Enea e Didone, Eneide Libro IV: storia di un amore impossibile

Di Marta Ferrucci.

Storia e significato della vicenda di Enea e Didone, raccontata da Virgilio nel Libro IV dell'Eneide. Analisi e confronto tra i due protagonisti.

Storia di Enea e Didone

Virgilio narra le vicende dell’amore tra Enea e la regina nel Libro IV dell’Eneide.
Didone accoglie nella sua reggia l’eroe troiano con i suoi compagni di viaggio, è generosa e si pone come una vera e propria protettrice. Grazie all’intervento di Cupido, tra Enea e la regina scoppia l’amore: inizialmente lei si dimostra timida e insicura per via del sentimento che ancora prova per suo marito Sicheo – ormai defunto – ma riesce a superare le sue perplessità e ad accettare la relazione con Enea grazie ad un confronto con la sorella Anna.

Enea nel palazzo di Didone
Enea nel palazzo di Didone — Fonte: getty-images

Per i due non sembrano esserci più ostacoli e durante una battuta di caccia, sorpresi da un temporale, si rifugiano in una grotta dove consumeranno il loro amore.
Ma di questo nuovo legame tra Enea e Dinone viene a conoscenza Iarba, re della Numidia, pretendente respinto da Didone a cui aveva concesso i territori di Cartagine. Iarba manifesta risentimento e sdegno a Giove a cui chiede di intervenire ed il Re degli dei lo accontenta. In che modo? Inviando Mercurio (divinità della mitologia la cui funzione principale è quella di messaggero degli dei) a rammentare all’eroe troiano la sua missione ancora da compiere. Mercurio ricorda infatti all’eroe troiano che la città da fondare non è in Africa, bensì in Italia, e lo invita quindi ad organizzare la sua partenza. Enea deve ubbidire e inizia i preparativi della partenza cercando però di non insospettire Didone; le accortezze dell’eroe troiano però non basteranno: Didone scopre le intenzioni di Enea e lo supplica di non partire, accusandolo di abbandono e tradimento dopo che lei aveva accolto lui e il suo seguito nella città. Enea le è grato per quanto fatto ma non può rimanere perché il Fato (il destino) gli ha segnato una strada precisa che – sebbene diversa da quella che vorrebbe seguire – è tenuto ad accettare. Enea, insomma, deve obbedire al suo destino.

Enea e Didone, un amore impossibile

Nella mente della regina iniziano a farsi strada sentimenti come la disperazione e la follia. Mercurio allora appare in sogno ad Enea che dorme sulla nave pronto a salpare e lo incita a fare presto, a partire subito prima che la regina, sconvolta e infuriata, tenti di assalirlo con le sue navi.

Nel momento in cui Didone vede le navi troiane allontanarsi da Cartagine, la sua passione per Enea si tramuta in tragedia: si uccide, trafiggendosi con la spada.

Didone si dispera vedendo le navi troiane allontanarsi da Cartagine
Didone si dispera vedendo le navi troiane allontanarsi da Cartagine — Fonte: getty-images

Nella mente della regina iniziano a farsi strada sentimenti come la disperazione e la follia. Mercurio allora appare in sogno ad Enea che dorme sulla nave pronto a salpare e lo incita a fare presto, a partire subito prima che la regina, sconvolta e infuriata, tenti di assalirlo con le sue navi.

Nel momento in cui Didone vede le navi troiane allontanarsi da Cartagine, la sua passione per Enea si tramuta in tragedia: si uccide, trafiggendosi con la spada.

Ritratto psicologico di Enea e Didone

Qui come in altre parti del poema Enea non è altro che uno strumento del Fato, appartiene cioè ad una volontà molto più grande e forte di lui a fronte della quale non può fare resistenza. E’ tutto subordinato all’ordine di Giove di partire perché in gioco c’è un futuro di gloria e grandezza per l’intera stirpe che discenderà da Enea; i sentimenti di una donna, per quanto regina, possono poco contro le forze che determinano l’intera storia dell’umanità.
Di fronte a Didone il personaggio di Enea sembra quasi annullarsi. Egli appare incapace di prendere decisioni autonome e di provare sentimenti forti e personali, come quelli che invece prova e manifesta Didone. L’affetto che prova per la Regina è chiuso dentro di lui, nascosto dalla fretta con cui egli organizza uomini e navi per una partenza che sembra più una fuga.

La relazione tra i due nasce come una parentesi  in un momento di dimenticanza di Enea, di stanchezza verso la sua missione, di cedimento ai propri sentimenti. Giunone e la madre di Enea, Venere, hanno cospirato contro di lui, anche se con propositi diversi: la prima per distrarlo dal suo destino, l’altra per dargli una pausa. Ma il Fato è inesorabile e lui dovrà riprendere la sua strada per rimanere fedele al suo compito.

La maledizione di Didone contro i troiani

Quando la mattina Didone si accorge della partenza di Enea - fra un momento di pazzia e il suicidio - trova la lucidità per pronunciare la maledizione contro i Troiani e la loro discendenza. Invoca Giunone, Ecate, le Furie (o Arpie) affinché i Troiani soffrano in guerra, e da questa ne ricavino un patto svantaggioso per loro (e così sarà: in effetti i patti che pongono fine alla guerra tra Troiani e Latini saranno iniqui perché, nella fusione dei popoli, il nome e la lingua de Troiani non si conserveranno).
Didone inoltre prega che Enea non abbia ne’ un regno ne’ una sepoltura e anche questo si avvererà: secondo la leggenda, infatti, Enea muore dopo soli tre anni di regno e il suo corpo non viene ritrovato. Una cosa gravissima perché la mancanza di sepoltura era considerata una gravissima disgrazia perché impediva all’anima del defunto di accedere al regno dei morti. Le ultime parole di Didone sono una preghiera affinché non ci sia mai pace fra Troiani e Latini, e spera che un vendicatore sorga dalle sue ossa.
La maledizione di Didone contro i troiani è un efficace espediente narrativo che Virgilio usa per raccontare e spiegare - seppure attraverso una leggenda -  la feroce rivalità che divise Roma da Cartagine, e che fu sul punto di annientare Roma e portò alla completa distruzione della città di Cartagine.

Podcast sull'Eneide: le informazioni più importanti in pochi minuti

Ascolta su Spreaker.