Cos'è il teatro: il teatro antico e i generi moderni

Cos'è il teatro: il teatro antico e i generi moderni A cura di Antonello Ruberto.

Storia e caratteristiche del teatro, la tragedia nella Grecia antica e i generi teatrali moderni. Cos'è il teatro, nascita e stili.

1La Grecia antica e l’invenzione del teatro

Veduta interna del Teatro di Dioniso fatto costruire ad Atene durante il governo di Licurgo
Veduta interna del Teatro di Dioniso fatto costruire ad Atene durante il governo di Licurgo — Fonte: ansa

Come forma comunicativa, come genere letterario, il teatro occidentale trova le sue radici nella Grecia antica, dove la rappresentazione teatrale era un aspetto culturale irrinunciabile e caratteristico della comunità della polìs al pari della vita politica e di quella religiosa, difatti i teatri, insieme agli edifici amministrativi e ai templi, erano luoghi costitutivi della città. 

Il carattere di rito collettivo e comunitario del teatro si può evincere anche dal suo forte legame con la religione, ed in particolare con il culto di Dioniso: sia la tragedia che la commedia sono tradizionalmente legate ai riti dionisiaci, mentre le rappresentazioni teatrali venivano fatte coincidere con le feste per il dio. Se le origini della commedia vengono legate, in modo piuttosto oscuro, alle processioni dionisiache, nella sua Poetica Aristotele indica le origini della tragedia nei canti ditirambici, particolari canti corali legati al culto dionisiaco. 

Esecutore del canto ditirambico era il coro, guidato da un corifeo, che viene ad un certo momento staccato e fatto dialogare con esso, creando un'innovazione che delinea, in nuce, la prima forma di teatro; questa specifica fase, quella del dramma satiresco, viene indicata dallo stagirita come intermedia tra il coro ditirambico e la prima tragedia.

Alla metà del VI sec. a.C. il teatro è una forma d'arte già ampiamente formata nella cultura greca, che già distingue tra commedia e tragedia, e prevede delle specifiche competizioni tra i vari autori di ciascun genere.

2I due generi principali: tragedia e commedia

2.1La tragedia

Dei due generi teatrali principali, è la tragedia ad occupare il posto di maggiore rilievo, ad avere le connessioni più strette con i riti dionisiaci e l'ambito sacrale: oltre alle indicazioni di Aristotele, c'è l'origine stessa del termine 'tragedia' (che nel greco antico significa 'canto del capro') che allude al sacrificio rituale in onore di Dioniso, ed infine il fatto che tutte le tragedie raccontino, o si rifacciano, ad episodi mitici e perciò strettamente legati alla sfera religiosa: lo testimoniano i titoli di opere come l’Edipo Re, la Medea e l’Antigone, rimaste celebri fino ad oggi. 

I tempi scenici erano scanditi in maniera rigorosa: la tragedia si apre con un prologo, in cui gli attori spiegano gli antefatti di quanto sta per accadere, a questo segue la pàrodos, cioè il canto introduttivo del coro che viene svolto mentre questo entra in scena, l'atto scenico vero e proprio è suddiviso in epeisòdia ('episodi') inframezzati da momenti di pausa detti stasimi in cui il coro commenta quanto appena accaduto. 

Anche il ruolo degli attori era rigidamente codificato: tre era il numero massimo di attori consentito, cosa che implicava che ciascun attore interpretasse più di un ruolo, e che più attori potessero interpretare lo stesso ruolo in diversi momenti dell'azione in base alle esigenze sceniche.

Il coro aveva un ruolo particolare: formato inizialmente da dodici coreuti, era considerato come un vero e proprio attore collettivo in cui il corifeo aveva un ruolo particolare e preminente nel dialogare con gli attori arrivando anche a partecipare all'azione, ma la sua importanza diminuisce progressivamente.

Eschilo
Eschilo — Fonte: getty-images

Il progressivo distacco dalle forme originarie legate ai riti dionisiaci si può seguire tramite i mutamenti stilistici nelle opere dei tre principali autori della classicità greca: Eschilo, Sofocle ed Euripide

Eschilo è il più antico dei tragediografi ed è anche quello che, per certi versi, rimane più attaccato agli aspetti religiosi dei cori ditirambici: nelle sue opere è infatti costante la presenza di Zeus, il dio padre, che viene sempre rappresentata come una divinità saggia i cui interventi hanno la funzione di ripristinare l’ordine e la giustizia. 

Al netto di ciò, però, è stato anche un autore che ha introdotto elementi fortemente innovativi nelle sue opere, che hanno rappresentato una vera e propria cesura rispetto alla tradizione precedente sancendo il definitivo distacco della tragedia dal canto strettamente religioso, creando quindi qualcosa che aveva regole e procedimenti specifici. Anzitutto, a lui si deve l’introduzione del secondo protagonista, necessario per lo sviluppo del conflitto tra i personaggi, e della norma della trilogia che imponeva di raccontare un’unica vicenda in tre episodi differenti e autonomi.

Negli ultimi anni di attività Eschilo dovette confrontarsi con le idee di un altro giovane tragediografo, Sofocle, che introdusse nelle rappresentazioni un particolare vestiario per gli attori e l’uso delle scenografie, ma anche novità più radicali come la rottura della trilogia eschilea in favore di drammi autoconclusivi, l’introduzione del terzo attore che andava ad aumentare la complessità della trama ed infine intervenne sul coro, da un lato aumentando il numero di coreuti, dall’altro marginalizzandone la funzione e limitandola al mero commento dei fatti della scena.

Euripide, autore di tragedie greche
Euripide, autore di tragedie greche — Fonte: getty-images

Il teatro euripideo prosegue sulla strada della marginalizzazione del coro e, dal punto di vista tecnico, si fa notare per l’introduzione del ‘deus ex machina’ uno stratagemma narrativo che prevedeva che una situazione irrisolvibile sul piano logico venisse risolta per l’intervento di un dio.

Ma la vera novità della scrittura euripidea è rappresentata dalla ricerca psicologica sui personaggi i quali, anche se personaggi mitici come Medea, Andromaca o Fedra, vengono mostrati come nella loro complessità e contraddittorietà emotiva; una ricerca che apriva all’autore anche la possibilità di reimpostare il racconto del mito in maniera diversa da quella tradizionale.

2.2La commedia

Sebbene sia stata elaborata più tardi della tragedia, la commedia ha un’origine in effetti poco chiara; con il primo genere condivide la presenza del coro e parte della scansione scenica, che inizia con il prologo e la parodo, alle quali però seguono, a differenza della tragedia, l’agone, cioè lo scontro tra il protagonista ed il suo rivale che si svolge sotto l’arbitrio del coro (che decreta l'invariabile vittoria dell'eroe), cui segue la parabasi, un momento in cui il corifeo si rivolge direttamente al pubblico per fare un discorso politico, e si chiude con l’esodo, cioè l’uscita del coro che porta in trionfo l’eroe vittorioso.

Ma la commedia si distingue nettamente dalla tragedia per lo stile ed i contenuti, poiché affronta, con toni spesso scurrili e bassi, argomenti di attualità politica.

Ritratto di Aristofane
Ritratto di Aristofane — Fonte: getty-images

Esemplari perciò senso le opere di Aristofane, da cui derivano le testimonianze più importanti della commedia antica sia per quantità che per qualità, che in opere come gli Acarnesi denunciava i danni che la Guerra del Peloponneso stava infliggendo alla città di Atene dando voce al desiderio di pace di tanti cittadini, e nei Cavalieri metteva invece in scena le ruberie di Paflagone, un modo per attaccare le azioni del politico Cleone, tra i principali fautori della Guerra; nemmeno la filosofia era al riparo dalla messa in ridicolo, tanto che nelle Nuvole racconta di uno sfortunato padre rovinato dalla passione del figlio per i sofisti e Socrate

L’efficacia sferzante della tragedia aristofanea risiede quindi nella centralità e nella vitalità della pòlis, quando questa viene a mancare la commedia deve per forza di cose riadattarsi e cambiare forma.

Il mutamento è sia nella forma della commedia, dove il ruolo del coro viene marginalizzato in modo ancor più accentuato che nella tragedia, il tempo della rappresentazione viene scandito in cinque atti inframezzati da embolima, intermezzi in cui il coro canta e danza ma agisce senza creare legami con la rappresentazione, infine la parabasi viene completamente eliminata: sono questi i tratti salienti della cosiddetta commedia nuova.

Il mutamento a livello contenutistico invece emerge dalle opere di scrittori come Difilo o Menandro: persa la dimensione politica, gli abitanti della polis appaiono più interessati alle vicende private dei personaggi delle commedie, che si concentrano sulla descrizione di tipi stereotipati – il vecchio ridicolo, l’avaro, il misantropo – i cui comportamenti vengono fatti oggetto di scherno.

Lo stile di scrittura diventa più raffinato e la comunicazione inizia a riferirsi non più ad un pubblico popolare, rozzo ma coinvolto nella vita politica cittadina, ma piuttosto ad un ceto colto ed elitario di amministratori.

    Domande & Risposte
  • Cos'è il teatro?

    Il teatro è una forma comunicativa, è il luogo in cui si svolgono le rappresentazioni fatte da attori dal vivo con la presenza di un pubblico. E’ anche un genere letterario che comprende l’insieme di testi destinati ad essere rappresentati e recitati.

  • Qual è la funzione del teatro greco?

    Il teatro greco ha la funzione di educare il cittadino ed è finalizzato a far riflettere il popolo sui temi politici e morali.

  •   Quali sono gli autori più noti del teatro greco?

    Eschilo, Sofocle, Euripide, Cratino, Eupoli, Aristofane.