La donna nel Medioevo: lavoro, diritti, condizione sociale

La donna nel Medioevo: lavoro, diritti, condizione sociale A cura di Bianca Dematteis.

Quali erano i ruoli e la condizione della donna nel Medioevo? Storia e caratteristiche della donna medievale nella società, tra pregiudizi ma anche lavoro, ruoli importanti e diritti.

1Introduzione

Contadina che raccoglie fagiolini in una miniatura medievale
Contadina che raccoglie fagiolini in una miniatura medievale — Fonte: getty-images

Sulla condizione della donna nel Medioevo, per lungo tempo, sono pesati diversi pregiudizi, connessi in particolare alla specifica concezione che, a partire dal Rinascimento e soprattutto con l’illuminismo, si erano diffusi sui secoli intercorsi tra la fine dell’Impero romano d’Occidente e l’avvento dell’età moderna. 

A lungo si è creduto che la donna nel Medioevo ricoprisse esclusivamente un ruolo subalterno all’uomo, che fosse un soggetto privo di riconoscimento sociale e di diritti, destinata solamente a vivere e a realizzarsi di fronte al focolare della propria casa, costretta a subire soprusi e a esistere solo in quanto moglie e madre. 

Ripercorrendo la storia del Medioevo, si possono invece individuare casi che dimostrano l’incompletezza di questa narrazione.

Sulla donna pesavano ovviamente numerosi pregiudizi, essa era considerata debole e bisognosa di protezione, spesso viveva all’ombra del padre, dei fratelli, del marito, rispetto ai quali aveva diritti e autonomie inferiori, tuttavia la donna, anche durante il Medioevo, riuscì a ritagliarsi spazi di azione e di autonomia.

2La donna nel lavoro

Una contadina medievale mentre munge una mucca. Illustrazione del XIII secolo
Una contadina medievale mentre munge una mucca. Illustrazione del XIII secolo — Fonte: getty-images

La donna ha sempre lavorato in ogni epoca storica e, come nel corso delle altre epoche, anche nel Medioevo la vita professionale di una donna era strettamente connessa alle sue origini sociali e al suo background.

La maggior parte della popolazione in Europa era dedita ai lavori agricoli. I lavori in campagna – agricoltura e allevamento – occupavano così un larghissimo numero di donne.

Le donne contadine si occupavano dei campi e del bestiame sin dalla più tenera età e generalmente il matrimonio non modificava tale situazione lavorativa.

In campagna, la donna si occupava di alcune fasi della coltivazione: se l’aratura era generalmente un compito svolto dagli uomini, la raccolta era effettuata in prevalenza dalle donne; la donna si occupava anche dell’allevamento del bestiame, insieme agli altri membri della famiglia.

Oltre a questi lavori agricoli, la donna doveva badare alla casa e ai figli. In campagna, inoltre, molte donne si dedicavano alla cura degli orti, della produzione casearia e della birra.

La vita lavorativa delle donne di umili origini, generalmente contadine, era dunque molto faticosa e gravata da pesanti responsabilità.

In generale, queste donne avevano poche possibilità di curarsi e di alimentarsi in maniera adeguata. Le donne, ma anche gli uomini, erano così facilmente esposti a malattie, la mortalità era molto alta e l’aspettativa di vita, di riflesso, decisamente più bassa rispetto ai giorni nostri.

Se la maggior parte delle donne era impegnata nell’agricoltura, esistevano tuttavia molti altri percorsi lavorativi che mostrano come per le donne potessero esistere spazi in cui esercitare capacità e godere di margini di autonomia.

Donna medievale a lavoro in una taverna
Donna medievale a lavoro in una taverna — Fonte: getty-images

Gli storici sono riusciti a ricostruire la vita di donne che erano impegnate anche come manovalanza nell’edilizia o nelle miniere.

Altre donne, nelle città, si occupavano di gestire locande e alberghi, luoghi di transito fondamentali. Le donne potevano contribuire così alle finanze della famiglia e sostenere magari l’attività professionale del marito o della famiglia di origine.

Sia in campagna che in città, le donne erano particolarmente attive nella produzione tessile, attività che potevano svolgere al proprio domicilio o in bottega.

In alcuni casi le donne si occupavano non solo delle diverse fasi della produzione del manufatto, ma anche della vendita dello stesso nelle piazze urbane e nei mercati.

La sartoria nel medioevo
La sartoria nel medioevo — Fonte: getty-images

Alcune fasi della lavorazione dei tessuti erano pressoché esclusivamente svolte dalle donne, come la trattura, operazione che consente di ottenere il filo di seta dal bozzolo, o il ricamo

Le donne erano impegnate nella lavorazione della lana, della canapa e nelle varie fasi di lavorazione della seta, a partire dalla cura dei bachi da seta fino al ricamo di un abito pregiato; anche le donne contribuirono a far sì che l’Italia fosse uno dei massimi produttori d’Europa di questo costoso filato. 

In numero nettamente inferiore, ma comunque indicativo di percorsi lavorativi differenziati, erano le donne che esercitavano alcune professioni sanitarie. Durante il Medioevo, erano infatti presenti medici donne e ginecologhe. Riservata alle donne era la professione di ostetrica

3Le donne nelle corporazioni medievali

Tra le istituzioni fondamentali delle realtà urbane medievale sono da menzionare le corporazioni o gilde. Con questi termini si indicano quelle associazioni di mestiere che raggruppavano tutti i lavoratori di un medesimo settore che divennero particolarmente diffuse soprattutto dal dodicesimo secolo.

Le corporazioni erano molto importanti e le decisioni prese al loro interno stabilivano gli standard di qualità dei prodotti da immettere sul mercato, i prezzi di vendita, le paghe dei lavoratori, i loro diritti e i loro doveri. Erano dunque istituzioni centrali per la vita commerciale, politica ed economica della città.

Un gruppo di donne nel parco di un castello. Una di loro si prepara a colpire un cervo, 1450 circa
Un gruppo di donne nel parco di un castello. Una di loro si prepara a colpire un cervo, 1450 circa — Fonte: getty-images

Nel corso del Medioevo, le donne potevano far parte delle corporazioni. Si registrano così donne al loro interno e soprattutto in quelle della lavorazione dei tessuti.

Le donne potevano essere apprendiste, ma anche, in alcuni casi, maestre e dunque avere ruoli importanti all’interno delle botteghe e delle corporazioni stesse.

In città vi erano così donne impegnate nelle botteghe, nel commercio, nei panifici, nella lavorazione del pesce e della carne e nella loro vendita al dettaglio.

È con il finire del Medioevo e l’affacciarsi dell’età moderna che si vedrà un progressivo restringimento degli ambiti lavorativi delle donne. In particolare, verso il Quattrocento, diminuirà progressivamente il numero di donne presenti all’interno delle corporazioni.

Con il Rinascimento alle donne sarà infatti fatto divieto di entrare all’interno delle corporazioni e con esso si impedirà alla componente femminile di accedere a importanti settori lavorativi, fonti di guadagno e di autonomia. 

4Diritti e condizione sociale della donna nel Medioevo

Nel corso del Medioevo, la donna era sotto la tutela del padre e poi del marito. Questo limitato riconoscimento dell’autonomia e della dignità sociale della donna aveva pesanti conseguenze: basti pensare che, durante i processi, le donne non potevano parlare in prima persona, ma un uomo della sua famiglia di origine o il marito doveva farlo al posto suo.

Centrale era dunque l’istituzione del matrimonio e infatti uno dei principali modi per definire la donna faceva riferimento al suo essere sposata, vergine o vedova.

5Il matrimonio, l’eredità e la dote

Matrimonio medievale
Matrimonio medievale — Fonte: getty-images

Tappa fondamentale nella vita di ogni donna era dunque il matrimonio. Tale momento non era il coronamento di una relazione amorosa tra due giovani, ma il frutto di una strategia che riguardava le famiglie dei futuri marito e moglie.

A ogni livello sociale, venivano celebrati matrimoni combinati. Un matrimonio poteva rimpinguare un patrimonio, aumentare il prestigio di una casata, far stringere alleanze o aumentare i territori di una dinastia.

Nel corso del Medioevo, l’età alla quale ci si sposava era decisamente più bassa rispetto ai giorni nostri. Le donne di umili condizione sociale si sposavano poco più che adolescenti e talvolta ritardavano il matrimonio per non far venire meno il loro aiuto in campagna alla famiglia.

Miniatura medievale: una donna che si occupa della vendita del decotto d'orzo
Miniatura medievale: una donna che si occupa della vendita del decotto d'orzo — Fonte: getty-images

Le donne nobili erano promesse spose sin da bambine e spesso, a suggellare questa promessa, erano fatte trasferire presso la famiglia del futuro marito fino alla data del matrimonio.

Oltre al lavoro fuori dalla casa, la donna, divenuta moglie, doveva dedicarsi alla cura della casa, del marito e dei figli.

Con il matrimonio, la famiglia di origine della donna, dava a questa la dote. La dote era un insieme di beni che poteva aiutare la coppia a costruire la propria casa o a poter avere una base economica sulla quale fare affidamento.

Ostetrica che fa il bagno al bambino appena nato in epoca medievale
Ostetrica che fa il bagno al bambino appena nato in epoca medievale — Fonte: getty-images

Variando la condizione sociale della donna, variava anche l’entità della dote. Le famiglie più umili cedevano alla donna lenzuola, asciugamani, qualche semplice oggetto d’arredo; le famiglie più ricche invece potevano dare alla sposa terre, gioielli, grandi quantità di denaro, tessuti preziosi.

La proprietà della dote restava della donna, ma il marito poteva gestirla e amministrarla. Nel caso di morte del marito, la dote restava alla vedova che poteva disporne in autonomia.

La dote assicurava un minimo di sicurezza economica alle donne, tenuto conto che esse erano escluse dall’eredità, poiché erano eredi solo i loro fratelli maschi.

6Le donne religiose

La principale alternativa al matrimonio era per le donne la vita religiosa. Esse non potevano aspirare a divenire sacerdotesse o vescovi, ruoli che la Chiesa cattolica riserva in maniera esclusiva agli uomini, ma potevano divenire suore, monache o badesse.

La badessa era una figura fortemente autorevole, guidava le monache e la vita del monastero stesso, gestendone anche i suoi beni; la badessa, a seconda del monastero, poteva ricoprire questo incarico per alcuni anni o a vita.

La scelta della vita religiosa infatti permetteva alle donne sia di esercitare la pratica educativa, sia di ricevere un’istruzione. Nei monasteri e nei conventi le donne venivano infatti educate ed istruite e proprio queste istituzioni potevano consentire alle donne di ritagliarsi margini di autonomia e di realizzazione personale.