Crocifisso in classe? Secondo il ministro Bussetti è giusto che ci sia

Di Marta Ferrucci.

Torna la polemica sul crocifisso in classe: secondo Bussetti è giusto che ci sia, così come è presente nel suo ufficio al Miur. Che ci debba essere lo stabiliscono anche due Regi decreti dei primi anni del '900

CROCIFISSO IN CLASSE, SI' O NO?

Crocifisso a scuola
Crocifisso a scuola — Fonte: ansa

Che il crocifisso debba essere presente nelle aule scolastiche è stato deciso da due regi decreti del '900, ad oggi ancora in vigore perchè non sono mai stati abrogati. Ciononostante, la questione "crocifisso in classe sì o no" è una questione che torna a far discutere dopo che a Fiumicino (comune di Roma), sui muri della scuola elementare di via Rodano, è apparsa una scritta a favore del crocifisso in classe. In realtà pare che la presenza non sia mai stata messa in discussione ma che non ce ne fossero abbastanza per il numero delle aule. Ma è chiaro che resta un tema molto sentito visto che la lega lo scorso marzo ha presentato una proposta di legge che prevede crocifissi obbligatori a scuola, nelle università, nelle aule di giustizia, negli aeroporti, nelle stazioni ma non solo: si chiede che il crocifisso venga esposto “in luogo elevato e ben visibile”.

Il ministro Bussetti
Il ministro Bussetti — Fonte: ansa

Dunque crocifisso in classe sì o no? Per il ministro Bussetti la risposta è sì e lo ha detto in occasione di un incontro con la Lega giovani a Milano: “è un segno che è giusto che sia nelle aule scolastiche. Io credo che sia il simbolo del nostro cristianesimo e della nostra religione cattolica. Al Miur io ce l’ho, l’ho voluto appena entrato".

A favore del sì si espresse anche la Corte di giustizia dopo che, nel 2009, la Corte europea dei diritti dell'uomo aveva sentenziato che la presenza di simboli religiosi nelle aule violasse il diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e il diritto dei bambini alla liberta' di religione e di pensiero. La Corte di giustizia europea, chiamata a pronunciarsi sulla questione nel 2011, ha smentito la Corte europea dei diritti dell'uomo andando invece a riconosce il diritto dei genitori degli studenti di assicurare la formazione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche anche perchè non c'e' alcuna prova che la sua visione sulle pareti di un' aula possa avere un'influenza sugli alunni.