Epicureismo e stoicismo: significato, caratteristiche, differenze e analogie

Epicureismo e stoicismo: significato, caratteristiche, differenze e analogie A cura di Chiara Colangelo.

Scopri il significato di Epicureismo e Stoicismo, definizione e caratteri generali che li contraddistinguono, differenze e analogie delle due correnti filosofiche

1Epicureismo

1.1Introduzione all'Epicureismo

Busto di Epicuro: il fondatore dell'epicureismo
Busto di Epicuro: il fondatore dell'epicureismo — Fonte: getty-images

Epicuro nacque a Samo nel 341 a.C. Cominciò ad occuparsi di filosofia fin da giovanissimo, a 14 anni, assistendo alle lezioni del platonico Pànfilo e del democriteo Nausìfone. Trasferitosi ad Atene a 18 anni frequentò probabilmente le lezioni di Aristotele. Nel 321 a.C. lasciò la città per alcuni anni e cominciò l’attività di maestro. Tornato ad Atene fondò la sua scuola, dove insegnò fino alla morte nel 271 a.C.  

Epicuro scrisse moltissimo, ma dei suoi scritti non rimangono che tre lettere conservate nel libro X delle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio. Molte notizie su Epicuro e sulla sua filosofia vengono poi dal poeta latino Tito Lucrezio Caro nella sua opera De rerum natura.  

La scuola filosofica che Epicuro fondò ad Atene aveva sede in una casa nei sobborghi della città con un grande giardino, per tale motivo i numerosissimi allievi di Epicuro vennero chiamati i filosofi del “Giardino”. Come altre scuole anche quella epicurea era un’associazione di carattere religioso e l’ascendente di Epicuro sui suoi discepoli era fortissimo. 

1.2Il quadrifarmaco

Per Epicuro il compito della filosofia è quello di liberare gli uomini dalle passioni e condurli alla felicità. Tale aspirazione è sintetizzata dal filosofo nel paragone che il filosofo fa tra la filosofia e un quadrifarmaco in grado di:

  • liberare gli uomini dal timore degli dei;
  • liberare gli uomini dal timore della morte;
  • dimostrare la facilità con cui si può raggiungere il piacere;
  • dimostrare la brevità e la provvisorietà del dolore.  

1.3La canonica

La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio. Particolare di Epicuro
La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio. Particolare di Epicuro — Fonte: ansa

La canonica è quella parte della riflessione filosofica Epicurea che si occupa di fornire all’uomo il criterio di verità e di conoscenza. Il principio di verità è individuato nell’evidenza che deriva dalle sensazioni, dalle anticipazioni e dalle emozioni. 

Le sensazioni sono originate dagli atomi che si staccano dalle cose e ci permettono di percepirle, e sono quindi sempre vere ed oggettive. Dalle sensazioni derivano poi le anticipazioni, o prolessi, ovvero i concetti, le immagini anticipatorie, che si formano nella nostra mente in seguito alla ripetizione di medesime sensazioni. 

Le emozioni, che per Epicuro consistono nel piacere e nel dolore, si accompagnano alle sensazioni e hanno un’importanza fondamentale perché costituiscono il principio per la vita pratica. Come detto, sensazioni, anticipazioni ed emozioni sono sempre vere e non possono essere erronee come invece possono esserlo le opinioni, ovvero i ragionamenti che derivano dalle nostre sensazioni. 

1.4La fisica

Secondo Epicuro il mondo non ha alcuna causa soprannaturale e gli uomini non devono temere di essere alla mercé di divinità o di forze insondabili. Per questa ragione egli immagina un universo dove tutto ciò che esiste è materia e tutto ciò che accade può essere spiegato dal movimento meccanico dei corpi.     

Come per Democrito, anche per Epicuro il corpo è costituito da atomi che si muovono nel vuoto. Il movimento degli atomi è casuale e non obbedisce ad alcun ordine finalistico, inoltre gli atomi hanno un peso e cadono in linea retta con la stessa velocità, salvo quando si verifica una deviazione casuale, il clinàmen, che provoca urti e aggregazioni tra atomi.     

1.5L'etica

Epicuro
Epicuro — Fonte: getty-images

Come abbiamo detto, lo scopo della filosofia epicurea è il raggiungimento della felicità. In un’ottica materialista, la felicità non può che essere legata alla ricerca del piacere, che si identifica con il bene supremo e con il criterio che deve orientare le scelte dell’uomo. Epicuro fa del piacere il fondamento dell’etica, ma precisa che il vero piacere risiede nell’assenza di dolore (aponìa) e nell’assenza di turbamento (atarassìa). 

Per raggiungere queste due condizioni Epicuro opera una distinzione tra i vari tipi di piacere per indicarci quali devo essere perseguiti e quali invece abbandonati:  

  • piaceri naturali e necessari, ovvero quelli legati alla sopravvivenza dell’uomo (bere, mangiare, dormire, ecc);
  • piaceri naturali e non necessari, ovvero varianti superflue di piaceri naturali (dormire molto, mangiare cibi prelibati, ecc);
  • piaceri non naturali e non necessari, ovvero legati a bisogni vani (desiderio di ricchezza, ambizione, ecc). 

Valutando i suoi bisogni e orientando la ricerca del piacere solo a ciò che è naturale e necessario, l’uomo raggiunge la felicità. L’edonismo epicureo, lungi dall’essere un invito ad abbandonarsi ai piaceri materiali, è un’esortazione a ridurre i nostri desideri all’essenziale

2Stoicismo

2.1La scuola stoica

Stoà di Attalo
Stoà di Attalo — Fonte: istock

La scuola stoica si formò intorno al 300 a.C., quando Zenone di Cizio (333 a.C. - 264 a.C.) fondò la sua scuola ad Atene, tenendo le lezioni nel “Portico dipinto” (in greco Stoà poikìle) della città, motivo per il quale i filosofi seguaci di questa scuola vennero chiamati stoici. Questa corrente filosofica crebbe grazie all’apporto di tre filosofi che in poco tempo fondarono le basi del pensiero stoico: Zenone di Cizio, Cleante di Asso (331 a.C. – 232 a.C) e Crisippo di Soli (276 a.C – 204 a.C). 

La scuola stoica ebbe una grande diffusione nei secoli successivi alla sua fondazione arricchendosi dei contributi di molti pensatori. Per fare chiarezza in questa evoluzione gli studiosi parlano di: 

  • Antica Stoà: Zenone, Cleante e Crisippo;
  • Media Stoà: Panezio e Posidonio;
  • Nuova Stoà: Seneca, Epitteto e Marco Aurelio.

Nello stoicismo lo scopo della filosofia è quello di raggiungere una sapienza che permetta di vivere una vita moralmente retta, guidata dalla ragione. La filosofia stoica si divide in tre parti: la logica, la fisica e l’etica. 

2.2La logica

Crisippo di Sol
Crisippo di Sol — Fonte: getty-images

Per gli stoici il primo passo per la conoscenza sono le rappresentazioni degli oggetti, che l’individuo ottiene attraverso i sensi. Tali rappresentazioni, per costituire un criterio di verità, devono passare il vaglio della ragione: se la ragione le respinge vanno scartate come false, se le accoglie costituiscono fonte di conoscenza. 

La conoscenza deriva quindi dai sensi e l’intelletto umano è come una tabula rasa, sulla quale via via vengono registrate le sensazioni. L’accumularsi di queste rappresentazioni permette la formazione di concetti, che anticipano le esperienze future. 

2.3La fisica

L’universo immaginato dagli stoici è retto da un ordine razionale, immutabile e necessario, che, in un sistema panteistico come quello stoico, si identifica con Dio.  

La realtà è composta da due principi: un principio passivo, la materia, e un principio attivo, Dio, che attraverso la ragione dà forma alla materia. Per gli stoici solo ciò che ha un corpo esiste, e quindi non esistono realtà spirituali: lo stesso Dio ha una natura corporea, proprio come la materia. L’universo, infine, vive un alternarsi di cicli cosmici sempre identici a loro stessi.  

2.4L'etica

Seneca: esponente dello stoicismo, Nuova Stoà
Seneca: esponente dello stoicismo, Nuova Stoà — Fonte: ansa

Ogni essere vivente ha un senso di conservazione (oikèiosis), che lo spinge a cercare ciò che per lui è un bene e a respinger ciò che gli reca danno. Il fondamento dell’etica stoica è, quindi, vivere secondo natura, che in un universo governato da un ordine razionale, corrisponde a vivere seguendo la ragione.  

Agire in conformità con la ragione, e quindi con la natura, è per gli stoici un dovere. Scegliere ripetutamente ciò che “dobbiamo fare”, ciò che la nostra ragione ci impone, costituisce la virtù, che è l’unico bene che deve essere perseguito.  

Le emozioni invece non hanno alcun valore, in quanto non partecipano dell’ordine razionale dell’universo: e sono anzi una malattia dell’anima dalla quale i sapienti devono guardarsi, praticando un distacco totale da esse (apatìa).