Dino Buzzati: biografia e opere

Dino Buzzati: biografia e opere A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Vita, opere, biografia e poetica di Dino Buzzati, scrittore, giornalista e poeta italiano, autore di Un amore e de Il deserto dei tartari

1Dino Buzzati: biografia e opere

Dino Buzzati
Dino Buzzati — Fonte: ansa

«Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista». Così si descrive Dino Buzzati (1906-1972) scrittore talentuoso e profondo, uno dei più belli del nostro Novecento al punto che le sue pagine, intense e ispirate, allegoriche e ammonitrici, sono tra le più amate anche dai lettori odierni. Nato a San Pellegrino, vicino a Belluno e alle amate montagne dolomitiche, che amava scalare, Dino Buzzati ha poi vissuto gran parte della sua vita a Milano, città in cui ebbe modo di osservare l’alienazione dell’uomo contemporaneo, disarcionato dal rapporto con la natura.    

Uno dei suoi più cari amici d’infanzia fu Arturo Brambilla, con cui si cimentava in gare letterarie e con cui condivise la passione per l’egittologia. Dopo aver studiato al liceo Parini di Milano, Buzzati si laurea in giurisprudenza, assecondando le volontà della famiglia, ma ormai comincia a intuire il suo destino di scrittore e giornalista. A partire dal 1928 collaborò con il Corriere della sera per il quale scriveva i suoi famosi elzeviri. Nel 1933 e nel 1935 escono i suoi due primi romanzi: Barnabo delle Montagne e Il segreto del Bosco Vecchio opere in cui domina la solitudine dei boschi e delle montagne. Il segreto del Bosco Vecchio, in particolare, è un’opera dedicata al magico mondo dell’infanzia, regno della fantasia e del fantastico.  

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, nel 1940, esce Il deserto dei Tartari, suo capolavoro assoluto e pietra miliare della narrativa italiana. Fu inviato di guerra e il mondo militare gli apparve come un luogo ideale per l’eroismo e per i sogni giovanili, in cui si combattono nemici ignoti e si afferma la propria identità. Inoltre quel mondo pervaso di cerimoniali e procedure, di continue ripetizioni e tempi vuoti, fu per lui di grande ispirazione nel comprendere il «fiume temporale» che tutto travolge. Comunque pur nel rischio continuo, quelli della guerra furono per Buzzati anni lieti e pieni di speranza. Dopo la guerra, Buzzati si occuperà per il Corriere di argomenti disparati che vanno dalla cronaca nera allo sport, dalla critica d’arte a quella letteraria, da quella teatrale a quella musicale.  

2Dino Buzzati: la narrativa breve, il teatro e la poesia

Un disegno realizzato da Dino Buzzati
Un disegno realizzato da Dino Buzzati — Fonte: ansa

Dino Buzzati lavora febbrilmente anche alla narrativa breve (racconti e novelle) che accompagnerà sempre la sua produzione artistica: nel 1942 aveva già pubblicato la raccolta I sette messaggeri, cui erano seguite Paura alla Scala (1949) e Il crollo della Baliverna (1954). Prendendo il meglio di queste tre raccolte e di altri inediti, Buzzati compone i Sessanta racconti (1958), che vincerà il Premio Strega. Pur non riscuotendo un successo travolgente, Buzzati scrive anche per il teatro e adatta un suo racconto, Il mantello, in dramma musicale. 

Due importanti romanzi della sua fase più matura sono Il grande ritratto (1960) e Un amore (1963), in cui si esplorano il mistero e il fascino della figura femminile, archetipica in Buzzati, come la morte. Anche in poesia Buzzati sa cimentarsi in modo originale, sempre restando fedele alle sue tematiche e al suo immaginario. Nel 1969 pubblica il Poema a fumetti, primo graphic novel italiano: un’opera molto affascinante ispirata al mito di Orfeo ed Euridice; un’opera di ispirazione antica ma avanti sui tempi, come era lui. Nel 1972, da tempo malato, si spegne in una clinica di Milano. È il 28 gennaio. Sulla morte di Buzzati, ha scritto Lorenzo Viganò

Le sue ceneri sono state sparse sulle amate Dolomiti nel 2010. Come il vento Matteo nel Segreto del Bosco Vecchio, uno dei suoi personaggi più riusciti, Buzzati è infine sparito senza lasciare alcuna traccia fisica di sé. In questa sua fuga nell’Essere piace pensare che abbia esultato come uno dei suoi personaggi, dicendo: «Ti ho vinto miserabile mondo, non mi hai saputo tenere». 

3I temi di Dino Buzzati: la morte e l’inquietudine della borghesia

3.1Dino Buzzati e il realismo fantastico

Stralcio di un altro disegno realizzato da Buzzati
Stralcio di un altro disegno realizzato da Buzzati — Fonte: ansa

Dino Buzzati è uno scrittore che appartiene in apparenza al realismo fantastico, ma sarebbe più preciso dire che il fantastico diventa in lui elemento allegorico. Il più grande tema di Buzzati è sicuramente la morte, la nera signora, ponte tra mondo fisico e mondo metafisico, la porta verso l’altrove misterioso che ogni uomo dovrà varcare nella sua personale apocalisse (in greco “rivelazione”).  

In racconti come Il mantello, Eppure bussano alla porta, La fine del mondo, Le mura di Anagoor, Il colombre, Il borghese stregato, Buzzati analizza il tema del tempo e dell’occasione, del viaggio senza ritorno dopo la morte, sciorinando al lettore i rischi della mediocrità cui si piega la borghesia. Percepiamo, nella sua fantasia, il desiderio di un fine e della fine. Infatti «Buzzati è un addomesticatore di apocalissi», disse Emilio Cecchi, essendo egli ossessionato dal comprendere il mistero delle sorti umane. Potremmo accusare Buzzati di usare tematiche pesanti, dense, poco godibili: eppure la leggerezza della sua penna, il garbo, l’ironia che lo contraddistinguono insieme alla sua profonda umanità ci dicono il contrario

3.2I personaggi di Buzzati

I suoi personaggi sono spesso dei perdenti che hanno l’occasione del riscatto attraverso una più profonda comprensione della realtà. In molte sue opere vediamo la vita passare in una lenta attesa, goccia dopo goccia, ripetendosi uguale a sé stessa, a volte addirittura senza variazioni apprezzabili. La coazione a ripetere, i rituali quotidiani, i desideri fugaci, gli amori, tutto è orientato verso un altrove inquietante che non è dato conoscere, ma che l’autore si sforza di indagare attraverso il fantastico. Cosa c’è in quell’oltre? Quale sarà l’occasione di conoscerlo?

In molte opere è riproposto di frequente il passaggio dal mondo fisico a quello metafisico, trasferendo nella narrativa le suggestioni simbolistiche di un Pascoli e i correlativi oggettivi di un Montale

3.3Lo stile di Buzzati

Il mondo allora si riveste di mistero perché ci accorgiamo che la ragione non ha l’ultima parola su ogni cosa. Ci sono luoghi in cui appare ancora possibile il miracolo: Buzzati pensa ai boschi e alle montagne… ma anche l’Everest è ormai violato e non esistono più luoghi vergini. Così l’ultimo baluardo del mistero è e resterà proprio la letteratura, luogo dove ogni impossibile si fa possibile. Nella narrazione degli impossibili Buzzati utilizza il suo meraviglioso stile quasi giornalistico. Dietro l’apparente casualità o inspiegabilità di alcuni eventi, il mistero è tangibile e l’uomo ne ricerca il senso spesso uscendone sconfitto. 

Più spesso si vive senza indagare alcun mistero, perché esso spaventa portandoci nell’insondabile buio delle nostre insicurezze. Il borghese, eroe del buonsenso e del pragmatismo, odia quel buio, ma non si rende conto che quelle insicurezze lo consumano dentro insieme al tempo della vita. Tic, tic, come una formichina, si fa strada la consapevolezza; tic, tic, ecco che la goccia vince la forza di gravità, risalendo le scale, come nel suo famoso racconto: è una stupenda allegoria della Morte: «Ora molte orecchie restano tese, nel buio, quando la notte è scesa a opprimere il genere umano. E chi pensa ad una cosa e chi ad un'altra. Certe notti la goccia tace» (D. Buzzati, Una goccia).   

3.4Dino Buzzati e la borghesia

La morte è in agguato sempre e ovunque, e a lei ricolleghiamo il grande tema del tempo, il fiume che travolge ogni cosa. Come impiegare degnamente l’unica vita che concessaci? Il borghese, se può, sceglie di non pensarci e di vivere nell’inquietudine, facendosi schermo della sua stessa ottusità. Egli esprime per sineddoche l’intera categoria degli uomini. La sua cecità esistenziale sottolinea la sua crisi di valori quasi. Il borghese giorno per giorno è costretto a una fatica di Sisifo. Questo lo rende particolarmente vicino alla metafora del mondo militare.  

3.5Caratteristiche del borghese di Buzzati

Il borghese è un protagonista perfettamente mediocre, senza qualità di rilievo, invisibile nella sua uniforme del quotidiano, spersonalizzato più che disumanizzato. Buzzati ha avuto il merito di sorpassare i limiti di un’analisi circostanziata arrivando a esprimere un’angoscia universale. Il borghese diventa un paradigma dell’uomo di tutti i tempi e lui come altri scrittori «non vedevano alternative o speranze, ma dilatavano quella situazione contingente a una immobile situazione esistenziale, e facevano della loro solitudine e della loro angoscia un evento universale ed eterno, senza altra redenzione che non fosse il fatto di rendersene conto e di dirlo poeticamente» (G. PETRONIO, Quadro del ’900 italiano, p. 189). 

Eppure non è solo questo: Buzzati ha analizzato con onestà le insicurezze ataviche dell’uomo, partendo dall’unico grande tema di cui valga la pena parlare: «l’eternità o l’assenza di essa», come direbbe Hemingway. Proprio Il deserto dei Tartari è stato a lungo frainteso, mentre possiamo intenderlo come un manuale di sopravvivenza nell’era contemporanea. Probabilmente Zygmunt Bauman avrebbe colto in Giovanni Drogo il principio di una «vita liquida», strutturata sulla labilità dell’attesa. 

3.6La figura femminile in Dino Buzzati

In ultimo possiamo chiudere con un accenno più preciso al mondo femminile: esso è non di rado inquieto, forse offuscato dalla presenza di sua madre. C’è un racconto molto bello e molto duro che parla proprio di lei: si chiama I due autisti

Dino Buzzati con sua moglie Almerina Antoniazzi
Dino Buzzati con sua moglie Almerina Antoniazzi — Fonte: ansa

La madre scompare lasciando aperti molti interrogativi nell’autore. Si crea uno spazio gigantesco: un deserto reso più assurdo dal senso di colpa e dall’incalcolabile lontananza. La figura femminile appare a Buzzati aliena come leggiamo in Inviti superflui. L’uomo sembra essere tagliato fuori dalla possibilità di comprenderla in pienezza: così leggiamo nel Grande ritratto e in Un amore. Solo la Madre sa capire il figlio e allora, nella maternità, nell’affetto immeritato, la donna gli si rivela come «un essere vagamente superiore», inafferrabile, che l’uomo tenta di ostacolare e incasellare in precisi circuiti di senso, spesso retrocedendolo allo stato di oggetto di piacere. I circuiti, tuttavia, si rompono. Proprio in Un amore vediamo che la donna non è più «un groviglio di cavi e di impulsi elettrici», come nel Grande ritratto, ma un abisso nel quale perdersi senza ritorno. 

Buzzati è fra i più sperimentati e garbati dosatori d'allarmi e spaventi, che esercitano tale mestiere con l'aiuto della penna. È un addomesticatore di apocalissi.

Emilio Cecchi