Edgar Degas: biografia, stile e opere

Edgar Degas: biografia, stile e opere A cura di Sonia Cappellini.

Biografia e opere di Degas, pittore e scultore francese protagonista dell'impressionismo francese, famoso soprattutto per i suoi quadri di ballerine e lezioni di danza

1Biografia di Edgar Degas: formazione ed esordi

Edgar Degas (1834-1917)
Edgar Degas (1834-1917) — Fonte: getty-images

Diversamente da molti dei suoi compagni pittori della seconda metà dell’800 l’inizio di Degas non è in salita: non è povero, non è incompreso, non è osteggiato dalla sua famiglia, non arriva dalla lontana provincia. Ha invece ragguardevoli mezzi economici, possibilità di studiare e viaggiare, cresce in un ambiente colto che lo incoraggia e lo sostiene

La situazione agiata e facile (almeno all’inizio) nulla toglie però alla sua determinazione, al suo talento, alla voglia infaticabile di studiare e di osservare la vita in tutte le sue sfaccettature, con il suo scorrere, il suo brulicare di luci e di ombre, la sua bellezza e la sua fatica, i suoi entusiasmi più forti e i suoi drammi più profondi. 

Edgar nasce a Parigi nel 1834, primogenito del banchiere Auguste Degas, uomo coltissimo, amante della letteratura, del teatro e della pittura. Suo nonno, il nobile René Hilaire, era fuggito dalla Francia negli anni della rivoluzione e, rifugiatosi a Napoli, aveva messo insieme una fortuna attraverso le sue attività finanziarie. 

Compie gli studi classici nel più prestigioso liceo di Parigi e poi frequenta la facoltà di legge alla Sorbona. Le lunghe visite al Louvre, che compie fin da bambino, hanno però su di lui un imprinting indelebile e ben presto lascia l’università per la Scuola di Belle Arti.  

Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867)
Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867) — Fonte: getty-images

Il suo primo maestro, Louis Lamothe era stato allievo del grande Ingres e suo compagno di studi è Paul Valpinçon, figlio del più grande collezionista dello stesso pittore. Un filo, invisibile ma forte, sembra quindi unirlo al maestro classicista, all’artista che aveva, all’inizio del secolo, riscoperto il valore fondante del disegno, che aveva ripercorso la via della pittura rinascimentale italiana. È dunque Ingres il suo primo ideale modello, il suo primo riferimento. È una scelta la sua che appare controcorrente, in un’epoca, gli anni cinquanta dell’800, tutta volta ad ammirare la pittura vibrante e romantica di Delacroix

E proprio come Ingres, il giovane Edgar, si mette in cerca delle sue radici artistiche e nel 1856 parte alla volta dell’Italia, va lì dove tutto è cominciato. A Napoli, dove il nonno lo accoglie nel suo sontuoso palazzo, visita le collezioni antiche del Museo Archeologico e quelle rinascimentali di Capodimonte. Qui firma il suo primo capolavoro, il ritratto del suo congiunto, eseguito con tecnica impeccabile, perfetta padronanza del disegno e uso sapiente del chiaroscuro. 

Seguono quindi Roma e Firenze dove il giovane artista non fa altro che visitare musei e collezioni, contemplare capolavori per trarne schizzi, disegnare, disegnare e ancora disegnare. Il ragazzo parigino però è anche attento al contemporaneo, non gli sfugge la portata rivoluzionaria di quel manipolo di giovani artisti, che si riuniscono, parlano e schiamazzano al caffè Michelangelo. Nella città toscana inoltre trova una seconda famiglia, quella della zia paterna Laure e di suo marito il barone Gennaro Bellelli.  

La famiglia Bellelli di Edgar Degas
La famiglia Bellelli di Edgar Degas — Fonte: getty-images

In casa loro comincia a prendere forma la prima opera di grandi dimensioni, quella in cui condensa quanto appreso nel suo viaggio di formazione e in cui trova uno stile proprio. Degas si serve del disegno per studiare i volti e le pose degli zii e delle cuginette, quindi nel 1858 inizia a comporre il suo “affresco domestico.   

La famiglia è colta in un momento di intimità, nel salotto della propria casa. Lo zio è seduto in poltrona di fronte al camino, è intento nella lettura di alcuni documenti. È raffigurato di spalle, una posa insolita per un ritratto, in grado però di rendere efficacemente il moto del suo volto e del suo sguardo che si leva in direzione della moglie e delle bambine che sopraggiungono da sinistra.   

La zia Laure è in abito scuro, il volto bellissimo e austero sembra modellato su un ritratto rinascimentale, i tratti nitidi ricordano Pollaiolo e Botticelli.   

Composta e di sapore antico la posa della cuginetta Giovanna, che fissa l’osservatore con mani conserte, vivace e imprevedibile quella di Giulia, che siede con una gamba ripiegata e tiene i pugni sui fianchi con atteggiamento impaziente. 

Sebbene la gestazione del quadro sia stata molto lunga, Degas restituisce nel dipinto con l’immediatezza e la spontaneità di un’istantanea un momento di vita, di vita vera, che scorre e che fatica a stare dentro i netti confini di un contorno. Il disegno c’è, e c’è anche un impianto solido e rigoroso, ma c’è anche qualcosa di nuovo: nelle macchie che scompongono il pavimento, nei rapidi tocchi della tappezzeria, nelle spatolate d luce che emergono con potenza dallo specchio, c’è già il sapore dell’Impressionismo

2Degas: l’impressionismo e la passione per la danza e le ballerine

È ora di tornare a casa, Degas rientra a Parigi nel ’59 e la scena artistica è adesso dominata dalla ricerca del vero, il vero delle piccole cose, il vero che a volte fa scandalo, il vero che si costruisce con la luce e il colore. Ad aprire la strada sono i signori Courbet e Manet.  

Degas coglie immediatamente le nuove istanze, del resto già emergenti nei macchiaioli toscani, e la fa proprie. Pur partendo da basi classiche evolve il proprio linguaggio artistico in senso impressionista: soggetti in movimento, inquadrature fotografiche, pennellate rapide e leggere che rendono gli effetti di luce e trasparenza, più materiche e maculate laddove è necessario rendere la profondità delle ombre o la pesantezza dei tessuti.  

A differenza degli altri artisti del gruppo la sua principale ispirazione non è però nella natura ma nella vivace vita cittadina: piazze, corse di cavalli, caffè affollati, teatri e ballerine. Si sente perfettamente a suo agio anche a lavorare in interno e se Monet cercava nell’acqua gli infiniti riflessi della vita che scorre, lui li coglie negli impalpabili tulle delle danzatrici. Parteciperà alle mostre organizzate dal gruppo, mantenendo comunque la sua inconfondibile cifra stilistica che ancora oggi ce lo fa considerare un impressionista sui generis.  

L’Étoile di Edgar Degas
L’Étoile di Edgar Degas — Fonte: getty-images

Degas ama la danza fin da piccolo, la ama in tutte le sue accezioni. Ritrae le grandi étoile che danzano sul palcoscenico, le ballerine di fila che si accalcano dietro le quinte, le prove senza pubblico e le ragazze che si esercitano durante le lezioni

Sceglie sempre punti d’osservazione insoliti, spesso rialzati e obliqui, che rendono al meglio il senso di profondità degli spazi. Nessun momento viene escluso, tutto trova spazio nei suoi quadri: chi si infila la scarpetta, chi si allaccia il collarino, chi si fa pazientemente ricucire il vestito, il maestro che osserva scrupoloso, il coreografo che batte il tempo e persino l’impresario annoiato che distende le gambe. Tutto comunque è vivo e si muove

Nel dipinto L’Étoile ad esempio la prima ballerina è inquadrata dall’alto, il bianco folgorante dell’abito da scena emerge dallo sfondo scuro, il tono altissimo del bianco richiama quasi la sensazione sonora dell’applauso del pubblico, solo una gamba è visibile allo spettatore, l’altra si tende sulla punta ad accentuare la sensazione di velocità. Le ballerine aiutano il pittore anche a superare il momento di crisi finanziaria seguita alla morte del padre perché il soggetto attrae notevolmente l’interesse dei collezionisti. 

2.1La classe di danza: descrizione e spiegazione

La classe di danza di Edgar Degas
La classe di danza di Edgar Degas — Fonte: getty-images

L’opera realizzata tra il 1873 e il 1875 è oggi conservata presso il Musée d’Orsay di Parigi. Come sua prassi esecutiva, prima di mettere mano alla tela Degas esegue svariate decine di disegni e studia le pose di tutti i soggetti coinvolti, anche quelli apparentemente marginali. La scena non si svolge in teatro ma in una grande palestra, in cui la luce che proviene da destra è riflessa e amplificata dal grande specchio sulla parte opposta.  

È il momento in cui ogni danzatrice deve eseguire da sola la sua parte davanti al maestro. L’uomo anziano è in posizione quasi centrale, il suo bastone è il perno attorno a cui ruota tutta la composizione. Una delle ragazze esegue i suoi passi mentre le altre attendono il proprio turno disponendosi ai lati. Le due figure in primo piano a sinistra, entrambe di spalle, sono colte in un momento di relax: una è in piedi con il ventaglio aperto, l’altra seduta e si inarca in uno strano movimento per potersi grattare la schiena. Le altre, sullo sfondo si sistemano gli abiti e le acconciature

I gesti spontanei e naturali delle protagoniste danno al quadro una sensazione di vitalità, gli abiti leggeri e vaporosi, se sembrano gonfiarsi al minimo soffio contribuiscono all’idea di movimento pur in una situazione statica. Degas non rinuncia alle sue solide basi classiche, i corpi sono sostenuti dal disegno e tutto è impostato secondo un rigoroso impianto prospettico

3Luci e ombre della vita parigina

Nonostante Degas riesca a superare brillantemente tutte le avversità e ad affermarsi come pittore, la vita nella Francia di fine secolo non è solo divertimento e mondanità: pesanti sono le conseguenze della guerra franco-prussiana e delle successive rivoluzioni, forti conflitti sociali si agitano nell’intera nazione, antisemitismo, povertà, alcolismo ed emarginazione. Il dramma non trova spazio nella pittura degli impressionisti, che pure portano avanti una difficile battaglia per la propria affermazione artistica e per la libertà di espressione. L’unico tra loro che riesce per un momento a distogliere l’obiettivo dalla gioventù felice e spensierata e a puntarlo nelle zone d’ombra della società è proprio Degas.   

3.1L’Assenzio di Degas: descrizione e significato

L'assenzio di Edgar Degas
L'assenzio di Edgar Degas — Fonte: getty-images

Il dipinto, forse il più celebre di Degas, è stato eseguito tra il 1875 e il 1876 ed è conservato presso il Musée d’Orsay di Parigi. Il titolo allude chiaramente ad un superalcolico moto diffuso e al problema della dipendenza. La scena è rappresenta all’interno del Café de la Nouvelle Athènes, luogo di ritrovo di artisti e intellettuali.  

In un angolo del locale sono seduti un uomo e una donna, le figure, disposte in modo asimmetrico, occupano la parte destra del quadro, sul loro tavolo sono appoggiati due bicchieri pieni, mentre in modo eloquente sul tavolo accanto è posta la bottiglia vuota. I due protagonisti sono vicini ma lontani allo stesso tempo, non si guardano, non comunicano tra loro né con il resto del mondo, sono chiusi nella loro solitudine, hanno espressioni vuote e assenti. L’abbigliamento dell’uomo è trasandato come quello di un clochard, sulla carnagione pallida spiccano occhi arrossati, la donna è seduta in una posa scomposta, con le bambe allargate e abbandonate. Nel tavolo in primo piano, proprio di fronte all’osservatore, si trovano dei giornali e un posacenere, segni del passaggio di altri avventori, lì abbandonati e dimenticati proprio come i due protagonisti umani. Degas ha composto la scena facendo posare due suoi amici ma questo nulla toglie alla verità della situazione.  

Dal punto di vista tecnico questo è uno dei dipinti in cui con maggiore evidenza appare l’uso del taglio fotografico: i tre tavoli che compaiono sono tutti tagliati dal bordo dell’immagine, i due personaggi sono compressi sul lato destro, diversi oggetti si sovrappongono alla figura femminile. Tutte “irregolarità” anti accademiche che conferiscono alla rappresentazione immediatezza e veridicità

4Degas e la scultura

Edgar Degas a Parigi, 1905
Edgar Degas a Parigi, 1905 — Fonte: getty-images

Dagli anni Ottanta, nonostante il successo professionale, inizia per Degas un periodo difficile dal punto di vista umano e personale. Perde l’amico Manet, che muore nel 1883, non ha formato una sua famiglia e la sua indole introversa e solitaria si accentua ulteriormente.  

Il suo interesse si sposta sullo studio del corpo femminile, non più gruppi di vivaci ballerine in svolazzanti tutù ma scene più introspettive di donne che si bagnano nell’intimità della propria stanza, corpi raffigurati nel loro valore plastico e volumetrico. Questo recupero della solidità in pittura lo spinge anche ad indagare nell’universo della scultura.  

Può un impressionista, mago di ciò che è effimero, fuggente e inafferrabile considerare una forma stabile, chiusa e immutabile come quella della statua? Per questo artista tutto è possibile!  

La piccola ballerina: scultura di Edgar Degas
La piccola ballerina: scultura di Edgar Degas — Fonte: getty-images

Inizia a sperimentare materiali plasmabili come la cera per poi passare al bronzo, recuperando la tecnica più antica e nobile. Ne scaturiscono gli ultimi capolavori, raffigurazioni scultoree di giovani danzatrici, colte in posizione statica, semplice, i cui corpi sono definiti da volumetrie nitide, longilinee ma solide allo stesso tempo. Queste bimbe di bronzo però, come le loro sorelle in carne e ossa, sono vestite con corpetti di raso e gonnelline di tulle, morbide, svolazzanti, che gli conferiscono vita e respiro. 

Dagli anni novanta inizia inoltre a perdere la vista, dramma che lo accomuna all’altro grande genio del suo tempo Claude Monet e la scultura è il suo modo di non arrendersi, di continuare a guardare attraverso le mani. Muore nel 1917 e Monet è tra i pochi che intervengono a porgergli l’estremo saluto

5Guarda il video: i sei capolavori dell'Impressionismo