Età imperiale romana: riassunto

Di Redazione Studenti.

Età imperiale romana: riassunto di storia sull'impero costituito da Roma nel periodo compreso tra il 27 a.C. e il 476 d.C.

Età imperiale romana: riassunto

Il periodo in cui Roma nel periodo compreso tra il 27 a.C. (proclamazione di Ottaviano come "Augusto") e il 476 d.C. (data della deposizione di Romolo Augustolo, presa come termine dell'impero romano d'Occidente) prende il nome di età imperiale romana.

Augusto e gli imperatori Giulio-Claudi (27 a.C. - 68 d.C.)

 L'età imperiale, che succede al periodo della repubblica, iniziò con Augusto, il primo imperatore di Roma.

Egli, come princeps, o primo cittadino, mantenne in vita la costituzione repubblicana fino al 23 a.C., quando concentrò nella propria persona il potere della tribunicia potestas e dell'imperium militare, o comando supremo. Il senato conservò un controllo sempre più formale su Roma, sull'Italia e sulle province, escluse quelle di frontiera, in cui era necessario stanziare le legioni: tali province erano governate da legati nominati e controllati dall'imperatore stesso.

Statua di Ottaviano Augusto, primo degli imperatori romani
Statua di Ottaviano Augusto, primo degli imperatori romani — Fonte: istock

Augusto promosse numerose riforme allo scopo di restaurare l'ordine sociale, e suscitò l'osservanza delle tradizioni morali, religiose e del costume romano. Le magistrature repubblicane vennero formalmente conservate, ma le leve del potere furono di fatto gestite dalla solida ed efficiente burocrazia imperiale. Abbellì Roma con templi, basiliche e portici, trasformandola – come lui stesso dichiarò – da una città di mattoni in una città di marmo. Il periodo augusteo rappresenta il momento di massimo splendore della letteratura latina, con l'opera poetica di Virgilio, Orazio e Ovidio, e la prosa della monumentale Storia di Roma di Livio.

Con il consolidarsi del sistema di governo imperiale, la storia di Roma si identificò in gran parte con quella dei regni dei singoli imperatori. L'imperatore Tiberio, che succedette al patrigno Augusto nel 14 d.C., era un amministratore capace, ma fu oggetto di generale antipatia e sospetto, soprattutto da parte dell'aristocrazia senatoria. Tiberio diede molta importanza all'esercito: si accattivò i corpi scelti, secondo un costume che nei secoli fu tipico di molti imperatori, e tenne di stanza a Roma la guardia pretoriana. Gli successe Caligola, ritenuto dalla tradizione senatoria mentalmente instabile e tirannico, che regnò dal 37 al 41 d.C., allorché venne ucciso dai pretoriani che acclamarono imperatore Claudio, nel cui regno (41-54) fu condotta a termine la conquista della Britannia.

Claudio proseguì le opere pubbliche e le riforme iniziate da Cesare e da Augusto. Il figlio adottivo di Claudio, Nerone, cominciò il suo regno sotto la saggia guida e i consigli del filosofo Lucio Anneo Seneca e di Sesto Afranio Burro, prefetto della guardia pretoriana. I successivi comportamenti sregolati e tirannici di Nerone, improntati a una concezione assolutistica del potere ispirata al modello ellenistico orientale, portarono alla sollevazione militare guidata da Galba: Nerone si suicidò nel 68, segnando così la fine della dinastia degli imperatori Giulio-Claudi.

I Flavi e gli Antonini (69-192)

I brevi regni di Galba, Otone e Vitellio, tra il 68 e il 69, furono seguiti da quello di Vespasiano e dei suoi figli, Tito e Domiziano, che diedero vita alla dinastia dei Flavi. Il regno dei Flavi fu caratterizzato dal consolidamento dell'economia e dell'amministrazione imperiale, oltre che dal principio dinastico nella successione al potere. Durante il regno di Tito un'eruzione del Vesuvio distrusse le città di Ercolano e Pompei. Il regno di Domiziano, che si contraddistinse per la fioritura delle lettere, si trasformò progressivamente in un'odiata tirannide.

A Marco Cocceio Nerva (che regnò dal 96 al 98) succedettero, nel corso del II secolo, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio. Ciascun imperatore fu scelto e adottato legalmente dal suo predecessore per le proprie capacità e onestà, ignorando i vincoli di sangue. Traiano condusse campagne contro i daci, gli armeni e i parti e il suo regno fu ricordato per l'eccellente amministrazione. Con lui l'impero raggiunse la massima estensione territoriale. Lo scrittore di satire Giovenale, l'oratore Plinio il Giovane e lo storico Cornelio Tacito vissero in età traianea.

I ventuno anni del regno di Adriano (117-138) furono un periodo di pace e prosperità. Rinunciando ad alcune province orientali, Adriano consolidò e rese più sicuri i confini dell'impero. Anche il regno del suo successore, Antonino Pio (138-161), fu ordinato e pacifico. Il principato del filosofo stoico Marco Aurelio, che governò insieme a Lucio Aurelio Vero (130-169) fino alla morte di quest'ultimo, fu turbato dalle incursioni di tribù nomadi che migravano, premendo ai confini dell'impero.

A Marco Aurelio succedette il figlio Aurelio Commodo Antonino, considerato uno dei tiranni più sanguinari e dissoluti della storia, che venne assassinato nel 192. Fu nel corso del II secolo che nei territori dell'impero si affermarono sempre più i culti misterici e le religioni orientali legate a Mitra, a Iside e alla Grande Madre; benché ripetutamente perseguitata, la religione cristiana trovava sempre più fedeli nel mondo romano.

Declino e caduta dell'impero (193-476)

I brevi regni di Publio Elvio Pertinace e di Didio Severo Giuliano (193) furono seguiti da quello di Lucio Settimio Severo, dal 193 al 211. Alla dinastia severiana, di breve durata, appartennero gli imperatori Caracalla, Eliogabalo e Alessandro Severo. Settimio Severo fu imperatore accorto, mentre Caracalla, che concesse la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi dell'impero (Constitutio antoniniana, 212), fu ricordato dalla tradizione senatoria per la sua brutalità ed Eliogabalo per la sua folle dissolutezza.

Il periodo successivo alla morte di Alessandro Severo corrispose a una fase estremamente confusa nella storia dell'impero. Quasi tutti i dodici imperatori che regnarono nei trentatré anni seguenti morirono di morte violenta, di solito per mano degli stessi soldati che li avevano posti sul trono. Con gli imperatori illirici, originari dell'area oggi conosciuta come Dalmazia, vi fu una breve parentesi di pace e prosperità: Claudio II, soprannominato il Gotico, ricacciò i goti oltre i confini, mentre Aureliano, tra il 270 e il 275, sconfisse i goti, i germani e Zenobia, regina di Palmira, che aveva occupato parte dell'Egitto e dell'Asia Minore. Il regno di Aureliano fu seguito da una rapida successione di imperatori poco importanti, fino all'ascesa al trono di Diocleziano, anch'egli di origine illirica, nel 284.

Abile amministratore, Diocleziano introdusse numerose riforme. Abolì i privilegi politici ed economici di cui Roma e l'Italia avevano goduto a spese delle province. Cercò di frenare l'inflazione crescente controllando i prezzi dei generi alimentari e il salario massimo dei lavoratori. Convinto che il cristianesimo minasse la struttura dell'impero, scatenò contro i cristiani, nel 303, una violenta persecuzione. Per realizzare un'amministrazione unitaria dell'impero, Diocleziano provvide a una divisione politico-amministrativa: egli associò al principato Massimiano che ricevette il titolo di "augusto". 

I loro poteri furono rafforzati dalla nomina di due "cesari": Galerio e Costanzo Cloro. Diocleziano si attribuì il controllo diretto di Tracia, Egitto e Asia, mentre Massimiano governava le province danubiane, oltre l'Italia e l'Africa; al suo cesare, Costanzo Cloro, furono affidate la Gallia, la Spagna e la Britannia e l'Illirico a Galerio. Questo sistema, conosciuto come tetrarchia, creò un apparato amministrativo più forte, ma accrebbe la già pesante burocrazia del governo imperiale, le cui quattro corti e i rispettivi funzionari esercitavano un peso finanziario insostenibile sulle risorse economiche.

Diocleziano e Massimiano abdicarono nel 305, lasciando i nuovi augusti e i nuovi cesari alle prese con un conflitto che sfociò in una guerra civile ed ebbe termine soltanto con l'ascesa al trono di Costantino nel 312. Costantino, acclamato augusto dall'esercito in Britannia, prevalse sui suoi rivali riuscendo a unificare l'impero d'Occidente sotto la sua guida. Dopo avere sconfitto Licinio, imperatore d'Oriente, nel 314 Costantino restò solo a governare il mondo romano. Il cristianesimo, religione che si era diffusa a partire dal regno di Tiberio e si era sviluppata, nonostante le persecuzioni, sotto gli imperatori successivi, fu adottato da Costantino, divenendo la religione ufficiale dell'impero.

Costantino spostò la capitale a Bisanzio, nuova Roma che ribattezzò con il nome di Costantinopoli (odierna Istanbul) nel 330. La morte di Costantino, nel 337, segnò l'inizio della guerra civile tra i due cesari rivali, finché l'unico figlio sopravvissuto di Costantino, Costanzo II, riunì l'impero sotto la sua guida nel 353. Gli succedette l'imperatore Giuliano l'Apostata, che ripudiò il cristianesimo ripristinando gli antichi culti e morì combattendo contro i parti; dopo di lui, Flavio Gioviano regnò dal 363 al 364.

L'impero fu poi nuovamente diviso in due, mentre sotto Teodosio I venne riunificato per breve tempo in seguito alla morte dell'imperatore d'Occidente Valentiniano II nel 392. Tre anni dopo, tuttavia, quando Teodosio morì, l'impero fu stabilmente diviso tra i suoi due figli, Arcadio, imperatore d'Oriente (che regnò dal 395 al 408), e Onorio, imperatore d'Occidente dal 395 al 423.

Nel corso del V secolo le province dell'impero d'Occidente vennero impoverite dalle tasse imposte per mantenere l'esercito e l'apparato burocratico, oltre che dai saccheggi dovuti a guerre interne e alle invasioni barbariche. Inizialmente, l'idea di conciliarsi gli invasori attribuendo loro cariche militari e amministrative nel quadro dell'esercito e del governo romano ebbe successo. Ma, gradualmente, i popoli che premevano da Oriente cominciarono a mirare alla conquista dei territori d'Occidente e alla fine del IV secolo Alarico, re dei Visigoti, occupò l'Illiria e devastò la Grecia. Nel 410 egli conquistò e mise al sacco Roma, ma morì poco dopo.

Il suo successore, Ataulfo (410-415), guidò i visigoti in Gallia e nel 419 il re visigoto Wallia ricevette dall'imperatore Onorio la concessione formale di stabilirsi nella Gallia sudoccidentale dove fondò, a Tolosa, una dinastia visigota. Già a questa data tuttavia la Spagna era di fatto sotto il controllo dei vandali, degli svevi e degli alani, tanto che Onorio fu costretto a riconoscere loro l'autorità su quella regione. Durante il regno del successore di Onorio, Valentiniano III, Cartagine fu conquistata dai vandali guidati dal re Genserico, mentre la Gallia e l'Italia furono invase da Attila alla testa degli unni. Attila marciò dapprima sulla Gallia, ma i Visigoti, convertitisi al cristianesimo e ormai pressoché romanizzati, gli si opposero. Nel 451 i Visigoti, sotto la guida di Flavio Ezio, sconfissero gli unni presso l'odierna Châlons.

L'anno seguente Attila invase il territorio della Lombardia, ma non riuscì ad avanzare più a sud, e morì nel 453. Nel 455 Valentiniano, ultimo rappresentante della dinastia teodosiana in Occidente, fu assassinato. Tra la sua morte e il 476 il titolo imperiale d'Occidente fu rivestito da nove imperatori, anche se il reale controllo del trono era nelle mani del generale svevo Ricimero (?-472).

L'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augustolo, fu deposto dal capo dei mercenari eruli Odoacre (435-493), che venne proclamato re d'Italia dalle sue truppe nel 476. Questa data segna convenzionalmente la fine della storia dell'impero romano. Le vicende successive di Roma faranno parte della storia del Sacro romano impero, degli stati papali e dell'Italia. L'impero romano d'Oriente, che prese il nome di impero bizantino, conservò autonomia e continuità d'azione politica molto più a lungo, fino al 1453.

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