Crepuscolarismo e poeti crepuscolari: caratteri ed esponenti

Crepuscolarismo e poeti crepuscolari: caratteri ed esponenti A cura di Antonello Ruberto.

Storia e caratteristiche del crepuscolarismo, corrente poetica del XX secolo che ha, tra i suoi epsonenti, Gozzano, Corazzini, Moretti e Govoni

1Crepuscolare: una generazione di nuovi poeti

Giuseppe Antonio Borgese
Giuseppe Antonio Borgese — Fonte: getty-images

Il termineCrepuscolarismo” è stato coniato da Giuseppe Antonio Borgese che lo usa in un articolo sul quotidiano La Stampa per tentare di inquadrare l’opera di tre autori, Marino Moretti, Fausto Maria Martini e Carlo Chiaves, nei quali vede lo spegnersi di una grande stagione poetica che aveva avuto in Carducci, Pascoli e D’Annunzio i suoi principali protagonisti.  

Il termine crepuscolare è destinato ad avere grande successo soprattutto per il suo prestarsi ad interpretazioni differenti ma comunque calzanti, ed arriva a descrivere un intero gruppo di poeti accomunati dal fatto di avere i medesimi riferimenti ed influenze culturali, tra le quali, su tutte, pesa quella dei simbolisti francesi. Ma, soprattutto, l’aggettivo “crepuscolare” descrive i toni di questa nuova poesia caratterizzata dalle atmosfere dimesse, dai toni gravi, dalle luci basse e da una poetica che si avvicina alla prosa, e che si allontana dai toni eroici, grandiosi ed estetizzanti di D’Annunzio a cui contrappongono, come dice Edoardo Sanguineti, «la nuda prosaicità della vita borghese».  

La poesia crepuscolare, che vede in Roma e Torino i suoi principali centri di sviluppo, si allontana dai grandi ideali per dedicarsi alla descrizione di una quotidianità venata di malinconia in cui il poeta rinuncia a qualunque ruolo da protagonista, limitandosi ad un ruolo marginale. Sul piano reale e non poetico, i poeti di questa corrente si rivelano come personaggi tutt’altro che marginali, ma veri e propri protagonisti della vivissima stagione poetica d’inizio Novecento: basti pensare a Corrado Govoni che, dopo una prima fase tra le fila dei crepuscolari, aderisce al movimento futurista.

2Sergio Corazzini: vita e poesie

Sergio Corazzini nasce a Roma il 6 febbraio 1886 da un’agiata famiglia romana legata alla curia papale. La felice condizione economica famigliare consente al giovane Sergio di iniziare gli studi ginnasiali a Spoleto. Tuttavia la spregiudicata condotta del padre ed i suoi giochi in borsa riducono la famiglia sul lastrico, obbligando il giovane Corazzini ad interrompere gli studi liceali e a tornare a Roma, dove viene assunto presso un’agenzia assicurativa.

A complicare ulteriormente la difficile condizione personale di Corazzini giungono, proprio in questo momento, i primi sintomi della tubercolosi, malattia che lo porta a morire ancora giovanissimo nel 1907.

Nonostante la breve vita, Corazzini può vantare una vita letteraria piuttosto intensa: a sedici anni è amico di poeti come Corrado Govoni e Fausto Maria Martini, con il quale, insieme ad Alberto Tarchiani, fonda la rivista Cronache latine, qualche anno più tardi è invece in contatto con Aldo Palazzeschi e Marino Moretti, altro grande esponente del crepuscolarismo.

Le prime composizioni in versi sono scritte in romanesco, mentre la prima raccolta di poesie compare nel 1904 con il titolo di Dolcezze, a cui segue, nel 1905, L’amaro calice e Aureole. Nel 1906, a dispetto delle gravi condizioni di salute, pubblica Piccolo libro inutile, Elegia e Libro per la sera della domenica.

La quantità e la qualità delle pubblicazioni rendono Corazzini una figura eminente del crepuscolarismo romano, ed il suo stile, caratterizzato dall’uso del verso libero, dal valore simbolico attribuito alla parola in un contesto compositivo dal tono lirico, lo distinguono decisamente dal crepuscolarismo torinese. A livello contenutistico le composizioni di Corazzini risentono della sua situazione personale: la morte viene evocata ed aspettata con malinconica e tragica consapevolezza come conclusione ineluttabile della sua breve vita.

3Guido Gozzano: biografia e poesie

Guido Gozzano
Guido Gozzano — Fonte: getty-images

Guido Gustavo Gozzano nasce il 1883 da un’agiata famiglia torinese dell’alta società. Al liceo non è uno studente brillante, ed anche all’università non arriverà mai a concludere gli studi in legge preferendo seguire le lezioni di letteratura. Stringe rapporti di amicizia con poeti e scrittori del calibro di Massimo Bontempelli ed Enico Thovez, e tra le sue amicizie si contano anche quelle con Carlo Vallini e Carlo Chiaves, due poeti crepuscolari.   

Nel 1907 pubblica la sua prima raccolta di poesie, La via del rifugio, ma è in questo stesso anno che si manifestano violentemente i sintomi della tubercolosi, una malattia all’epoca incurabile e destinata a condizionare il resto della vita di Gozzano, obbligandolo a prolungati soggiorni in montagna o al mare della Liguria. Nel 1911 pubblica la sua seconda raccolta di componimenti, I Colloqui, che è anche considerata la sua opera più importante.   

Nel 1912 parte per un viaggio in India insieme ad un amico, un’esperienza che emoziona e segna il giovane Gozzano e da cui nasce la raccolta di prose che viene pubblicata con il titolo Verso la cuna del mondo, un’opera che segna l’inizio di un periodo di sperimentazione per l’autore, che prosegue con il poema entomologico, rimasto incompiuto, cui dà il titolo Le farfalle. Anche per Gozzano la tubercolosi si rivela una malattia fatale, che lo spegne il 9 agosto 1916.

Massimo Bontempelli
Massimo Bontempelli — Fonte: getty-images

Vengono pubblicati, postumi, il libro di favole La principessa si sposa nel 1917, ed i libri di racconti L’altare del passato (1918) e L’ultima traccia (1919). Tra i primi ad apprezzare l’opera di Gozzano c’è Montale che riconosce come nell’opera dell’autore torinese la lezione di D’Annunzio fosse stata compresa e superata, sovvertita. 

Lontano, com’è ovvio che sia, dalle altezze e dal lirismo del Vate, nell’opera di Gozzano si riconosce quella di un raffinato narratore in versi, in grado di usare sapientemente le forme metriche tradizionali per raccontare personaggi e situazioni basse, mediocri, tristemente borghesi: basta leggere l’incipit della poesia L’amica di nonna Speranza per rendersi conto dell’eleganza e della minuzia con cui la parola di Gozzano riesce a descrivere, dandone una sensazione quasi tattile, l’interno di una vecchia casa con tutte le sue polverose cianfrusaglie, «le cose buone di pessimo gusto». 

Rispetto a Corazzini, Gozzano compie un ulteriore passo avanti, intaccando con la sua ironia anche la figura del poeta, che perde l’aura sacrale datagli da D’Annunzio, riducendolo a figura marginale.

4Marino Moretti: biografia, poesie e libri

Marino Moretti, poeta crepuscolare
Marino Moretti, poeta crepuscolare — Fonte: ansa

Marino Moretti nasce a Cesenatico il 18 luglio 1885. A sedici anni si trasferisce a Firenze per frequentare la Regia Scuola di Recitazione, conosce Aldo Palazzeschi ed il direttore della scuola, Luigi Rasi, con il quale compila il Dizionario dei comici italiani. Dopo aver visitato Francia e Olanda Moretti ritorna a Cesenatico, dove passa il resto della propria vita.  

Nel 1905 pubblica la raccolta di poesie intitolata Fraternità, che inaugura un decennio di felice produzione poetica. Negli anni successivi, infatti, questi pubblica La serenità delle zanzare (1908), Poesie scritte con il lapis (1910), Poesie di tutti i gironi (1911) ed Il giardino dei frutti (1915).  

Dopo questa prima fase Moretti si dedica alla scrittura in prosa e al giornalismo: dal 1922 scrive per il Corriere della Sera affermandosi definitivamente nel panorama culturale italiano, e nel 1926 è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti. Nel 1935, con la pubblicazione del romanzo dal titolo L’Amdreana, comincia il periodo più maturo delle produzione letteraria di Moretti che dura fino al 1958.

L’ultima fase della vita di Moretti è invece segnata da un ritorno alla poesia con la pubblicazione delle raccolte dal titolo Le poverazze (1973) e Diario senza le date (1974). Moretti muore nel 1979 a Cesenatico.

Fedele agli stilemi di questa corrente, la poesia del periodo crepuscolare di Moretti si caratterizza per una descrizione raffinata e fedele della realtà di provincia, dipinta nel suo grigiore con pennellate veloci e precise. Un esempio della scrittura morettiana è il componimento La signora Lalla, raccolto in Poesie scritte con il lapis, in cui il personaggio viene raccontato nella sua mediocrità con un linguaggio semplice e dai toni opachi.

5Guarda il video sulla letteratura del Novecento