Elio Vittorini: libri e poesie

Elio Vittorini: libri e poesie A cura di Antonello Ruberto.

Biografia e opere di Elio Vittorini, scrittore, traduttore e critico letterario della prima metà del '900, intellettuale irrequieto alla ricerca del cambiamento e dell'innovazione.

1La vita di Elio Vittorini

Elio Vittorini
Elio Vittorini — Fonte: getty-images

Quella di Elio Vittorini è una storia all'insegna dell'irrequietezza, del cambiamento e della ricerca di innovazione. Nato nel 1908 a Siracusa è figlio di un ferroviere, cosa che gli permette di viaggiare gratuitamente sui treni e gli facilita le fughe da casa: ben quattro prima dei diciassette anni.

Frequenta la scuola di ragioneria senza finirla, ma acquisisce le competenze necessarie per farsi assumere come contabile in una impresa edile di Gorizia, città in cui era approdato dopo la sua ultima fuga.

Nel 1927 sposa Rosa Quasimodo, sorella del poeta Salvatore, e si trasferisce a Firenze, dove alla fine degli anni '20 compie i suoi esordi letterari: nel 1929 inizia a collaborare con la rivista Solaria, e nello stesso anno pubblica su L'Italia letteraria un articolo dal titolo Scarico di coscienza in cui accusa i letterati italiani di provincialismo; su Solaria vengono pubblicate le sue prime due opere: Piccola borghesia, una raccolta di racconti, e Il garofano rosso, un romanzo pubblicato a puntate tra il '33 e il '34, mentre negli stessi anni comincia il lavoro di traduttore delle opere di D.H. Lawrence.

Nello stesso periodo, insieme a Pratolini e Bilenchi, collabora per la rivista Bargello che, pur essendo interna al regime fascista, lo critica da posizioni di sinistra. Lo scoppio della guerra di Spagna nel 1936 porta Vittorini a una profonda crisi morale e politica: dapprima interrompe la scrittura di Erica e i suoi fratelli, romanzo destinato a rimanere incompiuto, e dalle colonne del Bargello scrive un articolo apertamente antifranchista che gli vale l'espulsione dal PNF. Questo processo interiore, raccontato in Conversazione in Sicilia, prosegue con un progressivo avvicinamento all'area antifascista e comunista

Nel 1939 si trasferisce a Milano dove collabora alle operazioni clandestine per il Partito Comunista e partecipa attivamente alla Resistenza, esperienze che convoglia in Uomini e no (1945); contemporaneamente allestisce un'antologia tradotta da autori italiani come Moravia, Pavese e Montale dal titolo Americana. Raccolta di narratori, che aveva appunto l'obiettivo di diffondere in Italia la letteratura statunitense. 

Elio Vittorini e Alberto Mondadori
Elio Vittorini e Alberto Mondadori — Fonte: getty-images

Dal ’45 al ‘47 esce Il Politecnico, rivista ideata e diretta da lui stesso che doveva agire da foglio di agitazione culturale e politico, ma con una linea editoriale che risulta sgradita al PCI. Con la rivista fa conoscere al pubblico la letteratura estera e autori italiani nuovi come Calvino e Fenoglio; continua anche il suo impegno nella scrittura e pubblica di Il Sempione strizza l'occhio al Frejus nel 1947.

Gli anni '50 e '60 vedono la pubblicazione de La garibaldina (1950) e la riedizione, dopo una lunga revisione, de Le donne di Messina (1964).

Negli ultimi anni Vittorini si concentra sul rapporto tra produzione culturale e società industriale, argomento al centro della rivista Menabò di letteratura, che dirige dal 1959, e della collana saggistica Nuovo Politecnico, che dirige dal 1965 fino alla morte, che lo coglie a Milano il 12 febbraio del 1966.

2Un romanzo fiabesco: Conversazione in Sicilia

Questo romanzo, apparso per la prima volta a puntate sulle pagine di Letteratura tra il '38 e il '39 e poi in volume nel 1941, è il più complesso della produzione di Vittorini, e si caratterizza per la molteplicità dei livelli di lettura. Il romanzo comincia quando il protagonista Silvestro Ferrauto, da tempo preda di un senso di irrequietezza cui non riesce dare sfogo, riceve una lettera del padre dalla Sicilia che gli dice di aver lasciato la moglie per un'altra donna: decide così di partire per l'isola per consolare la madre. Inizia così un viaggio in cui conosce figure umili ma dotate di carattere, come Gran Lombardo.

Elio Vittorini
Elio Vittorini — Fonte: getty-images

Dopo l’incontro con la madre che viene presentata come una figura sia individuale che archetipica, con cui il protagonista parla del passato, del padre e di suo fratello morto in guerra, il viaggio evolve in una ricerca profonda nel cuore di una Sicilia che l’autore immagina come fuori dal tempo, una peregrinazione che Silvestro compie insieme a Ezechiele, Calogero e Porfirio, altri personaggi popolari che conosce nel dipanarsi della fabula.

Il romanzo ha le sue battute finali quando Silvestro si ritrova in un cimitero a parlare con l’anima di un soldato morto, che si scopre poi essere quella del fratello Liborio, con cui discute sulla sofferenza che viene ripagata infine dalla gloria, e termina con Silvestro che ritorna a casa della madre e la trova a lavare i piedi ad un uomo in lacrime: il protagonista quindi si congeda.

Vittorini scrive questo romanzo in un momento di grande crisi di coscienza e di forte critica al fascismo, ma l’aspetto politico è solo una delle chiavi di lettura di questa fiaba dai risvolti simbolici.

L’ossatura fiabesca di questo romanzo è mescolata alle influenze della letteratura statunitense (che Vittorini conosce molto bene) e delle avanguardie europee, per costruire un racconto che è la metafora del percorso di maturazione del protagonista/autore.

2.1Uomini e no

Scritto nel 1944, nel pieno della guerra, e pubblicato nel 1945, anche questo romanzo presenta un evidente riflesso autobiografico. Il protagonista, Enne 2, è un partigiano che è anche un intellettuale e un uomo pieno di dubbi che si pone continuamente domande sul senso profondo delle sue azioni

Si tratta di un romanzo sulla Resistenza dal tono tutt’altro che agiografico, dove ai capitoli che raccontano le concitate e violente azioni dei gappisti si alternano capitoli in cui l’autore descrive lo stato d’animo del protagonista, straziato dall’amore per Berta, sposata e insicura nell’abbandonare suo marito, ed emotivamente scosso da quella violenza che le circostanze lo costringono ad agire, e che lo porteranno al sacrificio finale. 

Lo stile del romanzo è fortemente simbolico, quasi ermetico, e punta, attraverso l’efficace uso delle immagini letterarie a raccontare un’esperienza di vita che superi quella storicizzabile del protagonista per arrivare a portare messaggi e riflessioni universali. 

3Il Politecnico

Fondata nel 1945 e attiva nei successivi due anni, prima a cadenza settimanale e poi mensile per gli alti costi editoriali, questa rivista che Vittorini fonda insieme a Franco Fortini e Giansiro Ferrata si propone come un momento di svolta e apertura rispetto a ciò che era stata la cultura italiana, in particolare quella letteraria, sotto il fascismo.

Sulle pagine della rivista appaiono, per la prima volta, gli scritti di Hemingway, Eluard, Kafka e altri autori che l’impostazione nazionalista del Ventennio aveva tenuto fuori dal dibattito e dai confini, e che in questo modo venivano per la prima volta proposti al pubblico italiano.

Inoltre la rivista ospitava gli interventi di autori già largamente affermati e di altri scrittori che, di lì a poco, sarebbero diventati presto nomi maiuscoli nel panorama letterario italiano: oltre al già citato Calvino, vanno ricordati Natalia Ginzburg e Giovanni Testori.

Inizialmente l’obiettivo della rivista era quello di mettere in connessione la parte maggiormente creativa, si potrebbe quasi dire d’avanguardia, della nuova onda letteraria con quella più divulgativa in modo non solo da aprirsi al grande pubblico, ma anche di creare con esso una sorta di rapporto di scambio: insomma il pubblico doveva uscire dal semplice ruolo di lettore per diventare parte attiva nel rapporto con la rivista e diventare lettore-autore.

Questa linea però fallisce e la rivista assume una fisionomia più nettamente sperimentale, e in essa cominciano ad apparire articoli in cui il marxismo dialoga con l’esistenzialismo e la psicoanalisi, andando a definire uno stile che incontrò presto la sfiducia del Partito Comunista, i cui responsabili culturali vedevano di malocchio gli sperimentalismi e gli avanguardisimi culturali. 

Oltre a questo problema di tipo più specificamente politico, si devono aggiungere i crescenti costi della rivista e il progressivo disimpegno dell’editore e, non ultimo, il desiderio di Vittorini di tornare a dedicarsi alla narrativa.