De Rerum natura, Inno a Venere: analisi

Di Redazione Studenti.

Spiegazione e commento dell'Inno a Venere, proemio del De rerum natura di Lucrezio.Analisi grammaticale, analisi del periodo e analisi metrica

DE RERUM NATURA, LUCREZIO

Venere, nella nota raffigurazione del Botticelli
Venere, nella nota raffigurazione del Botticelli — Fonte: getty-images

Lucrezio, nello scrivere il suo De rerum natura, mirava a liberare gli uomini dagli affanni e dai problemi esistenziali attraverso la promozione della filosofia epicurea, che trasmetteva un messaggio liberatorio che esortava gli uomini ad eliminare le paure irrazionali, la superstizione. Quest'ultima, che Lucrezio identifica con la religio, si affianca alle passioni che provocano dolore e desiderio, impedendo quindi agli uomini il raggiungimento dell’atarassia, dell’imperturbabilità.

La felicità e il piacere, secondo Epicuro, erano lo scopo della vita umana e identificate con l’assenza di dolore fisico e spirituale.

La filosofia proposta da Epicuro negava poi l’interazione degli dei con la vita umana, mentre dava un ruolo di grande importanza alla razionalità. Quindi l’Inno a Venere che fa da proemio all’opera, e il finale del libro che descrive la catastrofica peste che colpì Atene nel 430 a.C. possono apparire contrastanti con il contenuto del De rerum natura.

Ptrebbe essere disorientante l’invocazione di una divinità, quando Epicuro insegnava di non curarsi degli dei. Inoltre, la descrizione della peste è un chiaro esempio di reazioni irrazionali e della paura della morte che sempre Epicuro giudicava insensata.

Ad una più attenta analisi, però, si comprende come Lucrezio abbia consapevolmente inserito ad arte questi due episodi nel poema.

INNO A VENERE

Il poema si apre con un Inno a Venere, la divinità simbolo della sensualità, del piacere e della bellezza. Lucrezio si pone in contrasto con la dottrina epicurea, che negava l’intervento da parte delle divinità sulle questioni umane, ma anche con il resto del poema, che ha come obiettivo l’abbattimento delle superstizioni originate dalla religio.

In parte questa scelta è stilistica: si pone l’invocatio all’inizio dei poemi epici. Tradizionalmente questa è così composta:

  • Contenuto aretalogico: narrazione delle imprese e del potere. Venere è identificata con il potere di dare fecondità a uomini, animali e terra;
  • Contenuto cletico: richiesta di aiuto rivolta alla divinità stessa.

Ma la motivazione principale è che Venere assume un ruolo quasi allegorico: rappresenta l’istinto amoroso, la voluptas, corrispettivo dell’hedonè greca, che spinge gli esseri viventi alla procreazione:

hominum divomque voluptas; perculsae tua vi

Alla divinità vengono attribuiti poteri vivificanti (il risveglio della natura, la sensualità naturale e gioiosa, l’amore). La divinità diventa quindi la personificazione ideale che Lucrezio utilizza per mettere in termini poetici il principio generatore che stava alla base della dottrina epicure:

alma venus; ut cupide generatim saecla propagent.

Le numerose espressioni che si riferiscono a Venere come l’essenza dell’amore come atto sessuale mettono in rilievo proprio il significato allegorico della dea come simbolo del piacere cinetico. Questo principio mette in moto tutto: dalle stelle alla rigenerazione della natura:

caeli subter labentia signa; tibi suavis tellus summittit flores.

Tutto al passaggio di venere sembra animarsi, anche lo stesso paesaggio che ride:

tibi rident aequora ponti.

Ciò contribuisce ad inserire la scena in un locus amenus dove tutti gli animali sono “spinti” al desiderio amoroso da Venere che viene individuato da diverse espressioni tutte appartenenti alla stessa area semantica della seduzione amorosa:

concelebras; concipitur; genitabilis aura; capta lepore; cupide; blandum amorem; cupide.

Secondo alcuni studiosi, Venere sarebbe stata invocata da Lucrezio anche con la finalità di un duplice omaggio:

  • A Memmio, destinatario dell’opera, il cui nome tutelare era proprio quello di Venere;
  • Ai romani perché Venere sarebbe, per la tradizione romana, la madre di Enea, progenitore di tutti i romani e della gens Iulia.

INNO A VENERE, ANALISI

Vediamo di seguito alcuni punti da tenere a mente e del lessico utile per comprendere il proemio.

Aeneadum: Genitivo plurale. Indica i "discendenti di Enea", cioè i Romani, così chiamati anche in Virgilio, En., VIII
Gentrix: da gigno
Divumque: arcaismo per divorum
Aeneadum… alma Venus: Accumulazione di vocativi; genetrix indica la nascita
Voluptas: Sostantivo connesso all'avverbio volup(e) [Velle ], che indica ciò che è conforme al proprio desiderio. Qui, appunto, "oggetto del desiderio" / Voluptas= il piacere inteso essenzialmente come assenza del dolore fisico e assenza di passioni
Alma: Connesso ad alo,is, ha il senso di "che dà la vita". Alo vuol dire "nutrire, alimentare, far crescere, sviluppare"
Caeli…signa: Complemento di luogo (subter + accusativo). Labentia è participio. Signa caeli= propriamente sono le costellazioni
Navigerum: È un hapax (compare solo una volta su tutto il poema
Animant(i)um: Genitivo. Il termine, che in origine indicava anche le piante, è poi rimasto a indicare gli animali e, più in generale, gli "esseri viventi"
Visit: dal verbo visere che è desiderativo di videre.
Exortum: C'è il senso dell'uscita da un luogo chiuso (EX-), quindi della nascita. Te….te….te….tibi: sono anafore
Daedala tellus: aggettivo di tradizione greca che significa letteralmente “lavorare con arte” la terra è intesa come un artefice che produce con cura le proprie opere
Summittit: Sub+mittere “far spuntare al di sotto”: la dea fa rinnovare la natura dove passa
Suavis: sta per suaves ed è un accusativo plurale da unire a flores
Placatum: è il participio predicativo del soggetto caelum
Patefactast: è aferesi per patefacta est.
Genitabilis aura: L'aggettivo fa riferimento a geno, forma antica per gigno
Diva: Vocativo interscambiabile con dea
Perculsae: Participio di porcello, is, perculi, perculsum, percellere
Corda: Accusativo di relazione
Tua vi: ablativo (causa efficiente)
Inde… laeta: allitterazione
Tranant: dal verbo trans-nare
Amnis: sta per amnes (accusativo plurale da unire all’aggettivo rapidos)
Capta: è concordato con pecus
Lepore: Indica il senso di incanto che prende ogni essere alla vista della dea
Montis: accusativo plurale (complemento di moto per luogo)
Rapacis: accusativo plurale (rapax dal verbo rapere)
Virentis: sta per virentes
Generatim saecla propagent: Il termine saeculum (saeclum) indica la durata di una generazione umana (33 anni circa). L'intera espressione indica l'armonioso espandersi delle stirpi in seguito all'azione della forza vitale personificata in Venere.