Epica rinascimentale: caratteristiche, opere e sviluppo del genere

Storia e caratteristiche dell'epica rinascimentale, nata in Italia nelle corti signorili. La nuova figura del cavaliere e le opere più importanti: l'Orlando innamorato, l'Orlando Furioso e la Gerusalemme liberata
Epica rinascimentale: caratteristiche, opere e sviluppo del genere
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1Epica rinascimentale: origine e diffusione

L’epica rinascimentale nasce tra il XV e il XVI secolo in Italia, in particolare all’interno del raffinato ambiente delle corti signorili. In un secolo di grande vivacità intellettuale, il poema cavalleresco italiano vive così la sua età dell’oro, facendosi portavoce di grandi novità. 

Illustrazione dell'Orlando furioso, poema di Ludovico Ariosto
Fonte: ansa

Siamo, infatti, di fronte a un’opera di nuova concezione, scritta per dilettare una stretta cerchia di signori e dame che frequentano l’elegante ambiente cortigiano, e non più per essere recitata in piazza di fronte a un pubblico non letterato. In quest’ottica, i poemi cavallereschi conoscono un’elevazione stilistica e linguistica, abbandonando i loro tratti più popolari e quelle caratteristiche tipiche della narrazione orale, come la ripetitività e la semplicità della sintassi.

Anche a livello contenutistico, la celebrazione dei valori dell’aristocrazia feudale lascia il posto a quella del nuovo mondo cortigiano, più raffinato ed elegante. Pur essendo destinate a un pubblico ristretto, grazie all’invenzione della stampa a caratteri mobili (databile tra 1453 e il 1455), le opere dell’epica rinascimentale conoscono una rapidissima diffusione.

Castello Estense di Ferrara
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Centro d’eccellenza nella produzione di poemi cavallereschi, tra Quattrocento e Cinquecento, è Ferrara. Qui la casata degli Este si dedica con grande ardore alla cultura, ospitando presso la sua corte alcuni dei più grandi esponenti dell’epica rinascimentale: Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e infine, mezzo secolo più tardi, Torquato Tasso, con la cui Gerusalemme liberata si conclude la grande stagione del poema epico cavalleresco italiano.

2La nuova figura del cavaliere nell’epica rinascimentale

Rispetto all’epica medievale, nell’epica rinascimentale la figura del cavaliere – sempre centralissima – subisce importanti modifiche. Non siamo più di fronte all’eroe che combatte per la fede, ma a un uomo tutto proteso all’amore e alle passioni

Orlando furioso di Ariosto illustrato da Gustave Dore.
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A onor del vero, il tema amoroso era già stato introdotto nelle opere del ciclo bretone, che si erano diffuse nelle corti feudali dell’Europa a partire dall’XI secolo. All’eroismo, i cavalieri affiancavano l’amore per una nobildonna; questo era considerato una manifestazione di gentilezza d’animo, che consentiva all’uomo di elevarsi moralmente e spiritualmente.  

Nell’epica rinascimentale, invece, il sentimento amoroso inizia ad assumere delle caratteristiche differenti: non si tratta più di un amore idealizzato, la cui virtù rientra a pieno titolo nel codice comportamentale cavalleresco, bensì di un amore travolgente, appassionato, a cui il cavaliere non riesce a sottrarsi. Si inizia, quindi, a incrinare la fiducia nelle capacità dell’uomo di dominare il proprio destino. 

Orlando Innamorato, poema epico di Matteo Maria Boiardo, incisione di Giuseppe Daniotti, da Parnaso italiano.
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Emblema di questo cambiamento è il personaggio di Orlando, il paladino a servizio di Carlo Magno che nella Chanson de Roland, e più in generale nella tradizione carolingia, muore eroicamente a Roncisvalle per difendere la fede. Orlando diventa il protagonista di due delle opere più celebri dell’epica rinascimentale: l’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo e l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto. Già dai titoli di questi poemi cavallereschi, la trasformazione dell’indole del personaggio è tangibile: è l’amore, non più la fede, a costituire il motore dell’azione, portando il protagonista alla pazzia.   

3Epica rinascimentale: le opere più importanti

È all’interno del raffinato ambiente delle corti italiane che vengono prodotte le opere più emblematiche dell’epica rinascimentale, infuse di questo nuovo spirito. I letterati attingono alla materia di Francia e alla materia di Bretagna per scrivere opere che coniughino le vicende belliche e religiose con le questioni sentimentali e il sovrannaturale, così da riuscire a intrattenere le dame e i signori di corte. Quello che emerge è il racconto di una natura umana contraddittoria, imprevedibile, divisa tra senso del dovere e passione travolgente

3.1Il Morgante

Illustrazione de Il Morgante di Luigi Pulci
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Il primo poema rilevante dell’epica rinascimentale è quello scritto da Luigi Pulci (1432-1484) all’interno dell’ambiente mediceo. Si tratta del Morgante, un poema epico-cavalleresco in ottave che attinge alla materia del ciclo carolingio, ma con un intento parodico

Scritto in ventotto cantari in ottave, il Morgante segue le vicende del paladino Orlando, vittima della calunnia del malvagio Gano e quindi costretto a partire per l’Asia, dove converte il gigante Morgante al cristianesimo e lo nomina suo scudiero. 

Con il suo tono parodico e dissacratorio, il Morgante di Luigi Pulci, pur appartenendo al filone dell’epica rinascimentale, strizza l’occhio alla tradizione comico-realistica italiana e si pone quasi in contrapposizione, per quanto riguarda gli obiettivi, con i poemi epici contemporanei, primo tra tutti l’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo. 

3.2L’Orlando innamorato

Frontespizio di Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, edizione pubblicata a Venezia, 1528.
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La prima opera che possiamo far rientrare a pieno titolo all’interno della tradizione dell’epica rinascimentale è l’Orlando innamorato, scritto da Matteo Maria Boiardo tra il 1476 e il 1482, nel vivace clima della corte estense. Poema cavalleresco inizialmente concepito in tre libri, rimase incompiuto al secondo per la sopravvenuta morte dell’autore. 

Nonostante la sua forma incompleta, l’Orlando innamorato presenta molte delle novità di questa nuova fase culturale. Boiardo mescola la materia carolingia, e in particolare il tema della guerra tra i paladini cristiani e i musulmani, con l’elemento amoroso di quella bretone. Le due componenti, però, non si trovano in una situazione di equilibrio: la passione predomina sulle vicende belliche, come si può evincere già dal titolo dell’opera. 

Il valoroso Orlando ci appare in tutta la sua umanità: non più l’eroe disposto a sacrificare sé stesso in nome della fede, ma uomo travolto dall’amore per la bella e irresistibile Angelica, che insegue in ogni dove, trascurando i suoi doveri.

Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, incisione di Giuseppe Daniotti, da Parnaso italiano.
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Lo stesso personaggio di Angelica – oggetto del desiderio non solo di Orlando, ma di altri valorosi cavalieri, tra cui il suo antagonista Rinaldo – costituisce un elemento di assoluta novità: non appartiene alla tradizione dell’epica cavalleresca, ma è frutto della fantasia di Boiardo.

L’amore, infine, lega anche altri due personaggi cruciali dell’Orlando innamorato: il saraceno Ruggiero e la cristiana Bradamante, dalla cui unione avrà origine la casata estense. In questo modo, Boiardo introduce nell’epica rinascimentale anche il motivo encomiastico, con cui si esalta la famiglia committente dell’opera

3.3L’Orlando furioso

Orlando furioso, poema epico di Ludovico Ariosto
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Ludovico Ariosto si inserisce nella tradizione dell’epica rinascimentale scrivendo lOrlando furioso, che comincia proprio nel punto in cui si era interrotto l’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo: la contesa tra Orlando e Rinaldo per ottenere la bella Angelica. Ariosto, quindi, si inserisce in una linea di continuità con il suo predecessore; un filo rosso che non riguarda solo il tema scelto, ma anche lo stile e il tono adottati.  

Poema epico-cavalleresco composto da 46 canti e scritto, tra il 1516 e il 1532, in ottave di versi endecasillabi, l’Orlando furioso presenta una trama intricata, che si può suddividere in tre filoni principali:

  • l’amore che lega i diversi personaggi e che costituisce il motore della vicenda;
  • la guerra tra l’esercito cristiano di Carlo Magno contro gli infedeli Mori, che fa da sfondo alla storia;
  • l’encomio per il committente, che si realizza attraverso il matrimonio finalmente celebrato tra Ruggiero e Bradamante da cui nascerà la casata estense.

  

Protagonista indiscusso è ovviamente Orlando che, proprio come il protagonista dell’opera di Boiardo, non è il paladino carolingio disposto a sacrificare la propria vita a difesa della cristianità e dei valori a essa connessi. Egli è succube della passione amorosa, incapace di dominare i propri istinti, al punto tale da diventare pazzo quando scopre che la sua Angelica ama, ricambiata, un altro uomo: Medoro, un giovane soldato saraceno. 

Illustrazione di Gustave Dore del poema epico Orlando furioso, scritto da Ludovico Ariosto
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Come Orlando, anche gli altri numerosi personaggi che popolano l’Orlando furioso sono impegnati nella ricerca, spesso fallimentare, di un oggetto del desiderio: è il motivo della quête, della ricerca, che attraversa l’intera opera

Attraverso la finzione narrativa vengono esaminati i grandi dissidi interiori dell’uomo, volto alla rettitudine ma spesso fallace, in balia dei capricci della Fortuna e, ancor di più, delle proprie passioni che lo conducono a compiere scelte irrazionali.

È qui la grande differenza con la cultura medievale: siamo di fronte a una concezione laica dell’esistenza terrena, in linea con i principi del Rinascimento. Non c’è più Dio al centro della riflessione intellettuale, bensì l’uomo con le sue paure, con i suoi desideri e con le sue passioni.

3.4La Gerusalemme liberata

Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, canto I.
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Con la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso siamo di fronte all’ultima opera di rilievo dell’epica rinascimentale. Nato nel clima della Controriforma, questo poema epico ne riflette tutte le caratteristiche.   

L’ambientazione abbandona i tratti fantastici e leggendari dei cicli carolingio e bretone e si cala nella storia reale, in particolar modo in quella della prima crociata (1096-1099), invocata dal papa Urbano II per la riconquista armata della Terrasanta, caduta nelle mani dei musulmani.

Un evento storico antecedente di circa cinque secoli rispetto alla scrittura della Gerusalemme liberata e tuttavia di scottante attualità per Tasso e i suoi contemporanei. Proprio nel 1571, infatti, si era combattuta la battaglia di Lepanto tra le flotte musulmane dell'Impero ottomano e quelle cristiane della Lega Santa. Seppur sconfitte, le forze musulmane continuavano a costituire un pericolo per il mondo cristiano, da assommarsi a quello rappresentato dalla Riforma protestante.   

Con la Gerusalemme liberata, scritta sulla scia controriformista nel 1575, Tasso si poneva quindi il fine di rinsaldare i valori della fede cristiana, celebrandoli con i suoi versi.  

Illustrazione dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Disegno di Johann Heinrich Tischbein.
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Protagonista dell’opera è Goffredo di Buglione, posto alla guida dei cavalieri cristiani, incarnazione di valori positivi come la saggezza, l’equilibrio e l’incrollabile fede, che lo porta a essere un perfetto esecutore del volere di Dio. La guerra che combatte Goffredo è quella del Bene, rappresentato dall’esercito cristiano, contro il Male, rappresentato da quello musulmano.   

Pur risentendo così fortemente del clima controriformista, non mancano nella Gerusalemme liberata quelle caratteristiche tipiche dell’epica rinascimentale. Largamente presente è il tema dell’amore, che pervade l’intero poema, pur non interessandone il protagonista: la passione amorosa allontana i personaggi – come Rinaldo, invaghitosi della maga Armida – dai luoghi della guerra, conducendoli spesso in una dimensione fantastica. La magia, però, lascia qui spazio al “meraviglioso” cristiano, costellato di profezie, miracoli e visioni.

Dal punto di vista formale, la Gerusalemme liberata è un poema epico suddiviso in 20 canti e scritto in ottave.