L’espansione islamica in Europa tra medioevo e prima età moderna

L’espansione islamica in Europa tra medioevo e prima età moderna A cura di Edoardo Angione.

Cause e conseguenze dell’espansione islamica: storia e caratteristiche dell’impero islamico e dell’Islam in Spagna, Italia e in Europa orientale

1L’ Islam e l’Europa

Il più antico frammento del Corano, rinvenuto dall'Università di Birmingham
Il più antico frammento del Corano, rinvenuto dall'Università di Birmingham — Fonte: getty-images

I rapporti tra l’Europa ed il mondo islamico hanno una storia lunga e complessa, fatta di conflitti sanguinosi, ma anche di proficui scambi economici e culturali. Tenteremo qui di riassumere le conquiste e la presenza musulmana in Europa (sia occidentale che orientale) durante il Medioevo e la prima età moderna.    

È importante notare che l’Islam prevede per Ebrei e Cristiani una condizione particolare di protezione (ahl al-dhimma, gente protetta), a cui è consentita entro una certa misura libertà di culto e libertà personale in cambio di tributi particolari: questo spiega molto bene come la presenza islamica in Europa lasciò sempre spazio, entro una certa misura, a comunità di fede cristiana ed ebraica.   

2Al-Andalus: storia dell’impero islamico

Ronda, una delle città andaluse in stile moresco, luogo di attrazione di turisti da tutto il mondo
Ronda, una delle città andaluse in stile moresco, luogo di attrazione di turisti da tutto il mondo — Fonte: getty-images

Durante i suoi primi anni di esistenza, l’Islam fu non soltanto una religione, ma una comunità (umma) unica, unita ed in rapidissima espansione. Poco dopo la morte del profeta Maometto (570 circa - 632), che aveva riunito le tribù della penisola araba, sorsero complesse dispute su chi dovesse guidare questa comunità, ereditando il singolare ruolo di capo politico, religioso e militare.   

I primi tentativi di espansione verso l’attuale Europa avvenne già durante i primi quattro califfati dei successori di Maometto, con attacchi a Cipro (649) ed in Sicilia (652). Dopo trent’anni, alla guida del califfato emerse una dinastia, gli Omayyadi (661 - 750 d.C.), che una volta stabilizzato il Nordafrica iniziò ad indirizzare l’espansione verso la penisola iberica.      

Nel 711, alla guida di un esercito di berberi, il califfo Al-Walid I sbarcò a Gibilterra sconfiggendo poco dopo i visigoti cristiani di Roderico, conquistandone la capitale, Toledo, ed arrivando entro pochi anni ai Pirenei.     

Sotto il nome di al-Andalus, i territori conquistati divennero una provincia del califfato Omayyade, inizialmente subordinata alle province nordafricane (Ifriqiya). L’avanzata oltrepassò ben presto i Pirenei, e venne formata non tanto a Poitiers (dove i Franchi ebbero un’importante vittoria nel 732), ma soltanto nel 759, quando i Franchi, sotto Pipino il Breve, conquistarono Narbona.     

3L’Islam ed il califfato di Cordova

L'interno della Grande Moschea di Cordoba
L'interno della Grande Moschea di Cordoba — Fonte: getty-images

A metà dell’VIII secolo la guida del califfato passò alla dinastia Abbaside: perso il titolo di califfo e perseguitato dalla dinastia rivale, Abd-ar-Rahman (731-788), ultimo discendente degli Omayyadi, si rifugiò in Spagna, dove riunì il territorio e fondò un emirato indipendente, con sede a Cordoba. L’Emirato di Cordoba si espanse rapidamente, portando, a partire dall’anno 929, la dinastia Omayyade a reclamare ancora una volta il titolo di califfi. Sotto gli Omayyadi, la presenza musulmana si consoliderà nella maggior parte degli attuali Portogallo e Spagna.   

Il Califfato di Cordoba fu in questi anni uno degli stati più prosperosi dell’Europa medievale: sotto il califfato di al-Ḥakam II (915-976, in carica dal 961) vennero tradotte in arabo numerose opere latine e greche, raccolte poi, insieme ai testi della tradizione araba, in una biblioteca di circa 400.000 volumi. Il califfato si estinse nel 1031, diviso da rivalità e guerre di fazione: al-Andalus si divise così in circa 33 taifa, piccoli emirati in guerra tra loro.    

4La conquista araba in Sicilia

Prima della conquista araba, la Sicilia era stata una provincia bizantina, con Siracusa come centro politico. La conquista della Sicilia fu piuttosto lenta: dopo circa due secoli di tentativi piuttosto sporadici (la prima invasione della Sicilia risale al 652), la dinastia Aghlabide, che dominava il Nordafrica pagando tributi ai califfi Abbasidi, lanciò la prima vera spedizione di conquista della Sicilia soltanto nell’anno 827, soprattutto per placare dissensi interni. Nell’anno 831 venne conquistata Panormos (l’attuale Palermo) da allora capitale della sicilia musulmana. Siracusa venne conquistata nell’878, Taormina nel 902.      

L’ultima enclave bizantina cadde nel 965: a partire da quest’anno, la dinastia dei Kalbiti, fondata da Hassan al-Kalbi, fondò un vero e proprio emirato indipendente. Si trattava di vassalli della dinastia fatimide, che fino al 1040 mantennero l’isola in uno stato di unità e benessere economico.    

Dopo la caduta dei Kalbiti, un po’ come era successo nella penisola iberica, l’unità politica dell’isola si spezzò in una serie di piccoli emirati. Fu uno dei tanti emiri, sembra, a chiamare in proprio soccorso nel 1061 i Normanni della dinastia degli Altavilla, capeggiati da Ruggero I, che da allora e fino al 1091 (con la caduta di Noto), seppero approfittare della situazione per assumere gradualmente, attraverso una serie di iniziative militari, il controllo della Sicilia.     

I musulmani siciliani non svanirono nel nulla: molti di loro resteranno in Sicilia, ed in seguito verranno deportati in varie località dell’Italia meridionale, ed in particolare a Lucera, da Federico II all’inizio del XIII secolo. I musulmani di Lucera, pur confinati, godevano pienamente dei proprio diritti. Erano inoltre ottimi arcieri, e per questo parteciparono attivamente a varie battaglie a fianco degli Svevi, e a Lucera gli Svevi mantennero una propria residenza reale. La comunità sopravvisse fino all’anno 1300, allorché Carlo II d’Angiò, re di Napoli smantellò definitivamente (ed in modo piuttosto cruento) l’ultima roccaforte islamica d’Italia.       

5Le dinastie berbere in Spagna: gli arabi nella penisola iberica

Una rappresentazione delle Crociate dei Cristiani contro i "mori"
Una rappresentazione delle Crociate dei Cristiani contro i "mori" — Fonte: getty-images

Divisa in piccoli stati, spesso tra loro rivali, al-Andalus non fu, come suggerisce il mito della reconquista, in guerra continua con i regni cristiani per sette secoli. Nondimeno, i piccoli emirati non avevano molte possibilità di resistere ai tentativi di conquista cristiani. Dopo la caduta del califfato di Cordoba, il regno di Castiglia, guidato da Alfonso VI, mise in seria difficoltà le taifa.    

Gli emiri si rivolsero al vicino stato Musulmano degli Almoravidi che, formalmente vassalli del califfato, dominavano di fatto Marocco ed Algeria. Il principe almoravide Ibn Tāshfīn (1061 - 1106), dopo aver fermato l’avanzata dei castigliani, conquistò di fatto al-Andalus nel 1093, sottomettendo al dominio Almoravide gran parte delle taifa.     

Nel 1147 la dinastia Almoravide venne rovesciata dagli Almohadi. Anche loro una setta di origine berbera, ben presto (1154) si proclamarono califfi, adottando il principio di successione dinastico e rifiutandosi di riconoscere il califfato abbaside orientale. Il loro dominio si estese ben presto anche alla Spagna islamica, che nel frattempo era tornata alla divisione delle taifa. Gli Almoravidi sottomisero ancora una volta i piccoli emirati, trasferendo la capitale da Cordova a Siviglia.   

Sotto il loro dominio, protrattosi fino al 1212, vennero inizialmente accolti a braccia aperte numerosi cristiani ed ebrei, e finanziate le arti e le scienze. In particolare il filosofo Averroè (1126-1198), nato a Cordova, recuperò Platone ed Aristotele, esercitando sulla successiva filosofia medievale, anche europea, un’influenza enorme.   

Tuttavia altri grandi pensatori, come il medico e filosofo ebreo Mosè Maimonide (1135-1204), anche lui di Cordova, dovettero invece abbandonare al-Andalus rifugiandosi spesso nel ben più tollerante Egitto: gli Almohadi non volevano che gli ebrei spagnoli si dedicassero alle scienze.     

Gli Almohadi furono prevalentemente concentrati sul Marocco, lasciando il controllo della penisola Iberica (e del resto del Nordafrica) a vassalli, e tornando in Spagna soltanto in occasioni di importanti battaglie contro i cristiani, come quella di Alarcos (1195), dove Alfonso VIII di Castiglia venne duramente sconfitto.  

6Il Sultanato di Granada e l’influenza araba in Spagna

Il "battesimo dei mori", compiuto dall'Inquisizione spagnola dopo la Reconquista di Granada
Il "battesimo dei mori", compiuto dall'Inquisizione spagnola dopo la Reconquista di Granada — Fonte: getty-images

All’inizio del XII secolo gli Almohadi, funestati da rivalità interne, persero rapidamente il controllo di al-Andalus. I re Cristiani di Castiglia, Aragona, Navarra e Portogallo, uniti insieme, arrestarono definitivamente l’avanzata musulmana nel 1212, con la battaglia di Las Navas de Tolosa . Da questo punto in poi, gran parte dei piccoli emirati iniziarono a diventare gradualmente tributari dei regni di Castiglia e di Aragona.    

L’ultima importante realtà politica musulmana in Spagna, destinata a sopravvivere per 250 anni, sorse proprio in questo periodo,  quando Muhammad ibn Nasr, capostipite della dinastia dei Nasridi  fondò nel 1232 il Sultanato di Granada. Ben presto, in particolare dopo che Ferdinando III di Castiglia (1201-1252, in carica dal 1230) catturò l’importantissimo centro di Cordova nel 1236, ibn Nasr comprese che il miglior modo per sopravvivere era scendere a patti con il re cristiano, appoggiando così la sua conquista di Siviglia (1248) in cambio del riconoscimento formale della propria sovranità su Granada.   

Essenzialmente il Sultanato di Granada fu un fedele stato tributario del regno di Castiglia, e rimase tale per circa 250 anni. Nonostante occasionali conflitti, i Nasridi aiutarono militarmente e finanziariamente la Castiglia in più occasioni, tentando occasionalmente di espandersi verso il Marocco. Economicamente, Granada era ben integrata nel sistema mediterraneo, finanziata dai banchieri genovesi, ed in particolare implicata nel traffico di oro proveniente dall’Africa Sub-Sahariana.     

Mentre il resto degli stati musulmani di al-Andalus venne gradualmente conquistato e assorbito dai cristiani, questo piccolo stato riuscì così a sopravvivere mantenendo una certa prosperità economica e culturale fino al 1492, anno in cui venne definitivamente conquistato ed annesso alla Corona di Castiglia: si trattò in particolare di un modo per riunire la riottosa nobiltà castigliana contro un nemico comune, assicurandosi la loro lealtà. La fine della presenza musulmana in Spagna valse a Ferdinando di Aragona ed Isabella titolo onorifico di Re Cattolici, conferito da papa Innocenzo VIII e poi confermato da Alessandro VI. Le mire espansionistiche della corona si rivolsero a questo punto verso il Nordafrica, con la conquista completa delle Canarie e la costruzione di una serie di fortezze presso Tripoli, Oran, Bugia e Mazalquivir.    

Un gran numero di Musulmani si rifugiarono a questo punto in Marocco ed in Nordafrica, mentre i diritti delle comunità musulmane ed ebraiche di Granada andarono progressivamente diradandosi. Ci furono numerose ribellioni ed espulsioni, fino alla definitiva espulsione espulsione degli ultimi Moriscos, formalmente convertiti al cattolicesimo, ma che in realtà dissimulavano la propria fede Musulmana, tra il 1609 ed il 1613.     

7La presenza islamica nell’ Europa Orientale

Un'immagine di Costantinopoli (odierna Istanbul) nel 1500
Un'immagine di Costantinopoli (odierna Istanbul) nel 1500 — Fonte: getty-images

Un approfondimento a parte meriterebbe la presenza islamica nell’Europa orientale, che di fatto risale a tempi molto antichi: in Ungheria si era stabilita una presenza musulmana a partire dal X e fino al XII secolo. Nel XIII secolo, le popolazioni mongole che avevano invaso la Bulgaria ed attuali territori di Russia ed Ucraina iniziarono a convertirsi all’Islam. Da loro discendono i tartari di Crimea, che dominarono ampie porzioni dell’attuale Russia, diventando poi uno stato vassallo dell’Impero Ottomano nel 1475.

L’Impero Ottomano dominò di fatto gran parte di ciò che oggi definiamo Europa Orientale. La loro avanzata verso occidente iniziò intorno al 1354. Il loro Impero dominerà la Grecia e gran parte dei Balcani per secoli. Nel 1453 conquistarono Costantinopoli (rinominandola Istanbul), controllando di fatto il Mar Nero. Concludiamo con una veloce cronologia delle conquiste ottomane nei Balcani.  

  • Nel 1459 si impadroniscono della Serbia
  • Nel 1463 conquistano la Bosnia
  • Tra il 1468 ed il 1478 si impadroniscono dell’Albania
  • Nel 1493 l’Impero Ottomano controlla di fatto gran parte della Croazia
  • Nel 1526, dopo la battaglia di Mohacs, gli Ottomani iniziano a controllare parti dell’Ungheria
  • Nel frattempo, entro la prima metà del XVI secolo, gli Ottomani hanno stabilito il proprio dominio sulle isole del Mediterraneo orientale.
  • Soltanto verso la fine del XVII secolo, gli Asburgo si espandono verso l’Ungheria ottomana e la Croazia.

“L'Islam è uno dei fondamenti della cultura europea. Non potremmo nemmeno pensare a una vera Europa senza il contributo islamico.”

Moni Ovadia