Dante Alighieri uomo del suo tempo

Di Redazione Studenti.

Come e perchè, Dante Alighieri, viene definito uomo del suo tempo attraverso l'analisi delle opere che ha scritto.

Dante uomo del suo tempo: cosa significa?

Cosa significa che Dante è un uomo del suo tempo? Significa che sono tanti gli aspetti del mondo medievale che ritroviamo nelle sue opere e che, quindi, supportano questa tesi. Attraverso le opere di Dante possiamo avere una visione completa della società medievale.

Dante
Dante — Fonte: istock

Il sistema che ai tempi di Dante organizzava la conoscenza umana era la scolastica, ovvero la filosofia cristiana medievale. Nel Medioevo tutto si riconduceva a Dio e, di conseguenza, anche il sapere doveva essere enciclopedico, cioè tendere ad un sistema unitario.
La cultura di Dante può essere definita di tipo enciclopedico. Nelle sue opere ritroviamo conoscenze letterarie e filosofiche, storiche, geografiche, mitologiche, astronomiche, astrologiche e scientifiche. L’opera dantesca in cui ritroviamo una sintesi della sua esperienza intellettuale e delle conoscenze scientifiche dell’epoca è il “Convivio”, scritto in volgare e fondato sull’ipse dixit (l’ha detto egli stesso) e sulla filosofia scolastica.
Al centro dell’insegnamento medievale troviamo le arti liberali, ovvero degne dell’uomo libero. Le arti liberali si dividevano in:

  • arti del Trivio, discipline di tipo letterario e filosofico
  • arti del Quadrivio, di tipo scientifico

La concezione universalistica della società medievale

Tipico della società medievale è anche la concezione universalistica dei due poteri terreni più importanti:

  1. la Chiesa
  2. Impero

All’epoca si credeva che fossero universali perché derivavano direttamente da Dio. E questa è anche la visione di Dante nel suo trattato politico “De Monarchia” dove l’autore afferma che, poiché il potere imperiale è voluto da Dio, non è subordinato al papato. Per Dante l’autorità imperiale è stata concessa da Dio all’impero romano, che ebbe il compito di preparare il mondo ad accogliere il messaggio di Cristo. Questa visione di Dante sottolinea un’altra importante caratteristica del Medioevo: il provvidenzialismo. Si pensava che il succedersi degli eventi non dipendesse dalle azioni degli uomini ma fosse solo il dispiegamento del piano voluto da Dio. Si riteneva che:

  • compito dell’Impero fosse quello di regnare sulle cose naturali e quindi portare l’uomo alla beatitudine di questa vita.
  • compito della Chiesa fosse regnare sulle cose sovrannaturali e condurre l’uomo alla beatitudine della vita eterna.

Questo concetto viene affrontato da Dante nel De Monarchia, ma il Poeta riconosce la superiorità dei valori spirituali su quelli umani e quindi l’imperatore deve mostrare verso il papa lo stesso rispetto che un figlio ha verso il padre.

La questione della lingua nel Medioevo

Un ultimo importante aspetto da affrontare è quello della lingua. Nei primi secoli del Medioevo la lingua della opere e degli uomini di cultura era esclusivamente il latino. Ma a partire dal XIII secolo in Italia nasce una nuova classe sociale, la borghesia, che ha bisogno di strumenti di cultura per le proprie attività economiche e politiche e ha reso necessario l’uso della lingua quotidiana anche come lingua culturale. Nell’opera “De Vulgari Eloquentia” ritroviamo l’importanza della lingua volgare; Dante afferma la superiorità del volgare illustre sul latino perché è più semplice e viene compresa da tutti.
Dante nella sua opera va alla ricerca di quel volgare italiano illustre che troverà, infine, nel suo fiorentino.