Crisi del Seicento in Italia: origini e caratteristiche

Di Redazione Studenti.

Crisi del Seicento in Italia: tra crisi economica e dominazione spagnola, riassunto e origini della decadenza italiana del '600

Il contesto storico

La crisi del Seicento in Italia
La crisi del Seicento in Italia — Fonte: getty-images

Nel Seicento l'Italia attraversò un periodo di grave e progressiva decadenza economica. La Spagna occupava direttamente Milano, il Mezzogiorno e le isole, facendo sentire il suo potere nelle restanti zone. Ma nel corso del Seicento anche la Spagna attraversava una profonda crisi: l'economia era ormai distrutta a causa del tentativo di dominare l'Europa. Per aumentare le proprie entrate, la Spagna decise allora di tassare pesantemente i suoi possedimenti italiani che così si impoverirono ulteriormente. A questo impoverimento contribuì anche la guerra dei Trent'anni, che investì in particolare la Lombardia, con le sue distruzioni e i suoi saccheggi.

La crisi economica dell'Italia

Il grave declino economico dell'Italia del Seicento non dipendeva solo dalla Spagna ma anche da altri fattori. Da una parte i produttori italiani non tennero il passo con lo sviluppo delle manifatture degli altri paesi europei. 
Arti e corporazioni, che nel Duecento e nel Trecento avevano rappresentato un fattore di progresso e di miglioramento tecnico, ostacolavano i nuovi produttori, si opponevano a qualsiasi nuova tecnica, facevano resistenza a tutte le innovazioni che avrebbero potuto permettere alle manifatture italiane di competere con quelle straniere.

Lo spostamento del commercio

Inoltre, la scoperta dell'America aveva ormai spostato il centro del commercio internazionale dal mar Mediterraneo all'oceano Atlantico. I traffici con l'Oriente divennero secondari rispetto a quelli con l'Occidente. Le città mediterranee, e quindi i porti italiani, persero la loro importanza a beneficio di quelle collocate sull'Atlantico. Il crollo del commercio internazionale dall'Italia portò con sé anche quello delle attività collegate: le assicurazioni e le banche. 

L'epidemia di peste

A gravare su un quadro già preoccupante, influì l'epidemia di peste, che colpì l'Italia settentrionale nel 1630-31 e il mezzogiorno nel 1656-57: le città di Milano e Napoli persero quasi la metà della loro popolazione. Insomma, l'Italia, da paese sviluppato e grande esportatore, divenne nel Seicento un paese arretrato che esportava pochissimo e solo beni "poveri", cioè prodotti dell'agricoltura.

Lo sfruttamento del mezzogiorno

I dominatori spagnoli portarono in Italia una tendenza per il disprezzo del lavoro, favorirono i nobili e i proprietari terrieri a svantaggio dei ceti produttivi. La società italiana, che era stata così dinamica e vivace, divenne spenta e inefficiente sotto la dominazione spagnola. 

Milano e Napoli a confronto

In Lombardia, considerata era un territorio di confine perché ultimo baluardo contro francesi e austriaci, la Spagna cercò di guadagnarsi il favore della popolazione. Per questo motivo, evitò di colpire l'economia lombarda con troppe tasse, cosa che le consentì, sul finire del Seicento, una certa ripresa.

Al contrario, il Sud fu considerato alla stregua di una colonia da sfruttare e quindi colpito da fortissime tasse, Qui gli Spagnoli pensarono soprattutto a mantenere il controllo di Napoli (allora la terza città d'Europa, dopo Londra e Parigi), dove risiedeva il viceré.

L'importanza della classe borghese

Per governare il resto del territorio italiano, comprese le isole, gli spagnoli si appoggiarono soprattutto alla nobiltà feudale a discapito dei braccianti. Inoltre, fu particolarmente ostacolato lo sviluppo della nuova classe borghese, costituita da mercanti o produttori, assenza che secondo alcuni determinò la disparità tra nord e sud. 

Le rivolte del Sud

Ritratto di Tommaso Aniello (Napoli, 1620-1647), detto Masaniello
Ritratto di Tommaso Aniello (Napoli, 1620-1647), detto Masaniello — Fonte: getty-images

Nel regno di Napoli e di Sardegna le tasse dei dominatori spagnoli colpirono sia le attività economiche sia i generi alimentari di più largo consumo come pane, vino e frutta. Il malcontento, ormai alle stelle, innescò una serie di rivolte contro la dominazione spagnola.

La rivolta di Masaniello

La più celebre di queste insurrezioni fu quella che scoppiò a Napoli nel 1647, capeggiata da un pescivendolo, Tommaso Aniello detto Masaniello. La rivolta dalla città dilagò anche nelle campagne e durò diversi mesi, anche dopo la morte dello stesso Masaniello. Altre rivolte interessarono Palermo e Messina ma si trattò di moti disordinati, repressi violentemente dai spagnoli. 

La Chiesa e il Granducato di Toscana

Nel Seicento i pontefici avevano ormai perso gran parte della loro autorità politica, l'influenza del papato ormai era in declino. Tuttavia in Italia riuscirono ancora a impadronirsi delle città di Ferrara e Urbino. 

La ricchezza della Chiesa era chiara nel confronto tra lo splendore di Roma e la miseria delle campagne circostanti. Roma venne infatti abbellita di edifici che il nuovo stile barocco rendeva splendidi e imponenti. Ma fuori Roma, gli enormi latifondi delle famiglie nobili romane, in genere tenuti a pascolo, erano fonte di ricchezza per pochi proprietari e di miseria per i contadini e i pastori.

La Toscana subì una grave decadenza economica, sebbene conservasse l'autonomia. Le manifatture fiorentine, un tempo fonte di enormi ricchezze, non erano più competitive e vennero progressivamente chiuse. 

L'indipendenza di Venezia

Venezia
Venezia — Fonte: getty-images

Venezia vide via via la sua importanza commerciale ridursi, a causa dello spostamento dei maggiori traffici dal Mediterraneo all'Atlantico e dei conseguenti successi di inglesi e olandesi. Per sostenere la propria economia, essa cercò allora un'alternativa e si dedicò a sviluppare l'agricoltura nella cosiddetta terraferma, cioè nelle campagne venete e friulane. Bonificò vasti territori paludosi, sviluppò un sistema di canali per irrigare i campi, costruì dighe, introdusse nuove colture come il riso, il mais e il gelso. Questo non le consentì di accumulare la stessa ricchezza dei tempi d'oro, ma tuttavia rallentò il suo declino.