Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio: analisi e spiegazione dell'opera di Machiavelli

Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio: analisi e spiegazione dell'opera di Machiavelli A cura di Antonello Ruberto.

I Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio sono stati scritti da Machiavelli tra il 1513 ed il 1519. Qui l'autore cerca di capire l'attualità attraverso l’esempio di un modello repubblicano vincente descritto dallo storico romano Tito Livio.

1Le guerre d’Italia e la Firenze medicea: un quadro storico

Ritratto di Niccolò Machiavelli. Olio su tavola di Santi di Tito
Ritratto di Niccolò Machiavelli. Olio su tavola di Santi di Tito — Fonte: ansa

La seconda metà del Quattrocento è contrassegnata da un’insolita stabilità del quadro politico italiano: il meridione è sotto il controllo della corona aragonese, nel centro Italia si consolida quello della Chiesa, mentre i grandi stati regionali del nord Italia raggiungono un lungo equilibrio con la pace di Lodi di cui si fa garante Lorenzo il Magnifico, un momento importante che simboleggia l’autorevolezza e la credibilità dei Medici fuori e dentro Firenze.  

Un momento destinato a rompersi definitivamente con la discesa in Italia di Carlo VIII e l’inizio delle guerre d’Italia, che fa collassare non solo gli equilibri tra gli stati italiani, ma anche gli assetti interni dei vari stati.  

L’incapacità dimostrata di guidare la città da parte di Piero II, figlio e successore del Magnifico, diede l’avvio a una rivolta che scacciò il giovane Medici per instaurare la Repubblica, cioè una forma di governo che assegnava il predominio politico all’aristocrazia cittadina impedendo che una casata nobiliare prendesse il sopravvento sulle altre. 

Sul piano internazionale questi anni sono segnati da sconvolgimenti profondi e irreversibili: le grandi monarchie nazionali si affermano definitivamente come i principali attori della politica europea, rivelando la debolezza degli stati italiani che nel giro di poco tempo perdono l’indipendenza politica e la supremazia economica. 

Una crisi che travalica il piano strettamente politico per investire anche quello intellettuale e ideologico, in cui emerge la fragilità delle teorizzazioni e del pensiero umanistico che aveva determinato un intero periodo della storia italiana.  

1.1L’opera di Tito Livio

Tito Livio
Tito Livio — Fonte: istock

La cultura umanistica era improntata sul recupero della cultura classica, riletta attraverso un’ottica filologica in grado di aprire a nuovi scenari di comprensione nella convinzione che il pensiero degli antichi potesse essere da guida per i problemi del presente.

La memoria della grandezza di Roma della sua immensa eredità culturale aveva percorso tutto il medioevo, e veniva studiata su opere come l’Ab Urbe condita scritta da Tito Livio, in cui si racconta la storia della città dalle sue origini fino al momento in cui Ottaviano consolida il principato, in pratica tutta l’arco della Roma repubblicana

Il periodo repubblicano di Firenze, invece, è quello in cui comincia la carriera politica di Niccolò Machiavelli che, nominato segretario da Pier Soderini mantiene l’incarico anche dopo il ritorno a Firenze dei Medici nel 1512, e in cui si afferma la sua figura di letterato e studioso di cose politiche.

Scritti negli stessi anni del Principe, i Discorsi sulla prima deca di Tito Livio non sono un’opera di stampo filologico e classicista, ma di analisi e riflessione politica.

Machiavelli concentra i suoi Discorsi sui primi dieci libri di Livio, in cui si racconta la storia della sua fondazione e della creazione delle istituzioni cittadine sotto la guida dei primi re, per arrivare all’instaurazione della Repubblica e finire con le guerre sannitiche che segnano il predominio romano su gran parte della penisola.

2Machiavelli e il significato dei Discorsi

Niccolò Machiavelli (1469-1527): filosofo e politico italiano del Rinascimento
Niccolò Machiavelli (1469-1527): filosofo e politico italiano del Rinascimento — Fonte: getty-images

Già dal titolo stesso s’intuisce che l’opera di Machiavelli non può essere classificata come il mero commento filologico d’un testo classico, ma s’inseriscono in un panorama più complesso, e proprio di questo autore, di riflessione e analisi.

I Discorsi di Machiavelli sono tali perché si presentano come un vero e proprio monologo, una serie di riflessioni che partono dalla lettura dell’opera liviana e diventano lo specchio per analizzare e provare a capire l’attualità confrontandola con le vicende storiche di un modello ideale.

Machiavelli è un politico che vive in anni tribolati, in cui Firenze passa attraverso continue crisi in cui il governo repubblicano e quello di stampo signorile si alternano alla guida della città; lui ha vissuto in prima persona la caduta del sistema repubblicano fiorentino, e visto da vicino la crisi della Repubblica di Venezia, vittima degli appetiti delle grandi potenze europee: le repubbliche del suo tempo, insomma, gli apparivano deboli

Invece nelle pagine di Livio trova l’esempio di un modello repubblicano vincente, ordinato, con un esercito forte capace non solo di resistere alle aggressioni esterne, ma anche di allargare i confini territoriali dello stato imponendo la legge di Roma ai popoli assoggettati: non deve meravigliare che questo modello destasse l’interesse di uno studioso attento e profondo come Machiavelli.

2.1I Discorsi

Quanto all’opera in sé, non si tratta di un’analisi puntuale, libro per libro, dello scritto liviano, ma di ragionamenti lunghi e articolati che prendono le mosse da singole questioni che vengono affrontate volta per volta.  

I Discorsi occupano tre libri.   

  1. Il primo è il più corposo, composto di 60 capitoli, e affronta temi diversi e importanti: dagli ordinamenti istituzionali e giuridici dei romani, all’organizzazione dello stato alla religione; quest’ultimo argomento viene affrontata in maniera spregiudicata e innovativa, giacché l’autore osserva come quella dei romani fosse una religione civile, particolarmente efficace nel rafforzare la fedeltà dei cittadini nello stato. L’argomento religioso viene quindi affrontato in un’ottica utilitaristica, priva di accezioni morali.

  2. Il secondo libro, di 33 capitoli, esalta le virtù dei romani, in base alle quali riuscirono a costruire uno stato forte e organizzato. Un’organizzazione fattasi concreta nell’ambito militare, un aspetto che si riconnette immediatamente all’attualità con il confronto tra la potenza bellica romana e la debolezza delle repubbliche cinquecentesche.

  3. Ponderoso è anche il terzo libro, composto di 49 capitoli. Tra i tre è quello meno raffinato dal punto di vista stilistico e le sue parti appaiono quasi isolate e non costruiscono un discorso organico. Tuttavia si affrontano comunque temi importanti: la virtù antica viene confrontata con la corruzione di Firenze e, soprattutto, si affronta lo scottante tema della congiura. Lo studioso di cose politiche, in un momento di grande instabilità e in cui la signoria dei Medici appare ancora traballante, mette nei suoi Discorsi il tema della deposizione, anche violenta, del principe: dal punto di vista morale è certamente di un delitto, ma che si può giustificare se compiuto per il raggiungimento del più importante bene della libertà della patria.

3I Discorsi di Machiavelli: un’opera di difficile collocazione

Lorenzo il Magnifico accolto dai fiorentini dopo aver fatto la pace con Napoli
Lorenzo il Magnifico accolto dai fiorentini dopo aver fatto la pace con Napoli — Fonte: getty-images

I Discorsi vengono pubblicati nel 1531, quattro anni dopo la morte di Machiavelli.

Date le lacune del terzo libro, è difficile dire se si tratti di un’opera che nelle sue intenzioni non era destinata alla pubblicazione, o se abbia semplicemente abbandonato l’opera lasciandola incompiuta.

D’altronde la storia di questo testo è caratterizzata da interruzioni e inciampi: è incerta la data d’inizio, ma è certo che nel 1513, prima della stesura del Principe, Machiavelli ne avesse già cominciato la scrittura interrompendola proprio per dedicarsi al celebre trattato, per poi riprendere in mano i Discorsi e dedicarcisi fino al 1519.

Si tratta proprio degli anni intensi e turbolenti delle guerre d’Italia e del reinsediamento dei Medici in Firenze dopo la fine della Repubblica. Quella repubblicana era stata un’esperienza particolare, che aveva dato all’aristocrazia fiorentina un nuovo protagonismo dopo l’eclissi causata dal dominio mediceo.

I Discorsi erano dedicati proprio a due aristocratici, e l’opera stessa era destinata alla lettura pubblica: sappiamo infatti che i vari capitoli dei Discorsi venivano letti dallo stesso autore presso i giardini degli Orti Oricellari, dove i giovani dell’aristocrazia fiorentina si radunavano per parlare di politica, poesia e arte.

Si può perciò immaginare che i Discorsi siano stati scritti per dare riferimenti e spunti di riflessione ai giovani membri del ceto dirigente cittadino in un momento di grave crisi e d’incertezza profonda.