Enrico Mattei, l'ENI e le "Sette sorelle": la vita, il pensiero e l'incidente che ne ha causato la morte

Enrico Mattei, l'ENI e le "Sette sorelle": la vita, il pensiero e l'incidente che ne ha causato la morte A cura di Laura Morazzini.

Vita e pensiero di Enrico Mattei, l'imprenditore italiano fondatore dell'ENI e tra i manager che cambiò l'Italia del dopoguerra, morto in un misterioso incidente aereo.

1La vita di Enrico Mattei

Foto di Enrico Mattei, il fondatore dell'Eni, 1960
Foto di Enrico Mattei, il fondatore dell'Eni, 1960 — Fonte: getty-images

Enrico Mattei è stato un imprenditore protagonista dell'economia italiana del dopoguerra. Innovatore sotto tanti punti di vista, economico, tecnologico, sociale; di formazione politica democristiana, ritiene l’indipendenza economica e l’investimento produttivo fattori di sviluppo imprescindibile per il benessere di tutti.

Antonio Mattei, brigadiere dei carabinieri di origine abruzzese, è di stanza ad Acqualagna, paese sulle pendici dell'appennino marchigiano. Qui vive con la moglie Angela Galbani, figlia di un costruttore edile e assistente nelle procedure pensionistiche per le vedove di guerra, e sempre in questo paese nasce il primo dei loro cinque figli, Enrico.

Antonio viene collocato in pensione nel 1919 e si trasferisce con la famiglia prima a Camerino, poi nella più economica Matelica, dove cerca di vivere facendo il guardiacaccia mentre la moglie fa lavori di cucito.

Il primogenito non segue gli spostamenti familiari ma rimane a vivere con la nonna materna Ester, frequentando ad Acqualagna le scuole elementari e poi spostandosi in collegio a Vasto per le medie.

Tornato a vivere con i suoi, patisce la vita di Matelica: non hanno soldi né parenti che li aiutino e Enrico non si adatta: trascura gli studi e viene messo a lavorare.

Viene assunto in una fabbrica di mobili per dipingere le testate dei letti, dove rimane fino ai 16 anni, quando viene assunto come fattorino in una conceria. Finalmente manifesta interesse per qualcosa, le nozioni chimiche del mestiere lo affascinano, le apprende e le approfondisce: in pochi anni sale di livello e nel 1926 diventa direttore tecnico.

2Enrico Mattei a Milano e l’ascesa professionale

Il nuovo ruolo gli concede un certo agio, può contribuire al mantenimento della famiglia e apre un negozio di stoffe alla madre ma l’anno seguente viene chiamato per il servizio di leva; finisce nei granatieri di Sardegna a Orvieto ma, dato che non ha un titolo di studio, viene arruolato come soldato semplice.  

Il servizio dura appena sei mesi perché il datore di lavoro certifica che Enrico è la principale fonte di sostentamento della famiglia, ma una volta tornato in paese la conceria entra in crisi. Mattei si fa dare una liquidazione e delle referenze e nel 1929 parte per Milano, contro il parere dei genitori.  

Firma dell'accordo petrolifero tra Marocco e Italia con (da sinistra a destra) Enrico Mattei e il signor Bouabid, ministro dell'Economia marocchino, il 26 luglio 1958 in Italia
Firma dell'accordo petrolifero tra Marocco e Italia con (da sinistra a destra) Enrico Mattei e il signor Bouabid, ministro dell'Economia marocchino, il 26 luglio 1958 in Italia — Fonte: getty-images

Diventa venditore per la Max Meyer, poi rappresentante per la Lowenthal fino al 14 luglio del 1932 quando rassegna le dimissioni. Ormai conosciuto nel settore, vuole provare a fare qualcosa di nuovo e vuole farlo per proprio conto: l’anno prima ha affittato un capannone e delle apparecchiature e si mette a produrre vernici.

Il giro d’affari si allarga e vuole dimostrare di avere le competenze giuste: alle scuole serali si diploma come ragioniere e chiama a Milano le sorelle e il fratello, mettendoli a lavorare con lui.

Piano piano fa ulteriori investimenti e la sua ditta l’ICL, l’Industria chimica lombarda grassi e saponi, si mette a produrre oli, grassi e saponi speciali per l'industria; affida al fratello Umberto la direzione commerciale ed lui cerca nuove strade per innovare il proprio settore, cercando un modo per risparmiare sull'approvvigionamento delle materie prime.

3Amore e Amicizia

L'imprenditore italiano Marcello Boldrini della società E.N.I., nel 1962
L'imprenditore italiano Marcello Boldrini della società E.N.I., nel 1962 — Fonte: getty-images

Neanche trentenne è ormai un industriale affermato: a Matelica compra casa per i genitori e terreni per sé, oltre a un appartamento a Milano dove vive con i fratelli. 

Nel 1936 si innamora di Greta Paulas, ballerina austriaca della compagnia Schwarz e la sposa, ma dopo la morte del loro unico bimbo, nato prematuro, i medici comunicano alla coppia che non può più avere figli. 

Incontra Marcello Boldrini, professore universitario dell’Università Cattolica e anche lui originario di Matelica, con cui nasce una bella amicizia. Frequentandolo si avvicina all'ambiente del cattolicesimo progressista milanese: rielabora l’esperienza della povertà giovanile, gli effetti globali della crisi del '29 e si convince della necessità di un ruolo statale all'interno dell'economia, per contenere i pericoli del liberismo

Allo scoppio della guerra l’Industria chimica lombarda mantiene una produzione di facciata, ridotta al minimo, in modo da non contribuire all’ideologia fascista ma nemmeno permettere la deportazione di alcuni dei suoi operai. 

4Enrico Mattei, da partigiano a commissario

Mattei rientra a Matelica, dove entra nella Resistenza radunando e guidando alcune formazioni partigiane; tornato a Milano diventa membro del CLNAI e poi a fine marzo del 1944 entra nel Comitato per la Liberazione Nazionale come elemento del partito della Democrazia Cristiana, fondato l’anno precedente. 

Viene arrestato il 26 ottobre 1944 insieme ad altri democristiani e incarcerata a Como. Dopo una fuga rocambolesca, torna a Milano dove assume un incarico di comando organizzativo nella formazione dei partigiani bianchi e nell'amministrazione dei fondi per la liberazione, inviati dagli alleati e raccolti dalle industrie a sostegno dell’attività partigiana. 

L'industriale e parlamentare Enrico Mattei durante una manifestazione il 4 giugno 1953 a Milano
L'industriale e parlamentare Enrico Mattei durante una manifestazione il 4 giugno 1953 a Milano — Fonte: getty-images

Per le azioni compiute in guerra viene decorato al valore e il 31 luglio del 1945 entra nel consiglio nazionale della DC, il partito che guida il governo italiano, e poi diventa membro dell'ANPI; nel frattempo la Commissione centrale economica del CLNAI lo nomina commissario straordinario dell’Azienda generale italiana petroli (AGIP).

L’incarico di Mattei è un incarico a termine, l’AGIP porta con sé troppi ricordi del passato regime fascista e, nelle intenzioni del governo provvisorio, va liquidata per ricavarne profitto. Mattei inizialmente segue le istruzioni, procedendo con i licenziamenti e la ristrutturazione in vista della vendita, ma i prezzi offerti dalle compagnie petrolifere estere sono troppo alti e le richieste di permesso di indagine per nuove fonti sono “casualmente” tutte vicino ai pozzi Agip.

5Il metano in Val Padana

L’imprenditore che è in lui si insospettisce: capisce che la posta in gioco non sono solo i pezzi dell’azienda ma l’autonomia industriale del suo paese. È convinto che serva l'indipendenza energetica per tenere sotto controllo i prezzi e garantire il sostentamento alla piccola e media industria durante la ricostruzione del dopoguerra.

Mattei sceglie di correre il rischio e propone un’altra strada; cambiato governo, ottiene nuove direttive ma soprattutto i permessi per nuove indagini conoscitive in Val Padana.

Una foto di Enrico Mattei con Alcide De Gasperi a Milano negli anni '50
Una foto di Enrico Mattei con Alcide De Gasperi a Milano negli anni '50 — Fonte: ansa

Nel 1947 il governo sospende la ricerca di idrocarburi in Italia ma viene formato il nuovo governo De Gasperi che ha necessità di mostrare apertura verso le frange DC più progressiste, delle quali Mattei è un ottimo esempio, infatti gli viene chiesto di partecipare alla fondazione della FIVL, la Federazione italiana volontari della libertà, per raggruppare i quelli che ex partigiani bianchi (cattolici).

Mattei si candida in politica, ma anche se ottiene scarsi risultati raggiunge comunque l'obiettivo nel 1948 di rinnovare il consiglio di amministrazione dell’AGIP e ottenere ancora i permessi per le indagini di ricerca del metano, così come le ricerche di mercato per commercializzarlo. Trova nuovi giacimenti di metano a Caviaga e a Cortemaggiore, si moltiplicano i posti di lavoro e il governo finanzia nuove ricerche.

6Lavoro notturno

Enrico Mattei con un gruppo di parlamentari della commissione per l'industria e il commercio, in visita a un cantiere di navi cisterna a Cortemaggiore, nel nord Italia, il 19 ottobre 1956
Enrico Mattei con un gruppo di parlamentari della commissione per l'industria e il commercio, in visita a un cantiere di navi cisterna a Cortemaggiore, nel nord Italia, il 19 ottobre 1956 — Fonte: getty-images

Riesce a neutralizzare i suoi avversari, soprattutto dal settore privato, annunciando il 13 giugno 1949 di aver trovato il petrolio a Cortemaggiore. Si tratta in realtà di un pozzo con una quantità e una qualità poco più che modeste, ma la notizia fa il giro del paese e gli regala un’autorità mediatica senza precedenti, oltre a nuove polemiche.

Enrico Mattei e l'avvio ufficiale della costruzione del gasdotto centroeuropeo, 1961
Enrico Mattei e l'avvio ufficiale della costruzione del gasdotto centroeuropeo, 1961 — Fonte: getty-images

Le leggi di settore prevedono contrattazioni senza fine per passare su terreni privati con i metanodotti, allora Mattei decide per una procedura alquanto “disinvolta”: dopo le ricognizioni e le analisi delle mappe catastali, fa costruire ai tecnici della Snam i metanodotti di notte, rendendo inutili eventuali proteste dei proprietari dei terreni; la cosa singolare è che spesso li fa costruire verso paesi con i quali deve ancora chiudere qualsiasi trattativa.  

Il sistema di condotte dell'AGIP passa da 257 km a 2064 km, e da 20 milioni di metri cubi di metano trasportati a 1 miliardo e 200 milioni.

Dal generale disinteresse degli investitori privati per il metano si passa alla corsa a fare offerte, ma il mercato è troppo agitato e lo Stato decide di costituire un ente pubblico per gli idrocarburi.

7Enrico Mattei e la nascita dell’Eni

Il 10 febbraio 1953 viene istituita l'Eni, un’azienda che raggruppa le partecipazioni di stato nel settore petrolifero ma con l’autonomia di un’impresa privata. L’azienda nascente ha l'esclusiva:

  • della ricerca in pianura padana e lungo la costa adriatica,
  • della gestione delle condotte per il trasporto del metano.
Agip
Agip — Fonte: getty-images

Lo stesso giorno Mattei lascia la carica parlamentare, per dedicarsi solo alla parte imprenditoriale, ma anche per non inimicarsi le gerarchie democristiane, che in parte lo avevano appoggiato ma che erano troppo lente per continuare a seguirlo in una politica di riforma così accelerata.

Per la ricostruzione del paese occorre disporre di energia a prezzi competitivi e di una classe dirigenziale agile e preparata; per trovarla Mattei assume e forma in azienda persone giovani fresche di studi e fidelizzabili, in particolar modo gli ingegneri, scegliendo personalmente candidati dalle migliori università, e stabilendo come limite d’età i 35 anni. Segue personalmente tutto quanto gli è possibile, dall'affidamento degli incarichi, ai progetti, fino alla grafica pubblicitaria.

L'ossessione per l’immagine aziendale si vede nelle stazioni di benzina, che personalizza scegliendone i colori, dotandole di servizi aggiuntivi (bar, ristoranti, officine) ma non permettendo la pubblicità dei prodotti venduti: deve bastare il buon nome dell’Agip.

Il cane a sei zampe, di ispirazione futurista, fu da lui scelto tramite un bando di concorso per artisti: vince la proposta del grafico milanese Giuseppe Guzzi, perché il lavoro richiama la velocità e la modernità. Solo dopo 10 anni si scopre che in realtà il disegno è dello scultore Luigi Broggini, maestro di Guzzi, che non volle dichiarare il proprio nome per un'iniziativa secondo lui “troppo commerciale”.

8La “formula Mattei”

Eni, raffineria di Taranto
Eni, raffineria di Taranto — Fonte: getty-images

L'ENI insieme alla Fiat, all'Italcementi e la Pirelli finanziano la società SISI per ripristinare la rete autostradale, progetto affidato dallo stato alla IRI, e favorire il mercato delle auto e, ovviamente, del carburante.

Nella logica di mercato di questi anni occorre investire nel petrolio ma i giacimenti sono in mano a ditte estere e Mattei deve adattarsi, cerca accordi per comprare greggio dalle grandi compagnie, ma contemporaneamente avvia l’internazionalizzazione dell’Eni, concludendo ad esempio un accordo con l’Anglo-Persian per raffinare il petrolio nell’impianto di Venezia.

Nel 1956 vengono approvate nuove leggi che limitano le esplorazioni estere e affidano all'Eni il compito di acquistare i diritti di sfruttamento per ogni nuovo deposito. Forte di condizioni sempre più favorevoli, Mattei continua ad ampliarla: nuove stazioni, raffinerie, autobotti, impianti chimici e manifatturieri. Nello stesso anno avvia anche la costruzione di un complesso petrolchimico a Ravenna per produrre gomma e fertilizzanti, facendo concorrenza alla Montecatini e alla Edison.

La stretta di mano fra il presidente egiziano Abdel Nasser e il presidente dell'ENI Enrico Mattei. Il Cairo, circa 1962
La stretta di mano fra il presidente egiziano Abdel Nasser e il presidente dell'ENI Enrico Mattei. Il Cairo, circa 1962 — Fonte: ansa

Avvia nuove forniture estere alleandosi con Egitto e Iran, ma con condizioni innovative. Normalmente la società paga una quota iniziale e l'affitto del terreno del giacimento, le cui dimensioni determinano la percentuale; Mattei innova tutta la procedura: costituisce società nelle quali il concessionario del terreno può investire nei costi di produzione e oltre al 50% iniziale alla sottoscrizione del contratto, può guadagnare ulteriormente sul restante 50% come socio; in questo modo i paesi interessati diventano operatori nelle attività petrolifere.

Il primo esperimento è nella fornitura dall’Iran, per la quale costituisce una società italo-iraniana: l'Iran ottiene il 50% degli utili netti, mentre gli utili restanti vengono divisi tra due società, l'AGIP mineraria e la NIOC, l'ente petrolifero iraniano.

Allo stesso tempo continua a investire in altre fonti energetiche come il nucleare con sempre lo stesso obiettivo: portare fuori l’Italia dal sistema oligopolistico che regola il mercato energetico.

Nel 1956 costituisce l’Agip Nucleare e viene avviata la costruzione della centrale di Latina (inaugurata nel 1963 dopo la sua morte), ma il parlamento questa volta non lo segue poiché non ne vede la necessità e il progetto non va avanti per mancanza di investimenti.

9La sfida di Enrico Mattei alle sette sorelle

Enrico Mattei con lo Scià dell'Iran in Italia, 1960 circa
Enrico Mattei con lo Scià dell'Iran in Italia, 1960 circa — Fonte: getty-images

Nel tentativo di ottenere concessioni petrolifere vantaggiose, apre i negoziati con Francia, alcuni paesi africani e la Spagna e, non riuscendo a trovare un punto di incontro con le grandi compagnie petrolifere, si rivolge a est.

Conclude un accordo importante per una grossa importazione di petrolio con l'Unione sovietica, in cambio dell’esportazione di prodotti industriali provenienti dall’impianto di Ravenna (prodotti che stanno saturando il mercato italiano) e dalle industrie meccaniche come SNAM e Nuovo Pignone.

Questo gli porta però forte scontento all’interno di relazioni internazionali, in particolare da parte delle sette sorelle che lo accusano di fare il gioco del comunismo internazionale; lui si tutela e protegge il proprio operato grazie agli agganci politici e alla visibilità data alle sue opere.

A tale scopo promuove la fondazione della Segisa, la società editrice del quotidiano Il giorno, uscito per la prima volta il 21 aprile 1956.

Continua a gestire direttamente i processi decisionali per accelerare le procedure aziendali ma bene presto si rende conto che è necessario un riassetto:

  • nel 1957 riorganizza l'Eni affidandosi a una società statunitense di consulenza aziendale per ottenere maggiore efficienza,
  • istituisce una business school, la Scuola di studi superiori sugli idrocarburi.

10Il piano africano di Mattei

Enrico Mattei con il ministro dell'industria nigeriano, Italia - marzo 1962
Enrico Mattei con il ministro dell'industria nigeriano, Italia - marzo 1962 — Fonte: getty-images

Nel 1957 le leggi a favore del Sud condizionano parte degli investimenti, ma l’Eni non riesce a realizzare tutti gli impianti progettati: la regione Sicilia ha già concesso le ricerche delle aree più promettenti alla compagnie statunitensi, e viene realizzato solo l'impianto petrolifero di Gela e l’oleodotto egiziano, con il primo pezzo di quello che sarà il progetto africano.

Intanto nel dicembre del 1958 l’Eni prende i primi conttatti con la Cina, allora chiusa agli occidentali e nel 1959 nasce Eni-Cinema, diretto da Pasquale Ojetti, per la produzione di lungometraggi: una ventina i film realizzati per rappresentare la crescita dell’azienda e il suo ruolo nello sviluppo del paese.

L’interesse di Mattei è adesso concentrato sugli ex paesi coloniali del Nord Africa ma sono necessari nuovi accordi economici, per favorire la crescita delle compagnie petrolifere nazionali e indipendenti.

Nel 1962 dopo la guerra franco-algerina gli viene chiesto di entrare nel pool dei petrolieri americani, inglesi e francesi per la gestione dei giacimenti nordafricani, ma si rifiuta e scatena le proteste del ministro francese a Roma: “l’Eni si rifiuta di collaborare”; nello stesso periodo la O.A.S., un’organizzazione paramilitare clandestina francese, minaccia più volte la vita di Mattei per i suoi rapporti al limite del legalità con i ribelli algerini, il Fln.

L’Eni in espansione fa grandi investimenti ma ha relativamente poca liquidità; in più la DC al governo si sta avvicinando al Partito Socialista e, anche se Mattei vede di buon occhio questo probabile incontro, i suoi collaboratori più stretti sono critici e difendono il pensiero democristiano più rigoroso. Aumentano gli attacchi politici interni ed esterni, come gli articoli di Indro Montanelli dal Corriere della sera.

11L’incidente e la morte di Enrico Mattei

L'ENI sta per stringere un accordo con il principale avversario la ESSO, la compagnia più colpita dalla sua politica aziendale: lo scopo è avere il petrolio mediorientale e svincolare l’Italia dalla fornitura russa.

Mattei sta organizzando un viaggio negli USA al fine di raggiungere un accordo di settore, previsti anche un appuntamento alla Casa Bianca e una laurea ad honorem da ritirare ad Harvard: ha tra le mani le carte per un probabile accordo con l’Algeria dove il petrolio è di ottima qualità, a dispetto della proposta avanzata ad inizio anno dalle sette sorelle.

Il presidente dell'Eni Enrico Mattei davanti al suo aereo con il simbolo dell'Agip, in una foto d'archivio
Il presidente dell'Eni Enrico Mattei davanti al suo aereo con il simbolo dell'Agip, in una foto d'archivio — Fonte: ansa

Muore il 27 ottobre 1962, durante un volo con l’aereo privato Morane Saulnier 760 di proprietà dell’Eni, che da Catania deve portarlo a Milano: l’aereo precipita nei pressi di Bascapè e insieme a lui muoiono il pilota Irnerio Bertuzzi e William McHale, un giornalista del Time arrivato in Sicilia apposta per intervistarlo.

Il 28 ottobre viene nominata una commissione d’inchiesta dal ministro della difesa Giulio Andreotti; le indagini si chiudono nel marzo 1963 con la conclusione di un tragico incidente dovuto a uno stallo; dopo la chiusura dell’indagine il fratello Italo sporge denuncia contro ignoti per attentato.

Nel 2003 il magistrato Vincenzo Calia, indagando sul rapimento e l’eliminazione del giornalista Mauro De Mauro, scopre elementi che riaprono il caso.

La nuova perizia tecnica viene effettuata su uno dei pochi pezzi non rottamati: viene accertato lo scoppio dell’aereo durante il volo, dovuto a una modesta carica di tritolo, abbastanza piccola per far cadere l’aereo e non essere facilmente rilevabile. I colpevoli non sono mai stati individuati.