Così parlò Zarathustra: riassunto e spiegazione

Di Redazione Studenti.

Così parlò Zarathustra: riassunto, spiegazione, struttura e commento di una delle opere più famose di Friedrich Nietzsche

COSÌ PARLÒ ZARATHUSTRA: SPIEGAZIONE SEMPLICE

Il profeta Zarathustra
Il profeta Zarathustra — Fonte: getty-images

Così parlò Zarathustra è l’opera principale della terza fase della filosofia di Friedrich Nietzsche, quella che si apre con le alternative che si manifestano con la morte di Dio: l’avvento dell’ “ultimo uomo” o del superuomo. Zarathustra è il profeta del superuomo. È lui che esclama: «Morti sono tutti gli dei: ora vogliamo che il superuomo viva». 

L’opera è suddivisa in quattro parti:

  • la prima è dedicata alla distruzione della morale platonico-cristiana;
  • la seconda è dedicata alla redenzione;
  • la terza e la quarta alla dottrina del ritorno.

L’intero libro, tuttavia, è proposto come un continuo viaggio ciclico che non finisce con la fine del testo, ma permane per la vita. Il percorso di Zarathustra è rappresentazione del continuo viaggio mentale che il lettore fa sia durante la lettura sia in riletture successive. Il percorso e i luoghi proposti sono sempre i medesimi ma la polisemia di significati e le varie chiavi di lettura creano messaggi e interpretazioni sempre nuove che sono percepite in base alle personali realtà quotidiane e alle proprie esperienze che portano ad arricchire la conoscenza di particolari sempre nuovi.

Zarathustra dopo dieci anni torna in città per insegnare quello che ha imparato fino a quel momento, ma, non essendo apprezzato, prende la via del ritorno verso “le sue montagne e i suoi animali”.  Tuttavia, durante il cammino incontra altri uomini in ricerca che invita nella sua casa a dialogare con lui. Giunto a destinazione, dopo aver parlato con i suoi ospiti, così come il lettore, si rende conto dei propri errori e limiti e riuscendo a superarli si carica di una nuova forza che lo porta a ripercorrere la strada della città, sicuro che questa volta troverà “amici” pronti ad ascoltarlo.

COSÌ PARLÒ ZARATHUSTRA: SCHEMA

Ecco di seguito un breve riassunto del testo, con le sue fasi fondamentali e i maggiori punti di interesse.

Zarathustra si inoltra in un sentiero desolante e in salita, seguito dallo spirito di gravità. L'atmosfera è di tetro silenzio, l'unico suono è quello della ghiaia sotto i suoi piedi. Chi è Zarathustra? È colui che deve annunciare una nuova dimensione del mondo e quindi "Così parlò Zarathustra" sta a significare che egli ha il compito di parlare.

Egli, camminando per questo sentiero si ritrova a parlare con il suo spirito di gravità: metà talpa, metà nano, metà storpio, il suo demonio e nemico capitale gli dice: Zarathustra, tu scagliasti la pietra lontano, ma essa ricadrà su di te. Questa frase significa che per quanto l’opera umana possa raggiungere altre vette, alla fine tutto deve ricadere verso il basso.

Zarathustra non si arrende: il suo spirito è pieno di coraggio e dice al nano che egli non conosce il suo pensiero abissale e che non potrebbe sopportarlo: solo allora il pensiero abissale può sconfiggere lo spirito di gravità. Il nano, detto questo, scende dalla sua spalla e Zarathustra si sente più leggero. Egli adesso si trova di fronte a una porta carraia (che si chiama attimo): la porta carraia per sua natura è un punto di sutura, unisce due vie, che simboleggiano:

  1. Passato
  2. Futuro

In entrambi i casi si tratta di vie infinite e quindi impercorribili fino in fondo. Le due infinità del tempo sono tra loro sia convergenti che divergenti. L'attimo è il punto a partire dal quale le due infinità si approssimano, ma si allontanano al tempo stesso: esso crea quindi una estrema tensione tra le due infinità.

L’ENIGMA DI ZARATHUSTRA

Zarathustra domanda al nano "credi che questi sentieri si contraddicano in eterno?". Il nano semplifica la descrizione di Zarathustra e risolve l'enigma in modo sprezzante: "Il tempo stesso è un circolo", gli risponde. Zarathustra rimprovera allora il nano accusandolo di prendere questo enigma troppo alla leggera. Zarathustra pone il problema dell'eterno ritorno in primo luogo partendo dall'attimo: da questa porta carraia che si chiama attimo comincia all'indietro una via lunga, eterna, per poi dire che tutti gli accadimenti e le cose accadute in passato sono già esistite così come le cose che devono accadere. Se pensato secondo la prospettiva dell'eterno ritorno, il passato e il futuro non si contraddicono più ma anzi si richiamano vicendevolmente.

COSÌ PARLÒ ZARATHUSTRA: IL CONVALESCENTE

In questo brano Zarathustra parla con i suoi animali: l'aquila e il serpente. Egli evoca il suo pensiero abissale e rivolgendosi a lui lo incita a venire su dalla sua profondità. Il suo canto non trova risposta e Zarathustra crolla al suolo, rimanendo così per molto tempo. Al suo risveglio non vuole né mangiare né bere per sette giorni.

I suoi animali lo incitano a uscire dalla sua caverna. Zarathustra è ora un convalescente, una nuova trasformazione è avvenuta in lui.
Il modo con cui gli animali espongono l'eterno ritorno è quello vissuto dalla natura: tutto va, tutto torna indietro, eternamente ruota la ruota dell'essere. Tutto muore, tutto torna a fiorire.
L'infinità del tempo impone che ogni vita, ogni ente non abbia un'origine, un momento in cui abbia avuto inizio. E' per questo che gli animali di Zarathustra dicono Il centro è dappertutto. Ricurvo è il sentiero dell'eternità.
L'uomo (a differenza degli animali che sono trascinati nella corrente eterna del tempo privi di una meta) si trova immerso nel tempo e allo stesso tempo è suo compartecipe nel senso che ha mete, progetti, scopi. Ecco perché Zarathustra dice ai suoi animali: "E voi avete fatto da spettatori a tutto ciò?"

L’ETERNO RITORNO E IL SUPERUOMO

Lo scopo dell'uomo per Zarathustra è il superuomo. Questo significa che l'inquietudine che attanaglia l'uomo nel pensare l'eterno ritorno sta nel fatto che tutto ciò che egli supera eternamente dovrà ritornare. Gli animali dicono a Zarathustra che egli è il maestro dell'eterno ritorno. Zarathustra è quindi sia colui che insegna, cioè annuncia il superuomo, sia il maestro dell'eterno ritorno. 

Importante: gli animali di Zarathustra non dicono solo quello che Zarathustra è, ma anche che Zarathustra deve divenire quello che egli è: questo ormai è il tuo destino.
Ciò che eternamente ritorna non è una approssimazione di quell'evento finito che Zarathustra vive con i suoi animali, ma è proprio questa unicità nella sua interezza finita che ritorna eternamente, che eternamente si ripete.

COSÌ PARLÒ ZARATHUSTRA: I SIMBOLI

Gli animali di Zarathustra, si è detto, sono principalmente due: un’aquila e un serpente. Essi, ad un’attenta analisi risultano non essere due animali casuali, ma simboli fondamentali per la cultura cattolica. “Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal signore Dio” (Gen 3,1). Il serpente, simbolo del bene e del male, è utilizzato anche in medicina sotto forma di caduceo. Questo animale rappresenta, dunque, la possibilità di scegliere la propria via, la personale strada da percorrere. Un’aquila simbolo di spiritualità, l’occhio che fissa il sole, rappresenta invece Giovanni, il discepolo prediletto da Cristo, perché il suo Vangelo si apre con la contemplazione di Gesù–Dio “in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” Gv 1,1). L’aquila rappresenta da sempre i valori fondamentali, infatti, è anche simbolo di Zeus ed è utilizzata da Dante nel Paradiso (canto XVIII vv. 94-114, canto XX vv. 1-72) per indicare la potenza, la gloria ma soprattutto la giustizia.

LE TRE METAMORFOSI

Zarathustra dopo il funambolo presenta la teoria delle tre metamorfosi: da cammello a leone, da leone a fanciullo e da fanciullo a superuomo rappresentano il viaggio che deve compiere il superuomo per autoliberarsi dalle credenze che gli vengono imposte al fine di raggiungere il superuomo e la felicità.

  • La prima metamorfosi fa sì che l’uomo si liberi delle superstizioni e delle religioni così come il cammello che teme il padrone si piega davanti alla sua grandezza e si carica del suo peso deve trasformarsi in leone. Il cammello rappresenta dunque l’uomo che deve.
  • La seconda metamorfosi fa si che l’uomo si liberi delle morali riconoscendo lo stato di alienazione da cui si era sottratto raggiungendo la seconda fase, così come il leone per avere la possibilità di autocontrollarsi e non solo di agire deve trasformarsi in fanciullo. Il leone rappresenta l’uomo che vuole.
  • La terza metamorfosi fa sì che l’uomo si crei delle leggi e si imponga di seguirle così come il fanciullo nella sua innocenza agisce senza condizionamenti. Il fanciullo rappresenta l’uomo che agisce.

COSÌ PARLÒ ZARATHUSTRA: COMMENTO

Il testo di Nietzsche è carico d’enigmi, allusioni, misteri, ambiguità che portano il pensiero ad interrogarsi direttamente sulla realtà della vita che è in continuo cambiamento. Le sue immense sfaccettature non permettono mai davvero al libro di estinguere il suo significato: per questo motivo ciò che conta sono i particolari, i dettagli, le singole visioni e non i contenuti e i pensieri fondamentali che hanno, invece, il compito di fondere insieme filosofia e poesia in modo da utilizzare linguaggi e simboli di realtà già conosciute (come farebbe la filosofia) per identificare realtà e oggetti non concreti (poesia). Il rischio che si corre è di trasformare una lettura che potrebbe portare alla felicità in una via che condurrebbe all’insoddisfazione. Il testo è dunque, come un ciceone, una benedizione o una sventura per l’umanità secondo l’interpretazione che il singolo riconduce a sé.

Il messaggio principale che vuole lasciare il testo è racchiuso nella proclamazione della bellezza del mondo terreno. Il compito che si prestabilisce Zarathustra è, infatti, riuscire a far apprezzare alle genti il mondo terreno per ciò che è, portando l’uomo a vivere attivamente il presente senza aspettare un possibile e non certo mondo ultraterreno. Egli insegna a vivere pienamente il presente perché l’uomo non è in grado di conoscere il futuro e potrebbe passare la vita a sprecare del tempo che non gli sarà mai restituito. L’uomo deve, dunque, considerarsi un mezzo, in evoluzione, per giungere al superuomo.

Vuoi approfondire? Ecco qualche contenuto che fa al caso tuo:

  • Il Nazismo
    Le teorie di Nietzsche sul superuomo ispirarono – in maniera deformata – il pensiero nazista.
  • La filosofia di Schopenhauer
    Il pensiero di Nietzsche fu ispirato in larga parte dal suo predecessore. Ecco come.