Darwin e Lamarck: teorie a confronto

Di Redazione Studenti.

Teorie evolutive di Darwin e Lamarck a confronto: cosa dice la teoria dell'evoluzione di ciascuno e cos'è la speciazione

Teoria dell'evoluzione

Darwin e Lamarck: teorie dell'evoluzione a confronto
Darwin e Lamarck: teorie dell'evoluzione a confronto — Fonte: getty-images

Con il termine evoluzione intendiamo quel cambiamento nel tempo del patrimonio genetico dei membri di una popolazione. Quando i cambiamenti del patrimonio genetico prendono forma in tempi brevi parliamo di microevoluzione, quando invece si richiedono tempi più lunghi si parla di macroevoluzione.

Per quanto riguarda le spiecie, il naturalista Carlo Linneo collocò animali, vegetali e minerali in un sistema gerarchico diviso in regni, classi, ordini, generi e specie. Ciascuna specie, secondo il naturalista, rimaneva immutata nel tempo. Ma quando nel settecento furono rinvenuti molti fossili, si capì che ci doveva essere una complessità di fondo che cresceva nel tempo. Gli scienziati spiegarono questo processo in modi diversi.

La teoria di Lamarck

Jean-Baptiste de Lamarck
Jean-Baptiste de Lamarck — Fonte: getty-images

Secondo Lamarck la complessità dei fossili era dovuta all’interazione delle specie viventi con gli ambienti e con le modificazioni della dieta, ben noto è l’esempio delle giraffe, le quali avrebbero sviluppato un lungo collo a causa del continuo uso dell’organo.

La teoria di Darwin

Darwin capì che le specie si evolvono nel tempo da forme semplici a forme composte. La selezione artificiale attuata dall’uomo serve a far andare avanti solo le doti favorevoli per un determinato scopo. Secondo Darwin, nella lotta per la sopravvivenza non vincevano gli individui più forti ma quelli più idonei a un particolare luogo e periodo. Gli agenti principali dell’evoluzione dipendono da una sopravvivenza differenziale e una diversa capacità riproduttiva.

Charles Darwin
Charles Darwin — Fonte: getty-images

L'adattamento

L’adattamento consiste nella messa a punto di caratteristiche idonee alla sopravvivenza in un ambiente, sia esso fisico e cioè l'habitat, è d'insieme, come il cibo e il partner. Ma non sempre l’evoluzione attua dei cambiamenti nuovi: ad esempio alcuni pinguini sembrano retrocedere invece di avanzare.
Il fenomeno della convergenza dice che alcuni animali che derivano da linee evolutive diverse e indipendenti sembrano convergere verso soluzioni tra loro molti simili.

I principi della teoria dell'evoluzione di Darwin

I principi della teoria evolutiva di Darwin sono:

  • Tra gli individui di una stessa specie esistono delle differenze;
  • Queste differenze sono correlate al successo riproduttivo dell’individuo e sul suo tasso di riproduzione e al numero medio della progenie;
  • Queste differenze sono inevitabili per poter esser trasmesse ai figli;
  • La lotta per l’esistenza rappresenta un dispositivo che fa intravedere quale individuo lascerà più discendenti.

Le prove dell'evoluzione

Le prove dell’evoluzione sono:

  • I fossili da i più semplici ai più complessi;
  • La distribuzione geografica dei viventi;
  • Gli studi di anatomia comparata;
  • Gli studi di embriologia comparata mostrano notevoli somiglianze tra embrioni di organismi affini tanto che l’ontogenesi riassume la filogenesi e molti embrioni partono da una stessa forma per differenziarsi con il passare del tempo;
  • Le prove di biologia molecolare comuni. 

I meccanismi dell'evoluzione

L’evoluzione è la variazione delle frequenze degli alleli di una popolazione. Facciamo un esempio: se tutti gli individui di una stessa specie avessero lo stesso bagaglio genico non sarebbe possibile alcuna evoluzione. Infatti, se ci fossero solo individui tutti uguali, la selezione naturale o artificiale non avrebbe possibilità di scegliere.

Con il termine popolazione si intendono gruppi di organismi appartenenti a una stessa specie e che occupano una determinata area geografica. Il pool genico di una popolazione è l’insieme di tutti gli alleli di tutti i geni di tutti gli individui che compongono una popolazione, la frequenza degli alleli che costituiscono il pool genico di una popolazione è la base su cui lavora l’evoluzione.

Ciascun individuo della popolazione presenta una diversità (questo fenomeno prende il nome di polimorfismo) la cui fonte è la variabilità genetica, e all’origine della variabilità ci sono le mutazioni e i riarrangiamenti di caratteri. La variabilità genetica può essere legata, in alcuni casi, al rapporto con l'ambiente in cui l’organismo si sviluppa.

L'evoluzione non è perfetta

L’evoluzione non è perfetta:

  • esistono dei limiti in quello che ogni organismo può fare;
  • la selezione non crea nulla, ma sceglie solo la variante più adatta;
  • gli organismi "scelti" dall'evoluzione possono essere eliminati da catastrofi;
  • gli adattamenti rappresentano spesso dei compromessi;
  • i viventi hanno una storia, derivano da strutture ancestrali rimaneggiate;
  • può non presentarsi mai la variazione genetica necessaria al perfezionamento di una caratteristica;
  • alcune soluzioni adottate possono condizionare, limitandola, l’evoluzione successiva.

Che cos'è la speciazione

La speciazione è il processo evolutiva che permette la formazione di nuove specie. Nella maggior parte degli incroci non si forma nessun individuo, e se si forma è sì ibrido ma non fertile. Questo concorre all'isolamento riproduttivo. 

L’isolamento riproduttivo è garantito da:

  • a un isolamento temporale (periodo-accoppiamento),
  • a un isolamento etologico (scarsa attrazione),
  • a un isolamento meccanico (incompatibilità organi genitali),
  • a un isolamento genetico (i gameti non si riconoscono),
  • a un isolamento gametico (i gameti non sopravvivono nelle vie dell’altro).

La speciazione si verifica quando intervengono oltre a mutazioni e selezione naturale altri vari fattori che isolano la popolazione originaria in popolazioni distinte, il processo avviene in due fasi:

  • isolamento geografico, reversibile;
  • isolamento riproduttivo, irreversibile.

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