Femminicidio e condizione delle donne nella storia: ricerca

Di Redazione Studenti.

Femminicidio e condizione delle donne nella storia: introduzione storica, differenze tra divisione tra paesi sviluppati e in via di sviluppo e breve approfondimento sul femminicidio

FEMMINICIDIO E CONDIZIONE DELLE DONNE NELLA STORIA

Condizione della donna nella storia e femminicidio: ricerca
Condizione della donna nella storia e femminicidio: ricerca — Fonte: getty-images

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 25 novembre, i docenti potrebbero chiederti di scrivere un tema sul fenomeno o fare una ricerca. Di seguito trovi una relazione da cui partire per approfondire la condizione delle donne nella storia e il tema del femminicidio.  

La discriminazione della donna è stata ed è ancor oggi uno dei fenomeni negativi che colpisce tutto il mondo. La sua condizione ha subito molti cambiamenti, spesso in positivo, ma permangono ancora molti problemi. Nel passato la donna non godeva della maggior parte dei diritti riservati invece agli uomini.

LA DONNA NELL'ANTICHITA'

Ancora oggi in alcuni Paesi l'uguaglianza dei diritti è lontana. Nei Paesi più sviluppati, le donne, per raggiungere una posizione sociale, hanno dovuto lottare a lungo e ci sono state molte battaglie per la loro emancipazione. Nell'Antica Grecia, e in particolare ad Atene, le donne non avevano il diritto di voto e non potevano praticare nemmeno attività sportive. Anche nell'Antica Roma le donne non partecipavano alla vita politica e avevano bisogno di un uomo della famiglia che facesse loro da tutore per esercitare i proprio diritti civili.

VERSO IL DIRITTO DI VOTO

Nel Medioevo la situazione non migliorò: la donna era considerata un oggetto nelle mani del padre finchè questo non la vendeva ad un altro uomo. È solo nei secoli successivi che la donna iniziò una lenta salita nella società: durante la Rivoluzione Francese le donne cominciarono a capire che potevano cambiare la loro situazione basandosi sui tre principi a base della rivolta. Nell'epoca Napoleonica c'erano stati dei miglioramenti per quanto riguardava la condizione femminile, i quali, però, erano crollati con la morte di Napoleone. Uno dei primi movimenti che mirava alla conquista della parità dei diritti delle donne con quelli degli uomini, era quello delle suffragette sviluppatosi nell'800, che mirava al raggiungimento del suffragio universale.

Questo clima favorevole nei confronti delle donna sarebbe crollato odurante gli Anni '20 e '30, soprattutto in Germania e in Italia dove le donne erano considerate tali a partire dalle loro capacità riproduttive. Durante la Seconda Guerra Mondiale, le donne iniziarono ad entrare nel mondo del lavoro per sostituire gli uomini nelle fabbriche e per provvedere al sostentamento della famiglia. Nel 1946, al termine della Guerra, in Italia venne riconosciuto il contributo che le donne avevano dato per arrivare alla liberazione nazionale e, finalmente, il 2 giugno 1946 poterono votare al referendum che fece dell'Italia una Repubblica.
Dagli Anni Cinquanta la questione femminile esplose in tutto il mondo occidentale, grazie al moltiplicarsi dei movimenti femministi.

LA CONDIZIONE DELLA DONNA NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO

Difficile resta la vita delle donne nel Medio Oriente, la cui condizione non è slegata dalla religione. Le donne sono sempre sottoposte all'autorità di un uomo, che sia il padre, il marito o un fratello. Non hanno libertà di movimento e di espressione, sono escluse dalla vita pubblica e politica, nei locali pubblici hanno entrate separate da quelle degli uomini e devono indossare il burqa.

IL FEMMINICIDIO

Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità la prima causa di uccisione nel Mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l'omicidio da parte di persone conosciute. Questo fenomeno viene chiamato femminicidio: questo termine, che deriva dall'inglese femicide, indica gli omicidi basati sul genere. Con questo termine non si indicano soltanto gli omicidi di donne commessi da parte di partner o di ex, ma anche quelli delle ragazze uccise dai padri perchè rifiutano il matrimonio che viene loro imposto, quelli delle donne uccise dall'AIDS contratto da partner che ha tenuto nascosta la sieropositività e, se si torna indietro nel tempo, si sta parlando anche delle donne accusate di stregoneria e bruciate sul rogo.

Secondo la criminologa statunitense Diana Russell, ciò che accomuna tutte queste donne è il fatto di essere state uccise “in quanto donne”. La loro colpa è stata quella di aver trasgredito al ruolo ideale di donna imposto dalla tradizione, di essersi prese la libertà di decidere cosa fare delle proprie vite, di essersi sottratte al potere e al controllo del proprio padre, marito o compagno.

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