Favola e fiaba: caratteristiche, differenze e analogie

Cosa sono e qual è la differenza tra favola e fiaba? Caratteristiche e struttura di questi due generi della narrazione, destinati prevalentemente ad un pubblico infantile
Favola e fiaba: caratteristiche, differenze e analogie
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1Favola e fiaba: forme della narrativa breve

Favola e fiaba: caratteristiche, differenze e analogie.
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Tra le prime forme della narrativa breve che conosciamo nel corso della nostra vita, ci sono sicuramente favola e fiaba. Fin dalla tenera età, ascoltiamo – e, con il tempo, leggiamo – questi racconti brevi capaci di segnare le nostre vite, ma non sempre riusciamo ad affermare con certezza se quella che abbiamo davanti è una favola o una fiaba. 

Molto spesso, infatti, questi due termini vengono utilizzati come sinonimo l’uno dell’altro; in realtà, però, si riferiscono a due tipi di narrazione molto diversi, anche se entrambi destinati prevalentemente a un pubblico infantile. 

L’ambiguità tra i due termini, e di conseguenza tra le due forme narrative, si manifesta anche a livello etimologico: favola e fiaba, infatti, derivano entrambi dal latino fabula, che a sua volta deriva dal verbo fari, che significa "parlare", "raccontare". È quindi nostro compito entrare nel merito di ciascuna delle due forme della narrativa breve, così da comprendere punti di contatto e differenze tra favola e fiaba. 

2La favola: storia e caratteristiche

La favola è una delle forme della narrazione più diffuse in tutto il mondo, che ha ottenuto nei secoli una fortuna straordinaria: ricorre, infatti, nella cultura di ogni Paese, rappresentandone quasi un elemento identitario. Si tratta di testi semplici, di origine popolare, che parlano dei vizi e delle virtù degli esseri umani e si propongono di offrire un insegnamento, una morale, al lettore (o all’uditore). 

2.1La storia della favola

La favola è un genere letterario antichissimo: esistono delle testimonianze di favole risalenti al 2000 a.C., nella zona della Mesopotamia. Non mancano testi antichi anche in Egitto e in India, spesso di contenuto avventuroso.   

Ritratto di Esopo (620 a.C.-560 a.C. circa) di Luca Girolamo.
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In Occidente, il primo ideatore di favole fu Esopo, scrittore greco del VI secolo a.C., autore di circa 400 testi. Le favole di Esopo stabilirono un canone per tutto il mondo occidentale: a esse si ispirò, ad esempio, Fedro (20 a.C. – 50 d.C. circa), autore delle più note favole scritte nella civiltà romana. 

La favola ebbe grande fortuna nel Medioevo – ne è un esempio il Roman de Renart (XII-XIII secolo d.C.) – e poi, nel Cinquecento, durante il Rinascimento. Appartiene al secolo successivo, il Seicento, uno dei più noti autori di favole della storia della letteratura occidentale: stiamo parlando di Jean de La Fontaine (1621-1695) che, ispirandosi a Esopo e Fedro, scrisse le sue Favole in versi, rappresentando i vizi e le virtù dell’epoca in cui visse.  

La favola: storia e caratteristiche.
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Anche il Settecento fu un secolo di grande splendore per la favola, anche grazie alle opere di teorizzazione del genere, tra cui spiccano i Trattati sopra la favola (1759) del tedesco Gotthold Ephraïm Lessing (1729-1781): in essi l’autore sostiene la funzione filosofica e pedagogica della fiaba, analizzandone la storia e le caratteristiche. 

Tra gli autori di favole del Novecento vanno invece ricordati l’inglese Beatrix Potter (1866-1943) e gli italiani Trilussa (1871-1950), Alberto Moravia (1907-1990), e Gianni Rodari (1920-1980). Tra i contemporanei, invece, non si può non menzionare il cileno Luis Sépuvelda (1949-2020), la cui opera più importante del genere è senza dubbio Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (1996). 

2.2Le caratteristiche della favola

Il lupo e l'agnello: favola di Fedro. Litografia di Poliorama Pittoresco.
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Le origini popolari della favola ne hanno determinato alcune delle caratteristiche più importanti. Tra queste, il fatto che queste narrazioni abbiano spesso come protagonisti gli animali, che presentano caratteristiche tipiche degli uomini e ne incarnano vizi e virtù. Era questo, infatti, un escamotage per i ceti sociali più umili per poter esprimere apertamente il proprio pensiero, senza incorrere in spiacevoli conseguenze. 

Se dovessimo riassumere le caratteristiche della favola, potremmo dire che: 

  • i protagonisti, come già detto, sono spesso animali con caratteristiche umane
  • la psicologia dei personaggi non viene approfondita; essi incarnano dei tipi e ciò che interessa è il vizio o la virtù che essi rappresentano (vengono proprio dalle favole espressioni come “astuto come una volpe”, “lento come una formica”, etc);
  • i personaggi sono spesso posti in contrapposizione l’uno all’altro, creando una dinamica buono contro cattivo;
  • il linguaggio utilizzato è semplice e spesso ricorre a formule popolari;
  • l’intreccio  è semplice e lineare;
  • il tempo e il luogo sono appena delineati: non rappresentano un elemento importante per lo sviluppo della storia e, anzi, insieme all’ambientazione in un passato indefinito, contribuiscono a sottolineare l’universalità del messaggio che viene trasmesso;
  • il racconto è solitamente molto breve;
  • alla fine è presente un insegnamento, una morale: la favola si pone così un intento didascalico ed educativo, oltre che di intrattenimento.

Solitamente, la narrazione della favola segue uno schema ben preciso, che può essere diviso in tre fasi:

  1. l’enunciazione della situazione iniziale, con la presentazione dei personaggi e del luogo dell’azione;
  2. lo svolgimento della trama;
  3. l’enunciazione della morale.

3La fiaba: storia e caratteristiche

Fiaba: storia e caratteristiche.
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Quando parliamo di fiabe ci riferiamo a delle narrazioni fantastiche che, oltre a intrattenere il pubblico di lettori o di uditori, nascono con un preciso intento educativo: quello di preparare i giovani ad affrontare le difficoltà della vita, offrendo – attraverso virtù e vizi dei personaggi – dei modelli di comportamento. Per questo motivo, nel corso dei secoli, le fiabe sono diventate un mezzo di trasmissione dei valori culturali, delle tradizioni e dei costumi delle comunità in cui venivano raccontate. 

3.1La storia della fiaba

La Sirenetta di Hans Christian Andersen illustrata da Edmund Dulac.
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La fiaba ha origini antichissime ed è difficile tracciarne una cronistoria. Si tratta di racconti popolari anonimi, quindi privi di un autore, e di tradizione orale

Le fiabe che possediamo oggi, infatti, sono frutto di trascrizioni fatte da alcuni studiosi in epoca moderna. Tra questi, vanno sicuramente menzionati:  

  • Charles Perrault (1628-1703), nella cui Histoires ou Contes du temps passé, avec des Moralités(1697) sono raccolte alcune fiabe celebri come Cappuccetto rosso, La bella addormentata nel bosco, Cenerentola e Il gatto con gli stivali;
  • i fratelli Grimm che nell’Ottocento curarono le raccolte delle Fiabe (1812-1822) e delle Saghe germaniche (1816-1818), nelle quali possiamo leggere fiabe come Hänsel e Gretel, Pollicino e Raperonzolo, nonché alcuni testi già presenti nella raccolta di Perrault;
  • Hans Christian Andersen (1805-1875), autore danese della raccolta Fiabe e storie, nelle quali riutilizzò in modo originale il grande patrimonio delle fiabe nordiche, scrivendo dei piccoli capolavori come Il brutto anatroccolo, La sirenetta, La principessa sul pisello, Pollicina.

Non va dimenticato, in ambito italiano, Italo Calvino (1923-1985), con la sua raccolta di Fiabe italiane (1956). Tra gli autori di fiabe contemporanee ricordiamo anche Roald Dahl (1916-1990). 

3.2Le caratteristiche della fiaba

Dopo aver tratteggiato brevemente la storia della fiaba, cerchiamo di capirne le caratteristiche principali:

  • La fiaba è una narrazione breve in cui è presente l’elemento fantastico e soprannaturale: non mancano orchi, streghe, maghi, indovini, gnomi, incantesimi e oggetti magici.
  • I personaggi, quindi, provengono sia dal mondo reale che da quello fantastico; sia gli uni che gli altri sono però privi di una profonda caratterizzazione psicologica e rappresentano, piuttosto, degli stereotipi. Difficilmente li vedremo cambiare o evolvere nel corso della narrazione: ognuno di essi rappresenta un vizio o una virtù.
  • Le trame delle fiabe hanno spesso un fine ben preciso: quello di esortare il lettore ad affrontare le difficoltà della vita, con la consapevolezza che esiste una soluzione a tutti i problemi. Per questo motivo, le fiabe hanno quasi sempre un lieto fine (spesso enunciato con la celebre formula «e vissero tutti felici e contenti»), dove la virtù e la bontà vincono.
  • Pur raccontando eventi inverosimili le fiabe affrontano temi cari all’intera umanità: la morte, la povertà, la vecchiaia, il coraggio,
  • Le fiabe sono ambientate in un passato indeterminato (ben esplicitato dalla formula “C’era una volta…”), spesso senza che vi siano ulteriori indicazioni cronologiche: questa indefinitezza temporale contribuisce a rendere attuali le storie raccontate nelle fiabe.
  • Anche lo spazio in cui sono ambientate le fiabe è spesso avvolto nella vaghezza e assume una funzione simbolica: il bosco, ad esempio, rappresenta l’ignoto e, di conseguenza, il pericolo; una casa, al contrario, può simboleggiare un rifugio.
  • Il linguaggio utilizzato è semplice e spesso ricorre a formule fisse; non mancano filastrocche e formule magiche.

3.3La fiaba e lo schema di Propp

La fiaba e lo schema di Propp.
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Vladimir Propp (1895-1970), linguista e antropologo russo, nel suo saggio Morfologia della fiaba (1928) compì un’operazione di ricerca di quegli elementi comuni tra tutte le fiabe. Lo studioso giunse alla conclusione che, indipendentemente dalla storia raccontata, le fiabe presentano delle caratteristiche ricorrenti.

Innanzitutto l’aderenza a uno schema generale, che può essere così riassunto: 

  1. Equilibrio introduttivo (situazione iniziale);
  2. Rottura dell'equilibrio iniziale (esordio);
  3. Azioni dell'eroe (peripezie);
  4. Ristabilimento dell'equilibrio (scioglimento).

Inoltre, Propp individuò 7 personaggi tipo, caratteristici delle fiabe:

  1. Eroe: protagonista della fiaba che, dopo una serie di peripezie, trionferà;
  2. Antagonista: l'oppositore dell'eroe;
  3. Falso eroe o antieroe: colui che, con l’inganno, si sostituisce all'eroe per ottenere vantaggi;
  4. Mandante: chi assegna la missione all’eroe, consapevolmente o inconsapevolmente;
  5. Mentore/Donatore: la guida dell'eroe, che lo prepara al conflitto o gli fornisce un oggetto magico che lo aiuterà a trionfare;
  6. Aiutante: chi aiuta l'eroe a portare a termine la missione;
  7. Principessa: premio finale per l'eroe.

Non solo personaggi, ma anche azioni: secondo Propp, infatti, è possibile individuare delle funzioni ricorrenti, delle azioni, che i personaggi svolgono all’interno della narrazione. Propp, di queste funzioni, ne identificò 31; in ogni fiaba, secondo l’autore, ne è presente almeno una e rappresenta quel nucleo narrativo che manda avanti l’intero racconto.