Erodoto: opera e metodo storiografico

Erodoto: opera e metodo storiografico A cura di Giulia Guadagni.

Vita, opere e metodo storiografico di Erodoto, storico della Grecia Antica considerato il padre della storiografia

1Le Storie di Erodoto

Statua di Erodoto
Statua di Erodoto — Fonte: getty-images

Erodoto era uno storico greco, vissuto nel V secolo a. C. La sua opera, in seguito intitolata Le Storie, ci è arrivata per intero, a differenza di molte altre opere antiche, di cui si sono conservati solo frammenti o parti. È un’opera molto ampia: gli studiosi hanno calcolato che all’epoca dovesse occupare circa cento metri di papiro, divisi in una trentina di rotoli. Oggi, si trova perlopiù pubblicata in diversi volumi.

Non sappiamo molto della vita di Erodoto. Certo è che nacque ad Alicarnasso, in Asia Minore, all’inizio del V secolo a. C. Sappiamo anche che fu un grande viaggiatore e che visitò l’Egitto, l’Oriente, la Scizia e altri luoghi ancora. Visse ad Atene nel periodo in cui Pericle esercitava il suo massimo potere politico sulla città e poi si trasferì in Magna Grecia, dove contribuì alla fondazione di Turi, promossa dallo stesso Pericle.

Nella prima parte dell’opera, Erodoto racconta la storia di alcune civiltà e società, in particolare quella egizia e quella persiana, seguendone le vicende fino ai suoi giorni. Erodoto ha vissuto nel periodo immediatamente successivo alle guerre tra Greci e Persiani ed è forse questo il motivo per cui gli interessavano tanto la civiltà e la storia di quelli che i Greci chiamavano “barbari”.

La seconda parte dell’opera è dedicata proprio alle guerre persiane: i conflitti consumatisi fra le città greche e l’impero persiano nell’arco di vent’anni, tra il 499 e il 479 a. C., che si conclusero con la vittoria dei Greci. Ancora oggi, Erodoto è una delle nostre fonti principali su quelle guerre.

1.1Struttura e contenuti

Nei primi quattro libri, Erodoto narra la storia dell’impero persiano e dei suoi legami con le città greche dell’Asia Minore: dalla loro sottomissione a Ciro a metà del VI secolo, alla rivolta ionica (500-494). Racconta inoltre dell’Egitto (conquistato da Ciro nel 525), tratteggiando la sua storia millenaria e soffermandosi sulle sue tradizioni culturali. Il quarto libro, infine, è dedicato alla Scizia e alla Libia.

Nel quinto libro, Erodoto sposta la propria attenzione sulle città greche: prima raccontando della rivolta ionica, e poi soffermandosi sulla storia recente di Atene e di Sparta. Nel sesto libro, ripercorre la prima guerra persiana, fino alla battaglia di Maratona. Gli ultimi tre libri, infine, sono interamente dedicati ai due anni della seconda guerra persiana, iniziata con la spedizione di Serse e finita con la vittoria della Lega degli Elleni.

Lo storico greco Erodoto legge le sue "Storie" ai greci
Lo storico greco Erodoto legge le sue "Storie" ai greci — Fonte: getty-images

Nelle Storie, Erodoto inserisce nella narrazione dei fatti molti excursus, nei quali si sofferma su storie locali dei diversi luoghi che descrive, leggende, descrizioni e considerazioni degli usi e delle tradizioni dei diversi popoli. Alcuni di questi excursus sono così ampi da coprire la quasi interezza di un libro, come nel caso del secondo libro, in cui narra dell’Egitto.

All’epoca di Erodoto l’oralità era ancora la dimensione principale di produzione e trasmissione della conoscenza e delle tradizioni. La sua opera, quindi, era nota soprattutto grazie alle recitazioni pubbliche di alcuni passi, piuttosto che alla diffusione della versione scritta.

2Il metodo e le fonti di Erodoto

Erodoto è considerato uno dei primi storici. Già Cicerone, nelle Leggi (I, 5) lo definiva “padre della storia” (pater historiae). L’opera di Erodoto è una delle più antiche storiografie che conosciamo e perciò lo consideriamo pioniere della storiografia, cioè la redazione di opere che narrano di fatti o periodi storici, fondate sull’analisi e l’interpretazione delle fonti.

Oggi, la storia si scrive studiando e interpretando i documenti del passato. Ogni sorta di documento può essere una fonte per gli storici: diari, documenti ufficiali, registri, lettere, oggetti… Le fonti di Erodoto, invece, erano perlopiù le testimonianze orali, che lui raccoglieva e trascriveva. Laddove non aveva partecipato direttamente alle situazioni e ai fatti descritti, o non aveva conosciuto di persona i protagonisti, Erodoto si affidava a racconti e testimonianze. Nelle Storie, riporta innumerevoli conversazioni avute con diverse persone, a proposito delle vicende che narra.

Storie di Erodoto. Incipit. Traduzione in latino da Lorenzo Valla (Venezia, 1494)
Storie di Erodoto. Incipit. Traduzione in latino da Lorenzo Valla (Venezia, 1494) — Fonte: getty-images

Oltre alle foni orali, utilizzava anche alcune fonti scritte, reperite nei suoi viaggi e – probabilmente, ma non sappiamo quanto – faceva riferimento anche alle opere di altri storiografi a lui contemporanei.

Nel proemio delle Storie Erodoto scrive: «Questa è l’esposizione della ricerca di Erodoto di Alicarnasso, affinché le azioni degli uomini non vadano perdute con il tempo e le imprese grandi e meravigliose, compiute sia dai Greci sia dai barbari, non rimangano prive di fama, e in particolare i motivi per i quali combatterono gli uni contro gli altri». Gli obiettivi della sua opera, dunque, sono: conservare la memoria e individuare le cause di alcuni avvenimenti.

La parola greca usata da Erodoto per descrivere il proprio lavoro è ἱστορία (historia), che in greco voleva dire “ricerca”. Solo in seguito la parola ha assunto il significato che conosciamo noi. 

Quella di Erodoto è perlopiù una sorta di storia contemporanea. Le guerre persiane non sono l’unico evento narrato nelle Storie, tuttavia Erodoto vi ha dedicato in proporzione la maggior parte del proprio lavoro. Le guerre persiane erano avvenute nel suo recente passato e il loro svolgimento e il loro esito avevano segnato decisamente il mondo in cui viveva. Da questo punto di vista, Erodoto può essere paragonato a uno storico che oggi si occupasse, per esempio, della guerra in Jugoslavia o degli anni di piombo

Nella Grecia del V secolo quelle che oggi conosciamo come discipline autonome e separate non lo erano. La filosofia, per esempio, era indistinguibile dalla scienza e da quelle che oggi sono la psicologia, la pedagogia o la teoria politica. Allo stesso modo, la storia non si distingueva esattamente dalla geografia, né da quella che oggi chiameremmo etnografia. Così, troviamo nell’opera di Erodoto descrizioni di luoghi che oggi diremmo di un geografo o descrizioni delle società e delle culture che ha incontrato nei suoi viaggi o di cui ha sentito parlare che diremmo da antropologo. 

Allo stesso modo, spesso l’opera di Erodoto può apparirci più come un capolavoro della letteratura, che della storiografia. Alle notizie più precise e documentate sui fatti storici si mischiano, infatti, racconti che assomigliano a fiabe o leggende. Accanto alle citazioni delle sue fonti e delle testimonianze raccolte, Erodoto inserisce situazioni e dialoghi e che diremmoletterari”.

In effetti, Erodoto assume un punto di vista insolito per un greco nella sua narrazione dell’impero persiano o della cultura e delle tradizioni egiziane e persino nel racconto delle guerre persiane. Invece di presupporre la superiorità dei Greci sui barbari, definisce le imprese di entrambi “grandi e meravigliose”, senza parteggiare per gli uni o per gli altri.