Emilio Lussu: vita e opere dell'autore di Un anno sull'Altipiano

Emilio Lussu: vita e opere dell'autore di Un anno sull'Altipiano A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Biografia, opere e pensiero politico di Emilio Lussu, intellettuale, uomo d'azione, politico e convinto antifascista. Nel suo libro Un anno sull'altipiano dà una testimonianza diretta sulla vita dei soldati in trincea, descrivendo l’irrazionalità e il non-senso della guerra.

1Introduzione

Soldati italiani in trincea sul Carso, prima guerra mondiale
Soldati italiani in trincea sul Carso, prima guerra mondiale — Fonte: getty-images

Non so se riusciremmo a immaginare un genitore che parla così: "«[...] Da domani lo condurrai con te al lavoro e il signorino lavorerà la terra ai tuoi ordini, e se lavora con impegno gli darai da mangiare, se no bastonate.»”

Vi immaginate un padre che affida un figlio a un contadino perché impari a lavorare la terra e che tranquillamente dica di prenderlo a bastonate se lavora male?

Altri tempi, più duri, ma queste esperienze avevano qualcosa di significativo che ti si imprimeva dentro, come un marchio a fuoco.   

Capire la durezza del lavoro, ad esempio, capire cosa si prova davvero a sentirsi sfiancati dalla fatica e dalla fame. In pratica, senza teorie.

Lussu è stato prima di tutto un uomo d’azione, un politico pratico del mondo, non un teorico.

Le esperienze che ha vissuto lo hanno portato a toccare con mano le dure realtà contemporanee:   

I suoi libri raccontano questo mondo con le sue esperienze, i torti, i sogni, le crudeltà che lo hanno caratterizzato. 

2 Una vita piena e avventurosa

2.1Infanzia e partecipazione alla prima guerra mondiale

Benito Mussolini ispeziona la divisione della Fanteria Sassari
Benito Mussolini ispeziona la divisione della Fanteria Sassari — Fonte: getty-images

Emilio Lussu nasce ad Armungia, in provincia di Cagliari, nel 1890: “Sono nato in un piccolo villaggio della montagna, e credo di aver conosciuto gli ultimi resti di una società patriarcale di cacciatori-pastori predoni, senza classi e senza Stato”. 

Trascorse un’infanzia dura, lavorando e facendo esperienza del mondo quasi tribale della Sardegna

Si laureò in giurisprudenza all'Università di Cagliari pochi giorni prima dell'entrata dell'Italia in guerra

Avendo prestato il servizio di leva come allievo ufficiale a Torino nel 1912, fu subito arruolato come sottotenente nella neocostituita brigata "Sassari"

Dopo qualche mese nel bresciano, la brigata viene mandata a combattere sul Carso: nel dicembre 1915 Lussu è nominato tenente e la brigata, distrutta, viene ricostituita su base regionale.

Nel 1916 la Brigata Sassari raggiunge l'altipiano di Asiago.  

La prima guerra mondiale si rivelò una carneficina senza precedenti nella storia dell’umanità. In particolare il fronte italo-austriaco vide una faticosissima guerra di posizione (in trincee), sanguinosa e disperata, raccontata da Lussu nel suo libro Un anno sull’Altipiano (1938).   

In questo libro abbiamo una testimonianza diretta sulla vita dei soldati in trincea che descrive l’irrazionalità e il non-senso della guerra e dell’esasperata disciplina militare

È anche tra le prima opere di “narrativa di guerra” che avranno una vasta diffusione fino agli anni ‘50.   

Bivacco dei soldati italiani tra le pinete dell'Altopiano di Asiago, prima guerra mondiale
Bivacco dei soldati italiani tra le pinete dell'Altopiano di Asiago, prima guerra mondiale — Fonte: getty-images

La vicenda bellica lo segnò profondamente facendogli capire che la guerra non può essere uno strumento per raggiungere la pace. 

L’esperienza fu dunque significativa da un punto di vista umano e politico perché permise a Lussu di conoscere la realtà profonda dell’uomo e osservare uno spaccato dell’Italia e degli Italiani.  

Al termine della guerra, tornato in Sardegna si accorse di quanto la situazione politica fosse cambiata: la guerra aveva in qualche modo risvegliato le coscienze delle classi più basse.  

2.2Il primo dopoguerra e i problemi con il Fascismo

Erano maturi i tempi per la nascita di nuove forze politiche in Sardegna, come il Partito sardo d’azione (1919), formazione autonomista democratica composta in gran parte di ex combattenti della prima guerra mondiale.   

Sorgeva allora l’astro del Fascismo, quando Lussu visse la sua esperienza da deputato (1921 e 1924), e partecipò alla secessione sull’Aventino, mostrandosi subito antifascista.   

La Sardegna fu un nodo cruciale del consenso fascista: riottosa, piena di combattenti valorosi, andava trattata con le molle.  

E, soprattutto, Lussu era un uomo d’azione, carismatico, esperto: un leader.   

Benito Mussolini (1883-1945) si rivolge ai soldati italiani in Sardegna
Benito Mussolini (1883-1945) si rivolge ai soldati italiani in Sardegna — Fonte: getty-images

Nel 1926 Lussu subì un assalto di squadristi nella sua casa di Cagliari. Non ci andò per il sottile e rispose al pestaggio a colpi di pistola, uccidendo uno degli aggressori. 

Fu arrestato e incarcerato per tredici mesi in attesa di giudizio, che si tradusse in assoluzione per legittima difesa. Tuttavia fu confinato per cinque anni a Lipari, uscendo dalla scena politica. 

Ma Lussu non era certo un uomo che si lasciava abbattere dai nemici. Riuscì, infatti, a evadere nel 1929, sbarcando a Marsiglia e poi rifugiandosi a Parigi dove, con altri rifugiati politici italiani (F. Nitti e C. Rosselli), diede vita al movimento Giustizia e Libertà.  

In momenti diversi, negli anni Trenta, Lussu si sposta da Parigi per curarsi; in questi periodi di riposo forzato scrive Teoria dell'Insurrezione (1936), Un anno sull'Altipiano (1938), oltre agli articoli prettamente politici per la rivista di Giustizia e Libertà

Carlo Rosselli (1899-1937) e Nello Rosselli (1900-1937). Francia, 1935
Carlo Rosselli (1899-1937) e Nello Rosselli (1900-1937). Francia, 1935 — Fonte: getty-images

Partecipò anche alla guerra civile spagnola, guerra che lo coglie mentre era in convalescenza: raggiunse il fronte aragonese pochi giorni prima dell'attentato costato la vita ai fratelli Rosselli (9 giugno 1937).  

Dopo la morte di Carlo Rosselli, Lussu prese il comando di Giustizia e Libertà: incorpora l'Alleanza repubblicana socialista di Fernando Schiavetti aggiungendo, sotto la testa di Giustizia e Libertà, la dicitura "movimento di unificazione socialista".  

Nel 1938 Lussu si unisce a Joyce Salvadori, che potrà sposare in Campidoglio nel 1944, all'indomani della liberazione di Roma.  

2.3Il secondo dopoguerra

Fu deputato alla Costituente per il Partito d'azione e aderì al PSI nel 1947; divenne senatore di diritto nel 1948, conservò il seggio fino al 1968; contrario al centrosinistra, nel 1964 aveva aderito al PSIUP. 

Morì a Roma il 5 marzo 1975

3Il suo pensiero: antifascismo e socialismo

3.1Antifascismo di Emilio Lussu

L’autore si presenta come testimone diretto, soggettivo, parziale del fenomeno Fascismo. Dà una risposta personale e appassionata alle sue intrinseche problematiche che questo periodo generò nella società.

Lussu fu da subito antifascista, lo fu per sempre, senza ritrattare mai, accettando le conseguenze della sua presa di posizione (condanna al confino).

Secondo Lussu l’ascesa del movimento fascista fece leva sul malcontento generale e dal fatto che molti uomini, avendo avuto occasione durante la prima guerra mondiale di una vita superiore, eroica, fiera, si ritrovarono umiliati e in ristrettezze economiche e mal considerati.

Tuttavia per il Fascismo non fu tutto facile, soprattutto conquistare il cuore degli Italiani (e dei Sardi in particolare): era solo questione di tempo perché il Fascismo scavò nelle coscienze di chi voleva tornare a essere soldato. Tutta la propaganda eroica nasceva da quello. 

L’errore della prima guerra mondiale era stato non dare agli Italiani il bottino dei vincitori

L’occupazione di Fiume (1919) da parte di D’Annunzio nasce esattamente da questo senso di rivalsa sulla «vittoria mutilata»

L’impresa fallì e nel contempo rimaneva il fantasma del comunismo russo (chiamato anche bolscevismo) che preoccupava il governo italiano

In questo modo accadde che il Fascismo – dichiaratamente anti-socialista e anti-bolscevico – fu, secondo Lussu, lasciato prosperare per volontà dello Stato, con le conseguenze ben note.   

3.2Socialismo di Emilio Lussu

Come è nata la passione per la sinistra socialista e quale humus culturale l’ha favorita?

Indubbiamente l’essere sardo e l’aver partecipato alla prima guerra mondiale hanno segnato profondamente Lussu che ha una formazione intellettuale abbastanza atipica.

Sono gli anni del confino a Lipari in cui ha avuto il tempo di pensare e organizzare le sue idee in modo più coerente.  

Lussu è un socialista puro, e cercò un’evoluzione del movimento Giustizia e Libertà in un movimento più ampio, ossia un partito socialista democratico, repubblicano e federalista, prevalentemente non marxista, classista e libertario, che, al posto del Partito socialista italiano, avrebbe dovuto proporre l'unificazione di tutte le correnti socialiste.  

Quindi un unico socialismo capace di essere unito sugli obiettivi comuni, senza dividersi in sotto-gruppi, perdendo così identità e forza.  

4Un anno sull’Altipiano (1938)

Trincea del Monte Brestovec, San Martino del Carso, Sagrado
Trincea del Monte Brestovec, San Martino del Carso, Sagrado — Fonte: getty-images

«Il dramma della guerra è l'assalto. La morte è un avvenimento normale e si muore senza spavento. Ma la coscienza della morte, la certezza della morte inevitabile, rende tragiche le ore che la precedono». (cap. XVI)

Si tratta di uno dei memoriali di guerra (memoriale, quindi non un romanzo) più celebri della nostra letteratura, un documento che è soprattutto una grande meditazione sulla guerra.

Lussu era stato un interventista convinto, come allora molti (Ungaretti anche). Dovette ricredersi presto perché la guerra vissuta in prima persona e in prima linea gli fece capire la dura realtà.

Eppure quella guerra la sentì come necessaria, inevitabile, per non consentire ai nemici austriaci e tedeschi di sfondare le linee e invadere l’Italia.

Gaetano Salvemini (1873-1957): scrittore, storico e politico italiano antifascista. 1932 circa
Gaetano Salvemini (1873-1957): scrittore, storico e politico italiano antifascista. 1932 circa — Fonte: getty-images

Lussu, spinto dall’amico Gaetano Salvemini, racconta gli avvenimenti della prima guerra mondiale tra il giugno del 1916 e il luglio del 1917, prima che l’Italia andasse incontro alla celebre disfatta di Caporetto

In una lettera (18 agosto 1935) Lussu anticipa a Salvemini che si tratterà di “… un libro di ricordi personali e di guerra vissuta. Un documento umano”, sul modello di Verga

Inoltre Lussu scrive e pubblica queste memorie in un momento molto particolare per l’Italia: il Fascismo è ormai da anni pienamente affermato e si sta andando incontro a un’alleanza con la Germania di Hitler

Lussu si trovava in un sanatorio in Svizzera e in Francia (dove era emigrato) pubblica il suo libro. 

Ripensando a quegli avvenimenti, sente ancora la convinzione che si sia trattata di una guerra, se non giusta, almeno necessaria

Il comandante della 10 ͣ, infatti, arguisce: “Che ne sarebbe della civiltà del mondo, se l’ingiusta violenza si potesse sempre imporre senza resistenza?”. 

Il libro è asciutto, privo di fronzoli, inelegante a tratti, ma bellissimo perché ogni parola è come una pietra.

Il ritmo procede rapido, concitato con un andamento lineare in una brevitas dal sapore antico, che ricorda i commentari di Cesare.

Il tempo del racconto segue la fabula; il teatro di guerra è l’altipiano dei 7 Comuni dove si stendono montagne e speroni rocciosi che rendono difficile ogni manovra, dove ci sono le buche dei proiettili di cannone; lì ci sono le trincee da guadagnare «palmo a palmo».

Qui i soldati si trovano sempre sul pericoloso crinale tra la vita e la morte, spaventati, spesso ubriacati dal cognac per superare la paura e l’angoscia.

I nomi dei luoghi sono tutti veri, mentre i nomi dei personaggi sono modificati così da non essere riconoscibili.

Leggiamo l’incipit del memoriale:

«Alla fine maggio 1916, la mia brigata – reggimenti 399° e 400° – stava ancora sul Carso. Sin dall’inizio della guerra, essa aveva combattuto solo su quel fronte. Per noi, era ormai diventato insopportabile.

Ogni palmo di terra ci ricordava un combattimento o la tomba di un compagno caduto. Non avevamo fatto altro che conquistare trincee, trincee e trincee.

Dopo quella dei «gatti rossi», era venuta quella dei «gatti neri», poi quella dei «gatti verdi». Ma la situazione era sempre la stessa. Presa una trincea, bisognava conquistarne un’altra.

Trieste era sempre là, di fronte al golfo, alla stessa distanza, stanca. La nostra artiglieria non vi aveva voluto tirare un sol colpo.

Il duca d’Aosta, nostro comandante d’armata, la citava ogni volta, negli ordini del giorno e nei discorsi, per animare i combattenti».

Mitragliatrice contraerea in azione nelle trincee italiane del Carso, Prima guerra mondiale
Mitragliatrice contraerea in azione nelle trincee italiane del Carso, Prima guerra mondiale — Fonte: getty-images

Lussu entra subito in argomento, cominciando col dirci il dove e il quando: Altipiano del Carso, 1916-1917

L’occhio di Lussu è attento a ogni dettaglio. La sua mente ricorda particolari icastici di quei momenti. Che cosa ci racconta poi? La paura dell’assalto: «L’assalto! Dove si andava? Si abbandonavano i ripari e si usciva. Dove? 

Le mitragliatrici, tutte, sdraiate sul ventre imbottito di cartucce, ci aspettavano. Chi non ha conosciuto quegli istanti, non ha conosciuto la guerra». 

E cosa si prova a uccidere qualcuno per davvero: «Fare la guerra è una cosa, uccidere un uomo è un'altra cosa». 

Monte Nerone, Altopiano del Carso, seconda battaglia dell'Isonzo, 1915. Prima guerra mondiale
Monte Nerone, Altopiano del Carso, seconda battaglia dell'Isonzo, 1915. Prima guerra mondiale — Fonte: getty-images

Una delle scene più drammatiche che ben spiega l’ottusità della guerra è quella che accade quando il colonnello Carriera (nome parlante) ordina al tenente Santini e a un suo soldato di uscire dalla trincea per andare a tagliare il filo spinato disposto dagli austriaci a difesa delle loro trincee

È una missione impossibile, contraria ad ogni logica, a ogni tattica militare. 

Lussu cerca di impedire con buonsenso quell’inutile sacrificio, ma viene ridotto al silenzio dalle minacce del suo superiore: il capitano Bravini (altro nome parlante), pur consapevole della follia dell’ordine, tace, l’aiutante maggiore del colonnello procura con zelo le pinze. 

Santini e il soldato muoiono trafitti da decine di colpi appena giungono ai reticolati. 

Lussu racconta tutta questa scena con un senso di ineluttabilità con cui non stigmatizza solo l’ottusità del colonnello ma anche il silenzio colpevole e lo zelo servile dei due ufficiali di secondo livello. 

È una tragedia, una delle tante che la guerra porta con sé. Sembrano solo numeri oggi, quei soldati morti, e nei palazzi del potere forse lo erano anche allora.

Ma immaginate di dover morire voi a questo modo, ubbidendo a una cieca follia… 

Questo romanzo è davvero straordinario e non a caso anche oggi viene letto tantissimo da giovani e meno giovani come documento insostituibile della tragicità della guerra, della sua insensatezza e dalla necessità di migliorare il mondo con rettitudine.