Edipo Re di Sofocle: trama, significato e personaggi

Edipo Re di Sofocle: trama, significato e personaggi A cura di Enrico Schirò.

Trama, analisi e personaggi dell'Edipo Re di Sofocle. Significato della tragedia del drammaturgo greco, considerato tra i più grandi poeti dell'antica Grecia

1Edipo Re: il mito e la tragedia

La statua del drammaturgo greco antico Sofocle
La statua del drammaturgo greco antico Sofocle — Fonte: getty-images

1.1La mitologia di Tebe

L’Edipo Re è una delle più celebri tragedie scritte da Sofocle. Appartiene alla serie delle tragedie tebane, relative al ciclo mitologico dei Labdacidi, i figli di Labdaco, a sua volta discendente di Cadmo, fondatore della città di Tebe.  

Il racconto costituisce quindi solo un episodio di una serie mitologica più ricca e complessa, che narra le storie della stirpe aristocratica del popolo tebano.  

L’Edipo Re non è l’unica tragedia di Sofocle che si ispira a questo ciclo mitologico: vi rientrano anche l’Edipo a Colono e l’Antigone. Tuttavia, diversamente da quanto spesso si dice, queste tre tragedie non costituiscono la classica trilogia, ma vennero composte e rappresentate da Sofocle separatamente, a distanza di decenni. Inoltre, Sofocle ha iniziato mettendo in scena l’Antigone, ovvero l’ultimo episodio, per poi dedicarsi, diversi anni dopo, a rappresentare i due prequel su Edipo.   

1.2Datazione

Edipo e Antigone lasciano Tebe, 1797. Collezione del museo Albertina, Vienna
Edipo e Antigone lasciano Tebe, 1797. Collezione del museo Albertina, Vienna — Fonte: getty-images

Sebbene la data di composizione e di rappresentazione dell’Edipo Re sia incerta, e si possa solamente congetturare, siamo certi sia successiva all’Antigone, che risale al 442 a.C. Sulla base di alcuni indizi testuali, diversi studiosi collocano l’Edipo Re attorno al 430-420 a.C. 

Inoltre, l’epidemia che tormenta la città di Tebe all’inizio del dramma, potrebbe fare riferimento alla pestilenza che si abbatté effettivamente su Atene nel 430 a.C

Altri studiosi, invece, considerano l’opera più tarda, una delle ultime scritte da Sofocle, e la fanno risalire al 412-411 a.C., per via del riferimento alla polemica sugli oracoli, centrale nello svolgimento del dramma. 

1.3Fonti letterarie

Il mito di Edipo è raccontato in due poemi epici, l’Edipodia e la Tebaide, nonché nella seconda Olimpica di Pindaro. Sofocle rielabora questo materiale mitologico e poetico nelle sue tragedie, mescolando la trama con alcune leggende locali di Tebe

La trama mitica era già stata messa in scena come tragedia da Eschilo nel 467 a.C., fatto probabilmente noto a Sofocle che potrebbe averne tratto ispirazione, e verrà di nuovo ripresa da Euripide, che scriverà e rappresenterà un Edipo e un’Antigone (dei quali non ci restano che frammenti), certamente posteriori ai rispettivi drammi sofoclei, modificandone in modo vistoso la vicenda mitica e aggiungendo originali invenzioni narrative. 

1.4L'Edipo Re in breve

Racconta la catastrofica disfatta di Edipo, sovrano di Tebe, che scoprirà nel corso del dramma la sua vera identità e il suo tragico destino: aver ucciso il padre e aver sposato la madre, dalla quale ha avuto dei figli, di fatto suoi fratelli. Seppur inconsapevole, la colpa di Edipo è il parricidio e l’incesto. La tragedia mette in luce il fatale collasso del nucleo familiare di Edipo e la rivelazione dell’ineluttabilità del destino così com’era stato profetizzato dall’oracolo

2Personaggi dell'Edipo Re

Edipo è il protagonista della tragedia. Uomo di grande intelligenza, diventa sovrano di Tebe, dopo aver sconfitto la Sfinge, risolvendo il suo enigma. Sovrano buono e giusto, andrà incontro alla rovina a causa della sua irrefrenabile volontà di conoscere la verità sulle sue origini.

Creonte è il cognato di Edipo, fratello di Giocasta. Quando viene accusato da Edipo di tradimento si difende negando di voler usurpare il trono e sostenendo che il titolo di sovrano non conta rispetto alla possibilità di condurre una vita aristocratica. Dopo la disfatta di Edipo, dovrà assumersi il peso del trono vacante.

Tiresia è un celeberrimo indovino, cieco, conosce la verità sulla morte di Laio e sull’identità di Edipo, ma si rifiuta di rivelarla perché conosce e difende i limiti che l’uomo dovrebbe rispettare per non commettere un atto di tracotanza (hybris).

Giocasta è la sorella di Creonte, moglie di Laio, poi sposata con Edipo, con il quale avrà dei figli. È sovrana di Tebe. In gioventù, per il timore suscitato da una profezia, ha acconsentito ad abbandonare il figlio, avuto con Laio, esponendolo sul monte Citerione. Dopo la morte del marito Laio, diventerà sempre più scettica nei confronti degli oracoli e delle profezie. Nessun uomo può prevedere il futuro: il destino del marito e del figlio lo dimostrano. Dovrà ricredersi, una volta scoperta la verità su Edipo.

Laio è il precedente re di Tebe, marito di Giocasta e padre di Edipo, ucciso inconsapevolmente da Edipo stesso dopo una lite all’incrocio di tre vie. Non compare nella tragedia, se non nei racconti degli altri personaggi.

3Edipo Re: trama

Edipo e la Sfinge in una "Kylix" attica del IV secolo prima dell'era cristiana
Edipo e la Sfinge in una "Kylix" attica del IV secolo prima dell'era cristiana — Fonte: ansa

3.1Prologo

Il popolo di Tebe, afflitto dalla peste, supplica il soccorso del re Edipo, già salvatore della città dal flagello della Sfinge. Edipo li rassicura: ha inviato Creonte a Delfi a interrogare l’oracolo di Apollo per sapere come porre fine all’epidemia.

Ritornato dal tempio, Creonte informa la città sul responso del dio: per porre fine all’epidemia bisognerà scoprire chi ha ucciso Laio, precedente sovrano di Tebe e marito di Giocasta, e bandirlo dalla città (o ucciderlo). La sua sola presenza in città, ignota ai più, è causa di contaminazione. Edipo esprime la propria intenzione a procedere con un’indagine per rintracciare l’omicida e porre fine all’epidemia, secondo le parole dell’oracolo.

3.2Episodio I

Edipo manda a chiamare Tiresia, indovino capace di rivelare l’identità dell’assassino di Laio, ed emana un editto pubblico che prescrive la scomunica del responsabile del crimine, il divieto per tutti i concittadini di soccorrerlo, nasconderlo o intrattenere qualsiasi rapporto con lui e infine l’esilio lontano da Tebe. 

Giunto nel frattempo Tiresia, i due iniziano un dialogo che rapidamente precipita in un’accesa lite. Tiresia sa la verità, ma non intende rivelarla a Edipo. L’ostinazione dell’indovino desta i sospetti del sovrano che lo accusa di essere corresponsabile dell’omicidio di Laio. Accusato ingiustamente, Tiresia rivela che l’origine dell’epidemia non è altri che Edipo stesso, il quale, ormai infuriato, sconfessa le capacità profetiche di Tiresia trattandolo come un ciarlatano e lo accusa di ordire con Creonte una congiura per usurpare il trono del re. 

3.3Episodio II

Un pastore salva il fanciullo Edipo. Opera di Francesco Nenci conservata nella Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze
Un pastore salva il fanciullo Edipo. Opera di Francesco Nenci conservata nella Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze — Fonte: ansa

Creonte, venuto a conoscenza della grave accusa lanciata da Edipo, difende la propria innocenza, ma la concitazione di Edipo, giunta ormai all’apice, accende una seconda lite. Edipo ormai diffida di Creonte. L’intervento di Giocasta pone momentaneamente tregua a questo dissidio. La moglie cerca di rassicurare il sovrano sostenendo che nessun mortale, Tiresia incluso, può prevedere il futuro.

A riprova di ciò Giocasta racconta per la prima volta a Edipo la sorte del suo precedente marito Laio. A costui fu predetto che sarebbe stato destinato a morire per mano del figlio, mentre invece il figlio fu abbandonato su un monte e il marito trovò la propria morte aggredito da banditi all’incrocio di tre vie poco fuori Tebe.

Questo dettaglio colpisce e spaventa Edipo, che a sua volta racconta per la prima volta a Giocasta la propria storia. Fuggì da Corinto, sua terra natale, perché un oracolo aveva predetto che sarebbe stato destinato a uccidere il padre e a congiungersi con la madre. Prima di arrivare a Tebe e diventarne il sovrano, giunto all’incrocio di tre strade, aveva ucciso un vecchio che gli si era rivolto in modo oltraggioso. Possibile che proprio lui abbia ucciso Laio, senza saperlo?

3.4Episodio III

Un messaggero giunge da Corinto con l’annuncio che Polibo è morto di vecchiaia. La notizia risolleva i coniugi, Edipo e Giocasta, confermando il loro sospetto verso le predizioni del futuro. L’oracolo aveva sentenziato che Edipo avrebbe ucciso il padre e si sarebbe congiunto con la madre, ma il padre Polibo, adesso, era morto di morte naturale. Il messaggero aggiunge però un’ulteriore informazione: Polibo non era il padre naturale di Edipo, il quale invece era stato adottato. Proprio lui, il messaggero, lo aveva affidato a Polibo dopo averlo ricevuto da un pastore sul monte Citerone.

Edipo non comprende che proprio questo elemento avvalora il detto oracolare secondo il quale sarebbe stato destinato a uccidere il padre e vuole conoscere la verità sulle proprie origini. Giocasta, invece, ha intuito la tragica verità e prega Edipo di rinunciare alla sua irrefrenabile volontà di sapere. Edipo insiste, noncurante degli avvertimenti di Giocasta, la quale invece fugge disperata all’interno del palazzo.

3.5Episodio IV

Chiamato da Edipo, giunge il pastore che aveva affidato il bambino al messaggero sul monte Citerone. Costui è anche l’unico testimone dell’assassinio di Laio. Compresa la situazione, l’uomo vorrebbe tacere, ma le minacce di Edipo, rapito ormai da una irrefrenabile volontà di sapere, lo costringono a rivelare la verità: il bambino di allora, figlio di Laio, non è altri che Edipo, colui il quale, all’incrocio di tre vie, ha ucciso il proprio padre senza saperlo, diventando poi sovrano di Tebe e congiungendosi con la madre e moglie Giocasta.

Parricidio e incesto: queste le colpe fatali di Edipo. Saputa la tragica verità, il re rientra nel palazzo sgomento.

3.6Esodo

Edipo interroga la Sfinge. Dipinto di Jean-Auguste Ingres conservata al Museo del Louvre di Parigi
Edipo interroga la Sfinge. Dipinto di Jean-Auguste Ingres conservata al Museo del Louvre di Parigi — Fonte: ansa

Un messaggero dà notizia degli efferati avvenimenti svoltisi all’interno del palazzo in seguito alla rivelazione della verità. Giocasta, perduta la ragione e invocata la memoria di Laio, si è data la morte impiccandosi.

Visto il corpo senza vita della madre e moglie, Edipo si è tolto la vista cavandosi gli occhi con la fibbia della veste di lei. Accecato e disperato, vuole ora toccare il fondo della propria abiezione facendo mostra di sé al popolo tebano. Uscito dal palazzo, Edipo lamenta il proprio destino, predetto e voluto da Apollo, e spiega il significato del suo gesto estremo: poiché nulla gli riuscirebbe più grato vedere, avendo ormai vista la verità, ha deciso di togliersi la vista accecandosi.

Compare allora Creonte che, messe da parte le offese ricevute e commiserando Edipo, vuole ricondurlo all’interno del palazzo, evitando ai tebani lo spettacolo di tale orrore e a Edipo stesso l’abiezione della sua condizione. Memore dell’editto da lui stesso proclamato, Edipo chiede di essere mandato in esilio, non prima, però, di aver abbracciato le figlie e sorellastre, alle quali prospetta una vita di infelicità e umiliazione.

4Edipo Re: analisi

Secondo alcuni studiosi, la parabola di Edipo, della sua famiglia e della città di Tebe, rappresenta l’ascesa e il declino dell’Atene del tempo di Sofocle. La peste narrata nella tragedia è un probabile richiamo all’epidemia che colpì Atene nel 430 a. C.  Inoltre, la tragedia di Sofocle è la tragedia di un uomo solo. Nel corso della storia Edipo si scoprirà sempre più isolato, allontanato dalla propria comunità. La disfatta dell’individuo, mosso dalla volontà di sapere, è il lato oscuro dell’umanesimo ateniese riassunto nel motto del sofista Protagora “l’uomo è misura di tutte le cose”. 

In diversi luoghi della tragedia emerge un’importante polemica riguardo all’oracolo come istituzione religiosa. Per esempio, nella lite con Tiresia, Edipo mette in dubbio le capacità divinatorie dell’indovino, scatenando la sua ira. In seguito, Giocasta, per tacitare i dubbi di Edipo, argomenta duramente contro l’affidabilità delle profezie. Poiché la tragedia rivelerà infine che gli oracoli avevano ragione, Sofocle vuole forse mettere in luce i rischi legati a un abbandono della tradizione mitico-religiosa a vantaggio di un umanesimo più laico.

Freud chiama complesso di Edipo un costrutto psicologico caratterizzato da desideri amorosi e ostili, fortemente erotizzati, che attraversano le relazioni familiari, rendendole inconsciamente fonte di ansia e conflitti interni. Questa problematica infantile rappresenta, secondo la psicoanalisi freudiana, un aspetto cruciale dello sviluppo di qualsiasi individuo. Le conseguenze del complesso di Edipo incidono sulla formazione del carattere, sull’identità e l’orientamento sessuale, sulle successive scelte dei partner. Freud fa esplicito riferimento alla tragedia sofoclea nell’Interpretazione dei sogni del 1899, ponendo l’accento sul rapporto tra Edipo e Giocasta.