Divina Commedia: riassunti e guida al poema di Dante Alighieri

Di Barbara Leone.

La Divina Commedia tra Inferno, Purgatorio e Paradiso: riassunti e guida al testo

DIVINA COMMEDIA, RIASSUNTI - La Divina Commedia è un poema, scritto da Dante Alighieri, in terzine di endecasillabi, di cento canti, divisi in tre cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), ognuna delle quali è strutturata in 33 canti (con un canto d'introduzione all'inizio dell'Infermo). La si può riconoscere in alcuni versi della canzone giovanile Donne ch'avete intelletto d'amore, che risale al 1289. Il proposito appare più maturo nella Vita Nuova, dove Dante dichiara, in seguito a una mirabile visione, di non voler parlare di Beatrice finché non possa trattare di lei più degnamente. Al poema però ha iniziato a lavorare soltanto fra il 1306 e il 1307, quando ha interrotto la composizione del Convivio e gli è risultato chiaro che la sua personalità avrebbe potuto esprimersi a pieno, meglio che in un trattato filosofico, in un'opera nella quale anche filosofia e scienza recassero l'impronta di una soggettiva e drammatica conquista.

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dante-alighieriDIVINA COMMEDIA DI DANTE ALIGHIERI - L'Inferno è stato dunque composto fra il 1307 e il 1310, il Purgatorio fra il 1310 e il 1313. Entrambe le cantiche sono state pubblicate dopo la morte di Arrigo VII, quando il poeta stava lavorando al Paradiso, che nella sua integrità è venuto alla luce postumo. Il titolo Commedia è stato dato avendo riguardo alla distinzione medievale fra commedia e tragedia, ossia al fatto che la materia del poema, sul principio dolorosa, ha una conclusione lieta. Il titolo è stato scelto anche in considerazione dello stile, dato che, secondo la teoria esposta nel De vulgari eloquentia, comico è lo stile che può accogliere in sé anche elementi umili e realistici.

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LA "DIVINA" COMMEDIA - L'epiteto di “Divina” è stato poi proposto da Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante ed ha avuto fortuna da quando è apparso per la prima volta sul frontespizio di un'edizione veneziana del 1555. Il poema dantesco si differenzia dai racconti medievali di viaggi nell'oltretomba e dalle descrizioni popolaresche dell'aldilà oltre che per l'altissima poesia anche per la solidità strutturale. Il viaggio, che il poeta immagina cominciato la sera dell'8 aprile 1300 e durato una settimana (il tempo della passione e resurrezione di Cristo nell'anno del grande giubileo indetto da Bonifacio VIII), si svolge in un mondo che non ha soltanto contorni ben definiti, ma rispecchia nel suo ordine un'organica concezione dell'universo.

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DIVINA COMMEDIA, L'INFERNO - L'Inferno è immaginato come un immenso cono capovolto che ha l'ingresso sotto Gerusalemme e il vertice al centro della Terra, dove si trova Lucifero: ha avuto origine quando il grande ribelle è precipitato dal cielo e la Terra, ritraendosi per l'orrore, ha formato i continenti dell'emisfero boreale. Nell'Antinferno, al di qua dell'Acheronte, si trovano gli ignavi e gli angeli che nel giorno della ribellione di Lucifero si sono tenuti neutrali. Il primo cerchio è il Limbo, dove con i fanciulli innocenti non salvati dal battesimo, si trovano i magnanimi che, vissuti o innanzi o fuori dal cristianesimo, hanno praticato le sole virtù cardinali. I dannati sono poi distribuiti in modo che coloro che hanno peccato d'incontinenza (lussuriosi, golosi, avari e prodighi, superbi e iracondi) occupino i cerchi dal secondo al quinto; nel sesto cerchio, dove comincia la città di Dite, stanno coloro che volontariamente hanno mancato di fede, cioè gli eretici; nel settimo cerchio quelli che hanno peccato per bestialità, distinti nei tre gironi dei violenti contro il prossimo, violenti contro se stessi e le proprie cose, violenti contro Dio, natura e arte; nell'ottavo cerchio o Malebolge, distinto in dieci cerchi minori, ci sono coloro che hanno commesso frode in danno di chi non aveva speciali motivi di fidarsi (seduttori, adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri di frode, seminatori di scandali e scismi, falsari); nel nono cerchio coloro che hanno esercitato la frode verso chi aveva ragione di fidarsi e sono divisi in quattro zone (Caina, Antenora, Tolomea e Giudecca) a seconda se hanno tradito i congiunti, la parte politica, gli ospiti, imperatori o papi.


DIVINA COMMEDIA, PURGATORIO E PARADISO - Più semplice è la struttura del Purgatorio, le cui sette cornici corrispondono ai sette peccati capitali: superbia, invidia e ira, che nascono da un eccessivo amore di sé; accidia, che è un difetto d'amore; avarizia, gola e lussuria, che sono conseguenza di un amore delle cose non controllato da ragione. Tenendo conto dell'Antipurgatorio, nel quale le anime prima di essere sottoposte alle varie pene espiano il tardivo pentimento, e del Paradiso terrestre, che si apre in vetta al monte, anche nella divisione del Purgatorio si ripete il mistico numero nove, che torna nel Paradiso. Al di sopra, infatti, dell'atmosfera terrestre e della zona di fuoco che la chiude, si volgono concentrici come sfere diafane rotanti intorno alla Terra i nove cieli del sistema tolemaico (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, Stelle Fisse, Primo Mobile), al di là dei quali si apre infinito e immateriale l'Empireo.

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tutto-quello-devi-sapere-vita-danteDIVINA COMMEDIA, DANTE E LE GUIDE - Nel suo viaggio ultraterreno Dante ha come guida Virgilio fino alla vetta del Purgatorio e da qui all'Empireo Beatrice: quando essa sale a occupare il seggio che i suoi meriti le hanno sortito nella Rosa dei beati, affinché il poeta possa portare a compimento la visione beatifica di Dio, gli è confortatore e consigliere San Bernardo. Virgilio, sulla cui personalità di saggio oltre che di poeta il Medioevo aveva intrecciato curiose leggende, adempie la funzione di maestro fin dove la ragione umana può penetrare i misteri di Dio. Beatrice, che già in Terra era passata come un'apparizione angelica, è l'incarnazione di una bellezza pura e di una sapienza luminosa alla quale il poeta si affida nell'ultima sua ascesa.

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DIVINA COMMEDIA, IL TESTO - Entrambi sono figure essenziali al mistico viaggio di Dante, creature ricche di vita, nelle quali si rispecchia sublimata non solo la sete di sapere del poeta ma il suo profondo bisogno di intime corrispondenze affettive. Del resto la concezione stessa del viaggio nell'oltretomba, necessaria espiazione di colpe personali ma anche voluto perché il poeta rammenti all'umanità sviata quali sono i suoi veri fini, è nata dall'esigenza di dare un significato oggettivo a un'esperienza personale. Per questo giudicando e ammonendo, Dante ha assunto funzione più che di poeta: ha voluto essere maestro di verità morali, religiose e politiche.

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DIVINA COMMEDIA, INFERNO CANTO 1: IL VELTRO - Nell'allegoria generale del poema ha un significato altissimo la profezia dell'avvento di colui che dovrà riportare la giustizia in Terra, adombrato vagamente nella figura del Veltro del primo canto dell'Inferno, più chiaramente definito nel “cinquecento diece e cinque” del trentatreesimo canto del Purgatorio: un personaggio nel quale, sia per il luogo in cui si colloca (al termine della mistica processione a cui Dante assiste nel Paradiso terrestre), sia per il tempo in cui gli ultimi canti del Purgatorio sono stati composti, è ben motivato riconoscere Arrigo VII, restauratore dell'Impero.

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dante_8DANTE E LE FIGURE DELLA DIVINA COMMEDIA - Ma la poesia stessa della Divina Commedia, nel suo vario e pur coerente manifestarsi, mostra con quale potenza di fantasia Dante ha dato consistenza oggettiva a ciò che nasceva dalla sua partecipazione umana alla vita. Nel poema rivivono uomini e vicende della vita contemporanea tanto che persino nel Paradiso i santi dei quali è rievocata la vita con maggiore ricchezza di particolari sono quelli più vicini nel tempo e la cui lezione restava più attuale: San Francesco, San Domenico e San Pier Damiani. Tuttavia la poesia dantesca non ristagna mai nella cronaca e sia che il poeta condanni chi si è macchiato d'infamia o esalti chi ha avuto animo grande, sia che compianga chi ha sofferto ingiustamente o rievochi con cuore commosso chi è stato un amico nella vita terrena, Dante crea figure che hanno il palpito eterno della poesia.


DIVINA COMMEDIA: INFERNO, PURGATORIO E PARADISO - Nelle tre cantiche, che corrispondono a tre momenti della vita spirituale del poeta, si ritrovano toni fondamentalmente diversi: nell'Inferno prevale la drammaticità appassionata, nel Purgatorio si dispiega una malinconica elegia, nel Paradiso un lirismo commosso e contemplativo. Non si attenua mai però la partecipazione alla vita terrena. Nella terza cantica si fa invece più ardua la materia dottrinale, che è comunque presente in tutto il poema, e al lettore moderno viene proposto il quesito del rapporto tra scienza e poesia, perché se spesso Dante dalla difficile materia scientifica riesce a estrarre poesia di alta ispirazione, non di rado tuttavia mette in versi qui, più che nelle prime due cantiche, concetti filosofici e tesi scientifiche del tutto vuoti di spirito poetico.
Nel poema i contemporanei, pur avvertendone l'alto pregio artistico, hanno ammirato soprattutto la vasta dottrina ed hanno apprezzato il nobile insegnamento morale. Il commento più antico, limitato al solo Inferno, si deve al figlio del poeta, Iacopo. Poco dopo la morte di Dante, nel 1324, Graziolo Bambaglioli, notaio bolognese, ha esposto in latino l'Inferno e non molti anni più tardi Iacopo della Lana ha commentato in volgare le tre cantiche. Altri commenti sono seguiti fino alla fine del secolo. Durante l'Umanesimo è gravato in parte sul poema il generico pregiudizio contro la letteratura volgare, anche se veniva riconosciuta l'eccezionale grandezza dell'opera.

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dante-traccia-prima-prova-maturita_resized_300FORTUNA DELLA DIVINA COMMEDIA -
Durante il Rinascimento la Divina Commedia è stata ancora ammirata, anche se veniva criticata la struttura medievale e si giudicavano severamente gli idiotismi linguistici ed una certa asprezza di toni. E' stato merito dei letterati dell'Accademia fiorentina, in particolare di Gelli e Varchi, avere rivendicato i pregi del poema, anche se hanno indugiato più sulla materia dottrinale che sull'arte, più sulle peculiarità linguistiche che sulla poesia. Un lettore più acuto, competentissimo nell'intendere rettamente la lingua e ben ferrato nelle varie questioni storiche, è stato Vincenzio Borghini. Scarso è stato invece l'interesse per la Divina Commedia nei letterati del Seicento, ad eccezione di alcuni fiorentini come Carlo Danti, Benedetto Buonmattei e Lorenzo Magalotti. Nel secolo successivo il gusto classicistico ha allontanato i letterati dalla poesia dantesca e si è avuto l'episodio più clamoroso dell'antidantismo: la pubblicazione delle Lettere virgiliane di Saverio Bettinelli (1757). Fa eccezione nel Settecento Giambattista Vico, che ha saputo comprendere la grandezza di Dante, che a lui appariva come un geniale poeta primitivo.

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RIASSUNTI DELLA DIVINA COMMEDIA - Da Alfieri, primo vero poeta romantico italiano e profeta del Risorgimento, ha origine la valutazione positiva della Divina Commedia
, che la critica successiva ha sempre meglio discusso grazie a interpreti appassionati come Ugo Foscolo e Francesco De Sanctis, e a molti altri tra i quali Benedetto Croce, Ernesto Giacomo Parodi e Michele Barbi. La fortuna di Dante e della Divina Commedia fuori d'Italia ha avuto inizio nell'età romantica, quando il ritorno nostalgico al Medioevo e il culto del primitivo hanno disposto gli animi a comprendere e amare la poesia dantesca. I primi grandi ammiratori di Dante sono stati in Germania Herder, Schlegel, Hegel e Schelling; in Inghilterra Carlyle.

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