Europa alla scoperta del nuovo mondo: storia, significato e conseguenze

Europa alla scoperta del nuovo mondo: storia, significato e conseguenze A cura di Federico Goddi.

Storia dei paesi europei alla scoperta del nuovo mondo: progetti e spedizioni che hanno cambiato la storia e conseguenze delle nuove scoperte

1L’era delle scoperte e il Nuovo Mondo

Cristoforo Colombo
Cristoforo Colombo — Fonte: istock

Nel XV secolo il Mediterraneo avrebbe perso la posizione di centralità economica. Anche a causa dello sbarramento ai traffici tra oriente e occidente imposto dall’Impero ottomano, le potenze del vecchio continente cercarono nuove vie di comunicazione. Iniziava così l’epopea delle grandi scoperte.

Si cercò allora di capire se esistesse la possibilità di circumnavigare l’Africa per raggiungere l’Oceano Indiano (unicamente via mare). Il figlio del re del Portogallo, Enrico il Navigatore, si impegnò strenuamente per raccogliere i mezzi necessari e tentare l’impresa, Presto arrivarono i primi risultati: nel 1445 furono scoperte le Isole di Capoverde, e successivamente Bartolomeo Diaz doppiò la punta estrema del continente, che prese il nome di Capo di Buona Speranza (1487). Fu allora che fece la sua apparizione la caravella portoghese: un piccolo veliero estremamente maneggevole, la cui velocità fu superata solo dalle imbarcazioni del XIX secolo.  

La conquista dell’alto mare divenne la pietra angolare dell’espansione economica europea verso il Nuovo Mondo, tuttavia, lo storico cambiamento può essere compreso pienamente solo analizzando il concetto stesso di “scoperta geografica”. Le nuove imprese non erano infatti paragonabili a viaggi come quelli di Marco Polo, poiché sviluppate all’interno di un disegno d’espansione politica. L’evento di rottura fu certamente la scoperta dell’America, nel 1492, ad opera di Cristoforo Colombo. In essa si mescolarono un inedito spirito d’avventura, nuove conoscenze scientifiche e vecchie trame politiche. Col sostegno della regina di Spagna, Colombo salpò verso occidente credendo di raggiungere l’Asia, ma in realtà non scoprì la via più breve per le Indie, bensì un nuovo continente

I viaggi di Colombo avevano principalmente uno scopo economico: l’apertura di rotte verso la terra delle spezie. Al ritorno dell’esploratore, non a caso, la Spagna si era affrettata a richiedere al papato il riconoscimento dei propri diritti sulle terre d’occidente. Ciò provocò la reazione portoghese: i lusitani vedevano infatti preclusa l’espansione verso ovest. Nel giugno del 1494, il contenzioso si chiuse con la firma del trattato di Tordesillas, che divideva le sfere d’espansione: la raya, un meridiano distante 370 leghe dalle isole di Capoverde, segnò il confine. A occidente di quel meridiano dovevano dirigersi gli interessi spagnoli, a oriente volgersi quelli portoghesi.

Dopo qualche anno, i viaggi di Colombo verso il Nuovo Mondo furono seguiti dalle imprese del portoghese Vasco da Gama, che giunse a Calicut (India). Nel 1500 il mondo osservò una nuova formidabile scoperta: Pedro Alvarez Cabral, mentre costeggiava l’Africa fu ricacciato ad occidente da una serie di tempeste, approdando casualmente su una nuova terra, che chiamò Brasile. Al fiorentino Amerigo Vespucci dobbiamo le esplorazioni delle coste meridionali del continente americano, che da lui prese il nome. Fu lo stesso Vespucci a rilevare che Colombo aveva scoperto un nuovo continente e non le Indie. Le notizie delle grandi ricchezze scoperte dal navigatore genovese spinsero le altre potenze europee a finanziare imprese sui mari. Ad esempio, gli inglesi volsero gli interessi alla terre dell’America settentrionale, ignorando il trattato di Tordesillas. 

Vasco Da Gama
Vasco Da Gama — Fonte: ansa

Le rotte verso il Nuovo Mondo si allungavano sempre di più, e a trent’anni dalla scoperta dell’America, avvenne il primo viaggio intorno al mondo ad opera di Ferdinando Magellano. L’esploratore portoghese superò la punta meridionale dell’America e raggiunse le Filippine, dove fu ucciso dagli indigeni. I costi umani della spedizione erano stati elevati: su 265 partecipanti meno di venti erano sopravvissuti. La disarmante imperturbabilità con la quale uno dei superstiti descrisse gli inganni nei confronti degli indigeni testimonia vividamente, ancor oggi, la violenza dell’espansione coloniale europea: ‹‹E quando rinchiusero li ferri che traversano le gambe, cominciarono a dubitare, ma il capitano li assicurò, e perciò stettero fermi: e quando si viddero (sic) ingannati, gonfiarono come tori, e gridavano forte ‘Setebos’, che gli (sic) aiutasse, e furono messi subito in due navi separate›› (A. Pigafetta, Viaggi, in G.B. Ramusio, Navigazioni e viaggi, a cura di M. Milanesi, 1979, II). 

2Le civiltà precolombiane

2.1Gli aztechi

Montezuma II, l'ultimo imperatore azteo del Messico
Montezuma II, l'ultimo imperatore azteo del Messico — Fonte: getty-images

Quando la prima imbarcazione europea toccò i lidi americani, la popolazione del nuovo mondo ammontava a circa 80 milioni di abitanti. I colonizzatori ignoravano che la società azteca aveva un’organizzazione politica ramificata e una cultura di indubbia raffinatezza. Il tutto in una cornice d’urbanizzazione rilevante, si pensi che Tenochtitlan, la capitale, con i suoi 300.000 abitanti, era uno dei centri più grandi nel mondo. 

Gli aztechi avevano sottomesso molte delle popolazioni dell’America centrale, per poi costituire un Impero organizzato in distretti, che si estendeva su quasi tutto il Messico, dall’Atlantico al Pacifico, e che comprendeva – quasi internamente - il Guatemala. Al vertice dell’Impero c’era il re, che era affiancato da un consiglio supremo con funzioni amministrative e giudiziarie. Le cariche civili e religiose erano riservate alla nobiltà, unica classe a possedere appezzamenti terrieri, che venivano coltivati dai contadini. Il ceto intermedio era rappresentato da mercanti e artigiani, mentre alla base erano collocati servi e schiavi

Nell’architettura gli aztechi avevano un gusto per il monumentale: la cura e l’eleganza dei palazzi risultarono impressionanti agli occhi degli invasori europei. Per quel che riguarda le altre arti, la musica e la danza avevano un ruolo rilevantissimo, ed erano esercitate da specialisti che pagavano con la morte gli eventuali errori commessi. Al di sopra dell’umano genere stava la divinità: la sfera religiosa permeava la vita degli aztechi, che era fatta di una precarietà cosmica. La vita degli uomini era infatti segnata da una predestinazione scritta nel libro dei destini, che contava 260 giorni e poteva essere interpretato solo da un uomo specializzato. 

Agli illusi ed i senza dio, che ritenevano di poter vivere al di fuori di queste regole, spettava in sorte l’inferno, il Miotlán.

2.2I Maya

La civiltà maya era tra le più antiche delle Americhe: i primi insediamenti erano del II millennio a.C., quando in Europa, ed in Grecia nella specifico, la civiltà micenea si trovava nel suo momento migliore. Tra i maya, l’uso della scrittura si diffuse nel III secolo a.C., mentre sotto la dominazione spagnola le popolazioni mesoamericane assimilarono in breve tempo l’alfabeto latino per opera dei primi evangelizzatori. Mediante l’alfabeto fonetico, i francescani avevano rappresentato in forma scritta il nahuatl, l’antica lingua azteca.

Il Codice di Madrid, in lingua Maya, portato in Spagna da Hernan Cortes
Il Codice di Madrid, in lingua Maya, portato in Spagna da Hernan Cortes — Fonte: getty-images

I Maya vivevano nelle terre della penisola dello Yucatan (Messico), in Guatemala e Honduras ed erano organizzati in una miriade di città-Stato. Erano noti per gli elaborati sistemi astronomici e matematici, utilizzavano infatti un sistema di numerazione a base vigesimale (che aveva per base il numero venti).

La maggior parte della popolazione abitava nelle campagne e si recava nei centri urbani solo per il mercato o per partecipare alle manifestazioni religiose. Il capo della città era un sacerdote, che esercitava il potere giudiziario e il governo politico. Il ceto nobiliare affiancava il clero ed aveva il privilegio della proprietà sulle terre. La massa della popolazione coltivava i campi ed era altresì oberata da compiti di costruzione degli enormi edifici urbani.

2.3Gli incas

Gli Incas erano una popolazione originaria di Cuzco, regione dell’odierno Perù. Tra la metà del Quattrocento e il 1532 formarono uno degli imperi più grandi dell’età precolombiana nel Nuovo Mondo. I territori si estendevano per oltre 4000 km dall’Ecuador al Cile settentrionale e comprendevano Perù e Bolivia occidentale. Il controllo su una regione così vasta era garantito da un esercito efficiente e da una struttura amministrativa ramificata.   

Francisco Pizarro e gli Incas
Francisco Pizarro e gli Incas — Fonte: getty-images

L’impero era parcellizzato in circoscrizioni con a capo governatori a cui anche i re delle popolazioni sottomesse dovevano giurare fedeltà. Gli ispettori imperiali vigilavano sulla lealtà dei conquistati. Inoltre, gli Incas erano soliti trasferire le popolazioni dominate in zone diverse da quelle d’appartenenza, seppur con climi simili per non minare lo spirito di adattamento dei sottomessi. Il capo supremo era l’imperatore, affiancato da quattro alti funzionari e da un’aristocrazia che gestiva i poteri militari e religiosi.

L’agricoltura era praticata intensivamente, vista la scarsità di terra coltivabile (era un impero prevalentemente montuoso). Si coltivavano prevalentemente mais e patate e non esisteva la proprietà individuale. Volendo sintetizzare, le terre erano distinte in tre categorie: 

  • Le terre del sovrano
  • La terra dei sacerdoti
  • La terra della comunità (destinata a mantenere i contadini)

L’artigianato non era di livello eccelso, come quelli di altre culture americane, mentre rimarchevole è l’eredità architettonica lasciata ai posteri dagli incas; un nome su tutti: Machu Picchu, che è considerata una delle Sette meraviglie del mondo moderno. Quasi sempre, le città della civiltà Inca erano arroccate su montagne o su terrazze tagliate nella roccia. 

Alla sommità dell’impero c’era Inti: il dio sole. In onore delle divinità, gli incas erano soliti offrire sacrifici animali ma anche vittime umane, in particolare bambini. In grande similitudine con gli aztechi, la divinazione era cura di un sacerdote specializzato.

Potete star sicuri che Colombo era felice non nel momento in cui scoprì l'America, bensì quando era in viaggio per scoprirla.

Fëdor Dostoevskij

3Guarda il video sulla Scoperta dell'America