Epidemie e pandemie nella storia

Epidemie e pandemie nella storia A cura di Giulia Guadagni.

Come i virus e i batteri di epidemie e pandemie hanno cambiato la storia

1Epidemie: una storia millenaria

Grande peste di Londra, 1655. L'epidemia uccise il 20% della popolazione londinese tra il 1655 e il 1666
Grande peste di Londra, 1655. L'epidemia uccise il 20% della popolazione londinese tra il 1655 e il 1666 — Fonte: getty-images

Le epidemie hanno sempre colpito la specie umana causando paura, morte, trasformazioni sociali, politiche, economiche e demografiche, scoperte mediche e scientifiche. Le epidemie sono dovute al diffondersi per contagio delle malattie infettive, causate da virus o batteri. Quando una malattia infettiva si diffonde improvvisamente, molto rapidamente e ampiamente in una popolazione si parla di “epidemia”.

Quando una malattia infettiva è stabilmente presente in una popolazione e l’andamento dei contagi è prevedibile e costante si parla di “endemia”.

Una “pandemia”, invece, è un’epidemia estesa a più continenti o a tutto il mondo.

Nella storia occidentale, una delle prime grandi epidemie di cui abbiamo notizia è la cosiddetta peste di Atene, che colpì la città nel 430 a. C., in piena guerra del Peloponneso. Tucidide racconta di una città sovraffollata in cui «il contagio mieteva vittime con furia disordinata» (II, 52).

Se c’è qualcosa che accomuna le epidemie di tutti i tempi è che stravolgono i rituali funebri, una delle istituzioni fondamentali di ogni società umana. Nella Grecia antica, persino in guerra erano previsti dei momenti per svolgere i rituali funebri, ma durante l’epidemia no. Tucidide scrive: «La violenza selvaggia del morbo aveva come spezzato i freni morali degli uomini che, preda di un destino ignoto, non si attenevano più alle leggi divine e alle norme di pietà umana. Le pie usanze che fino a quell’epoca avevano regolato le esequie funebri caddero travolte in abbandono. Ciascuno seppelliva come poteva» (II, 52). La stessa cosa si è ripetuta oggi, più di duemila anni dopo, con il divieto di celebrare funerali durante l’epidemia da Covid-19

I virus e i batteri sono sempre stati trasportati in giro per il mondo dai viaggiatori. Nel passato erano soprattutto le navi, le carovane e gli eserciti che diffondevano le epidemie. La trasmissione di virus e batteri avviene sia all’interno della stessa specie animale, sia tra specie diverse. La peste, per esempio, era inizialmente trasmessa dal morso delle pulci dei topi e poi il contagio proseguiva tra gli umani.

Le epidemie hanno sempre colpito più duramente le città delle campagne, perché dove ci sono tante persone vicine il contagio è più facile e rapido. La pestilenza che colpì l’impero romano d’Oriente nel VI secolo d.C. (detta peste di Giustiniano), per esempio, devastò soprattutto Costantinopoli, la grande capitale dell’impero.

2La peste nera: l’epidemia per antonomasia

La peste a Marsiglia nel 1721
La peste a Marsiglia nel 1721 — Fonte: getty-images

A metà del Trecento, un’epidemia di peste ha ucciso molto rapidamente un terzo della popolazione europea, diffondendosi dalla Sicilia in tutto il continente.

L’epidemia fu particolarmente grave perché colpì una società già molto indebolita. Da alcuni decenni la crescita produttiva e demografica iniziata nell’anno Mille aveva iniziato a rallentare. Diverse terre, che erano state messe a coltura nei secoli precedenti per far fronte all’aumento demografico, avevano perso fertilità, a causa dell’eccessivo utilizzo.

Dall’inizio del secolo c’erano state diverse carestie. Il clima era peggiorato, era freddo e molto piovoso. I raccolti erano spesso insufficienti e i prezzi sempre più alti. Molte persone si erano trasferite in città, sperando invano di trovare una vita migliore. Così, le condizioni sociali e igieniche delle città erano peggiorate. Nei decenni precedenti all’arrivo della peste c’erano già state diverse epidemie di altre malattie. La malnutrizione, le cattive condizioni igieniche, i sistemi immunitari deboli e l’affollamento urbano aiutarono la diffusione del contagio.

Dopo il XIV secolo, in Europa la peste divenne una malattia endemica. Periodicamente, e in diversi luoghi del continente, ci furono altre epidemie. L’ultima fu a Marsiglia, nel 1720. Ne I promessi sposi, Manzoni racconta dell’epidemia che colpì l’Italia settentrionale nel 1630. Per secoli, la peste è stata la malattia infettiva per antonomasia, tanto che “pestilenza” è diventato quasi un sinonimo di “epidemia” e che “appestato” può indicare per metonimia qualunque emarginato dalla società. 

2.1Conseguenze della peste

Distribuzione di cibo e acqua ai viaggiatori in quarantena a Bardonecchia (Torino) durante l'epidemia di Colera nel 1884
Distribuzione di cibo e acqua ai viaggiatori in quarantena a Bardonecchia (Torino) durante l'epidemia di Colera nel 1884 — Fonte: getty-images

Le epidemie, soprattutto le più estese e violente, causano importanti effetti economici e sociali e spesso figurano fra i fattori determinanti nelle grandi trasformazioni storiche. La peste nera del Trecento, per esempio, ha contribuito significativamente ad accelerare alcuni processi storici.

La morte di una grande parte della popolazione e il conseguente spopolamento delle campagne incentivarono una generale riorganizzazione della produzione agricola. I patti agrari, che regolavano i rapporti tra proprietari e contadini e che si fondavano perlopiù sulla consuetudine e dunque resistevano ai passaggi generazionali, poterono essere modificati.

Il Trecento fu un secolo di grandi cambiamenti e gli storici non concordano sul ruolo da attribuire alla pestilenza e sulla misura delle sue conseguenze. Tuttavia, fu sicuramente un evento epocale, che ebbe un’influenza sulla progressiva fine della società medievale.

Alexandre Yersin (1863-1943), 1893. Yersin, medico e batteriologo, scoprì il bacillo responsabile della peste bubbonica, che in seguito fu chiamato in suo onore: Yersinia pestis
Alexandre Yersin (1863-1943), 1893. Yersin, medico e batteriologo, scoprì il bacillo responsabile della peste bubbonica, che in seguito fu chiamato in suo onore: Yersinia pestis — Fonte: getty-images

Nel corso della storia, le epidemie hanno contribuito alla trasformazione delle norme igieniche. Oggi è ovvio per tutti che i medici debbano lavarsi le mani con grande cura prima di ogni nuova visita, per non rischiare di trasmette agenti patogeni da un paziente all’altro, ma non è sempre stato così. La contagiosità di alcune malattie, invece, è nota da millenni e certe tecniche di prevenzione del contagio, come l’isolamento dei malati o l’inoculazione, sono state praticate per secoli.

La peste è causata da un batterio, identificato nel 1894 da un medico svizzero di nome Alexandre Yersin. Nei secoli di grande diffusione della malattia non si conoscevano farmaci che potessero curarla. L’unica tecnica di contenimento dei contagi era l’isolamento dei malati e dei possibili portatori.

La quarantena fu inventata nel Quattrocento a Venezia. Tutti quelli che arrivavano in città da fuori – specie gli equipaggi delle navi – dovevano passare un periodo su un’isola della laguna, senza avere alcun contatto con gli abitanti della città.

3Il vaiolo e altre malattie virali

Il dottor Edward Jenner (1749-1823) esegue la prima vaccinazione contro il vaiolo su un bambino di otto anni, James Phipps, il 14 maggio 1796
Il dottor Edward Jenner (1749-1823) esegue la prima vaccinazione contro il vaiolo su un bambino di otto anni, James Phipps, il 14 maggio 1796 — Fonte: getty-images

Le malattie infettive che hanno causato grandi epidemie nel corso della storia non sono tutte di origine batterica come la peste. Molte sono causate da virus, come il Covid-19. 

Una temibile e antichissima malattia infettiva, oggi scomparsa, è il vaiolo. Nel corso dei secoli, il vaiolo ha causato la morte di milioni di persone. È probabile che la cosiddetta peste antonina, che colpì l’impero romano alla fine del II secolo d.C. sia stata un’epidemia di vaiolo. Nel Cinquecento, il vaiolo fu una delle più devastanti fra le malattie infettive che gli europei portarono nel continente americano e che contribuirono alla distruzione delle civiltà indigene. 

3.1Il primo vaccino

Nel Settecento, quando il vaiolo imperversava nel continente europeo, si sapeva che chi aveva già contratto la malattia ed era guarito sarebbe stato immune per il resto della vita. In Europa si era quindi diffusa la pratica dell’inoculazione, già nota da secoli in Oriente: entrando in contatto con dei malati non troppo gravi, si sperava di contrarre la malattia in forma lieve, guarire e diventare immuni.

Alla fine del secolo, Edward Jenner, un medico inglese, osservò che gli allevatori che avevano contratto il vaiolo bovino, più blando, sembravano perlopiù immuni anche dal ben più pericoloso vaiolo umano. Scoprì che si poteva inoculare il vaiolo dei bovini (da cui “vaccino”) nelle persone sane, che si ammalavano lievemente e diventavano poi immuni.

3.2L’AIDS

La vaccinazione è una tecnica medica molto efficace contro le malattie infettive e ha permesso di ridurre ampiamente le epidemie di alcune malattie e di eliminarne altre (come lo stesso vaiolo). Ma non ci sono vaccini per tutte le malattie infettive. Per esempio, non c’è alcun vaccino per il virus HIV, che causa l’AIDS. 

L’epidemia di AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) è iniziata negli anni Ottanta del Novecento. Oggi conosciamo bene questa malattia del sistema immunitario e sappiamo che il virus HIV è sessualmente trasmissibile e che, per proteggersi dal contagio, bisogna usare i contraccettivi di barriera. All’inizio degli anni Ottanta, però, quando si riconobbe l’esistenza di questa nuova malattia sconosciuta, l’epidemia era già molto diffusa. Ci vollero alcuni anni per isolare il virus che la provocava e altri per trovare dei farmaci che impedissero alla malattia di svilupparsi. Il continente in cui il virus è più diffuso e in cui l’AIDS uccide più persone è l’Africa

3.3La Spagnola

La Spagnola del 1918. Le volontarie della Croce Rossa nella realizzazione di mascherine durante la pandemia di influenza spagnola
La Spagnola del 1918. Le volontarie della Croce Rossa nella realizzazione di mascherine durante la pandemia di influenza spagnola — Fonte: getty-images

Nel 1918 una pandemia di influenza causò la morte di milioni di persone in tutto il mondo. Si chiamò “Spagnola” perché la Spagna fu l’unico paese a darne notizia. Nei paesi belligeranti, infatti, la notizia fu inizialmente censurata.

I dati sull’influenza spagnola sono particolarmente incerti. La maggior parte dei decessi avvenne nell’autunno-inverno del 1918, un arco di tempo molto breve. È probabile che il diffondersi del contagio sia stato facilitato anche dalla guerra, ma la pandemia arrivò in tutti i paesi del mondo, anche quelli estranei al conflitto. Non si sa quanti siano stati i morti, ma sicuramente diversi milioni di persone (alcuni studi dicono che i morti furono cento milioni, più di quelli delle due guerre mondiali messe insieme). Non si sa esattamente come si sia diffusa, dove e quando. Molti studi sulla Spagnola si occupano soprattutto dell’Europa e dell’America settentrionale, perché lì sono stati raccolti i dati con maggior precisione. Ma la pandemia è stata globale, e dunque i dati e gli studi sono falsati.

La pandemia di Spagnola è stranamente poco ricordata fra gli eventi storici del Novecento, forse perché contemporanea alla guerra, forse per l’incertezza delle notizie. Molti di noi hanno sentito parlare più spesso della peste nera del Medioevo, assai più lontana nel tempo e probabilmente meno mortale, che della Grande Influenza del 1918.

4Guarda il video sull'epidemie: storia e caratteristiche delle più gravi