Diversità ed esclusione sociale in Verga: tema

Di Redazione Studenti.

Esempio svolto di tema argomentativo su diversità ed esclusione sociale in Giovanni Verga. Commento a partire dalle opere dello scrittore siciliano

GIOVANNI VERGA

Diversità ed esclusione sociale sono due punti lungamente trattati da Giovanni Verga
Diversità ed esclusione sociale sono due punti lungamente trattati da Giovanni Verga — Fonte: getty-images

Materialismo, pessimismo, determinismo, impersonalità, straniamento e regressione: ecco alcuni dei termini che ogni studente è pronto a citare in un’interrogazione su Giovanni Verga; e non c’è dubbio che essi ben descrivano l’opera del celebre narratore verista.

Ciò che non va dimenticato, però, è che dietro il metodo verghiano non ci sono solo tali postulati filosofici e letterari, ma anche una precisa crisi storica, che porta l’autore a un processo di identificazione con gli emarginati.

Ciò accade per un duplice motivo: innanzitutto,  Verga appartiene al ceto  della borghesia agraria, che nell’Ottocento rimane escluso dal processo di industrializzazione e perciò relegato ai margini del progresso; in secondo luogo, egli si identifica con quella generazione che, formatasi in ambito romantico, vive la delusione dell’Italia postunitaria, soprattutto per il Meridione.

Dal punto di vista letterario, questa condizione ha offerto allo scrittore una posizione privilegiata, permettendogli di “servirsi della propria esclusione come di un punto di osservazione da cui muovere per scoprire il meccanismo dell’emarginazione e dell’oppressione” (Luperini).

Ed è così che, nella raccolta Vita dei campi, edita nel 1880, circa due anni dopo la “conversione” al Verismo (al quale Verga appare già votato in alcune opere precedenti), incontriamo personaggi quali Rosso Malpelo e la Lupa. Entrambi sono rappresentazione del diverso, di chi è escluso dalla società, testimonianza che l’emarginazione non ha età.

In entrambi i racconti esiste uno scarto tra il punto di vista del narratore, che si identifica con la  comunità che tende ad emarginare, e quello dell’autore. Quest’ultimo, per quanto risulti “eclissato”, implicito, è però presente.

ROSSO MALPELO

Questo appare evidente soprattutto per il personaggio di Rosso Malpelo, il cui racconto inizia così: “Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo […]”.

La sua diversità viene presentata come un dato oggettivo: apparentemente, chi scrive è d’accordo con la tesi per cui il ragazzo è cattivo; ma ciò che Verga vuol far capire è l’esatto opposto, e cioè che ad essere cattiva è quella comunità che maltratta il ragazzo e di cui fa parte il narratore.

L’analisi di Verga mette in luce anche le conseguenza più terribile dell’emarginazione e del pregiudizio: la sua accettazione da parte dell’escluso stesso. Accade infatti che Rosso Malpelo, evitato da tutti come una bestia, finisca per adattarsi al suo ruolo di capro espiatorio, emarginandosi proprio come un animale: “[…] egli andava a rincantucciarsi col suo corbello fra le gambe, per rosicchiarsi quel suo pane di otto giorni, come fanno le bestie sue pari”.

Il ragazzo finisce così per incattivirsi e, in un certo senso, ricorda il personaggio di Frankenstein. Nel romanzo di Mary Shelley, la creatura fatta di pezzi di cadavere fa questa confessione al suo inventore ormai pentito: “Sono cattivo perché sono disgraziato”. L’impressione è che la maggioranza dei supposti “cattivi” che vanno in giro per il mondo direbbero lo stesso se fossero sinceri.   Si comportano in modo ostile con i loro simili perché hanno paura, si sentono soli, oppure perché sono privi di cose necessarie che molti altri possiedono: disgrazie, per l’appunto. Oppure patiscono la disgrazia peggiore di tutte, quella di vedersi trattare dalla maggior parte della gente senza amore e rispetto, proprio come succedeva a Frankenstein. Certo, sono abbastanza numerosi quelli che per essere contenti hanno bisogno di non impicciarsi  nelle sofferenze che li circondano e di cui a volte sono complici. Ma “anche l’ignoranza, per quanto compiaciuta di sé stessa, è una forma di disgrazia” (Savater).

LA LUPA

Quella dovuta all’aspetto fisico non è l’unica forma di esclusione narrata nella raccolta. Diverso, infatti, è anche chi male si integra nel sistema e non sa rendere comprensibile la propria condotta. È il caso della Lupa, donna passionale al punto di essere paragonata a un animale. Ella si innamora di Nanni, l'unico uomo che non vuole cedere alle sue tentazioni, e farà di tutto pur di essere ricambiata. Ciò che la isola è proprio la sua sete d’amore, che va contro le regole sociali del tempo.

Insomma, quello dell’esclusione sociale in Verga è un tema che va contestualizzato, ma che rimane di grande attualità nell’era della globalizzazione, in cui continuamente veniamo in contatto con il diverso, nei cui confronti rischiano di innestarsi meccanismi terribili, dettati dalla paura.

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