Émile Durkheim: biografia, sociologia e pedagogia

Émile Durkheim: biografia, sociologia e pedagogia A cura di Bianca Dematteis.

Biografia, pensiero e opere di Durkheim, sociologo e antropologo francese studioso del rapporto tra religione e coscienza collettiva.

1Biografia di Émile Durkheim

Épinal (Francia), città natale di Émile Durkheim
Épinal (Francia), città natale di Émile Durkheim — Fonte: getty-images

Émile Durkheim nacque a Épinal, una città francese nel dipartimento dei Vosgi, nel 1858. La famiglia di Durkheim era di religione ebraica e il padre era un rabbino. La famiglia decise di trasferirsi nella capitale francese in seguito alla guerra franco-prussiana e alla perdita da parte dello stato francese dell’Alsazia e parte della Lorena, passate alla Germania con il trattato di Francoforte, firmato nel maggio 1871.  

A Parigi, Durkheim studiò filosofia all’École Normale Supérieure, dove si laureò nel 1882 con una tesi su Montesquieu.  

Dopo la laurea si consacrò all’insegnamento presso alcune scuole secondarie. Nel 1887 fu chiamato a insegnare all’università di Bordeaux, dove ebbe la cattedra di scienze sociali e pedagogia. Continuò a insegnare e a fare ricerca e nel 1896 fondò l’Année sociologique, la prima rivista francese dedicata specificatamente alla sociologia, diretta da lui fino al 1912. Continuò la sua carriera accademica a Parigi, dove fu chiamato a insegnare presso la prestigiosa Sorbona: dal 1902 fu docente di Storia e teoria dell’educazione e poi, dal 1917, di Educazione e sociologia.  

Morì a Parigi nel 1917. È considerato il padre della sociologia moderna, accanto a figure come quelle di Max Weber, George Simmel, Herbert Spencer.  

2Il pensiero di Durkheim e le sue opere - Analisi dei testi

Durkheim espose il suo pensiero in una serie di testi, considerati fondamentali sia per le acquisizioni raggiunte, sia per la definizione della sociologia come disciplina autonomia. Tra i suoi testi principali devono essere ricordati:  

2.1La divisione del lavoro sociale

Émile Durkheim
Émile Durkheim — Fonte: getty-images

Questo testo, del 1893, pone alcune questioni fondamentali:
- la divisione del lavoro nelle società e il suo ruolo nel creare ruoli sociali;
- il concetto di “coscienza collettiva” come insieme di credenze e sentimenti comuni che si impongono agli individui;
- la solidarietà e i suoi mutamenti nel tempo e nelle differenti società. 

Durkehim distingue due tipologie di solidarietà:
1. nelle società più semplici vi è una solidarietà meccanica, istintiva e diffusa tra i soggetti uniti in comunità autonome, autosufficienti e omogenee al loro interno per ciò che concerne mentalità, funzioni, valori;
2. nelle società più evolute, esemplificate dalle società moderne industriali, esiste invece una solidarietà organica, fondata sulla divisione del lavoro, di natura consensuale e basata sull’interdipendenza tra i soggetti. Nelle società più moderne e complesse, tutti i soggetti ricoprono ruoli diversi determinati dalla divisione del lavoro e da una specializzazione e differenziazione delle funzioni. Ciascuno ha dunque bisogno degli altri: nelle industrie ciascuno svolge un segmento del lavoro e per lavorare si ha bisogno del lavoro degli altri. La divisione del lavoro è così fattore di coesione sociale

Un concetto fondamentale nell’opera di Durkheim è quello di ANOMIA, presente in diverse opere dell’autore. Con anomia, un termine che deriva dal greco, Durkheim intende una situazione in cui si verifica un’assenza di norme. In tale contesto il soggetto patisce un forte sradicamento dovuto alla mancanza di punti di riferimento.

2.2Le regole del metodo sociologico

Questo testo, scritto nel 1895, è una sorta di trattato che definisce metodo, oggetto e statuto della sociologia. Questa disciplina, secondo Durkheim, deve essere una disciplina scientifica, e come tale oggettiva, basata sullo studio dei fatti sociali. I fatti sociali:   

  • sono modi di agire, pensare e sentire che si impongono all’uomo;
  • sono l’oggetto della sociologia;
  • sono esterni all’individuo ed esistono indipendentemente dalla sua volontà;
  • esercitano un potere coercitivo sull’uomo;
  • sono fenomeni intellegibili a partire dalla società in cui essi si manifestano: è la società il fondamento del fatto. La società, secondo Durkehim, è regolata da leggi oggettive che devono essere studiate dal sociologo con un approccio scientifico.

L’analisi dei fatti sociali deve essere sociologica, non psicologica, né biologica e deve guardare al fatto sociale a come una parte di un tutto. I fatti sociali devono essere considerati come cose e dunque analizzati empiricamente ricercandone le cause in altri fatti sociali e in base alla loro funzione.  

2.3Il suicidio

L’opera Il suicidio, apparsa nel 1897, è una ricerca condotta con metodo empirico che mette a frutto le acquisizioni sociologiche di Durkheim per ciò che concerne il metodo e la tipologia di indagine da perseguire nell’ambito di questa disciplina. La sua ricerca muove dall’analisi statistica sui suicidi, trattati come eventi collegati non alla psicologia individuale, ma alla tipologia di società. Il numero dei suicidi cambia infatti da società e società e a seconda del periodo storico.    

L’incidenza dei suicidi è da collegarsi all’integrazione sociale di una comunità, verificabile attraverso la valutazione della presenza o meno, nelle singole realtà, di interazioni tra i suoi membri e di condivisione all’interno della comunità di obbiettivi e mentalità.

Durkheim nota come esistano quattro tipi di suicidi: 

  1. suicidio anomico: legato all’assenza di norme che si verifica nei momenti di forte trasformazione. Durkheim nota come questo occorra nelle società che attraversano sia periodi di crisi economica sia di congiuntura economica eccezionalmente favorevole. In queste fasi la società non riesce a garantire un sistema normativo e valoriale efficace e riconosciuto; da tale incertezza deriva uno spaesamento del singolo;
  2. suicidio altruistico occorre quando si registra un eccesso di integrazione sociale (ad esempio, sono da considerarsi esempi di tale tipologia: la morte della vedova che decide di bruciare sul rogo funerario insieme al cadavere del marito, per rispetto di un’antica usanza indiana; il capitano che decide di affondare insieme alla sua nave). Questo tipo di suicidio è la risposta estrema a ciò che è avvertito come un dovere morale al quale si aderisce totalmente;
  3. suicidio egoistico: proprio delle società maggiormente individualistiche, riflette una scarsità di legami sociali e di integrazione;
  4. suicidio fatalista: dovuto a un eccesso di norme sociali e quindi realizzato da coloro che non hanno modo di sfuggire alla loro condizione (praticato, ad esempio, dagli schiavi).

In generale, minore è l’integrazione sociale, e quindi i legami tra i membri di una società, maggiore è il numero dei suicidi

A dimostrazione di questa tesi, Durkheim studia l’incidenza dei suicidi tra le comunità protestanti, cattoliche ed ebraiche. Egli evidenzia come l’incidenza maggiore di suicidi si registri nelle società di religione protestante, dove i contatti tra individui sono minori e dove è maggiore l’individualismo. In numero minore sono invece i suicidi tra i cattolici e in numero ancora inferiore tra gli ebrei, dove invece è maggiore il grado di integrazione comunitaria. Secondo Durkheim il suicidio è determinato dal tipo di società in cui esso si verifica, perché è la società a produrre atteggiamenti e costruzioni mentali individuali

2.4Le forme elementari della vita religiosa

Il testo fu scritto nel 1912 e fu il risultato degli studi condotti da Durkheim sulle religioni totemiche diffuse tra gli aborigeni australiani, considerate le forme religiose più primitive. Tutte le religioni, sia quelle che Durkheim considera più evolute sia quelle più primitive, condividono la dimensione collettiva e un’organizzazione fondata su pratiche, rappresentazioni e riti

Il carattere universale della religione è individuato nella distinzione tra sacro e profano. Il profano è ciò che viene considerato quotidiano e ordinario, opposto al sacro. Il sacro è: 

  • oggetto di venerazione;
  • percepito con timore, rispetto e soggezione;
  • direttamente collegato a esperienze collettive, ha una dimensione sovraindividuale.

A partire da questa contrapposizione, Durkheim individua nella religione le funzioni di: 

  • ordinare la società;
  • rendere più forti i legami sociali;
  • favorire l’implementazione della solidarietà sociale.

La religione è un fatto sociale che serve a consolidare e a garantire il perpetuarsi delle società. La religione ha dunque un carattere evidentemente sociale. I riti svolgono un ruolo centrale perché attraverso di essi gli individui vivono un’esperienza collettiva e ne vengono integrati. 

Durkheim ha segnato la storia della sociologia, favorendo l’impiego dell’analisi quantitativa nella conduzione della ricerca e innovando profondamente il metodo di tale disciplina. L’influenza di questo studioso è stata notevole in tutte le scienze sociali.