Dialogo della Natura e di un islandese | Video

Di Redazione Studenti.

Dialogo della Natura e di un islandese: guarda il video a cura di Emanuele Bosi sulle caratteristiche e i temi che Leopardi affronta nel racconto

DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE

Dialogo della Natura e di un islandese, video a cura di Emanuele Bosi
Dialogo della Natura e di un islandese, video a cura di Emanuele Bosi

Il Dialogo della natura e di un islandese è stato composto nel 1824 ed è basato sul genere del conte philosophique (ovvero del racconto filosofico) tipico del Settecento francese. In breve, in quest’opera l'umanità e la Natura sono impersonificate e dialogano sul senso della vita.

In quest’opera Leopardi mostra al lettore una sua nuova visione della natura: non più madre benigna, ma matrigna tirannica e spietata per uomini e animali. Forse ti ricorderai della cosiddetta fase del silenzio poetico di Leopardi, quel momento in cui il nostro poeta, insomma, smette di punto in bianco di comporre poesie. Ecco: questo momento di oblio della poesia che va dal 1824 al 1828 nasce proprio quando cambia la sua visione della natura.

Da chi prende ispirazione Leopardi per quest’opera?

Ce lo dice lui stesso in una nota alle Operette morali: dal V canto del poema epico portoghese I Lusiadi dell’autore cinquecentesco Luiz Vaz de Camões. Protagonista di quest’opera è il navigatore Vasco de Gama, che nel 1497 doppiò per primo il Capo di Buona Speranza per arrivare in India. Altri dettagli, invece, come la notizia delle statue colossali di pietra situate sull'isola di Pasqua, sono tratte dai diari del navigatore francese Jean-François de La Pelouse.

Durante uno dei suoi viaggi nel cuore dell'Africa, l'Islandese si imbatte proprio nella Natura, che gli si presenta nella figura di una donna gigantesca: l'uomo non è per niente felice dell’incontro, e confessa alla Natura di aver viaggiato per tutto il mondo cercando un luogo in cui vivere senza l'assillo di climi estremi, aria cattiva e malattie, purtroppo non trovandolo mai.

La Natura, sorpresa per l'ingenuità dell'Islandese, dichiara di non essere per nulla interessata alla sorte della specie umana. Anzi, dice, l’umanità potrebbe sparire da un giorno all’altro senza conseguenze rilevanti. Quello che le interessa, dice ancora la Natura, è perpetuare il meccanismo della vita, fatta ovviamente anche di sofferenza fisica, malattia e morte.

L’islandese prova ad obiettare, e si chiede a chi possa piacere una condizione simile. Per tutta risposta, la natura lo uccide, lasciando appeso il suo interrogativo.

IL RAPPORTO TRA UOMO E NATURA

Nel Dialogo, il rapporto tra uomo e Natura è materialistico e fine a se stesso: è un ciclo perpetuo di creazione e distruzione. L’islandese è stanco delle fatiche cui gli uomini sono sottoposti. Non solo: è stanco anche della crudeltà del clima della sua isola. Tutto ciò che vuole è trovare un luogo tranquillo lontano dalle intemperie. Ma Leopardi ci ricorda subito dopo che la sofferenza non può essere elusa, anzi: è parte fondante della vita. Per Leopardi le leggi che governano la natura non possono e non potranno mai essere intese come buone o provvidenziali.

Nonostante Leopardi sia un classicista, non personifica la Natura come fosse una divinità antica. In quest’opera la Natura è piuttosto un’idea filosofica, che si distacca dai classici greci a lui cari, e trova ispirazione in quel racconto filosofico di cui parlavamo all’inizio, formulato da Voltaire nel suo Candide.

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