Emilio Salgàri (1862-1911) e il romanzo d'avventura

Emilio Salgàri (1862-1911) e il romanzo d'avventura A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Vita e opere di Emilio Salgàri, scrittore di romanzi d'avventura famoso per il suo ciclo dei pirati della Malesia e dei corsari delle Antille rendendo indimenticabili personaggi come Sandokan ed il Corsaro Nero.

1Chi è stato Emilio Salgàri?

Kabir Bedi (Sandokan) e Romina Power (Maharani Surama) nel film "Sandokan"
Kabir Bedi (Sandokan) e Romina Power (Maharani Surama) nel film "Sandokan" — Fonte: getty-images

L’introduzione a questo autore non può che partire da un ricordo. È il 1991. Sono anni senza internet, sia chiaro, e la sera si guarda la TV tutti insieme: decide il pater familias cosa si guarda. Quella sera va in onda un film a puntate “I misteri della jungla nera” tratto da un libro di Salgàri.  

Io, settenne, mi immergo in questo film esotico, lontano, che parla di eroi strani, di amori impossibili, di vendette. Ci sono armi che non ho mai sentito nominare: carabine, kriss, scimitarre.  

E gioielli incredibili come smeraldi e rubini; e donne affascinanti; e avventurieri di ogni sorta; e protagonisti dai nomi strani: Kammamuri e Tremal Naike.  

Resto inchiodato da quel mondo e comincio a sognare: l’universo salgariano entra da quel momento nella mia immaginazione di neo-adolescente.  

Fu poi la volta di vedere Sandokan, la tigre della Malesia, interpretato dall’iconico Kabir Bedi, (1976), una vera e propria serie colossal alla Netflix, riproposto in quegli anni. 

Mio padre, felice che questo mondo mi piacesse così tanto, mi regalò un cofanetto di libri di Salgàri tutti appartenenti a questo ciclo di avventure (il ciclo indo-malese). 

E così ad appena 11 anni, ecco che cominciavo a leggere ore ed ore queste avventure appassionanti. 

Salgàri è stato un autore davvero molto prolifico e ingiustamente bistrattato e relegato al ruolo marginale di scrittore per ragazzi (come se fosse semplice scrivere per un pubblico giovane). 

Ha ispirato generazioni su generazioni con romanzi come “Il Corsaro Nero” e “Capitan Tempesta”. Ha ispirato film e serie televisive. Di tutto questo bene, non godette nulla… ma per moltissimi ragazzi il sogno ad occhi aperti della letteratura è cominciato proprio tra le sue pagine. E quei ragazzi (tra cui io, ma anche Umberto Eco, Pietro Citati e altri) ancora lo ringraziano. 

2I protagonisti di Emilio Salgàri: Sandokan e il Corsaro Nero

Emilio Salgàri (1862-1911), scrittore italiano
Emilio Salgàri (1862-1911), scrittore italiano — Fonte: getty-images

Emilio Salgàri nasce a Verona il 21 agosto del 1862, in una famiglia di modesta condizione. 

Frequenta la Scuola Tecnica della sua città e si iscrisse poi al Regio Istituto Tecnico e Nautico «Paolo Sarpi» di Venezia per diventare capitano di nave di gran cabotaggio. Dopo tre anni abbandona gli studi e con essi il sogno di diventare un lupo di mare

Effettua alcuni viaggi sempre all’interno dell’Adriatico e, di rientro a Verona, comincia a dedicarsi alla letteratura, dando sfogo alle impressioni ricevute dalle letture giovanili: Salgàri è stregato dall’avventura, dall’esotismo, dall’eroismo, dagli intrighi, dalle fughe avventurose, dai viaggi della fantasia senza limiti che solo la letteratura gli permette davvero. Prima da lettore, appunto, sognando sui libri di Jules Verne e Alexandre Dumas e altri romanzieri dell’avventura. 

Poi da protagonista: nel 1883 il suo esordio letterario con il romanzo “I selvaggi della Papuasia”. La fortuna sembra dalla sua: infatti viene presentato al direttore del quotidiano veronese «Nuova arena», il quale gli fa pubblicare una lunga novella ambientata in Cocincina, “Tay-see”, e poi due romanzi, tra cui “La tigre della Malesia”; è così che comparve per la prima volta il suo celebre eroe Sandokan!

Nell’autunno del 1884 entrò nella redazione dell’«Arena» di Verona, rimanendovi fino al 1893. 

Nel periodo che va dal 1897 al 1893 pubblicò molti lavori in vari periodici, anche per ragazzi: notevole lavoro di questo periodo è il romanzo “Gli strangolatori del Gange”, apparso sulla rivista «Il telefono» di Livorno nel 1887 e poi rielaborato con il titolo I misteri della jungla nera”, titolo che abbiamo conosciuto nell’introduzione. 

Nel 1892 si sposò con Ida Peruzzi, un’attrice dilettante, di cui fu innamoratissimo e devoto: quattro, i figli nati da questa unione (Fathima, Nadir, Romero, Omar). Con lei, Salgàri si rappacifica con l’universo femminile con il quale era stato precedentemente in conflitto. 

Nel 1893 la famiglia Salgàri si trasferisce a Torino, la loro città definitiva. Si apre quindi un periodo pieno di creatività, intenso, positivo che si riflette nell’opera dell’autore veronese. Emilio lavora freneticamente alla macchina da scrivere e trova forza dagli affetti familiari, dai suoi gusti semplici, dalla sua vitalità indomita di avventuriero dell’immaginazione. 

Mi si venga a cercare qui, in mezzo alla natura selvaggia [...] Incontreranno la Tigre libera, pronta a tutto, risoluta a tutto. Solchino pure, i loro furfanti incrociatori, le acque dell'isola; lancino pure i loro soldati attraverso le boscaglie; chiamino pure in loro aiuto tutti gli abitanti di Vittoria, io passerò egualmente fra le loro baionette ed i loro cannoni. Ma ritornerò in breve, o fanciulla celeste, te lo giuro, ritornerò qui, alla testa dei miei valorosi, non da vinto, ma come vincitore e ti strapperò per sempre da questi luoghi esecrati! (Le tigri di Mompracem, cap. X)

3Emilio Salgàri, una vita passata a scrivere, tra entusiasmi e amarezze

Alla conquista di un impero di Salgàri. Illustrazione con Sandokan, Yanez e Tremal-Naik nella giungla. Edizione Donath, Genova, 1907
Alla conquista di un impero di Salgàri. Illustrazione con Sandokan, Yanez e Tremal-Naik nella giungla. Edizione Donath, Genova, 1907 — Fonte: getty-images

C’era però un problema: i soldi che non bastano mai. Ora per le cure della figlia, ora per quelle della moglie, ora per la tentazione di vivere una vita al di sopra delle proprie possibilità economiche. Viene però sicuramente mal pagato dai suoi editori e questo lo rese nel tempo sempre più rassegnato, sconsolato, arrabbiato. 

Gli anni successivi al 1908 vedono un aggravarsi della situazione generale della famiglia e dello scrittore in particolare. È costretto a scrivere forsennatamente per sbarcare il lunario e questo lo rende facile preda di contratti tutt’altro che convenienti. 

Nel 1909 scrive a un suo amico, Gamba, pittore: «La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune della notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere».

Salgàri entra quindi in un vortice pericoloso: deve scrivere di continuo, ha poco tempo per controllare, correggere e migliorare i suoi scritti. Scrive e manda all’editore senza rileggere, capitolo dopo capitolo. Beve e fuma moltissimo.  

In breve tempo cade in una depressione nervosa che lo spinge a un primo tentativo di suicidio sventato per miracolo (provò a gettarsi sopra una spada). Paradossalmente, in quegli stessi anni libri come «Il Corsaro Nero» arrivavano a tirature da best seller con 100.000 copie di tiratura. Ma Salgàri non vede un centesimo di tutto questo lavoro.   

4Morte di Emilio Salgàri

Quando la moglie, già molto fragile, impazzisce definitivamente, Emilio non può ricoverarla in una clinica privata. È l’ultimo colpo alla sua mente e al suo cuore spezzati. Decide di farla finita in un modo terribile, squarciandosi la gola e il petto con un rasoio. È così che venne ritrovato, nel bosco di San Martino, non lontano da casa sua. 

Lascia tre lettere: ai figli, ai direttori dei quotidiani torinesi, ai suoi editori. Salgàri se ne va protestando fremente di rabbia l’ingiustizia subita. Per ulteriore beffa, gli editori hanno continuato a lungo ad arricchirsi alle sue spalle, non solo con le sue opere, ma anche spacciando per sue opere di altri e alimentando la leggenda dello scrittore-viaggiatore, che lo stesso Salgàri aveva alimentato. 

5L’opera di Salgàri, scrittore seriale dall’immaginazione prepotente

In ventisette anni Salgàri scrisse non meno di ottanta romanzi, sicuramente suoi. Bisogna poi aggiungere circa 150 racconti, alcuni di una lunghezza importante, oltre a traduzioni, saggi, articoli. Non è però facile, come dicevamo, capire quanti romanzi abbia realmente scritto Salgàri sia perché pubblicava spesso sotto pseudonimi, sia perché gli editori alla sua morte usarono il suo nome a scopo commerciale attribuendogli romanzi non suoi. 

Il mito di uno scrittore «lupo di mare» e indomito viaggiatore in terre esotiche fu creato già mentre lui era vivo (e consenziente). Dopo prese il sopravvento. Venne fuori addirittura una auto-biografia di Salgari nel 1928, ovviamente finta. È una cosa che fa quasi ribrezzo: fino a questo punto l’autore è stato sfruttato da un mercato editoriale senza alcun tipo di scrupolo?   

I suoi romanzi più famosi (e certamente suoi) sono: La favorita del Mahdi (1887); I pescatori di balene (1894); Le novelle marinaresche di Mastro Catrame (1894); I misteri della jungla nera (1895; 1903 nuova edizione con aggiunta discutibile di otto capitoli); Il Capitano della Djumma (1897); Il Corsaro Nero (1898); Le stragi delle Filippine (1898); Il Fiore delle perle (1901); La Stella polare e il suo viaggio avventuroso (1901); Le tigri di Mompracem (1901); La montagna di luce (1902); I predoni del Sahara (1903); L’uomo di fuoco (1904); Capitan Tempesta (1905); Sandokan alla riscossa (1907); Sulle frontiere del Far West (1909).

Due racconti sono degni di menzione: Le meraviglie del duemila (1907) racconto avveniristico che intuisce alcuni aspetti della nostra epoca; La bohème italiana (1909), racconto autobiografico. 

6Un successo travolgente negli adolescenti: sognarsi eroi e avventurieri

Disegno di Sandokan e la fuga dei pirati, dal ciclo dei pirati della Malesia di Emilio Salgari (1862-1911)
Disegno di Sandokan e la fuga dei pirati, dal ciclo dei pirati della Malesia di Emilio Salgari (1862-1911) — Fonte: getty-images

Dicevamo prima che “Il Corsaro Nero” toccò tirature da 100.000 copie, una cifra assolutamente incredibile per l’epoca come è incredibile che Salgàri guadagnasse pochissimo da tali vendite.

Ricordiamoci che in assenza di televisione e smartphone, il libro era – ma lo è ancora oggi! Leggete tanto! – uno strumento ideale per aprire la mente ai viaggi interiori, a immaginazioni, a fantasie.

Nei lunghi pomeriggi di pioggia passati a casa, dove, fatti i compiti, non c’era altro da fare, leggere Salgàri permetteva di trasformare la casa e i cortili di migliaia di ragazzi in giungle, foreste, palazzi esotici. Il tutto senza muoversi dalla propria sedia. È così che Salgàri ha permesso a tanti ragazzi di viaggiare per il mondo, sognando di essere eroi. Indubbiamente l’esotismo delle sue pagine ha avuto un ruolo decisivo.  

Alcuni hanno paragonato Salgàri a Jules Verne, ma non è un paragone esatto. Salgàri ha cercato (e creato) un mondo in qualche modo eterno, non ha flirtato con il positivismo, la scienza, le profezie tecnologiche se non in modo incidentale. A lui interessavano le grandi figure di eroi che non invecchiano mai e che si imprimono potenti nelle giovani menti dei lettori. Ancora oggi.  

7La freddezza dell’accademia verso Emilio Salgàri

Il mondo accademico non ha mai amato particolarmente Salgàri e anche adesso, nonostante gli sforzi di alcuni studiosi, e la sostanziale riabilitazione, c’è sempre un certo riserbo. 

Infatti, ad un lettore maturo, risultano evidenti i limiti della scrittura di questo autore: le sue pagine rivelano un lessico poco curato ed un’espressività trasandata, sebbene non derivata dalla mancanza di talento, quanto dall’urgenza di scrivere e consegnare in fretta capitoli e romanzi; le situazioni appaiono spesso elementari e i personaggi sbozzati in modo semplicistico; ci sono poi ingenuità di vario tipo contenute nelle sue opere. 

Il ritorno di temi, situazioni e personaggi non era declinato ad un utilizzo consapevole della serialità, quanto al fatto che Salgàri aveva bisogno di soldi e di scrivere in gran fretta per necessità economiche, affidandosi a ricette narrative che sapeva funzionare

8I punti di forza dei romanzi di avventura di Salgàri: fantasia e capacità narrativa

Disegno della Tempesta sui mari, dal ciclo dei pirati della Malesia di Emilio Salgàri
Disegno della Tempesta sui mari, dal ciclo dei pirati della Malesia di Emilio Salgàri — Fonte: getty-images

Abbiamo detto che Salgàri non viaggiò molto fisicamente; viaggiò con la fantasia e grazie alla letteratura. Fu infatti un accanito lettore di resoconti di viaggi altrui e saggi antropologici, etnografici, geografici, e quant’altro, tutto materiale che usava come base per creare le ambientazioni e i personaggi dei suoi racconti.   

Uniamo a questo il ritmo narrativo imparato da maestri del romanzo d’avventura ed ecco che si forma il nostro scrittore. Tuttavia non basta certo solo questo: Salgàri sapeva immaginare come pochi altri. Aveva una potente convinzione nei suoi mezzi narrativi, senza i quali non avrebbe mai creato i personaggi memorabili che conosciamo.   

Quindi grazie a lui un ragazzo dei decenni scorsi poteva sognare di muoversi in territori impervi, in zone sconosciute del mondo, e di incontrare guerrieri, assassini, damigelle, eroi ribelli, e così via. E viaggiare, attraverso i libri, voleva dire imparare cose nuove, imparare la vastità del mondo e le tante esperienze e le vite e le storie che esso racchiude.   

Ecco quali sono allora i punti di forza della narrativa salgariana: il suo intuito narrativo, la capacità ritmica, l’evocazione riuscita di atmosfere esotiche, la vivacità dei colori, delle suggestioni, dei suoni che conferiscono alla sua narrativa una tensione che incolla il lettore alle pagine. 

Scrive Pietro Citati: “Salgari ha le qualità che distinguono il vero scrittore: la visione del mondo, l’intuizione delle cose, il senso del racconto e il ritmo.” In questo modo, i difetti narrativi di cui abbiamo parlato, assumono una loro coerenza artistica. E quasi ce ne dimentichiamo per via del risultato.