L'Europa nel 1900: storia, protagonisti, alleanze e conflitti

L'Europa nel 1900: storia, protagonisti, alleanze e conflitti A cura di Federico Goddi.

Storia e protagonisti dell'Europa e dell'Italia nel 1900, un secolo di grandi trasformazioni. Alleanze, tensioni nella politica coloniale ed i conflitti tra i Paesi

1L’Europa del 1900: precedenti

Otto von Bismarck
Otto von Bismarck — Fonte: getty-images

Nel venticinquennio che precedette il primo conflitto mondiale, l’Europa visse momenti di grande fermento. Non mancarono infatti le contraddizioni, anche in una fase d’intenso sviluppo economico. Le conquiste scientifiche procedevano di pari passo con le tensioni internazionali e le forti conflittualità interne alle grandi potenze europee cessarono solo con lo scoppio del primo conflitto mondiale. 

Siamo in un’Europa che beneficiava dell’onda lunga della seconda rivoluzione industriale; un continente in cui il benessere materiale era inegualmente distribuito e nel quale cresceva un senso di insicurezza. Questa è la dimensione reale di un’Europa che è stata invece spesso descritta in maniera ambivalente: da una parte disegnando un profilo intrigante della belle époque, con la spensieratezza e la fiducia nel progresso; dall’altra, fotografandone il forte e crescente militarismo, come antipasto dell’imperialismo che avrebbe portato il vecchio continente alla Grande Guerra

In realtà, entrambe sono letture influenzate dalla consapevolezza degli eventi successivi; la guerra fu un evento in cui cause profonde ed eventi casuali si mescolarono, tuttavia le ragioni esatte sono da ricercare nei contrasti tra le grandi potenze europee e dal nuovo sistema di alleanze.  

A partire dal 1890, con le dimissioni di Bismarck da cancelliere, entrò in crisi il sistema di bilanciamento dei poteri fondato su una fitta trama di alleanze che aveva proprio nella Germania l’elemento principale. A far saltare il vecchio sistema furono due fattori: la decisione dell’imperatore tedesco Guglielmo II di ricorrere ad una politica più aggressiva rispetto a quella praticata da Bismarck; la difficoltà tedesca di tenere unite Austria-Ungheria e Russia in un’innaturale alleanza, vista la perenne tensione tre le due potenze nel settore balcanico. Per far fronte a quest’ultima contraddizione, i tedeschi scelsero di non rinnovare il trattato di controassicurazione con la Russia e di stringere un ancor più forte legame con l’Austria

La Germania aveva ritenuto – erroneamente – non proponibile un’alleanza tra Parigi e Mosca, sottovalutando il fatto che sia Francia che Russia avevano bisogno di trovare una mano amica per fronteggiare l’espansionismo di Berlino. Fu così che si arrivò, nell’estate del 1891, ad un accordo franco-russo, trasformato poi, nel 1894, in un’alleanza in piena regola. 

Le Petit Parisen, 30 luglio 1905: celebrazione dell'Intesa Cordiale (1904) tra Francia e Gran Bretagna nel porto di Brest
Le Petit Parisen, 30 luglio 1905: celebrazione dell'Intesa Cordiale (1904) tra Francia e Gran Bretagna nel porto di Brest — Fonte: getty-images

La Francia s’impegnava a fornire ingenti prestiti ad una Russia in procinto di avviare il processo di industrializzazione. Con la stipulazione della Duplice franco-russa veniva meno il principio bismarckiano dell’isolamento della Francia e, ancor più urgentemente, compariva l’eventualità della temuta guerra su due fronti. Il tutto si univa all’inasprimento dei rapporti con la Gran Bretagna, provocato dalla decisioni di Berlino di costruire una potente flotta capace di gareggiare con gli inglesi sul Mar del Nord. 

La Germania era finita in un angolo, e divenne ancor più sola dopo l’accordo che prese il nome di Intesa cordiale, e con cui, nel 1904, Londra a Parigi sposarono una linea di vantaggiosi accordi commerciali. Quando nel 1907, Russia e Gran Bretagna strinsero un accordo del tutto simile, il capovolgimento appariva completo; alla Germania non restava che il blocco degli imperi centrali, con un’Italia sempre più decisa ad essere ammessa al tavolo dei “grandi”. 

2Francia, Gran Bretagna e Germania: potenze a confronto

Alfred Dreyfus: ufficiale ebreo accusato ingiustamente per aver venduto segreti militari in Germania e imprigionato sull'isola del Diavolo
Alfred Dreyfus: ufficiale ebreo accusato ingiustamente per aver venduto segreti militari in Germania e imprigionato sull'isola del Diavolo — Fonte: getty-images

Negli ultimi decenni dell’Ottocento la Francia aveva compiuto progressi notevoli sulla strada della democrazia. Nonostante questo, le istituzioni repubblicane restavano costantemente a rischio per differenti ragioni: il permanere del forte militarismo e dell’esasperato nazionalismo; la reazione clericale e monarchica contro una classe dirigente invero sempre meno stimata; le componenti antisemite che traevano costanti profitti da campagne stampa demagogiche. 

Negli ultimi anni dell’Ottocento, tutte queste componenti seppero unirsi facendo breccia nella democrazia francese e mettendo di fatto a repentaglio la vita della Terza Repubblica. L’occasione di rottura fu il noto caso giudiziario che coinvolse Alfred Dreyfus, un ufficiale ebreo condannato ai lavori forzati con l’accusa – dimostratesi infondatadi aver fornito informazioni riservate all’ambasciata tedesca. Quella sentenza fu il pretesto per una grande campagna antisemita, ed anche quando vennero alla luce le macchinazioni alla base del grave errore giudiziario, lo Stato maggiore dell’esercito continuò ad ostacolare le indagini. 

Per dare una dimensione dell’accaduto, pensiamo alle sorti del grande scrittore Emile Zola, che fu condannato per offese all’esercito per aver denunciato l’illegale operato degli alti gradi dell’esercito. La Francia si spaccò, lacerata in uno scontro politico che aveva per oggetto non semplicemente Dreyfus, ma le stesse istituzioni repubblicane. 

Le Petit Journal, 31 luglio 1898: il processo a Emile Zola a Versailles
Le Petit Journal, 31 luglio 1898: il processo a Emile Zola a Versailles — Fonte: getty-images

A quel punto, nel 1899, le forze progressiste francesi seppero prendersi una rivincita elettorale ai danni della coalizione conservatrice. Le forze repubblicane prepararono il terreno ai governi radicali che sciolsero, grazie ad una legislazione ad hoc, le associazioni di estrema destra operando, inoltre, una grande epurazione nell’esercito. Furono altresì sciole molte tra le congregazioni religiose, con l’inevitabile rottura dei rapporti tra Francia e Santa Sede. 

Il dominio delle forze radicali fece della Francia un paese all’avanguardia sotto l’aspetto della laicità dello Stato, ma non portò grandi benefici per quel che concerne la legislazione sociale. Solo con i governi che si succedettero fra il 1906 e il 1910, furono avviate importanti riforme sociali, come la limitazione dell’orario di lavoro. Era solo una parentesi, perché dal 1911 i principali temi in agenda tornarono ad essere le spese militari e il rafforzamento dell’esercito. 

3Londra e Berlino: il trionfo dei conservatori

Lord Robert Salisbury (1830-1903): primo ministro conservatore britannico
Lord Robert Salisbury (1830-1903): primo ministro conservatore britannico — Fonte: getty-images

Anche nella Gran Bretagna tra i due secoli, il peso delle forze conservatrici era molto rilevante. Le coalizioni fra i conservatori di Lord Robert Salisbury e i liberali di Joseph Chamberlain cercarono di contemperare le spinte imperialiste con qualche provvedimento di riforma sociale, ma non così rilevante da intaccare i privilegi delle classi agiate. 

A mettere in crisi l’egemonia conservatrice, fu la svolta del protezionismo doganale, impressa al paese da Chamberlain, che sconvolse la tradizione liberoscambista con solide basi nel paese. Nel 1906, i liberali, che si erano opposti al progetto, conquistarono la maggioranza, mentre per la prima volta entrò in parlamento un gruppo di deputati laburisti. 

Joseph Chamberlain (1836 - 1914)
Joseph Chamberlain (1836 - 1914) — Fonte: getty-images

Da quel momento, fu adottata una linea meno aggressiva in campo coloniale e fu introdotta una politica fiscale fortemente progressiva. Restava irrisolta la questione irlandese un processo d’autonomia che lasciasse legata l’Irlanda alla corona fu infatti interrotto bruscamente dallo scoppio della guerra. 

Se possibile, in Germania, i problemi erano anche più grandi. Le speranze di un’evoluzione liberale del sistema andarono presto deluse, sostituite dalle inclinazioni autoritarie presenti nel paese. Il passaggio dalla Germania bismarckiana a quella guglielmina portò ad una maggiore influenza dei militari sulle istituzioni. L’industria era sempre più dominata da cartelli e imprese che vantavano ritmi di sviluppo paragonabili solo al colosso statunitense. Furono anche le consapevolezze di una superiorità economica, ad accentuare le spinte nazionaliste di una classe dirigente che sognava un impero paragonabile a quello britannico. 

Gli appetiti imperiali coinvolgevano l’intero arco parlamentare tedesco con la sola eccezione della socialdemocrazia, che visse però quella che è stata definita una “integrazione negativanel sistema politico tedesco. La SPD non riuscì infatti ad evitare una limitata partecipazione della classe operaia ai vantaggi materiali dello sviluppo economico che non comportava inoltre alcun prezzo politico per una classe dirigente conservatrice. D’altra parte lo stesso gruppo dirigente della socialdemocrazia si adattò ad una situazione d’isolamento che non di rado la rese complice di provvedimenti impopolari (ad esempio, la morbida opposizione al crescente militarismo).  

4Guarda il video sulla Prima guerra mondiale