie ricchezze. Secondo Paolo da Certaldo, mercante del XIV secolo, ‘molto è bella cosa e grande sapere quadagnare il danaio, ma più bella cosa e maggiore è saperlo spendere con misura e dove si conviene’.

5I mercanti e le innovazioni

Dalla corrispondenza dei mercanti medievali, gli storici hanno ricavato che il principale interesse del mercante del Medio Evo era l’accumulazione continua di ricchezze. “Se tu hai denari”, scriveva Paolo da Certaldo, “non ti stare e non gli tenere nella casa morti”, perché “meglio è indarno fare, che indarno stare”. In altre parole, bisognava far fruttare il denaro, e le attività del mercante non dovevano mai fermarsi. Per risolvere una serie di problemi, i bisogni dei mercanti portano ad una serie di innovazioni che oggi diamo per scontate, ma che al tempo cambiarono veramente la vita delle persone.

Per tenere sotto controllo i propri soldi ed i propri interessi, un mercante medievale aveva bisogno di tenere i conti in modo preciso. Per questo i mercanti italiani alla fine del XIII secolo perfezionano la partita doppia, sistema di contabilità che permette mettere in relazione le entrate alle uscite. Un altro aspetto importante era la misura del tempo, di cui il mercante aveva bisogno per meglio pianificare le proprie attività ed i propri investimenti: già allora, per un mercante, il tempo era denaro. Spuntano così i primi calendari, ma anche, nel XIII secolo, i primi orologi meccanici.

Naturalmente, il mondo nel Medioevo era pieno di pericoli. Quando si spostava denaro, bisognava stare attenti a calamità naturali, banditi, pirati e guerre. Per risolvere questo problema, i mercanti ed i banchieri inventano già nel XII secolo la lettera di cambio. Per gli stessi motivi si investe in nuove tecnologie capaci di facilitare la navigazione: navi più capienti e tecnologie più sicure (come la bussola) permetteranno la navigazione anche durante la cattiva stagione. Per facilitare le comunicazioni vengono costruiti ponti più sicuri e stabili.

Bussola medievale del 1191 nella città di Sibiu, Romania
Bussola medievale del 1191 nella città di Sibiu, Romania — Fonte: ansa

Si sviluppa così gradualmente un mondo meno soggetto ai capricci degli elementi e a quella che si considerava essere la volontà divina. Il contratto di assicurazione, che si sviluppa nelle città italiane del XIV secolo, è forse uno dei risultati più chiari di questa razionalizzazione degli scambi commerciali, che consentirà alle imprese di sfidare la natura.
Un po’ come le assicurazioni potevano essere un modo per evitare i rischi della vita, la stessa invenzione del Purgatorio (XII secolo), secondo un altro importante studioso francese del Medioevo, Jacques Le Goff, presentava la possibilità di sfuggire a ciò che per le persone di allora era il principale rischio della morte: l’inferno. Con lo sviluppo delle dottrine del perdono, il mercante acquisirà gradualmente legittimità e rispettabilità nel mondo cristiano.
 

6I mercanti e la politica

Nel corso del Medio Evo, i mercanti sapranno man mano entrare in relazione con il potere. In cambio della ricchezza generata dalle tasse, ad esempio, i signori (ancora dotati del potere militare) proteggevano i mercanti, facilitando il fiorire delle grandi fiere mercantili (come quelle della Champagne). 

Altre volte, però, non era possibile arrivare ad un compromesso: in questi casi i mercanti arrivarono molto spesso a sfidare l’autorità signorile. In entrambi i casi, il risultato dell’attività politica dei mercanti è che le città si dotarono di istituzioni di autogoverno: talvolta con il beneplacito signorile, altre volte in seguito a tumulti e ribellioni. In città il mercante assumeva così ruoli politici ed amministrativi. Le città divennero centri di cultura, dotati della capacità di regolare e sviluppare la propria economia.  

Attraverso politiche matrimoniali, le famiglie mercantili riuscirono ad inserirsi nei grandi lignaggi signorili, arrivando presto ad occupare cariche di potere. Grandi famiglie mercantili, in città italiane come Genova, Firenze e Venezia, o anseatiche come Lubecca, acquisirono un’importanza massima riuscendo a controllare, a partire dal XIII secolo, le assemblee dirigenti, instaurando persone di fiducia nel commercio e controllando il conio di monete. La ricchezza non bastava più: emblematico, in questo senso, il caso dei Medici a Firenze. I governi popolari delle città, come si chiamavano in questo periodo, non erano democrazie: si trattava al contrario di oligarchie, dove il commercio e la politica andavano di pari passo.

Mercato coperto medievale nel 1400. I prodotti in vendita sono principalmente scarpe e stoviglie
Mercato coperto medievale nel 1400. I prodotti in vendita sono principalmente scarpe e stoviglie — Fonte: getty-images

Tutto ciò che poteva disturbare gli affari, come guerre, calamità e tumulti, andava evitato: in politica i mercanti si proponevano come amanti della pace e della stabilità. Questo significava opporsi alle rivolte del popolo minuto, come a Firenze nel 1378, quando le corporazioni mercantili più ricche sedarono il Tumulto dei Ciompi. Non fu un caso isolato: i tumulti popolari, che andarono ad aumentare tra il XIII ed il XIV secolo, rappresentano una forma di resistenza del popolo minuto all’oligarchia mercantile, spesso accompagnato da appelli a poteri superiori come il re o l’imperatore.

Tuttavia l’economia dettava ormai le decisioni politiche, e la vita sociale veniva scandita e strutturata dal lavoro. Il mercante era ormai riuscito ad imporsi come una figura centrale, la cui logica e mentalità influenza la nostra società ancora oggi.

7Conclusione

Abbiamo cercato di dimostrare come, durante il Medioevo, la mentalità del mercante entrò inizialmente in contrasto con la cultura del tempo. Nonostante la forte presa della religione sulla società medievale, i mercanti riuscirono a realizzare i propri interessi in molti modi, in particolare inventando strumenti di cambio e di credito, facilitando le comunicazioni, acquisendo potere nelle città, e rendendo il territorio più sicuro per lo svolgimento delle proprie attività.
La diffusione del capitalismo mercantile, tra XII e XV secolo, contribuirà alla soppressione di molte barriere naturali, culturali, morali, religiose ed intellettuali, modificando fortemente la società europea.