L'educazione fisica tra le due guerre mondiali

Di Redazione Studenti.

Lo sviluppo dell'educazione fisica tra la prima e la seconda guerra mondiale in Italia. Approfondimento su storia e caratteristiche

EDUCAZIONE FISICA

Educazione fisica tra le due guerre mondiali
Educazione fisica tra le due guerre mondiali — Fonte: getty-images

Nei primi anni del '900, il tema dell'educazione fisica è sempre più vivo: si vogliono mostrare i vantaggi, i principi e i metodi di una ginnastica educativa e razionale, e soprattutto si vogliono educare i giovani alla pratica di questa disciplina.

Proprio in questi anni viene approvata la legge n. 805 del 26 dicembre 1909, a cura del Ministro Daneo: con la sua approvazione si rende obbligatorio l'esercizio dell'educazione fisica in tutte le scuole elementari, medie e superiori, l'obbligo per chiunque voglia diventare insegnante di seguire corsi per l'insegnamento dell'educazione fisica e la creazione di scuole apposite per futuri insegnanti di educazione fisica.

Purtroppo molti motivi, tra cui la situazione internazionale data dall'arrivo della guerra, non consentiranno le applicazioni richieste e i risultati desiderati.

La prima guerra mondiale porta a una condizione penosa: dopo la guerra gli impianti sono insufficienti, gli insegnanti inadeguati, i programmi vecchi,e la disciplina è lasciata ovunque al più completo abbandono.

A nulla vale l'iniziativa del 1919 di convocare una commissione a Roma per discutere del futuro dell'educazione fisica: il dibattito infatti si trasforma in una accesa discussione tra due scuole di pensiero.

EDUCAZIONE FISICA TRA LE DUE GUERRE

Da una parte vi era Monti, preside dell'Istituto di Magistero di educazione fisica di Torino, dall'altra Guerra, direttore dell'Istituto di Magistero di educazione fisica di Roma: il primo optava per un insegnamento dell'educazione fisica “conservatore” (riferendosi all'insegnamento degli anni 1893/1913) nella scuola e per la scuola, il secondo per una rivoluzione dell'educazione fisica che avrebbe portato il suo insegnamento al di fuori della scuola.

È Giovanni Gentile a risolvere la questione, portando con la legge del 1914 l'educazione fisica fuori dalla scuola poiché in essa non aveva mai trovato una degna accoglienza e considerazione: questa soluzione purtroppo si rivelò essere un grave errore.

Con il R. D. 15 marzo 1923 viene istituito l'Ente Nazionale per l'Educazione Fisica (E.

N. E. F. ) che prevede l'affidamento dell'insegnamento dell'educazione fisica degli studenti delle scuole medie alla sorveglianza del Ministero della Pubblica Istruzione: inoltre, il provvedimento porta alla cancellazione del ruolo statale degli insegnanti di educazione fisica, alla soppressione dei tre Istituti di Magistero di educazione fisica a Torino, Roma e Napoli, alla dispensa del provvedimento e del mantenimento delle palestre e degli impianti a Comuni e Province.

Questo provvedimento sarebbe stato efficiente se l'E. N. E. F. fosse stato effettivamente in grado di provvedere a tutto: ma purtroppo non fu così.

L'organismo statale, attraversato da tre “cambiamenti direttivi” e quindi “tre diversi indirizzi” entrò in crisi.

Il primo periodo di questa trasformazione vede alla direzione Andrea Franzoni: il suo programma si rivelò inconcludente e privo di ogni criterio igienico-razionale.

Si articola in tre grandi periodi:

  • Allievi dai 10 ai 14 anni (periodo di sviluppo, primo approccio allo sport)
  • Allievi dai 14 ai 16 anni (periodo di applicazione, di indirizzo sportivo)
  • Allievi dai 16 ai 18 anni (periodo di indirizzo sportivo-militare)

Il problema del programma fu nella mancanza di locali, mezzi e docenti idonei a svilupparlo e nell'organizzazione scadente: ogni squadra ginnica doveva essere composta da circa 140 studenti, cosa che risultava inconcludente ai fini dell'insegnamento.

Il secondo periodo verso la crisi dell'E. N. E. F. vede la direzione di Salvi, che porta i periodi di educazione all'attività fisica a quattro:

  • Allievi dai 10 ai 12 anni (giochi elementari, piccoli attrezzi)
  • Allievi dai 12 ai 14 anni (più esercizi alla spalliera, di equilibrio e respiratori)Allievi dai 14 ai 16 anni (esercizi di agilità e flessibilità)
  • Allievi dai 17 ai 18 anni (ginnastica applicativa agli sport, esercizi pre-militari)

Il terzo periodo vede la direzione del generale Grazioli, che istituisce nel 1926 l'Opera Balilla e sopprime l'Ente nel 1927.

L'Opera Nazionale Balilla può essere considerata un nuovo esperimento “misto”: infatti operava al di fuori della scuola negli edifici adibiti alla pratica dell'educazione fisica e dello sport e all'interno della scuola, in quanto gli insegnanti passano alle dirette dipendenze dell'Ente.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale e l'inizio del periodo fascista, paradossalmente in un momento di profonda crisi nazionale l'educazione fisica conobbe un periodo di splendore.

Mussolini sapeva bene che l'indottrinamento ha inizio a scuola: per questo motivo l'educazione fisica divenne una materia fondamentale, e i ragazzi venivano quotidianamente allenati attraverso la ginnastica, lo sport e un addestramento di tipo militare.

EDUCAZIONE FISICA SOTTO IL FASCISMO

I ragazzi erano suddivisi in varie età:

  • Bambini tra i 6 e gli 8 anni: I Figli della lupa
  • Bambini tra gli 8 e i 14 anni: I Balilla
  • Ragazzi tra i 14 e i 18 anni: Gli Avanguardisti

Dalle stime, pare che fossero più o meno 1.000.000 i giovani coinvolti. Ma il fascismo non si interessò solo alla gioventù: numerosi cambiamenti furono fatti anche per le donne.

Lo sport era considerato (nel giusto limite) necessario affinchè la donna avesse un fisico adatto alla procreazione di bambini sani e forti che consentissero la preservazione della razza: le donne quindi erano spinte all'educazione fisica e protette nel periodo del parto.

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Da ricordare è l'accademia femminile di Orvieto, dove ragazze scelte da tutta Italia dopo il liceo si preparavano per insegnare l'educazione fisica nelle scuole medie femminili: per diventare docenti, non dovevano solamente mostrare prestanza fisica, ma anche moralità e grande intelligenza, in quanto sarebbero state le guide di ragazze più giovani di loro che in futuro sarebbero dovute diventare ottime lavoratrici e madri.

In questo periodo le palestre vennero attrezzate adeguatamente e utilizzate come mezzi di propaganda fascista: in ogni sala infatti spiccava una bandiera del partito o una foto del duce.

Nel 1937 tutte le organizzazioni giovanili furono unificate nella Gioventù Italiana del Littorio (GIL), meglio conosciuta con il nome di Gioventù Fascista, che era alle dirette dipendenze del regime e non più del governo: venne anche istituita un'accademia fascista di educazione fisica e giovanile.

In questo periodo vennero organizzate inoltre numerose gare ginnico-sportive all'aperto, che vennero sempre frequentate con iacere dalla maggior parte della popolazione: nelle gare del 1931 hanno preso parte alle varie competizioni 240.000 giovani, mentre altri 100.000 presero parte a varie escursioni e gite organizzate dall'Ente.

Da ricordare inoltre le grandi opere monumentali realizzate da Mussolini per esaltare l'ideale dell'uomo italiano prestante nel fisico, come il Littoriale di Bologna e il Foro Mussolini di Roma: senza contare che furono istituite società e campi sportivi per ogni genere di sport in quasi tutti i comuni, e nelle grandi città sorsero numerosi stadi per gare collettive in modo da poter sostenere il paragone con il resto del mondo.

Il regime insomma utilizzò l'educazione fisica per legare di più la popolazione alla loro causa, e il culmine di questo progetto si vide con l'estensione dei legami del partito al Comitato Olimpico Nazionale Italiano (C. O. N. I. ), che divenne uno dei maggiori sponsor della propaganda fascista: solo nel 1947 il CONI ritratterà pubblicamente la sua complicità con il regime.

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