Donatello: biografia, stile e descrizione delle opere dello scultore e pittore più importante del rinascimento italiano

DONATELLO: LA VITA

Donatello
Donatello — Fonte: getty-images

Donato di Niccolò di Betto Bardi, detto Donatello, nasce a Firenze nel 1386 ed è uno scultore, pittore e architetto del rinascimento italiano. Figlio di un cardatore di lana, si forma nella bottega del Ghiberti e nell’ambito dei cantieri del Duomo, e probabilmente è qui che conosce e diventa amico di Filippo Brunelleschi. Donatello insieme a Brunelleschi compie il suo primo viaggio a Roma: qui ammira da vicino le opere scultoree della tradizione classica. L’attività artistica principale di Donatello si svolge a Firenze ma lavora anche a Pisa e a Prato, in cui esprime la sua arte attraverso il Pulpito del Duomo, e lavora alla decorazione del Battistero e del Duomo di Siena.

Donatello, scultore, architetto e pittore straordinario, modesto e instancabile, riuscì con le sue opere a ottenere risultati irripetibili perché fu il primo a superare la tradizione scultorea greco-romana, dando ai personaggi umanità, introspezione psicologica e i valori dell’uomo, sperimentando tutte le tecniche e materiali possibili.

IL DAVID DI DONATELLO

A 22 anni Donatello riceve la sua prima e importante commissione per l’abside di Santa Maria del Fiore: deve realizzare in marmo una statua di David. La statua del David marmoreo, terminata un anno dopo, resta inutilizzata nei magazzini; solo nel 1416 viene trasportata nel Palazzo della Signoria a Firenze (oggi si trova al Museo del Bargello).

Nel David sono presenti elementi gotici che si ritrovano nella linea falcata della figura e nell'atteggiamento. Le braccia sono sproporzionatamente lunghe, una mano è posta sul fianco e l'altra è portata in avanti che sfiora la gamba che è più in avanti rispetto all’altra. Inoltre l'anatomia non è sviluppata con precisione ma nella figura si avverte ugualmente la volontà di conferirle energia e vita. L’opera si presenta naturale nella vivacità e nella morbidezza: le guance morbide, i grandi occhi la bocca piccola e il mento appuntito.

LA STATUA DI SAN GIORGIO DI DONATELLO

Statua di San Giorgio di Donatello. Museo Nazionale del Bargello
Statua di San Giorgio di Donatello. Museo Nazionale del Bargello — Fonte: getty-images

Nel 1415 circa l'Arte dei Corazzai e Spadai commissiona a Donatello la realizzazione della statua di San Giorgio, loro santo protettore, per le nicchie esterne della chiesa di Orsanmichele.

Il San Giorgio, eseguito tra il 1416 e il 1420, rappresenta un nuovo modo di concepire e realizzare la figura nello spazio. Il corpo è perfettamente proporzionato e articolato, ed è dotato di una naturalezza di gesti e di forme quale non si vedeva dall'epoca classica. Le gambe sono divaricate e costituiscono una solida base mentre il busto e la testa sono lievemente ruotati rispetto all’asse centrale. San Giorgio ha le mani poggiate sullo scudo: una linea dal piede a destra sale allo scudo alla mano stesa poi a quella posata in alto per raggiungere il braccio, il gomito, la spalla e la testa formando una specie di spirale che attraversa la statua e le toglie staticità. La figura appare compatta nelle sue forme legate attraverso uno schema rigoroso, l'opera è eccezionale soprattutto per la resa dell'anatomia e per le proporzioni impeccabili.

Nel proporre questa bellezza scontrosa come modello per un eroe, Donatello affermò una delle sue più profonde convinzioni: la grandezza degli antichi si ritrovava nel popolo che per coraggio dignità e sentimento concreto della vita era degno di interpretare i valori di quello straordinario passato, l'artista trasformava così i popolani in santi ed eroi perché nella gente comune identificava le virtus degli antichi.

IL RILIEVO DI SAN GIORGIO E IL DRAGO

Nel basamento del San Giorgio Donatello ha rappresentato in un bassorilievo San Giorgio e il drago. Nella lastra Donatello ha esemplificato i risultati sulle sue riflessioni sullo spazio: egli credeva molto nelle forme sperimentali e in questo bassorilievo ha interpretato la prospettiva creando un abisso di atmosfera e di luce dal quale affiorano le forme. Lo scultore in un sapiente stiacciato ha evocato la profondità e ha definito i volumi. Per suggerire il movimento e il senso dell'azione ha rinunciato a realizzare figure e ambienti con precisione: cavallo e cavaliere sono leggermente abbozzati e il drago quasi una massa indistinta si contrae sotto l'urto della lancia. Sullo sfondo è presente un paesaggio: l’edificio ad archi e gli alberi appena rilevati che si vedono in lontananza e nella proporzionata composizione.

DONATELLO: GEREMIA E ABACUC

Nel terzo decennio del secolo Donatello continua a produrre opere in cui precisa sempre più il suo indirizzo rivoluzionario e popolare. A Firenze, tra il 1420 e il 1430, si aprono i cantieri che danno il volto architettonico al Rinascimento. In questo periodo l’artista realizza le cinque statue per il Campanile di Giotto.

Il profeta Geremia e il profeta Abacuc (lo Zuccone) mostrano come il maestro rifiutava schemi e convenzioni. La resa dell'anatomia è tradotta in potenti volumi mentre la naturalezza degli atteggiamenti, il rilievo e la scioltezza dei panneggi testimoniano il recupero delle forme della statuaria antica.

Il profeta Geremia e Abacuc sembrano ritratti di personaggi presi dalla strada; la resa della realtà senza abbellimenti ha un preciso significato in Donatello, secondo il quale la ragione, dono concesso da Dio agli uomini, permette ad essi di costruire la propria vita e il proprio destino, e questa facoltà è di tutti delle persone belle o brutte, povere o ricche.

I riferimenti classici nelle due statue sono tanti: dal volto di Abacuc che per il realismo si avvicina ai ritratti romani, l'ammirazione per l'epoca classica traspare in ogni parte delle figure ma contemporaneamente si avverte l'autonomia creativa di Donatello.

IL BANCHETTO DI ERODE

Il Banchetto di Erode è un rilievo in bronzo dorato realizzato da Donatello (in collaborazione con Ghiberti e Jacopo della Quercia) tra il 1423 e il 1427 per la fonte battesimale del Battistero di Siena. La formella rappresenta il momento in cui viene mostrata al tetrarca Erode la testa mozzata di Giovanni Battista. La composizione, complessa e ricca di figure, si muove su due registri: quello emotivo e quello razionale.

Analizziamo gli atteggiamenti: Erode si ritrae davanti al vassoio con la testa recisa, Salomè avanza ondeggiando, la figura in secondo piano si copre il volto con una mano. Razionale è l'impianto della scena in cui la prospettiva dà ordine e proporzione a figure ed eventi, una prospettiva che a differenza del San Giorgio non si stempera per dar risalto alla drammaticità dell'episodio, ma si definisce con evidenza.

L'impianto prospettico divide la scena in due parti: la prima definita da un muro su cui si impostano archi a tutto sesto con l'evento principale, la seconda in cui si vedono in lontananza figure e ambienti con scene di diversa natura.
Sul fondo, entro l'arco, un personaggio porta su un vassoio la testa del Battista che si vede anche in primo piano, si tratta di un momento anteriore rispetto alla rappresentazione principale della scena.

IL DAVID IN BRONZO

David in bronzo
David in bronzo — Fonte: getty-images

Il David in bronzo, realizzato da Donatello per Cosimo de Medici nel 1440, rappresenta il giovane che decise la vittoria degli ebrei contro i filistei uccidendo il gigante Golia con un sasso scagliato dalla sua fionda. La statua richiama le forme classiche e con Donatello il nudo riacquista il significato di purezza ideale: l'eroe è nudo perché difeso solo dal suo coraggio. Il nudo, quindi, ritorna sulla scena artistica dopo secoli di oblio, ed è un ritorno di grande significato che si oppone al concetto di nudo medievale (simbolo del peccato) e ripropone la struttura anatomica e proporzionale del corpo umano.

Il David, che secondo alcuni studiosi rappresenterebbe invece Mercurio, ha le sembianze di un adolescente acerbo e spigoloso, ha tratti del viso plebei, indossa uno strano cappello ornato di un serto d'alloro, gambali e sandali decorati da motivi classici. Inoltre, ai suoi piedi si trova la testa del gigante, sulla visiera dell'elmo è rappresentata una biga trainata da putti; il cappello a larga tesa, la corona d'alloro e la testa di Golia sono serviti allo scultore per ombreggiare il viso dell'eroe e per creare una zona d'ombra alla base della statua.

Pur nello stato di riposo il David riesce ad esprimere energia, ancora un omaggio agli antichi è la tecnica del bronzo con la quale è stata realizzata la statua.

LA CANTORIA DI DONATELLO

Nel 1433 Donatello inizia la realizzazione della Cantoria per la Sagrestia Vecchia. L'opera che impegna il maestro per anni viene terminata solo nel 1438. Essa rivela spregiudicati riferimenti all'antico: mensole, cornici, ornati sono ripresi da diverse civiltà figurative. Temi tratti dalla decorazione ellenistica, etrusca e paleo-cristiana, pure motivi duecenteschi come il mosaico sul fondo che richiama le decorazioni dei Cosmati (maestri famosi per lavori di arredo e ornamentazioni degli edifici) sono colti ed interpretati dall'artista.

DONATELLO: STILE

Donatello è stato un grande maestro delle tecniche, abilissimo nella fusione del bronzo e nel lavorare il marmo, la pietra, il legno e la terracotta. Egli amava anche mescolare i materiali. Per esempio nella Cantoria tra le mensole che la reggono sono inseriti tondi in marmi colorati e parti in bronzo. Il bianco del marmo viene in tal modo interrotto e la composizione si presenta ravvivata dal colore.

L'opera scolpita nel movimento è per lui fondamentale, la forza del movimento e la capacità di esprimere emozioni raggiungono l'apice nella corsa dei putti nella Cantoria; le figure della Cantoria hanno corte tuniche che vengono intrecciate e sovrapposte con abilità.

IL MONUMENTO EQUESTRE DEL GATTAMELATA

Il monumento Equestre del Gattamelata è una statua in bronzo situata in Piazza del Santo a Padova. La statua è stata eretta in onore del capitano di ventura della Repubblica di Venezia di nome Erasmo Stefano da Narni, detto il Gattamelata, che estese i possedimenti fino alla Lombardia. Il monumento si ispira alla statua equestre di Marco Aurelio, ma Donatello fa della sua statua uno dei ritratti più naturali e profondi a livello psicologico del Quattrocento, attraverso i tratti severi del volto, l’ampia stempiatura della fronte e lo sguardo risoluto.

LA MADDALENA PENITENTE

La Maddalena penitente è una scultura in legno realizzata in età matura per il battistero di San Giovanni Battista. Come nell’Abacuc, ogni riferimento classico è abolito per concentrarsi a una profonda analisi psicologica. La Maddalena è rappresentata dopo il digiuno nel deserto: appare consunta fisicamente e dilaniata nell’animo. Ha il volto ossuto e sofferente, le mani delle dita lunghe e nodose, con lunghissimi capelli, i piedi scheletrici modellati sul terreno come radici. La scelta del legno trova la sua spiegazione nel tipo di materiale umile e vivo in cui si possono scavare luci e ombre come ferite di un corpo.