Dottorato negli USA: il passaporto per una carriera accademica oltreoceano

Di Veronica Adriani.

Ne ha parlato Sergio Nava con Carlo Prato su Radio24 durante la trasmissione radiofonica Generazione Mobile. Ecco consigli e passi da seguire

FARE IL DOTTORATO NEGLI USA

Sogni una carriera accademica negli USA? Ecco qualche consiglio per muovere i primi passi oltreoceano
Sogni una carriera accademica negli USA? Ecco qualche consiglio per muovere i primi passi oltreoceano — Fonte: istock

Un'esperienza che cambia la vita, un'opportunità di crescita e formazione linguistica e naturalmente un passaporto per il futuro: nella scelta di un percorso universitario, i vantaggi dello studio all'estero non sono in discussione. Probabilmente per questo sono sempre di più i giovani italiani che decidono di munirsi di valigia e biglietto aereo e partire oltreoceano, alla volta degli Stati Uniti, per seguire un percorso di dottorato e - possibilmente - restare impiegati nella ricerca sul posto.

Certamente, gli italiani che scelgono mete internazioni per il loro futuro lavorativo sono moltissimi, non solo negli Stati Uniti: secondo l'Istat sono circa 16.000 i laureati italiani tra 25 e 39 anni che nel 2016 hanno lasciato il paese. Di questi, solo circa 5000 sono rientrati. Nel 2017 i dati sono ancora diversi: non solo, malgrado si registri un piccolo calo, sono ancora moltissimi i giovani italiani che, nonostante la Brexit, scelgono di espatriare nel Regno Unito. A farlo sono però sempre di più le donne.

I dati sono stati presentati nel corso del'ultima puntata della trasmissione di Sergio Nava Generazione Mobile in onda su Radio24, durante la quale insieme a Carlo Prato, Assistant Professor presso la Columbia University, si è parlato di come costruire la propria carriera accademica negli Stati Uniti, proprio a partire dal PhD.

"Non siamo noi a scegliere l'ateneo, ma è l'ateneo a scegliere noi" ha spiegato il docente 35enne, "L'importante è identificare i programmi a cui inviare le applications e le persone a cui chiedere le lettere di referenze". Una delle grandi differenze fra l'Italia e molti atenei esteri è infatti l'uso della lettera di referenze, che viene compilata da chi supporta il candidato, ma di cui quest'ultimo non deve conoscere il contenuto: "l'unica cosa che conta" continua Prato "è che i professori che contattiamo ci conoscano bene".

DOTTORATI RICERCA ALL'ESTERO

Il dottorato di ricerca che ha seguito Prato dal 2007 al 2012 dopo aver conseguito la laurea in Economia presso la Bocconi di Milano era un PhD in Economia alla Northwestern University. Avendo scoperto, grazie alla sua esperienza, che la matematica e la statistica sono due elementi fondamentali per fare ricerca nel settore economico, il consiglio che si sente di dare a chi voglia tentare un PhD negli USA è di considerare molto bene lo studio di queste due discipline.

"Un'altra cosa importante è, per chi fa economia, presentare un buono Statement of purpose" continua Prato "stando però attenti a non esagerare le competenze, perché in accademia le bugie hanno le gambe corte".

La ricerca, sostiene Prato, ha un vantaggio innegabile: la libertà di poter organizzare il proprio tempo libero. Ma attenti a bilanciare molto bene vita privata e lavoro una volta in America: "si ha grande flessibilità nell'organizzazione del proprio lavoro" spiega Prato "ma, mancando un capo, i feedback sono molto rari: questo a volte può essere un problema, perché si finisce per lavorare troppo". E sul contesto generale racconta che "L’ambiente è diverso ma le regole di comportamento sono più esplicite. In generale negli USA serve tempo per entrare in confidenza con gli altri, ma basta trattare le persone con rispetto per riceverne a propria volta".

Prato nella sua vita ha viaggiato tantissimo, al punto che negli ultimi 15 anni ha già vissuto in 8 città diverse fra Europa e Stati Uniti. La vita del ricercatore costringe a traslochi così frequenti? "Non così tanto" racconta Prato "Spostarsi va messo in conto nella prospettiva di una carriera internazionale, ma in genere uno o due spostamenti sono sufficienti".

Un consiglio pratico per chi voglia tentare questo tipo di strada? "Assicurarsi di essere in grado di comunicare idee complesse in inglese" dice "e poi pianificare il più possibile a livello pratico. Si hanno sei mesi di tempo tra il trasferimento e l’inizio del programma vero e proprio, e vanno sfruttati bene".