Il decreto dell'Alhambra e la cacciata degli ebrei dalla Spagna

Il decreto dell'Alhambra e la cacciata degli ebrei dalla Spagna A cura di Bianca Dematteis.

Cos'è il decreto dell'Alhambra e cosa comportò, per la Spagna, la cacciata degli ebrei decisa dai Re Cattolici. Caratteristiche e genesi del decreto che cambiò il volto del paese

1Decreto dell’Alhambra: il contesto storico

Espulsione degli ebrei dalla Spagna, 1492. Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona
Espulsione degli ebrei dalla Spagna, 1492. Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona — Fonte: getty-images

Nel 1492 venne emanato un decreto, noto come il decreto dell’Alhambra, firmato dai sovrani spagnoli Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona in base al quale era stabilita l’espulsione dal territorio da loro governato di tutte le persone di religione ebraica.

La genesi di questo decreto e la sua attuazione si inseriscono in un contesto preciso, quello della Spagna negli ultimi anni del XV secolo, caratterizzato da una politica antisemita e da una propaganda, condotta dai sovrani, indirizzata a realizzare una “Reconquistacattolica della penisola iberica. L’omogeneità religiosa era finalizzata a rafforzare uno Stato che si stava avviando verso una progressiva unificazione, raggiunta a partire dagli ultimi decenni del XV secolo.

La Spagna, infatti, nel corso del Quattrocento, era divisa in tre grandi regni:

  1. Regno di Aragona: comprendente l’ampia fascia costiera affacciata sul Mediterraneo;
  2. Il Regno di Navarra: il territorio più piccolo e confinante con la Francia, nell’area settentrionale della Spagna;
  3. Il Regno di Castiglia e Léon: il Regno più vasto, comprendente la zona settentrionale bagnata dall’Oceano Atlantico, l’area centrale della Spagna, la regione meridionale confinante con il Regno di Granada.

Dopo il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona nel 1469, la situazione di questi territori mutò profondamente. Infatti, i regni vennero governati congiuntamente dagli stessi sovrani. I reali conquistarono poi il Regno di Granada nel 1492 ed estesero così i confini della Spagna fino all’estremità meridionale del Paese. Inoltre, venne portata avanti una politica militare volta all’unificazione territoriale, giunta al suo termine nel 1512 con l’annessione del piccolo Regno di Navarra.

2Gli ebrei spagnoli: storia e caratteristiche

Famiglia di ebrei a Gerusalemme in abiti da sefarditi, cacciati dalla Spagna nel 1492
Famiglia di ebrei a Gerusalemme in abiti da sefarditi, cacciati dalla Spagna nel 1492 — Fonte: getty-images

Gli ebrei in Spagna costituivano una minoranza, la cui consistenza numerica variava da città a città. La loro presenza risaliva a diversi secoli prima: gli ebrei si erano infatti stabiliti in Spagna a partire dalla fine dell’Impero romano.  

Sefarad divenne il nome, impiegato durante il Medioevo dagli ebrei, per indicare la penisola iberica e sefarditi divenne il termine usato per indicare gli ebrei provenienti dalla Spagna e dal Portogallo.  

Nella cattolica Spagna del XV secolo, oltre agli ebrei, vi era una consistente minoranza musulmana, al potere nel regno di Granada fino al 1492.  

3Gli ebrei in Spagna prima del 1492

Tribunale dell'Inquisizione spagnola
Tribunale dell'Inquisizione spagnola — Fonte: istock

Dal Duecento, gli ebrei spagnoli erano dediti principalmente all’artigianato, al commercio, sia su larga scala, sia al dettaglio, legato a una dimensione strettamente locale, e al prestito, un’attività che spesso generava accuse, alimentava pregiudizi e creava conflittualità all’interno delle singole comunità.

Gli ebrei erano sottoposti a una tassazione decisamente più pesante rispetto a quella che colpiva i cristiani e costituirono spesso una risorsa economica per le finanze dello Stato.

Tuttavia, a partire dalla fine del medesimo secolo gli ebrei spagnoli cominciarono a essere colpiti da una serie di misure che limitavano fortemente i loro diritti in ambito professionale e nelle possibilità che essi avevano di acquisire nuove proprietà. Al contempo, gli ebrei furono colpiti nella loro sfera personale e individuale. Le autorità spagnole, infatti, cercarono di ostacolare e limitare fortemente il contatto fisico tra ebrei e cristiani – un ebreo non poteva, ad esempio, mangiare con un cristiano - per evitare quella che era interpretata come una vera e propria contaminazione che dall’adepto della religione ebraica poteva passare a un fedele cristiano.

4Pogrom, i massacri del 1391

La convivenza tra ebrei e cristiani spagnoli fu segnata da episodi di inaudita violenza. Uno dei casi più tristemente noti è il pogrom, cioè la persecuzione fisica condotta casa per casa contro gli ebrei di una certa località, avvenuto a Siviglia nel 1391 a danno della comunità ebraica locale.  

All’uccisione degli ebrei si accompagnavano gesti violenti condotti contro la religione ebraica stessa: molti ebrei erano costretti a essere battezzati e le sinagoghe venivano attaccate e danneggiate. Da Siviglia, la violenza antisemita si scatenò in numerose altre città, segnando profondamente le comunità ebraiche iberiche.  

Un’altra pratica adottata nel segno della Reconquista cattolica della Spagna era quella delle prediche forzate, attraverso le quali gli ebrei erano costretti ad ascoltare la predicazione fatta da un cristiano. Dalla fine del Trecento, l’ebraismo spagnolo ebbe una fase di forte declino e numerose furono le conversioni dall’ebraismo al cattolicesimo.

5I marrani: storia ed etimologia di un nome

Nel corso del Medioevo, in Spagna, venne impiegato un termine fortemente dispregiativo per indicare coloro che, ebrei e musulmani, avessero deciso di convertirsi al cristianesimo. Questi individui venivano infatti chiamati marrani, una parola la cui etimologia si ritrova sia nel termine “maiale”, sia in “cosa vietata”. 

Nel corso del Quattrocento il termine marrano, usato in senso accusatorio e volto a infamare e ad umiliare, restrinse il suo campo di applicazione e venne usato solo più per denigrare gli ebrei che, convertitesi al cristianesimo, erano accusati di continuare a professare in segreto la loro religione originaria.

6L’inquisizione e l’azione del domenicano Tomàs de Torquemada

Tomás de Torquemada, Grande inquisitore di Spagna, con i Re cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona
Tomás de Torquemada, Grande inquisitore di Spagna, con i Re cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona — Fonte: getty-images

Nel corso del Quattrocento, a fronte dell’alto numero di conversioni e in base alla volontà sia di arginare l’ebraismo sia di rafforzare il cristianesimo e i suoi strumenti di controllo, i sovrani Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia, decisero di rendere attiva l’istituzione dell’Inquisizione anche nel regno di Castiglia. L’Inquisizione, il tribunale ecclesiastico volto a contrastare la diffusione delle eresie, era funzionante infatti solo nel regno di Aragona. Nel 1478 il papa Sisto IV andò quindi incontro alle richieste dei sovrani e stabilì ufficialmente la nascita dell’Inquisizione spagnola.

I sovrani spagnoli ebbero anche il potere di nominare loro stessi gli inquisitori. Figura di riferimento di tale istituzione è quella del domenicano Tomás de Torquemada. Questi era particolarmente vicino alla corona in quanto confessore dei sovrani. Con lui l’Inquisizione fu particolarmente spietata nei confronti degli ebrei e numerosi furono gli ebrei processati, condannati e mandati al rogo

7La conquista di Granada e il decreto di espulsione degli ebrei

Il decreto dell'Alhambra, 31 marzo 1492
Il decreto dell'Alhambra, 31 marzo 1492 — Fonte: getty-images

Il 1492 fu anno di cesura nella storia della penisola iberica. Venne conquistata Granada, ultimo baluardo della presenza musulmana in Spagna e nel marzo di quell’anno venne emanato un decreto, firmato da entrambi i sovrani, in base al quale gli ebrei che rifiutavano di convertirsi al cristianesimo erano costretti ad abbandonare la Spagna entro l’estate di quell’anno. Nel testo ufficiale gli ebrei erano accusati di fare proselitismo tra i cristiani e di minacciare in questo modo l’unità religiosa del Paese. In quell’anno dunque, molti ebrei furono spinti ad abbandonare il loro Paese di origine.

8I luoghi di arrivo degli ebrei

Diversi furono i luoghi verso i quali si indirizzarono gli ebrei in fuga dalla Spagna. In particolare sono da ricordare:  

  • Il Regno di Navarra: molti ebrei decisero di trovare rifugio nel più piccolo dei regni della penisola iberica. Questa soluzione fu però solo provvisoria: a partire dal 1498 gli ebrei stabilitisi in questa terra furono espulsi.
  • Il Portogallo: la vicinanza con lo stato portoghese e il clima di tolleranza perseguito in una prima fase dalla corona portoghese spinse molti ebrei, in cambio del pagamento di una tassa, a spostarsi dalla Spagna allo Stato confinante. Ben presto, però, gli ebrei furono costretti a convertirsi forzatamente e venne imposto il battesimo a tutti i bambini figli di genitori ebrei.

Nel corso del XVI e XVII secolo molti ebrei si trasferirono dalla penisola iberica verso altre località:

  • in Italia, raggiunsero le città di Ferrara, Mantova, Livorno;
  • alcuni gruppi di ebrei si trasferirono nella Francia occidentale;
  • un numero piuttosto consistente di ebrei si trasferì nei Paesi Bassi, in particolare ad Amsterdam;
  • alcuni ebrei si spinsero verso la Grecia, in particolare a Salonicco, ed altri, addirittura, verso l’India.
    Domande & Risposte
  • Cosa vuol dire essere ebrei?

    Ebrei, o popolo ebraico, sono coloro che professano la religione ebraica.

  • Perché gli ebrei furono cacciati dalla Spagna?

    Le comunità ebraiche avevano una forte influenza su ampie fette della popolazione di recente conversione e si temeva che potessero spingerle ad abbandonare la fede cristiana.

  • Qual è il testo sacro degli ebrei?

    La Tōrāh.